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Piacenza

comune italiano
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Piacenza
comune
Piacenza – Stemma Piacenza – Bandiera
Piacenza – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoPatrizia Barbieri (Centro-destra) dal 27-6-2017
Territorio
Coordinate45°03′N 9°42′E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Piacenza)Coordinate: 45°03′N 9°42′E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Piacenza)
Altitudine62 m s.l.m.
Superficie118,24 km²
Abitanti103 942[1] (31-12-2018)
Densità879,08 ab./km²
FrazioniBorghetto, Gerbido, I Vaccari, La Verza, Le Mose, Montale, Mortizza, Mucinasso, Pittolo, Roncaglia, San Bonico, Vallera
Comuni confinantiCalendasco, Caorso, Caselle Landi (LO), Corno Giovine (LO), Gossolengo, Gragnano Trebbiense, Podenzano, Pontenure, Rottofreno, San Rocco al Porto (LO), Santo Stefano Lodigiano (LO)
Altre informazioni
Cod. postale29121–29122
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033032
Cod. catastaleG535
TargaPC
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantipiacentini
Patronosant'Antonino di Piacenza, santa Giustina di Antiochia
Giorno festivo4 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Piacenza
Piacenza
Piacenza – Mappa
Posizione del comune di Piacenza nell'omonima provincia
Sito istituzionale

Piacenza (ascolta[?·info], Piaśeinsa [ˌpia'zəisɐ] in dialetto piacentino) è un comune italiano di 103 942 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia dell'Emilia-Romagna.

È soprannominata la Primogenita perché nel 1848 fu la prima città italiana a votare con un plebiscito l'annessione al Regno di Sardegna.

Situata sul fiume Po all'estremità nordoccidentale dell'Emilia-Romagna, è collegata alla Lombardia da quattro ponti sul Po: due automobilistici (quello della SS 9 Emilia e quello autostradale sulla A1) e due ferroviari (quello della linea storica Milano-Bologna e quello della linea ad alta velocità).

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Piacenza è situata nella Pianura Padana a un'altitudine di 65 metri sul livello del mare. È posta sulla riva destra del Po, tra le foci del fiume Trebbia a ovest e del torrente Nure a est. A una quindicina di chilometri in direzione sud compaiono i declivi dei colli piacentini, prime propaggini dell'Appennino ligure. La posizione geografica, al crocevia fra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia, ne ha da sempre determinato le sorti strategico-militari e ne ha fatto un importante nodo autostradale e ferroviario.

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Piacenza Collegio "Alberoni" e Stazione meteorologica di Piacenza San Damiano.

Piacenza è la città dell'Emilia-Romagna con il clima più continentale; di conseguenza gli inverni sono leggermente più rigidi rispetto alle altre città della regione e le precipitazioni sono maggiori. Le minime invernali registrate sono inoltre inferiori a quelle delle vicine città lombarde. La vicinanza della città al fiume Po porta come conseguenza che, in tutti i periodi dell'anno, il clima sia caratterizzato da una forte umidità: d'inverno si manifesta con grande frequenza il fenomeno della nebbia, d'estate le condizioni meteorologiche sono spesso di afa opprimente.

Sino alla fine degli anni ottanta sono state registrate nevicate record. Nei giorni della nevicata del secolo del 1985 che colpì il nord Italia si superarono i 90 cm di neve con una temperatura record di -22,5 °C registrata alla Stazione meteorologica di Piacenza San Damiano. La neve a Piacenza è sempre caduta durante il periodo invernale, fenomeno alquanto naturale, ma tra la fine degli anni '90 e il primo decennio degli anni 2000 il fenomeno si è rarefatto con un calo della frequenza e dell'intensità delle nevicate[2]. Nell'inverno del 2008/2009 si sono registrate precipitazioni nevose record. Il mese più freddo dell'anno è gennaio con una temperatura media di 0.8 °C mentre il più caldo è luglio, con una temperatura media di 22,9 °C[3].

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Piacenza.

Popolato sin dall'antichità da popolazioni di stirpe ligure, il territorio corrispondente all'odierna Piacenza ad un certo punto venne conquistato prima dagli Etruschi, poi dai Celti ed infine dai Romani, che vi fondarono la colonia di Placentia nel 218 a.C., soggiogando i territori del Ticino e della Trebbia.

 
Il fegato etrusco. Vedi Fegato di Piacenza

Prima colonia romana nell'Italia settentrionale, seguita da Cremona, essa svolse l'importante ruolo strategico di avamposto militare contro le armate di Annibale, che muoveva dalla Spagna per giungere in Italia e portarvi devastazione[4]. La città resistette agli attacchi punici e fiorì come centro commerciale sulla via Emilia. La cristianizzazione della città avvenne anche per opera di martiri come sant'Antonino, centurione piacentino ucciso sotto Diocleziano. Nel 476 d.C. proprio vicino a Piacenza si tenne la battaglia tra mercenari germanici e ultime truppe romane che portò alla deposizione dell'ultimo imperatore romano d'occidente, Romolo Augusto, ad opera del re degli Eruli Odoacre.

Divenuta sede di un ducato longobardo, quindi conquistata dai Franchi, la città acquistò maggiore importanza intorno all'anno mille, trovandosi sulla Via Francigena. Dal 1126 fu libero comune e combatté con la Lega Lombarda contro il Barbarossa a Legnano. Nel 1336 fu nelle mani dei Visconti e rimase in loro dominio fino al 1447 per poi passare, nella prima metà del Cinquecento, alla Francia e in seguito allo Stato Pontificio.

Capitale del Ducato di Parma e Piacenza sotto i Farnese (1545) passò al ducato di Milano e fu restituita a Ottavio Farnese nel 1556.

Dal 1731 al 1859 fu soggetta al dominio borbonico, durante il periodo napoleonico fu aggregata all'Impero nel Dipartimento del Taro, successivamente fu attribuita a Maria Luigia d'Austria, che apportò alla città importanti ammodernamenti.

Con un plebiscito del 10 maggio 1848 Piacenza chiese l'annessione al Regno di Sardegna, futuro Regno d'Italia, guadagnandosi il soprannome di città primogenita d'Italia. Pesantemente colpita nelle Guerre Mondiali, ha poi avuto uno sviluppo agricolo e industriale. Nominata città d'arte, oggi Piacenza ha una forte vocazione turistica.

 
Lo stemma della città durante il periodo napoleonico.

SimboliModifica

 
Gonfalone in uso

Lo stemma di Piacenza, secondo il regio decreto del 27 settembre 1938, è uno scudo:

«partito al primo di rosso al dado d'argento; al secondo d'argento alla lupa d'azzurro, lampassata di rosso, passante[5]»

In realtà nello stemma in uso la lupa è di colore nero.

La parte rossa in cui è raffigurato un quadrato bianco o argenteo costituisce anche lo stemma della Provincia di Piacenza. Sull'origine di questo partito gli studiosi si dividono: per alcuni questa metà rimanderebbe alle insegne della Legione Tebea o Tebana, ai tempi di Diocleziano, nella quale era arruolato il martire cristiano e patrono Antonino. Nella tradizionale iconografia, infatti, il santo protettore è ritratto mentre regge il vessillo militare. La placca quadrata probabilmente rappresenta il tipico accampamento romano, il castrum. Altri mettono in dubbio sia l'appartenenza di Antonino alla Legione Tebea sia la storicità di questa legione così come è tramandata e sostengono che il quadrato sia la stilizzazione di un dado, da ricollegarsi al passaggio di Cesare e alla sua famosa frase all'attraversamento del Rubicone, "il dado è tratto". A generare l'incertezza sono gli stessi piacentini che lo chiamano comunemente "il dado".

