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Il clergyman è un abito ecclesiastico composto da pantaloni, camicia e giacca di colore nero o grigio o blu scuro, raramente marrone, caratterizzato da una camicia di solito dello stesso colore dell'abito con colletto bianco. In ambito cattolico è usato dai chierici (diaconi, presbiteri e vescovi) in alternativa all'abito talare. È possibile indossare il clergyman già dal secondo anno di seminario maggiore (dopo le promesse) per i seminaristi diocesani o dalla prima professione per i religiosi, anche se solitamente è utilizzato dopo l'ordinazione diaconale. Valgono in ogni caso le disposizioni delle conferenze episcopali o dei vescovi locali.

Indice

TipologieModifica

 
Sacerdote in clergyman

Ci sono fondamentalmente due modelli di colletto. Il primo "alla romana" spunta per mezzo centimetro circa dal colletto nero e deriva dall'abito talare nel quale una fascia di plastica bianca, alta circa 3-4 centimetri, viene inserita tra collo e abito, indicando il candore e la purezza. La versione più moderna invece consta in un inserto generalmente di plastica bianca che viene inserito in apposite fessure del colletto della camicia, formando il caratteristico quadratino bianco.

Il clergyman dei vescoviModifica

 
L'arcivescovo evangelico luterano finlandese John Edvin Vikström, in clergyman.

Sebbene i vescovi si presentino in pubblico più spesso con l'abito talare, anche per essi è in uso il clergyman. Nell'uso cattolico il clergyman di un vescovo non si distingue da quello di un presbitero (si riconosce il vescovo dall'anello e dalla croce pettorale), mentre nell'uso anglicano e luterano i vescovi indossano la camicia di colore violaceo. Tra l'altro, per i vescovi anglicani anche l'abito talare è sempre violaceo, in quanto non è stato introdotto per loro l'abito "piano", costituito da una talare nera filettata di viola, con asole e bottoni viola e la fascia color viola. Lo stesso discorso vale per i cardinali che non hanno un clergyman specifico. Invece, il papa Giovanni Paolo II faceva uso di un clergyman color bianco nelle sue escursioni in montagna (in questo caso richiamava il colore bianco della veste talare dei pontefici).

StoriaModifica

Il clergyman inizialmente era in uso tra i pastori protestanti dell'area anglosassone[1], ma in seguito venne accolto anche in ambiente cattolico romano, prima come concessione per coloro che dovevano viaggiare e fare altre attività, in seguito fu tollerato ed infine accettato come abito ecclesiastico ordinario, tant'è che l'abito talare non è più obbligatorio sotto il camice quando si usa questo paramento nelle celebrazioni liturgiche. I pontefici da Paolo VI in poi hanno sempre ribadito l'uso dell'abito ecclesiastico quale convenienza dell'identità cattolica.

Così si esprimeva Giovanni Paolo II:[2]

«La cura dell'amata diocesi di Roma pone al mio animo numerosi problemi, tra i quali appare meritevole di considerazione, per le conseguenze pastorali da esso derivanti, quello relativo alla disciplina dell'abito ecclesiastico.

Più volte negli incontri con i sacerdoti ho espresso il mio pensiero al riguardo, rilevando il valore ed il significato di tale segno distintivo, non solo perché esso contribuisce al decoro del sacerdote nel suo comportamento esterno o nell'esercizio del suo ministero, ma soprattutto perché evidenzia in seno alla Comunità ecclesiastica la pubblica testimonianza che ogni sacerdote è tenuto a dare della propria identità e speciale appartenenza a Dio. E poiché questo segno esprime concretamente il nostro "non essere del mondo" (cf. Gv 17,14), nella preghiera composta per il Giovedì Santo di quest'anno, alludendo all'abito ecclesiastico, mi rivolgevo al Signore con questa invocazione: "Fa' che non rattristiamo il tuo Spirito... con ciò che si manifesta come una volontà di nascondere il proprio sacerdozio davanti agli uomini e di evitarne ogni segno esterno»

(Giovanni Paolo II, Precatio feria V in cena Domini anno MCMLXXXII recurrente, universis Ecclesiae sacerdotibus destinata, 4, die 25 mar. 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V, 1 [1982] 1064)

NoteModifica

  1. ^ Unione cattolica per gli studi sociali in Italia, Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, vol. 48, Tipografia Befani, 1908.
  2. ^ La coraggiosa testimonianza dell'abito, su haerentanimo.org (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).

Voci correlateModifica

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