Vigna di Leonardo da Vinci

Con vigna di Leonardo s'intende il vigneto che Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci, mentre stava ancora lavorando all'Ultima Cena, come gesto di riconoscenza per «le svariate e mirabili opere da lui eseguite per il duca»[1]. La vigna si trovava a Milano oltre il quartiere di Porta Vercellina, nei pressi del Borgo delle Grazie, sul terreno della vigna grande di San Vittore, secondo una direzione all'incirca parallela all'attuale via de Grassi[1]: per visitarla all'epoca, non essendo ancora aperta l’attuale via Zenale[2], si presume che Leonardo transitasse per il giardino della Casa degli Atellani.

DescrizioneModifica

La vigna risulta già citata in un atto notarile del 1498 e la donazione da parte di Ludovico il Moro è confermata da una lettera-patente ufficiale, datata 26 aprile 1499[1]. Misurava 15 pertiche e ¾: tradotto in sistema metrico decimale significa una vigna di forma circa rettangolare, grosso modo larga 52 metri (100 braccia) e larga 160 metri (294 braccia), estesa quindi per un totale approssimativo di 8320 metri quadrati[3]. Il dono di Ludovico il Moro non fu casuale: Leonardo veniva da una famiglia di vignaioli e il vino rientrava fra i suoi molteplici interessi, come dimostrano le liste della spesa e le molte frasi sparse rinvenute fra i suoi appunti[3].

Quando i francesi invasero il Ducato di Milano, costringendo Ludovico il Moro a fuggire e a rifugiarsi a Innsbruck, anche Leonardo lasciò la città, diretto a Mantova. Prima di partire (inverno 1500) affittò la vigna a messer Pietro di Giovanni da Oppreno, padre del suo allievo Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai[1]. L’autorità francese insediata in città rimise in discussione tutte le ultime donazioni effettuate dal Moro e nel 1502 confiscò la vigna per assegnarla a tale Leonino Biglia, un funzionario sforzesco[1]. Quando nel 1507 Carlo II d'Amboise chiese a Leonardo di tornare a Milano, da Firenze dov’era, per concludere alcune opere che aveva cominciato, lui gli fece presente la confisca, trovando immediata soddisfazione. La vigna venne restituita a Leonardo con regolare delibera e la precisazione che l’artista non avesse «a patire la spesa pur di un soldo»[1].

« … Dilecti nostri. Tocando il caso de magistro Lionardo fiorentino ve dicemo et commettemo che lo remettiate nel primo stato, come esso era, de la vigna sua inante che la gli fusse tolta per la Camera, et non gli fareti chel ne habia a patire spesa pur de uno soldo. »

(Lettera del luogotenente generale di Luigi XII, Carlo d’Amboise, ai Maestri delle entrate straordinarie, 20 aprile 1507[1] )

Leonardo rimase a Milano fino al 1513. Da lì riparò a Roma e poi in Francia, dove morì. Nel suo testamento, redatto ad Amboise un mese prima della morte, ordinò che la vigna rettangolare venisse suddivisa in due lotti uguali, da assegnare l’uno al Salai, che su quel terreno aveva costruito una propria casa, e l’altro a Giovanbattista Villani, il servitore che l’aveva seguito in Francia[1]. Nell’ultimo atto documentato in vita, Leonardo si ricordò della sua vigna.

« … Item epso Testatore dona et concede a sempre mai perpetuamente a Batista de Vilanis suo servitore la metà zoè medietà de uno iardino che ha fora a le mura de Milano, et l’altra metà de epso jardino ad Salay suo servitore, nel qual iardino il prefato Salay ha edificata et constructa una casa, la qual sarà e resterà similmente a sempremai perpetudine al dicto Salay, soi heredi et successori, et ciò in remuneratione di boni et grati servitii, che dicti de Vilanis et Salay dicti suoi servitori, lui hanno facto de qui inanzi. »

(Dal testamento di Leonardo in Cloux, 23 aprile 1519[1] )

Già nel 1534 Villani cedette il proprio lotto al vicino Monastero di San Gerolamo[1]. Dell’altro lotto, quello più vicino all’attuale via Zenale, si sa che, dopo la morte di Salai (1524), passò in eredità alla sua famiglia. Nel 1788 risulta in massima parte all’interno della proprietà della famiglia Taverna, allora proprietaria della Casa degli Atellani[4]. Quando nel 1919 Ettore Conti comprò detta casa, affidando a Piero Portaluppi l'incarico della sua trasformazione[5], Luca Beltrami, massimo storico del periodo milanese di Leonardo, andò sul posto per verificare di persona i propri studi e allora ritrovò, e fotografò, i pergolati ancora vivi di quella che era stata la vigna di Leonardo da Vinci[1]. La successiva lottizzazione della zona, i bombardamenti del 1943 e uno sciagurato incendio distrussero quei pergolati.