Nella parte bianca viene raffigurata la lupa capitolina, emblema di Roma. Ciò simboleggia lo stato di "civitas romana" (e il conseguente dono delle insegne con la lupa) di cui la città, la prima colonia fondata dai romani insieme alla gemella Cremona nel 218 a.C., fu omaggiata.

Il gonfalone, rosso con al centro un rettangolo di tessuto bianco recante lo stemma cittadino, recita: Città di Piacenza, Primogenita d'Italia. Secondo la blasonatura del decreto esso dovrebbe essere interamente bianco. L'appellativo "Primogenita" sta a significare il fatto che la città nel 1848 è stata la prima a chiedere l'annessione al nascente Regno d'Italia, allora Regno di Sardegna.

 
Piacenza primogenita

Il mosaico dell'antico stemma è visibile all'interno del cortile (aperto al pubblico) del Palazzo Gotico (il corrente stemma è invertito rispetto all'antico).

 
Mosaico dell'antico stemma comunale

OnorificenzeModifica

  Titolo di Città
«Regio decreto[6]»
— 27 settembre 1938

La città di Piacenza è tra le 27 Città decorate di medaglia d'oro come "benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento, nel periodo compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima guerra mondiale nel 1918. Inoltre è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione perché è stata insignita della medaglia d'oro al valor militare il 9 aprile 1949.[7]:

  Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«Prima fra le città italiane, il 10 maggio 1848, con plebiscito pressoché unanime, votava la sua annessione al Piemonte, meritando dal Re Carlo Alberto l'appellativo di Primogenita»
— Roma, 27 gennaio 1941 (regio decreto n. 322)[8]
  Medaglia d'oro al valor militare
«In venti mesi di duro servaggio riaffermava col sangue dei suoi figli le nobili tradizioni che nel primo Risorgimento la fecero proclamare la “Primogenita”. Fucilazioni, martiri, deportazioni, saccheggi e distruzioni non scossero la fierezza del suo popolo che, tutto unito nel sacro nome dell'Italia, in cento combattimenti contro un nemico soverchiante, si copriva di imperitura gloria. Nelle giornate della riscossa i suoi cittadini ascrivevano a loro privilegio la riconquista delle proprie case e delle patrie libertà ed issavano sulla civica torre il santo tricolore consacrato dal sacrificio dei Caduti»
— 8 settembre 1943 – 28 aprile 1945[9][10]

Nel 2016 viene premiata da Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, come "Capitale Antirazzista 2016", per aver vinto un concorso nazionale a cui il comune ha partecipato nel corso del 2015.[11]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
L'antiquarium di Santa Margherita
 
Chiesa di Sant'Antonino, patrono di Piacenza
 
Il capolavoro del Pordenone, la cupola della Basilica di Santa Maria di Campagna
 
La Cattedrale.
 
Santa Maria di Campagna.

Architetture religioseModifica

  • Cattedrale, chiesa madre della diocesi di Piacenza-Bobbio, costruita in due fasi, tra il 1122 e il 1150 e il 1202 e il 1235 (o tra il 1207 e il 1250 secondo altre fonti) in stile romanico con aggiunta di elementi gotici nella seconda fase. Il progetto dell'edificio sarebbe opera di Niccolò, con cui avrebbe collaborato anche Wiligelmo[12]. L'interno presenta la cupola affrescata nel seicento dal Morazzone e dal Guercino. Presbiterio e coro furono affrescati ad opera di Camillo Procaccini e Ludovico Carracci verso la fine del cinquecento: buona parte delle loro opere sono state spostate dalle loro collocazioni originarie nel corso di restauri ottocenteschi[13].
  • Basilica di Sant'Antonino, costruita tra il 350 e il 375 in stile romanico, fu più volte rimaneggiata, l'ultima delle quali, tra il 1915 e il 1930 ad opera dell'architetto Giulio Ulisse Arata. Presenta un campanile ottagonale, un chiostro risalente al 1483 nel lato sud e un ingresso, detto Portico del Paradiso, realizzato nel 1350 per opera di Pietro Vago. Conserva al suo interno le reliquie di Antonino di Piacenza, martire cristiano ucciso presso Travo[14].
  • Basilica di San Savino, realizzata per opera del vescovo Sigifredo e consacrata nel 1107, è situata nel luogo dove san Savino, secondo vescovo di Piacenza, aveva fondato una basilica nel IV secolo d.C.. Durante il Settecento l'edificio fu radicalmente rimaneggiato alterando l'originale stile romanico con l'aggiunta di stucchi e altri ornamenti all'interno e la ricostruzione in stile neoclassico della facciata, avvenuta nel 1721[15].
  • Chiesa di San Francesco situata in Piazza Cavalli. È realizzata in stile gotico lombardo tra il 1278 e il 1373. Sulla facciata sono visibili due contrafforti, un rosone, una cuspide e alcune guglie, mentre archi rampanti sono presenti sui lati; su quello destro è ancora esistente parte dei chiostri di cui rimane un porticato. Al suo interno, ornato di affreschi del XV e XVI secolo, venne proclamata l'annessione della città al Regno di Sardegna nel 1848. Il portale mediano della basilica reca al sommo una lunetta con il rilievo di San Francesco stigmatizzato, e all'interno, sulla parete destra del deambulatorio, v'è un bassorilievo con Rettore in cattedra e frati, eseguiti nella bottega di Giovanni Antonio Amadeo intorno al (1490). Nella basilica è sepolto il patriota Giuseppe Manfredi, presidente del Senato del Regno d'Italia, morto nel 1918.
  • Basilica di San Giovanni in Canale, fondata nel 1220 dai domenicani, venne ampliata con la realizzazione di tre campate alla metà del XVI secolo; nella stessa epoca venne anche ampliato il coro. Tra i vari monumenti sepolcrali presenti, vi è una tomba dipinta, unica a Piacenza, e il grande sarcofago della famiglia Scotti. Il sepolcro di Guglielmo da Saliceto, del 1501, posto nel chiostro denota i caratteri dello stile dell'Amadeo[16].
 
