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Villa Dal Verme
Villa Dal Verme (Agugliaro) 01.jpg
Villa Dal Verme, 2019: Il letto e l'argine del canale Liona sono stati rialzati in epoca successiva alla costruzione dell'edificio, ostacolando così la vista del piano terra.
Localizzazione
StatoItalia Italia
Divisione 1Veneto
LocalitàAgugliaro
Coordinate45°19′41.1″N 11°34′54.74″E / 45.328083°N 11.581871°E45.328083; 11.581871Coordinate: 45°19′41.1″N 11°34′54.74″E / 45.328083°N 11.581871°E45.328083; 11.581871
Informazioni generali
Condizioniabbandonato
CostruzioneXV secolo
Stilegotico veneziano
Realizzazione
ProprietarioRegione Veneto
CommittenteFamiglia Dal Verme

Risalente agli inizi del XV secolo, Villa Dal Verme è uno delle poche ville venete di quel periodo sopravvissute fino ad oggi senza eccessive modifiche[1]. L'edificio si trova appena fuori Agugliaro, non lontano dalla strada per sul canale Liona ed è talvolta definita "la madre di tutte le ville venete"[2].

StoriaModifica

 
Il prospetto della villa lato canale.

La villa fu costruita all'inizio del XV secolo dalla ricca famiglia dei Dal Verme originaria di Verona e stabilitasi poi a Milano, Piacenza, Bobbio e Voghera. Membro di spicco della famiglia fu Luchino Dal Verme che, a capo di un esercito mercenario al servizio della Repubblica di Venezia, aveva soppresso l'insurrezione dei coloni veneziani a Creta (1363-1366). La sua famiglia arrivò a possedere estese proprietà a Verona, così come nel Basso Vicentino, che tuttavia perse durante le battaglie tra Venezia e Milano a causa della ribellione del condottiero Alvise Dal Verme nel 1441. La famiglia Fracanzani, che vi sarebbe subentrata nell'investitura della Contea di Agugliaro nel 1454[3], acquistò parte delle loro proprietà attraverso l'intervento di Giovanni Pietro da Costa nel 1447[4]; l'elenco dei possedimenti confiscati al condottiero riempì 62 fogli completamente scritti[5]. Anche i Pisani, una delle più antiche e nobili famiglie di Venezia, parteciparono all'acquisto di merci confiscate al Dal Verme nel 1437[6].

Causa della decadenza della famiglia fu il tradimento di Alvise Dal Verme. Dopo la fine della guerra con il Sacro Romano Impero e poi con Milano, infatti, l'esercito fu improvvisamente ridotto da 31.000 uomini a 5000 cavalieri e 2000 fanti cacciando inoltre i vari condottieri al servizio di Venezia[7]. Il condottiero Alvise Dal Verme, invece, rifiutò nel 1436 di sciogliere il suo esercito e di lasciarlo al servizio dei veneziani. Ma solo quando cambiò schieramento passando dalla parte di Milano, Venezia, che ora lo considerava un disertore, confiscò le sue proprietà e lo privò del posto d'onore nel Maggior Consiglio[8].

L'edificio precedente alla villa probabilmente serviva a scopi difensivi, ma ben presto divenne un magazzino (fondaco) diventando una base per il commercio con Venezia, che allora avveniva via acqua.

Le scale furono erette in epoca successiva. Altri edifici, citati nei vecchi catasti e ancora visibili in una mappa del 1652, sono scomparsi. Essi includevano una lunga barchessa sul lato ovest e un basso edificio rustico sul lato est.

DescrizioneModifica

 
La trifora in pietra tenera dei Berici.

L'edificio, a pianta quadrata, ha la facciata principale rivolta verso sud, affacciata sul corso d'acqua. Questa facciata ha un portico con due grandi archi, affiancati a destra e a sinistra da una finestra. Al piano nobile, invece, si apre una trifora in pietra tenera dei Berici, i cui archi poggiano su snelle colonne sempre in pietra. A destra e a sinistra si trovano due grandi finestre in cotto e al centro è presente lo stemma dei Dal Verme.

La facciata nord è simmetrica e si apre verso la campagna, ripetendo nel piano nobile lo schema della facciata principale. Il gran numero di finestre e porte con cornici diverse denunciano le numerose manomissioni subite dalla villa. A ciò si aggiunge la perdita quasi totale delle superfici affrescate e degli intonaci, dovuta a decenni di abbandono.

L'interno è privo di decorazioni. Nel piano nobile è presente un salone centrale illuminato dalle due trifore, mentre i vani laterali sono ora divisi in maniera irregolare. Al pianterreno tracce nelle murature fanno pensare che il portico si estendesse in origine in profondità occupando tutto il settore occidentale e che si aprisse nel rispettivo fianco almeno in un altro arco simile a quelli della facciata.

Le finestre in cotto sono probabilmente dovute a maestranze lombarde, così come le porte del salone del piano nobile. Le trifore, invece, si trovano nella tradizione gotica-veneziana a partire dalla fine del XV secolo, sono da ricondurre, quindi, a una successiva fase di ristrutturazione.

NoteModifica

  1. ^ Gianni Moriani: Palladio architetto della villa fattoria. Territorio, agricoltura, ville, barchesse, cantine e cucine nella terraferma veneziana del XVI secolo, Cierre, 2008, S. 69
  2. ^ Visita guidata a Villa Saraceno e Villa Dal Verme. Il Restauro in Villa: Storie di abbandoni e recuperi eccellenti Archiviato il 15 settembre 2017 in Internet Archive., Visitpalladio 2012.
  3. ^ Archivio vescovile di Vicenza, Liber Feudorum, ad diem. Da menzionare la peculiarità della successione nell’investiture a tutti i discendenti “… masculis et foeminis quae, si masculi erint, semper sint exclusae”. Il titolo imperiale fu confermato anche dalla Serenissima prendendo atto delle "episcopali investiture" con dogale di Paolo Renier del 12 maggio 1781.
  4. ^ Archivio veneto 199/2000 (2005), S. 26.
  5. ^ James S. Grubb: Provincial Families of the Renaissance. Private and Public Life in the Veneto, Johns Hopkins University Press, 1996, S. 135.
  6. ^ Michael Edward Mallett, John Rigby Hale: The Military Organisation of a Renaissance State. Venice c. 1400-1617 , Cambridge University Press, 2006, S. 205.
  7. ^ Michael Edward Mallett, John Rigby Hale: The Military Organisation of a Renaissance State. Venice c. 1400-1617 , Cambridge University Press, 2006, S. 38.
  8. ^ M.E. Mallett, J.R. Hale: The Military Organisation of a Renaissance State. Venice c. 1400-1617 , Cambridge University Press, 2006, S. 182.

BibliografiaModifica

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