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Via Bonatti-Ghigo

via lunga alpinistica sul Grand Capucin
Via Bonatti-Ghigo
Grand Capucin - East face - Bonatti-Ghigo route.jpg
La parete est del Grand Capucin con il tracciato della via in arancione.
Località Grand Capucin sul massiccio del Monte Bianco
Tipo di via arrampicata
Sviluppo arrampicata 400 m[1]
Difficoltà ED, 6c.[1]
Chiodatore Walter Bonatti e Luciano Ghigo
Prima salita Walter Bonatti e Luciano Ghigo - 20-23 Luglio 1951
Prima salita in libera E. Escoffier, T. Renault, D.Chambre, J.B. Tribout - estate 1983

La Via Bonatti-Ghigo è una via lunga alpinistica sul Grand Capucin nel massiccio del Monte Bianco aperta da Walter Bonatti e Luciano Ghigo nel 1951 e liberata da Eric Escoffier, Thierry Renault, David Chambre e Jean-Baptiste Tribout nel 1983.[2]

Si tratta della prima via d'arrampicata che affronta direttamente la verticale parete est del Grand Capucin.

Questa salita, insieme a quella sulla parete ovest del Petit Dru dei francesi l'anno successivo, rappresentò la possibilità di superare tramite l'artificiale vie sul granito ritenute prima impossibili, così come era avvenuto vent'anni prima per il calcare con la parete nord della Cima Grande di Lavaredo. Queste imprese faranno dire all'alpinista francese Jean Couzy:[3][4]

«Questo concetto di "via problematica" è evidentemente relativo ad un'epoca. In questo campo la conquista della parete ovest del Dru nel 1952, dopo quella della parete est del Grand Capucin nel 1951, ha tolto, per il granito, la stessa ipoteca che era stata tolta per il calcare vent'anni prima sulla nord della Cima Grande di Lavaredo. Ormai si è affermata l'opinione che non vi sia conformazione granitica, anche estremamente ripida, che non possa essere superata con una tecnica adeguata, a condizione di impiegarvi il tempo ed i mezzi necessari. Si debbono sempre trovare fessure chiodabili, quando si abbia una certa abitudine nella scelta dei passaggi.»

La viaModifica

La via non attacca la parete nel suo punto più basso di contatto con il ghiacciaio, ma la approccia passando per il Couloir des Aiguillettes ed effettuando successivamente un lungo traverso per raggiungere il terrazzo che caratterizza il settore sinistro della parete.[1][5]

La via è attrezzata con spit e chiodi da roccia ma è necessario integrarli con le protezioni veloci.

Storia della prima ascensioneModifica

Il primo tentativo di Bonatti risale al 24 luglio 1950, in compagnia di Camillo Barzaghi. I due però devono fare presto dietrofront a causa di una serie di temporali e di precipitazioni nevose.

Bonatti ritorna sulla parete 20 giorni dopo, il 13 agosto, stavolta insieme al torinese Luciano Ghigo. I due riescono a salire un buon tratto della parete, ma vengono nettamente rallentati da una placca di 40 metri difficilmente proteggibile.

All'uscita della placca sono colti da una nuova violenta perturbazione che li costringe ad una rocambolesca ritirata in corda doppia lungo il versante nord del Grand Capucin raggiunto per mezzo di una caratteristica cengia nevosa.

Infine il 20 luglio 1951 Bonatti e Ghigo sono nuovamente all'attacco della parete. Raggiungono piuttosto agevolmente la grande cengia dove si era interrotto il tentativo dell'anno precedente e da lì, con ulteriori due giorni di arrampicata, raggiungono la vetta del monolite e si calano lungo la via normale dove vengono raggiunti dall'ennesima tormenta.[6]

Date le alte difficoltà per l'epoca, la via fu aperta con l'uso dell'artificiale e valutata dagli apritori fino al grado A3. Furono impiegati 170 chiodi da roccia.[3]

SaliteModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c (FR) Michel Piola: Le Mont Blanc. Granite an 2000, Glénat.
  2. ^ Gian Piero Motti: La storia dell'alpinismo, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1977.
  3. ^ a b Gian Piero Motti, Grand Capucin. Un capitolo di storia dell'alpinismo moderno, in Rivista della Montagna, nº 7, gennaio 1972, pp. 2-17.
  4. ^ Alfonso Bernardi, Walter Bonatti, in Il Monte Bianco: ambiente e storia alpinistica, Nicola Zanichelli Editore, 1980, p. 397.
  5. ^ (EN) Pagina relativa al Grand Capucin, summitpost.org. URL consultato il 17 luglio 2015.
  6. ^ Walter Bonatti: I miei ricordi, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2008.
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