L'organo progettato da Padre Davide da Bergamo
  • Basilica di Santa Maria di Campagna, di stile rinascimentale, si trova in piazzale delle Crociate, così chiamato perché qui, durante il concilio di Piacenza del marzo 1095, papa Urbano II annunciò la prima crociata, bandita ufficialmente a novembre dello stesso anno nel corso del concilio di Clermont. Fu edificata tra il 1522 e il 1528 per poter conservare più degnamente una Madonna lignea policroma, detta "della Campagnola" venerata come miracolosa. La pianta era inizialmente a croce greca, ma in seguito assunse una forma a croce latina rovesciata in seguito all'allungamento del presbiterio. La chiesa è caratterizzata dall'imponente tiburio ottagonale e dalla lanterna. La cupola e due cappelle poste sul lato sinistro sono decorate con affreschi opera di Giovanni Antonio Sacchi detto il Pordenone. Altre opere sono di Galeazzo, Antonio, Giulio e Bernardino Campi, Camillo Procaccini, Guercino, il Malosso, De Longe, Bibbiena, Stern e Avanzini. Il progetto dell'edificio è opera dell'architetto piacentino Alessio Tramello. Contiene inoltre due organi a canne fabbricati dai Serassi di Bergamo. Quello più grande è collocato in cornu Epistolae, costruito tra nel 1825 e nel 1838, consta di due tastiere, ciascuna di 69 tasti (Do-1/Do6) corrispondenti la prima all'Organo Eco e la seconda al Grand'Organo. Le sue particolarità lo rendono quasi unico in Italia perché possiede il meccanismo della Banda Turca, il registro dei campanelli, delle campane d'armonia ai tasti e delle campana al pedale. Lo strumento è stato progettato del famoso organista e compositore dell'ottocento musicale organistico Italiano padre Davide da Bergamo il quale lo utilizzo per la composizione delle sue sonate. Invece l'organo più piccolo, collocato nella navata sul pavimento, è stato costruito nel 1836 ed era in origine strumento di "casa" dei Serassi collocato nella basilica nel 1991 proveniente dal teatro Municipale.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Organo della basilica di Santa Maria in Campagna a Piacenza.
 
La chiesa di San Sisto
  • Chiesa di San Sisto basilica rinascimentale che vanta un prezioso coro ligneo del 1514. Edificata nel XIV secolo dove antecedentemente si trovava un tempio costruito nell'874 per volere dell'imperatrice Angilberga, moglie di Ludovico II il Giovane ed è la prima opera religiosa dell'architetto Alessio Tramello nella sua maturità. Ospita la copia del capolavoro di Raffaello Sanzio, la Madonna Sistina: l'originale, eseguito per la chiesa piacentina, venne venduto dai benedettini nel 1754 ad Augusto III, re di Polonia ed elettore di Sassonia. In seguito all'unità d'Italia, il complesso è stato separato in due con la chiesa che ha continuato a svolgere la sua funzione religiosa e il monastero che è stato occupato dal 2º Reggimento genio pontieri[17].
  • Basilica del Santo Sepolcro, basilica [18] realizzata da Alessio Tramello tra il XV e il XVI secolo. La facciata presenta contrafforti e un portale di stile barocco. Il nome forse deriva da un pellegrino piacentino che, tornato dalla visita del Santo Sepolcro a Gerusalemme, nel 938 fece edificare un luogo di culto che poi andò distrutto. In epoca napoleonica fu riadattata come ospedale militare e solo nel 1903 fu nuovamente riconsacrata alla preghiera.
  • basilica di Sant'Agostino, risalente al XVI secolo, presenta una facciata in granito in stile neoclassico, realizzata da Camillo Morigia. È l'unica chiesa della città che presenta una pianta a cinque navate. Frammenti di affreschi del Malosso sono visibili sulle pareti del transetto. Sconsacrata dopo l'epoca napoleonica, è diventata sede di una galleria dedicata all'arte contemporanea[19].
  •  
    Gli interni di San Sisto.
    Chiesa delle Benedettine, edificata tra il 1677 e il 1681 da Domenico Valmagini per volontà di Ranuccio II Farnese. Originariamente parte di un complesso con monastero, chiuso nel 1810, è diventata successivamente di proprietà del demanio[20].
  • Chiesa di San Lorenzo, risalente al XIV secolo. Al suo interno si potevano ammirare gli affreschi del Ciclo di Santa Caterina, opera di un maestro lombardo della cerchia di Giovannino de’ Grassi, e spostati nel Museo Civico sito in palazzo Farnese nel novecento dopo che la chiesa era stata sconsacrata e adibita a magazzino e rifugio[21] e teatro[22].
  • Chiesa di San Dalmazio, dedicata a San Dalmazzo di Pedona (oggi Borgo San Dalmazzo), la chiesa con annesso monastero formava un complesso religioso già documentato nel 1040[23], sorto su una chiesa preesistente i cui resti nella cripta possono essere fatti risalire secondo gli storici al VII secolo, come dipendenza dell'antica Abbazia di Val di Tolla sorta anch'essa nel VII secolo ad opera del vescovo di Piacenza Catarasino, già monaco francese colombaniano[24] e gestita dai monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio, sotto la cui influenza ed egemonia ricadeva allora la val Tolla. La chiesa di S. Dalmazio, nata come priorato dell'abbazia, divenne in seguito parrocchia. Soppressa nell'Ottocento dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini, fu eretta ad "oratorio ducale" da Maria Luigia d'Austria il 24 ottobre 1826, titolo che Carlo III di Borbone, il 3 febbraio 1850, sostituì in quello di "oratorio reale". Ad occuparsi della conservazione della Chiesa di S. Dalmazio e degli edifici annessi di sua proprietà a seguito di donazione da parte di Maria Luigia d'Austria, è la Confraternita dello Spirito Santo.
  • Chiesa di San Donnino, risalente al XII secolo e poi ricostruita nel 1236 in stile romanico, presenta una facciata rifatta nel 1889 da Camillo Guidotti[25].
  • Chiesa di Sant'Anna, costruita una prima volta nel XII secolo e poi ricostruita nel 1334, conserva al suo interno una statua lignea di San Rocco, opera di Giovanni Angelo Del Maino del 1534.
  • Basilica di Sant'Eufemia, anch'essa in stile romanico. In questa chiesa sono state sepolte le spoglie del vescovo Aldo Gabrielli da Gubbio, che consacrò l'edificio. Al suo interno conserva una figura femminile, scultura lignea del 1516 circa, opera di Giovanni Angelo Del Maino.
  • Chiesa di San Pietro, riedificata dai gesuiti nel 1587 sopra un preesistente edificio anteriore al Mille. Accanto alla chiesa sorge il palazzo del collegio dei Gesuiti, completato nel 1593 e diventato sede della biblioteca Passerini Landi[26][27].
  • Chiesa di Santa Brigida d'Irlanda, dedicata alla patrona d'Irlanda Santa Brigida, venne fondata fra l'826 e l'850 come monastero benedettino di Santa Brigida dall'irlandese San Donato vescovo di Fiesole per ospitare i pellegrini irlandesi. La chiesa, assieme all'annesso xenodochio, ospedale e ospizio dei pellegrini, dedicato alla Santa Risurrezione, con vari possedimenti e beni venne donata il 20 agosto dell'850 all'abbazia di San Colombano di Bobbio.[28] Donazione confermata con un inventario dei beni bobbiesi in Piacenza, arricchito di altre proprietà feudali, beni e mezzi nell'anno 862 da parte dell'imperatore Ludovico II[29].
  • Chiesa di San Paolo, edificio in stile barocco risalente al seicento su di un preesistente luogo di culto trecentesco, a sua volta succeduto a una chiesa antecedente al Mille. La chiesa ha una facciata molto semplice con interno a unica navata con sei cappelle laterali. Le opere conservate all'interno di San Paolo sono San Biagio guarisce un fanciullo e San Biagio accolto in paradiso dal Redentore di Giovanni Evangelista Draghi. Di Robert de Longe sono Martirio di San Biagio. Di un pittore trecentesco anonimo è la Madonna con Bambino in trono. Di Pietro e Bartolomeo Baderna sono gli Episodi della sacra scrittura e l'affresco con la Caduta di San Paolo sulla via di Damasco. Gli affreschi raffiguranti le Beatitudini sono di Luciano Ricchetti mentre le decorazioni della volta sono di Angelo Capelli. Il pergamo di Giovanni Leoni è un progetto del piacentino Andrea Guidotti.
  • Monasteri regi di San Tommaso e di San Siro (scomparsi), di fondazione regia lonbobarda come dipendenza dell'antica abbazia di val di Tolla[30], e gestiti dai monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio. I diplomi dei re longobardi Ildebrando (744) e Rachis (746) sancirono il passaggio al vescovo di Piacenza del possesso dei monasteri regi cittadini di San Tommaso e di San Siro, assieme a quelli rurali di Fiorenzuola, Gravago e val di Tolla; un rector li reggeva in nome del vescovo. Sui resti del monastero di San Siro è sorta, nel 1931, la Galleria d'arte moderna Ricci Oddi.