Luca Maroni, analista sensoriale, enologo, autore ed editore dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani (www.lucamaroni.com), dopo 11 anni di lavoro è riuscito nell’intento della sua missione: ritrovare e reimpiantare in Milano l’originaria vigna di Leonardo da Vinci. Maroni avviò la sua missione nel 2004. La ricerca sulle vicende storiche della vigna leonardesca lo portò all’identificazione certa dell’ultima parcella superstite del vigneto di Leonardo. La porzione di vigna salvata dall’estirpazione nel 1920 dall’insigne Architetto milanese Piero Portaluppi e da questi inglobata nel giardino della sua Casa degli Atellani, oggi ancora di proprietà dei suoi eredi, la famiglia Castellini. Durante il primo sopralluogo nel giardino apprese il punto preciso ove i filari erano piantati e venne a conoscere il motivo della loro scomparsa: un incendio nell’agosto del 1943 quando Milano e la vicinissima Santa Maria delle Grazie vennero bombardate dagli alleati.

Immediata fu l’idea che sovvenne a Maroni: ma se la vite fu distrutta da un incendio, allora le radici sottoterra sono ancora integre, e magari scavando si possono ritrovare ricavandone frammenti cellulari ancora vivi per identificarla, riportarla in vita e ripiantarla, nella stessa posizione, della stessa identica natura dell’originale!

Di assoluta e imprescindibile importanza per la riuscita dell’obiettivo della missione, la scelta del partner scientifico. Per un’impresa scientifica viticola così complessa e difficile, Maroni si rivolse al Professor Attilio Scienza, il massimo esperto vivente di vite nel mondo, fra l’altro, Professore Ordinario di Viticoltura proprio presso l’Università degli Studi Milano. Gli scavi manualmente condotti iniziarono l’ottobre del 2007 e si conclusero nel marzo del 2008.

L’esito scientifico degli scavi fu positivo: i residui vegetali trovati ancora vivi e interrati nel sito originale erano della vite di Leonardo! Inequivocabile il responso dell’Università di Milano: possibile da essi, visto il soddisfacente stato di conservazione, estrarre del DNA ancora non degradato e perciò geneticamente identificabile. Fu così che nel 2014 l’Università di Milano giunse alla sua identificazione certa: Malvasia di Candia Aromatica. L’ultimo obiettivo della ricerca scientifica da conseguire era quello di individuare la specie, il clone di Malvasia di Candia Aromatica ancora esistente geneticamente più conforme alla nativa ritrovata. Per far ciò la genetista Serena Imazio comparò il DNA della vite originaria di Leonardo con quello di pressoché tutte le Malvasia di Candia coltivate oggi in Italia ed individuò le più rilevanti aderenze genetiche con un clone della Malvasia di Candia coltivato dal Consorzio di Tutela dei vini Doc dei Colli Piacentini.

Le viti così selezionate e individuate sono state reimpiantate nella Casa degli Atellani il 20 marzo 2015. Il progetto architettonico di reimpianto è stato realizzato e curato dall’Architetto Piero Castellini, con la consulenza agronomica dell’Università stessa e con l’intento di riportare in vita il vigneto di Leonardo da Vinci a Milano nelle stesse condizioni e della stessa natura identica all’originale (www.lavignadileonardo.com).

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k Luca Beltrami, La vigna di Leonardo (Allegretti, Milano 1920)
  2. ^ Rosa Auletta Marrucci, Il borgo delle Grazie fuori di porta Vercellina: un incompiuto programma sforzesco, da AA.VV, Santa Maria delle Grazie (Federico Motta Editore, Milano 1998)
  3. ^ a b Luca Maroni, Milano e il vigneto di Leonardo
  4. ^ Archivio di Stato di Milano, Cartella 067, Fondo Taverna, parte antica
  5. ^ Piero Portaluppi, La Casa degli Atellani in Milano, (Bestetti e Tumminelli, Milano 1922)

BibliografiaModifica

  • Beltrami, Luca, La vigna di Leonardo da Vinci, Milano, Allegretti, 1920.
  • Biscaro, Gerolamo, La vigna di Leonardo da Vinci fuori di Porta Vercellina, Milano, Cogliati, 1909.
  • Portaluppi, Piero, La Casa degli Atellani in Milano, Milano, Bestetti e Tumminelli, 1922.
  • Maroni, Luca, Milano È la vigna di Leonardo, Sens Editore, Roma, 2015.