Zayd ibn Amr ibn Nufayl

Zayd ibn ʿAmr ibn Nufayl al-ʿAdawī al-Qurashī (in arabo: ﺯﻳﺪ ﻦ ﻋﻤﺮ ﺑﻦ ﻧﻔﻴﻞ العدوي القرشي‎; La Mecca, ... – ?, 605) è stato un poeta arabo dei Banū Quraysh.

Componente del clan coreiscita dei B. ʿAdī b. Kaʿb, Zayd fu un ḥanīf che si era rivolto alla fede di Abramo (dīn Ibrāhīm) per trovare risposte alle sue domande esistenziali insoddisfatte dall'antica fede enoteistica dei Quraysh, che trovò poi nella fede islamica.
Così egli infatti poetò:

«a-rabban wāḥidan am alfa rabbin adīnu idha tuqussimati l-umūru
ʿazaltu l-Lāta wa l-ʿUzzā ǧamīʿan kadhālika yafʿalu l-ǧaldu al-ṣabūru
falā l-ʿUzzā adīnu wa-lā bnatayhā wa-lā ṣanamay Banī ʿAmrin azūru
wa-lā ghanman adīnu wa-kāna rabban la-nā fī d-dahri idhā ḥilmi yasīru
wa-lākin aʿbudu r-Raḥmāna rabbi li-yaghfira dhanbī r-rabbu l-ghafūru ...»

("Devo io adorare un Signore o mille? Se ve ne sono quanti tu dici. Io rinuncio sia ad al-Lāt sia ad al-ʿUzzā come farebbe qualsiasi persona assennata.
Non adorerò al-ʿUzzā né le sue due sorelle,[1]
né visiterò le immagini dei Banū ʿAmr
Non adorerò Hubal che credetti fosse il nostro Signore nei giorni in cui avevo poco senno.
[Ma] servirò il mio Signore Misericordioso, che il Signore possa perdonare il mio peccato ... "[2]
)

A causa delle ostili reazioni suscitate dall'abbandono della sua fede avita, Zayd decise di ritirarsi a vivere, a mo' di eremita, nei luoghi montuosi circondanti La Mecca.

In un incontro con Maometto, il rifiuto di Zayd di consumare le carni di una vittima sacrificata agli idoli indusse il Profeta islamico a imitarlo, confortato presto da una rivelazione coranica che metteva al bando un simile consumo per il credente.[3]

Di ritorno dal Bilād al-Shām - dove s'era recato in precedenza per interrogare i dotti israeliti ivi presenti, che tuttavia lo delusero con le loro risposte - fu aggredito da ignoti nei territori lakhmidi mesopotamici o Arabi nord-orientali[4] e assassinato.

Suo figlio Sa'ìd b. Zayd, convertito anch'egli all'islam, fu uno dei cosiddetti Dieci Benedetti,

NoteModifica

  1. ^ Cioè Allāt e Manat.
  2. ^ Ibn Isḥāq-Ibn Hishām, al-Sīrat al-nabawī, ed. Ferdinand Wüstenfeld, p. 145, trad. di Alfred Guillaume, The Life of Muhammad, Oxford, Oxford University Press, 1955.)
  3. ^ M. J. Kister, "'A bag of meat': a study of an early ḥadīth", in BSOAS, XXXIII (1970), pp. 267-275, ristampato in Studies in Jāhiliyya and early Islam, Londra, Variorum, 1980, no. VI.
  4. ^ Ibn Isḥāq, al-Sīra al-nabawiyya, trad. di Alfred Guillaume.

BibliografiaModifica

  • U. Rubin, "Ḥanīfiyya and Kaʿba: an inquiry into the Arabian pre-Islamic background of dīn Ibrāhīm", in JSAI, XIII (1990), pp. 85–112, alle pp. 99–103.