Architetture civiliModifica

  • Palazzo Comunale, detto il Gotico, considerato come il simbolo della città. Edificato a partire dal 1281 per volere di Alberto Scoto, reggente ghibellino[31] della città.
  • Palazzo Mulazzani, presenta uno scalone d’onore obliquo, realizzato probabilmente dal Cervini, e il dipinto opera di Sebastiano Galeotti Aurora e Cefalo[32].
  • Palazzo Mandelli, costruito da Francesco Tomba su progetto di Gian Andrea Boldrini tra il 1745 e il 1755; fino al 1827 fu di proprietà della famiglia Mandelli, per poi diventare sede ducale di Maria Luigia nel 1831 con il trasferimento del governo da Parma a Piacenza per un semestre e, dopo l'unità d'Italia, sede della prefettura. Dal 1913 ospita la sede piacentina della Banca d'Italia[33].
  • Palazzo Scotti da Fombio (noto anche come Collegio Morigi) opera di Giuseppe Marione del 1780 con fronte posteriore a loggiato aperto a "U". Stucchi, tempere e affreschi pregiati adornano lo scalone e il salone d'onore.
  • Palazzo Landi, edificato nel medioevo e successivamente ricostruite da parte di maestri lombardi alla fine del XV secolo. Il pregevole portale rinascimentale, realizzato in marmo, è di Giovan Pietro da Rho. Ospita la sede del tribunale.
  • Palazzo Costa, realizzato per volere della famiglia Costa alla fine del seicento su progetto del Bibiena. Presenta una struttura a U con facciata in stile rococò e un giardino all'inglese. Ospita la sede del museo della fondazione Horak[34].
  • Palazzo Rota Pisaroni, realizzato da Giuseppe Rota nel 1762, divenne di proprietà della cantante lirica Rosamunda Pisaroni nel 1830, ospitando in quegli anni parecchi esponenti del mondo dell'arte e della cultura. Divenuto in seguito di proprietà della Cassa di Risparmio di Piacenza, ospita la sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano[35].
  • Palazzo Somaglia, edificato a partire dal 1688 per volontà del conte Orazio Cavazzi della Somaglia, presenta una facciata con tre ordini di finestre e tre balconcini in ferro battuto e uno scalone che si affaccia sul loggiato, aggiunto probabilmente intorno al 1730 su progetto di Domenico Cervini, caratterizzato da quattro rampe divergenti oblique con balaustra realizzata in arenaria[36]
 
Una veduta di Palazzo Farnese.
  • Palazzo Farnese, importante edificio la cui costruzione venne iniziata nel 1568 su desiderio di Ottavio Farnese, secondo duca di Parma e Piacenza, e di sua moglie, Margherita d'Austria, figlia di Carlo I di Spagna. Il progetto iniziale venne elaborato da Francesco Paciotto da Urbino e il cantiere fu affidato ai maestri murari Giovanni Bernardo Dalla Valle, Giovanni Lavezzari e Bernardo Panizzari detto il Caramosino. Il progetto venne modificato nel 1589 dall'architetto Jacopo Barozzi detto Il Vignola che variò l'alzata. Il palazzo non venne terminato poiché i lavori subirono una lunga pausa nel 1568 per mancanza di fondi e per assenza di una direzione competente ma anche per il disinteressamento di Margherita d'Austria. Soltanto nel 1588 riaprirono i cantieri su interesse di Alessandro Farnese e dei figli Ranuccio I Farnese (1670), e Ranuccio II Farnese (1690) che si adoperarono ad ornare sale con decorazioni e arredamenti preziosi. Dal 1731, anno di decesso dell'ultimo duca della dinastia Farnese, inizia un lungo periodo di decadenza che terminerà solo nel 1909 quando iniziarono le prime opere di restauro. Ospita rassegne culturali ed è sede del Museo Civico.
  • Palazzo del Governatore, edificio del XVIII secolo, in stile neoclassico opera di Lotario Tomba. Sulla facciata presenta un orologio ai cui lati sono posti una meridiana solare e un calendario perpetuo. È sede della camera di Commercio
  • Palazzo dei Mercanti, situato nell'omonima piazzetta, fu costruito tra il 1676 e il 1697 su progetto dell'architetto piacentino Angelo Caccialupi per volere del collegio dei Mercanti, da cui prende il nome. Dopo la soppressione del collegio dei Mercanti, avvenuta in epoca napoleonica, fu sede del collegio elettorale, del tribunale del commercio e del Teatro della Filodrammatica, per poi diventare sede del comune[37].
 
Palazzo Comunale.
 
Teatro Municipale.
  • Teatro Municipale: Progettato dall'architetto Lotario Tomba in sostituzione del teatro della Cittadella, andato distrutto nel 1798 in seguito a un incendio, e inaugurato nel 1804, presenta una facciata ispirata a quella del teatro alla Scala di Milano; gli interni furono decorati da Alessandro Sanquirico, scenografo presso il teatro milanese. Al di sopra della sala principale, si trova l'ex sala degli scenografi, che è stata trasformata negli anni '70 in un auditorium da 320 posti[38].
  • Teatro dei Filodrammatici, realizzato all'inizio del novecento trasformando la chiesa del monastero di Santa Franca, sconsacrata dopo l'epoca napoleonica. I lavori furono guidati dall'ingegner Giovanni Gazzola che realizzò esterni in stile liberty con decorazioni ad ali di farfalla e parti in ferro battuto, mentre gli interni presentano un gusto più ottocentesco con decorazioni floreali[38].

AltroModifica

 
Il parco delle mura e il Facsal.
  • Viale pubblico passeggio, chiamato Facsal (o Faxhall), è la passeggiata nel verde del centro storico. Il Facsal è il percorso su una parte di ciò che è rimasto delle vecchie mura. Ombreggiato da platani secolari e in posizione di rilievo (essendo appunto posto sulle mura cittadine rinascimentali), è luogo di passeggiate o riposo sulle numerose panchine di cui è disseminato. Parte dal centro storico (corso Vittorio Emanuele II) e arriva fino al piazzale della Libertà, non lontano dalla stazione ferroviaria. Il nome Facsal è una storpiatura di quello dei Vauxhall Gardens di Londra, giardini la cui popolarità agli inizi del XIX secolo lo rese un termine generico per indicare anche altri giardini alberati.
  • Via Taverna (Strä Alvä o la Strä Lvä) con la vicina via Campagna era una delle zone più popolari del centro storico. Tuttora sono considerate residenza di chi è piacentino da innumerevoli generazioni e nell'immaginario è tuttora luogo delle specificità piacentine per antonomasia. Era detta strada Levata poiché si trova in una posizione più alta rispetto ad altre vie limitrofe come via Campagna.
  • Piazza Cavalli (Piassa Caväi) è la piazza duecentesca su cui sorgono il palazzo Gotico, il palazzo del Governatore e la chiesa di San Francesco e da cui parte via XX Settembre. Prende il nome dalle due statue equestri raffiguranti Ranuccio e Alessandro Farnese, realizzate da Francesco Mochi da Montevarchi tra il 1612 e il 1628.
  • Via XX Settembre (la Strä Dritta), nota per i suoi balconi in ferro battuto, collega piazza Duomo e piazza Cavalli in quanto era uso nel medioevo collegare con una strada dritta il simbolo del potere politico con quello religioso. Fu rinominata via XX Settembre per forgiare la memoria popolare sul ricordo della conquista di Roma da parte del re d'Italia nel 1870. È attualmente la via dello shopping per eccellenza, insieme al corso Vittorio Emanuele (San Raimond o, più recentemente, al Curs). In alcuni periodi storici era chiamata anche la Strä di Urévas (la Strada degli Orefici) perché vi si trovavano diverse botteghe di oreficeria.
  • La muntä di ratt è la caratteristica scalinata che collega via Mazzini alla più bassa via San Bartolomeo (San Burtlamé). Secondo la tradizione popolare, era detta "montata dei topi" perché questi roditori l'avrebbero percorsa al fine di lasciare le zone cittadine più basse e adiacenti al Po durante le alluvioni e le piene del fiume. In realtà è più probabile che l'etimologia sia riconducibile a "montata ratta", espressione che stava ad indicare una ripida salita.
 
Il monumento alla lupa presso Porta Galera.
  • Porta Galera un tempo era un quartiere popolare del centro storico. I piacentini chiamavano così le parti terminali di via Scalabrini e via Roma, con relative adiacenze, comprese nella parrocchia di Sant'Anna. Oggi la zona è popolata da numerosi stranieri, specialmente da comunità arabe e sudamericane
  • Piazzale Roma anche detta la Lupa è la vecchia porta nelle mura che volgeva in direzione di Roma. Il suo soprannome deriva dalla colonna monumentale posta al centro della piazza sull'apice della quale è scolpita la lupa, simbolo di Roma, con gli infanti Romolo e Remo. È situata alla conclusione a sud di via Roma e via Scalabrini e segna l'inizio della via Emilia.
  • Sant'Agnese (Sant'Agnesa) quartiere, un tempo popolare, al limitare del centro storico che porta il nome della patrona dei barcaioli, essendo un tempo la zona in cui i canali costruiti dai pescatori confluivano nel fiume Po.
  • Piazza Borgo era il limite a ovest della vecchia città romana. Si formò quando nell'XI secolo con il fenomeno dell'inurbamento arrivarono delle masse contadine dalla campagna sperando di trovare fortuna. Non trovando posto in città, ancora delimitata dalle vecchie mura romane, costruirono le loro case al di fuori del territorio urbano, case che furono poi inglobate dal comune in seguito. Da questa piazza si diramano via del Castello, via Campagna e via Taverna, tre delle strade considerate storiche dai piacentini.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[39]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati Istat al 1º gennaio 2016[40] la popolazione straniera residente era di 18 548 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

  1. Albania, 2 627
  2. Romania, 2 053
  3. Macedonia, 2 039
  4. Marocco, 1 677
  5. Ecuador, 1 595
  6. Ucraina, 899
  7. Egitto, 767
  8. Bosnia ed Erzegovina, 723
  9. Senegal, 527
  10. Nigeria, 497

Qualità della vitaModifica

  • Comune Riciclone 2011 - Premio Co.Re.Ve.: un importante riconoscimento del Consorzio Recupero Vetro che premia Piacenza come primo comune del nord Italia per il livello qualitativo di eccellenza grazie all'adozione di modalità di raccolta differenziata monomateriale[41].

CulturaModifica

UniversitàModifica

 
Ecce Homo
 
Il tondo di Botticelli.
 
Gesù crocifisso del Procaccini.
 
Il collegio Alberoni.

La città di Piacenza, congiuntamente a Cremona, è sede di uno dei Campus dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. L'Ateneo piacentino dispone di tre facoltà: Economia e Giurisprudenza; Scienze agrarie, alimentari e ambientali; Scienze della formazione. L'offerta didattica si completa grazie ad un distaccamento del Politecnico di Milano con le Scuole di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni e Ingegneria; i corsi di laurea in Infermieristica e in Fisioterapia istituiti dall'Università degli Studi di Parma ed infine il Conservatorio Giuseppe Nicolini di Piacenza.

 
La galleria Ricci Oddi

MuseiModifica

Palazzo Farnese oggi ospita i Musei Civici di Palazzo Farnese, divisi in sezioni dedicate al Medioevo, al Rinascimento, ai Fasti Farnesiani, ai Vetri e alle Ceramiche, oltre alla Pinacoteca, all'Armeria, al Museo delle Carrozze, al Museo Archeologico e al Museo del Risorgimento. Qui è conservato il famoso fegato etrusco, l'unico esemplare al mondo realizzato in bronzo.

Il Museo di Storia Naturale ha cambiato sede e da Palazzo Scotti è stato trasferito all'Urban Center (area nata dalla riqualificazione dell'ex macello cittadino che ospita anche una sede del Politecnico di Milano). È suddiviso nelle sezioni Botanica, Zoologia e Scienze della Terra. Importanti sono l'erbario ottocentesco e la collezione ornitologica.[42]

In città è presente anche la Galleria d'arte moderna Ricci Oddi che raccoglie più di settecento opere dall'Ottocento ai giorni nostri.

Importanti sono anche la Biblioteca Comunale Passerini-Landi e il Collegio Alberoni. Quest'ultimo, un vasto complesso architettonico, è dotato di una pinacoteca, un osservatorio astronomico, un museo di scienze naturali, una biblioteca e la chiesa di San Lazzaro.

EventiModifica

Venerdì PiacentiniModifica

La principale kermesse estiva della città, prevede l'apertura serale degli esercizi commerciali del centro storico e la collocazione di eventi musicali, artistici e culturali in tutte le piazze e le strade interne alle mura antiche. Di norma la manifestazione si svolge nei mesi di giugno e luglio di ogni anno, e ha una durata variabile.

Cena BiancaModifica

In occasione del solstizio d'estate, il 21 giugno 2006, circa 250 persone hanno partecipato alla prima "Cena Bianca" d'Italia. I partecipanti, ritrovatisi attorno alla basilica di Sant'Antonino e tutti vestiti di bianco, portavano un mazzo di fiori e una candela ciascuno, dello stesso colore. L'evento si ispira al "dîner en blanc" che si tiene ogni anno, lo stesso giorno, a Parigi nei pressi della cattedrale di Notre Dame. Da allora viene organizzato ogni anno.

Festa del patronoModifica

Il 4 luglio si festeggia il patrono della città, Sant'Antonino. In questa occasione si incontrano l'autorità politica rappresentata dal sindaco, e quella religiosa rappresentata dal vescovo cattolico, con il tradizionale dono del cero. Si tiene anche una fiera costituita da un imponente numero di bancarelle che occupano il Viale del Pubblico Passeggio e altre vie del centro storico dalle prime luci dell'alba sino a notte.

Festa di Santa Rita da CasciaModifica

Il 22 maggio è celebrata la festa di Santa Rita da Cascia. L'importante evento per i piacentini devoti alla "Santa della Rosa", è caratterizzato da una Messa nella "Chiesa dei Cappuccini" (sul cui sagrato vengono distribuite ai fedeli rose benedette e gagliardetti raffiguranti la Santa in preghiera) e da una lunga processione di auto per la benedizione, che inizia al mattino e termina la sera tardi.

Festival del DirittoModifica

Dal 2008 nel mese di settembre in città si svolge il Festival del diritto, rassegna che ambisce a raccogliere la partecipazione di alcune cariche dello stato nonché di alcune personalità italiane operanti nell'ambito del diritto e della società civile.

Piacenza Jazz FestModifica

Dal 2003 si svolge in città e in provincia (e occasionalmente con puntate fuori provincia) un festival dedicato alla musica jazz, nel corso delle cui edizioni hanno partecipato diversi artisti di fama internazionale, tra i quali Brad Mehldau, Javier Girotto, Paolo Fresu, Uri Caine, Franco Ambrosetti, Enrico Rava, Franco D'Andrea.

86ª Adunata Nazionale Alpini (A.N.A.)Modifica

Nel maggio 2013 Piacenza ha ospitato la 86ª Adunata nazionale degli alpini.

Geografia antropicaModifica

Suddivisioni amministrativeModifica

Il comune di Piacenza è stato suddiviso in quattro Circoscrizioni di decentramento comunale, soppresse nel 2012 come previsto dalla legge n. 42 del 2010[43]. La Circoscrizione 1 comprendeva il centro storico, la 2 i quartieri occidentali e le frazioni sudoccidentali, la 3 i quartieri e le frazioni meridionali e la 4 i quartieri e le frazioni orientali.

QuartieriModifica

  • Centro storico (Sant'Agnese, Porta Galera)
  • Borgotrebbia
  • Sant'Antonio
  • Veggioletta
  • Infrangibile
  • Belvedere
  • Duemila
  • Besurica
  • Galleana
  • zona viale Dante Alighieri
  • Peep/Farnesiana (Baia del Re, Molino degli Orti, Regina Margherita)
  • San Lazzaro
  • Il Capitolo
  • Montale
  • Zona industriale

FrazioniModifica

 
La chiesa di San Martino al Nure a "I Vaccari"

EconomiaModifica

AgricolturaModifica

Uno dei punti focali dell'agricoltura piacentina è il settore del latte, in cui operano 24 imprese per quasi 400 addetti. Il prodotto principale realizzato con il latte piacentino è il Grana Padano. Un'altra filiera molto importante è quella dei salumi, con la produzione che si concentra sui 3 DOP Coppa piacentina, Salame piacentino e Pancetta piacentina[45]. Piacenza occupa inoltre una posizione di leadership nella produzione del pomodoro, al quale è dedicato il festival OroRosso[46]. Infine, molto sviluppata è la viticoltura con la presenza di 16 DOC tutelati dal Consorzio Tutela Vini D.O.C. Colli Piacentini con sede in città[47].

IndustriaModifica

Forte a Piacenza è la presenza di aziende del settore delle macchine utensili con più di 100 imprese per un totale di 2500 addetti operanti nei settori macchine per la lavorazione meccanica per asportazione, automazione, attrezzature e componentistica speciale, servizi tecnici specializzati, ricerca e sviluppo tecnologico[48]. In città è presente anche il laboratorio MUSP che si occupa dello studio delle macchine utensili e dei sistemi di produzione.

Un altro settore molto sviluppato a Piacenza è la raccorderia, presente in città sin dalla fine degli anni '30 con il reparto bocche da fuoco dell'arsenale cittadino, nel complesso nel piacentino sono presenti 15 società di capitali che producono raccordi forgiati[49].

ArtigianatoModifica

Per quanto riguarda l'artigianato, Piacenza è rinomata soprattutto per la produzione di mobili d'arte in stile.[50]

ServiziModifica

Grazie alla vicinanza strategica con le aree industriali della Pianura Padana e alla presenza di importanti vie di comunicazione (ferrovie e autostrade), a partire dagli anni 2000 si è sviluppato un polo logistico, situato a est della città, nella frazione di Le Mose, a breve distanza dal casello autostradale di Piacenza Sud e collegato tramite un fascio di binari alla ferrovia per Cremona[51]. Tra le aziende insediate nel polo logistico spiccano Unieuro, Italiarredo[51] e IKEA[52].

Sono stati realizzati inoltre progetti per delocalizzare lo scalo merci della stazione ferroviaria nei pressi del polo logistico per favorire l'interscambio gomma-ferro, liberando inoltre dai binari ampi spazi situati non lontano dal centro cittadino nei pressi dell'attuale scalo[53]. Il polo piacentino si candida inoltre a essere la piattaforma logistica privilegiata per il Porto della Spezia; a questo scopo nel luglio 2015 è stato firmato un protocollo d'intesa tra il comune e l'autorità portuale ligure[54].

A poca distanza dal polo logistico si trova il quartiere fieristico, terminato nel 2000 e composto da 3 padiglioni espositivi per complessivi 14.000 m², un'area esterna da 8000 m², due sale congressi e una sala corsi[55].

TurismoModifica

Piacenza fa parte del Circuito Città d'Arte della Pianura Padana insieme ad altre città lombarde ed emiliane[56]. Nel 2015 si sono registrati a Piacenza 117.500 arrivi e 221.300 presenze, che corrispondono circa alla metà del valore complessivo registrato in provincia di Piacenza[57].

Infrastrutture e trasportiModifica

 
Il ponte stradale (SS 9 Emilia) illuminato sul fiume Po

StradeModifica

Vi si intersecano le autostrade A1 (Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli) e A21 (Torino-Piacenza-Brescia). Le uscite autostradali cittadine e i relativi caselli sono stati quattro fino al 2008: due lungo l'A1 (Piacenza Nord presso Guardamiglio, in provincia di Lodi, e Piacenza Sud) e due lungo l'A21 (Piacenza Ovest e Piacenza Est). La quarta, Piacenza Est sull'A21, è stata rinominata Piacenza Sud, a causa della sua vicinanza con l'omonima uscita sull'A1 dopo che è stato costruito un raccordo che le collega. Da febbraio 2019 è stato cambiato il nome dell'uscita Piacenza nord in Basso Lodigiano.

Il ponte della SS 9 Emilia sul fiume Po che collega la città alla Lombardia ha subito il crollo di un'arcata il 30 aprile 2009, rendendo necessario il transito obbligatorio sull'autostrada (o sul ponte della SP ex SS 412 Val Tidone, dove il ponte è situato tra Santa Cristina e Bissone, in provincia di Pavia, e Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza). Il 16 novembre 2009 è stato inaugurato un ponte provvisorio poggiante su elementi galleggianti, utilizzato fino al 18 dicembre 2010, data di apertura al traffico del nuovo ponte in acciaio[58].

FerrovieModifica

 
La stazione in una cartolina del 1939

Essendo posta lungo la linea ferroviaria Milano - Bologna ed essendo capolinea della linea per Alessandria e per Cremona (di interesse locale), Piacenza si rivela uno snodo ferroviario strategico in cui transitano anche i treni diretti a Genova.

La stazione ferroviaria è interessata da un forte flusso di pendolari diretti prevalentemente a Milano e provenienti non solo dalla città, ma anche dalle medie e basse valli della Trebbia, del Nure e da parte di quella del Tidone (che già si avvale della stazione di Castel San Giovanni). Nei pressi della città passa inoltre la linea ad alta velocità Milano - Bologna.

Dal 1933 al 1967 Piacenza fu capolinea della linea ferroviaria per Bettola, gestita dalla Società Italiana Ferrovie e Tramvie (SIFT), la cui stazione capolinea si trovava davanti alla stazione FS.

TranvieModifica

Tra il 1881 e il 1938 da Piacenza si diramava una vasta rete tranviaria interurbana a vapore, gestita a partire dal 1908 dalla SIFT, che comprendeva le linee per:

Inoltre, dal 1908 Piacenza fu servita da una rete tranviaria urbana a trazione elettrica, che nel 1924 raggiunse San Rocco al Porto. Le tranvie urbane furono soppresse nel 1955 e sostituite da autolinee gestite dalla società Auto Guidovie Italiane[59].

AeroportiModifica

Per il trasporto aereo, gli scali più vicini sono l'aeroporto di Parma e i tre aeroporti dell'area milanese e varesina: Milano-Malpensa, Milano-Linate e Bergamo-Orio al Serio. In provincia ha sede l'Aeroporto Militare di San Damiano.

Mobilità urbanaModifica

I trasporti pubblici in città e provincia sono gestiti da SETA.

AmministrazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Piacenza.

GemellaggiModifica

Piacenza è gemellata con le seguenti città d'Europa:

SportModifica

La principale squadra calcistica della città è il Piacenza, che vanta 8 partecipazioni alla Serie A e che disputa le partite interne allo Stadio Leonardo Garilli. Altra squadra cittadina capace di raggiungere il professionismo è stato il Pro Piacenza, sciolto nel 2019 a seguito di una grave crisi socieraria e amministrativa, che vanta 5 partecipazioni alla Serie C. Entrambe le società sono state fondate nel 1919.

Per quanto riguarda la pallavolo, Piacenza è stata rappresentata fino al 2018 dalla squadra maschile Pallavolo Piacenza che ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una supercoppa italiana e due coppe europee; con la chiusura di questa società, la sua eredità è stata presa dalla neocostituita You Energy Volley, militante nella stagione 2019-2020 in Superlega. Fino al 2016 era presente a Piacenza anche una squadra femminile, la River Volley, vincitrice di due campionati italiani, trasferitasi, poi, a Modena.[60].

Nella pallacanestro, l'Unione Cestistica Piacentina ha disputato il campionato di Legadue nella stagione 2011-2012 prima di non iscriversi e successivamente fallire. Dopo la scomparsa dell'UCP a rappresentare la pallacanestro a Piacenza c'è la Pallacanestro Piacentina, militante in Serie B e con all'attivo due campionati di Serie A2 e l'U.C.C. Assigeco Piacenza nato dalla fusione tra il Piacenza Basket Club e l'U.C. Casalpusterlengo nel 2016[61] che milita in Serie A2.

Sono presenti inoltre diverse squadre di rugby, tra cui le due più importanti Piacenza Rugby Club, militante in Serie B e Rugby Lyons Piacenza, militante in Top12, entrambe le squadre hanno all'attivo diversi campionati in massima serie.

Nel baseball è rappresentata dal Piacenza Baseball e dai Red Devils Piacenza, mentre nella pallanuoto dalla Everest Piacenza Pallanuoto, e dalla Kosmo Pallanuoto Piacenza.

Famosa anche la tradizione dello sci alpino dove gli sci club piacentini Libertas Bettola, Ponte dell’Olio e Monte Penice gareggiano nelle Circoscrizioni di Cremona, Mantova, Piacenza e Pavia nel Comitato Alpi Centrali della Federazione italiana sport invernali.

La vicinanza del fiume Po ha favorito il sorgere di numerose associazioni per la pratica della motonautica agonistica. Motonautica Associazione Piacenza e G. S. Esercito presso il Genio Pontieri annoverano tra i loro piloti un nutrito numero di campioni e primatisti mondiali. Sempre in riva al fiume, le due ultracentenarie società piacentine "Vittorino da Feltre" e "Nino Bixio" mantengono viva la tradizione piacentina del canottaggio e del nuoto.

Piacenza è stata inserita nel percorso del Giro d'Italia 23 volte. Due volte la città è stata sede di arrivo: nel 1968 con la tappa Alessandria-Piacenza, vinta da Guerrino Tosello e nel 1986 con la tappa Foppolo-Piacenza, vinta da Guido Bontempi e altre due volte è stata sede di partenza: sempre nel 1986, quando all'indomani della tappa vinta da Bontempi si disputò la cronometro individuale Piacenza-Cremona e nel 2006 quando lo stesso percorso Piacenza-Cremona fu teatro di una cronosquadre[62]. In campo femminile, la città è stata sede di arrivo di due tappe del Giro Rosa, nel 2011 e nel 2018, nel secondo caso la città è stata anche sede di partenza e la tappa si è svolta interamente nel territorio della provincia di Piacenza[63].

CitazioniModifica

«Dunque il Po comincia a Piacenza, e fa benissimo...»

(Giovannino Guareschi[64])
 
Il fiume Po.

«La Lombardia muore a Piacenza, e ad essa subentra l'Emilia; ma, pure appartenendo alla regione emiliana, Piacenza è ancora una città lombarda.»

(Guido Piovene[65])

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2018.
  2. ^ La neve a Piacenza nel XX secolo marcopifferetti.altervista.org
  3. ^ Clima meteovalnure.it
  4. ^ Polibio, III, 40, 4-5.
  5. ^ Città di Piacenza – Profilo araldico, su araldicacivica.it. URL consultato il 17 giugno 2019.
  6. ^ http://www.araldicacivica.it/comuni/comune/?id=20
  7. ^ Il sito istituzionale del Quirinale alla pagina relativa.
  8. ^ [http: http://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/17991].
  9. ^ http://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/18314 ].
  10. ^ Conferita dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1996.
  11. ^ Piacenza capitale antirazzista 2016 | Ministero dell‘Interno, su www.interno.gov.it. URL consultato il 21 marzo 2016.
  12. ^ Cenni storici, su cattedralepiacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  13. ^ Pittura, su cattedralepiacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  14. ^ Basilica di Sant'Antonino, su comune.piacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  15. ^ CHiesa di San Savino, su comune.piacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  16. ^ San Giovanni in Canale, su marcostucchi.com. URL consultato il 9 novembre 2019.
  17. ^ Chiesa di San Sisto, su comune.piacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  18. ^ (EN) Catholic.og Basilicas in Italy
  19. ^ Desirée Maida, Rinasce la Chiesa di Sant’Agostino a Piacenza. Al suo interno apre Volumnia di Enrica De Micheli, in Artribune, 5 marzo 2019.
  20. ^ Chiesa delle Benedettine, su turismo.provincia.piacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  21. ^ Affreschi medievali, su palazzofarnese.piacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  22. ^ Michela Vignola, La chiesa-teatro di San Lorenzo: uno dei luoghi “dimenticati” di Piacenza che hanno davvero fatto la storia, su sportelloquotidiano.com, 7 maggio 2019.
  23. ^ I frati di Tolla possedevano un monastero con una bella chiesa nella città di Piacenza, dai quaderni della valtolla - Storie e tradizioni della valdarda
  24. ^ Campi, Historia Ecclesiastica di Piacenza (1651), Vol. I, pag. 170, Col.1
  25. ^ Chiesa di San Donnino, su turismo.provincia.pc.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  26. ^ Chiesa di San Pietro <Piacenza>, su chieseitaliane.chiesacattolica.it, 20 aprile 2011. URL consultato il 4 novembre 2019.
  27. ^ Chiesa di san Pietro, su turismo.provincia.piacenza.it. URL consultato il 4 novembre 2019.
  28. ^ San Donato di Fiesole in Santi e Beati, su santiebeati.it.
  29. ^ Codice Dipl. di S. Colombano di Bobbio, Vol. I, n. LXIII, pag. 211
  30. ^ Campi, Historia Ecclesiastica di Piacenza (1651)
  31. ^ Palazzo Gotico Comune.piacenza.it
  32. ^ 35 cose da vedere a Piacenza, su poderecasale.com. URL consultato il 9 novembre 2019.
  33. ^ Palazzo Mandelli, su turismopiacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  34. ^ Palazzo Costa, su turismopiacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  35. ^ turismopiacenza.it, http://www.turismopiacenza.it/site/palazzo-rota-pisaroni/. URL consultato il 9 novembre 2019.
  36. ^ Palazzo Somaglia, su turismopiacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  37. ^ Palazzao dei Mercanti, su comune.piacenza.it. URL consultato il 9 novembre 2019.
  38. ^ a b Piacenza città dei teatri, su emiliaromagnawelcome.com. URL consultato il 9 novembre 2019.
  39. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  40. ^ ISTAT, cittadini stranieri al 1 gennaio 2016, su demo.istat.it. URL consultato il 16 giugno 2016.
  41. ^ Dossier comuni ricicloni 2011 (PDF), su upload.legambiente.org.
  42. ^ La collezione ornitologica proviene, principalmente, dalla raccolta frutto del lavoro di ricerca del medico e ornitologo piacentino Edoardo Imparati.
  43. ^ Le ex circoscrizioni comunali, Comune di Piacenza. URL consultato il 7 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 23 febbraio 2014).
  44. ^ a b c d e f g h i j Dati del censimento Istat 2001
  45. ^ L'agroindustria piacenzatheplace.it
  46. ^ OroRosso Archiviato il 23 luglio 2016 in Internet Archive. ororosso.net
  47. ^ Chi siamo insidepc.it
  48. ^ La meccanica strumentale piacenzatheplace.it
  49. ^ La raccorderia piacenzatheplace.it
  50. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 4,6.
  51. ^ a b Polo logistico di Piacenza jillproperty.it
  52. ^ All'Ikea anche gli operai hanno le istruzioni internazionale.it
  53. ^ Nuovo scalo merci al polo logistico comune.piacenza.it
  54. ^ Il polo logistico di Piacenza nuovo "retro-porto" di La Spezia ilpiacenza.it
  55. ^ Il quartiere fieristico piacenzaexpo.it
  56. ^ Associazione Circuito Città d'Arte della Pianura Padana turismo.comune.re.it
  57. ^ Turismo nel piacentino, -8% di presenze, mentre gli arrivi registrano un +6% ilpiacenza.it
  58. ^ Po ha nuovo ponte Piacenza, lo inaugurano Matteoli e La Russa
  59. ^ Francesco Ogliari, Franco Sapi, Ritmi di ruote. Storia dei trasporti italiani volume 10°. Emilia-Romagna, a cura degli autori, Milano, 1969, pagg. 395-397
  60. ^ Nordmeccanica, la nuova avventura a Modena presentata mercoledì sportpiacenza.it
  61. ^ Inside the A2 Est – Assigeco: cambia il profilo, il parquet e… le ambizioni, su basketinside.com, 27 settembre 2016. URL consultato il 6 ottobre 2016.
  62. ^ Giacomo Spotti, Giro d'Italia e Piacenza, una storia lunga 90 anni, in SportPiacenza, 14 maggio 2013.
  63. ^ Simone Carpanini, Parte il Giro Rosa con obiettivo su Piacenza. La Bronzini: «Punto tutto sulla tappa di casa», in SportPiacenza, 6 luglio 2018.
  64. ^ Giovanni Guareschi: Mondo Piccolo-Don Camillo (Introduzione) - Rizzoli 1948
  65. ^ Guido Piovene: Viaggio in Italia - Baldini Castoldi Dalai Editori

BibliografiaModifica

  • AA.VV., Storia di Piacenza, 6 volumi, Piacenza 1980-2002
  • Antonio Saltini, Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi Cescati, Via Emilia. Percorsi inconsueti fra i comuni dell'antica strada consolare, Edagricole-Sole 24 Ore, Bologna 2003, ISBN 88-506-4958-4.
  • Mario G. Genesi, Teatri d'opera a Piacenza dal 1770 al 1803, Borgonovo V.T., Tipografia Orione, 1999, 320.
  • Raffaele Casciaro, Dispersione e recupero. Appunti per la storia delle ancone lignee lombarde, in Scultori e intagliatori del legno in Lombardia nel Rinascimento, Electa, Milano 2002.
  • Gianni Romano, Desiderata per la scultura lignea, in Marco Bascapè, Francesca Tasso (a cura di), Atti della giornata di studio, Milano Castello Sforzesco 17 marzo 2005, Cinisello Balsamo 2005.
  • Marco Albertario, Intorno a Giovanni Angelo Del Maino, in Gianni Romano, Claudio Salsi (a cura di), «Maestri della scultura in legno nel ducato degli Sforza», catalogo della omonima mostra, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2005.
  • Raffaele Casciaro, Maestri e botteghe del secondo Quattrocento, in Giovanni Romano e Claudio Salsi (a cura di), Maestri della Scultura in Legno nel ducato degli Sforza, Silvana Editoriale, 2005.
  • Marco Albetario, Giovanni Angelo del Maino e Gaudenzio Ferrari, alle soglie della maniera moderna, in «Sacri Monti. Rivista di arte, conservazione, paesaggio e spiritualità dei Sacri Monti piemontesi e lombardi», I, 2007, 339-364.
  • Tito Menzani, Matteo Troilo, Piacenza tra crescita economica e modernizzazione. Prime ricerche sul secondo Novecento (1945-1990), in «Studi Piacentini», n. 38, 2007, 47-59.
  • Mario Genesi, "L'affresco delle nozze di Ercole e Deianira sullo scalone di Palazzo Rota Pisaroni di Piacenza", in "Strenna Piacentina 2014" , pp. 64–77.
  • M.G.Genesi, Pregevole e abbandonato organo della Chiesa di S. Giorgio di Le Mose uscito dalla bottega di Carlo Bossi nel 1827,in : "L'Urtiga-Quaderni di cultura piacentina", anno 2016,n. 12 (Luglio), pp. 67–74.
 
Il Trittico di Serafino de Serafini.

Voci correlateModifica

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