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ʿAbbās Ḥilmī

Khedivè d'Egitto
(Reindirizzamento da 'Abbās Hilmī)

BiografiaModifica

Studiò nel Theresianum di Vienna e succedette a suo padre Tawfīq Pascià l'8 gennaio del 1892. Cercò inizialmente di rendere l'Egitto libero dal protettorato che di fatto il Regno Unito esercitava sul paese e che durava ormai da dieci anni, subito dopo cioè la vittoria sull'esercito egiziano condotto da ʿOrābī Pascià. I suoi intenti patriottici e i suoi propositi indipendentistici furono però ben presto stroncati e quindi fu costretto a seguire una linea politica fortemente influenzata dalla Gran Bretagna.

I contrasti con il Regno UnitoModifica

Il controllo britannico sulla politica di ʿAbbās Ḥilmī II si manifestò soprattutto in campo economico e sociale, facendo fallire quasi tutte le riforme che il sovrano egiziano avrebbe voluto attuare fin dai suoi primi mesi di regno. Sempre più soggetto ai diktat di Londra, ʿAbbās Ḥilmī II fu costretto ad attuare una forte repressione contro il movimento nazionalista che si opponeva alla sua reggenza e al Regno Unito.

Due episodi spiegano convenientemente la situazione. Il primo si riferisce alla pretesa, espressa nel gennaio 1893, da parte di un Ispettore della polizia britannica appositamente istruito, che tutti i governatori di provincia (Mudīr ) inviassero al comando della polizia britannica i loro rapporti, invece che al ministero dell'Interno egiziano. La dura reazione del Chedivè, che dispose la rimozione del funzionario britannico, non ebbe alcuna applicazione. Il Primo ministro Nūbār Pascià, assai "morbido" nei riguardi della potenza occupante, non dette alcuna esecuzione all'ordine chediviale. La destituzione del suo Gabinetto in favore di Fakhrī Pascià, anch'egli anti-britannico, suscitò le adirate reazioni di Lord Cromer che, senza alcun formalismo, invitò il Chedivè a tornare sui suoi passi, rifacendosi alla Circolare Granville del 3 gennaio 1883 che disponeva l'obbligo egiziano di uniformarsi ai "consigli" britannici durante l'occupazione militare dell'Egitto, seguita alla sconfitta di ʿOrābī Pascià nella battaglia di Tell el-Kebīr. Non contento di questo ammonimento, Lord Cramer ritenne "doveroso dirigere l'attenzione del Chedivè su di un reparto di truppe inglesi schierato per qualche ordinario addestramento militare nella grande piazza antistante alle finestre del Chedivè"[1].

Il secondo avvenne un anno dopo, nel gennaio del 1894, allorché il Chedivè rimproverò Lord Kitchener, che aveva il grado di comandante in capo dell'esercito egiziano, di non addestrare convenientemente le non troppo numerose truppe egiziane, consistenti al massimo in diciottomila soldati, secondo i termini della pace concordata dopo la disfatta egiziana nella battaglia di Tell el-Kebīr. Le dimissioni di Lord Kitchener suscitarono scalpore a Londra e Lord Cromer non lesinò minacce ad ʿAbbās Ḥilmī II in caso le dure (ma esatte) osservazioni del Chedivè non fossero state ritrattate. Cosa che ʿAbbās Ḥilmī II dovette fare in nome di un'amara realpolitik, inghiottendo anche l'amaro boccone della rimozione del suo ministro della Guerra, Māher Pascià, anch'egli di sentimenti tutt'altro che filo-britannici e, poco dopo, il ritorno alla guida del Governo di Nūbār Pascià, assolutamente gradito a Londra.

Protettorato sull'EgittoModifica

Il 18 dicembre 1914 i britannici instaurarono un protettorato sull'Egitto, stabilendo di fatto una vera occupazione. A quel punto l'orientamento schiettamente anti-britannico di ʿAbbās Ḥilmī II era visto da Londra come una più che probabile fonte di problemi, visto che da Istanbul (dove si trovava fin dal mese di agosto, per curarsi oltretutto delle ferite riportate in un attentato subito il 25 luglio) egli aveva lanciato un proclama ai suoi sudditi in favore di un'alleanza con gli Imperi Centrali, anche per liberarsi dell'oppressione straniera in patria. Fu così che il 19 dicembre egli fu deposto da Londra, eliminando in tal modo l'ultima figura istituzionale formalmente indipendente che rimaneva nello Stato arabo e africano.

A seguito della concessione da parte del Regno Unito dell'indipendenza all'Egitto nel 1922, ʿAbbās Ḥilmī II capì che non aveva alcuna speranza di tornare al potere in patria e il trono andò quindi a Fuʾād, rinunciando però formalmente ai suoi diritti su esso solo nel 1931.

Onorificenze[2]Modifica

  Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
— 1911
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca)
— 6 aprile 1892
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 1892
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi (Granducato d'Assia-Darmstadt)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito di Pietro Federico Luigi (Granducato di Oldenburg)
— 1905
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Francesco Giuseppe (Impero austro-ungarico)
— 1891
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austro-ungarico)
— 1897
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austro-ungarico)
— 1905
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella d'Etiopia (Impero d'Etiopia)
— 1911
  Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Aleksandr Nevskij (Impero di Russia)
— 1908
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine di San Stanislao (Impero di Russia)
— 1908
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
— 1895
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Osmanie (Impero ottomano)
— 9 febbraio 1895
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Impero tedesco)
— dicembre 1914
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Ouissam Alaouite (Marocco)
— 1913
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi (Paesi Bassi)
— 12 agosto 1892
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Nera (Principato d'Albania)
— 1914
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Regno del Montenegro)
— 1905
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Ludovico (Regno di Baviera)
— 1911
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
— 1905
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carol I (Regno di Romania)
— 1905
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
— 1911
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito)
— 23 luglio 1891
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
— 10 giugno 1892
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito)
— 28 giugno 1900
  Royal Victorian Chain (Regno Unito)
— 15 giugno 1905
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Santa Sede)
— 1905
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Casata Ernestina di Sassonia (Sassonia)
— 1905
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Alberto di Sassonia (Sassonia)
— 1905
  Collare dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
— 1905
  Gran Cordone dell'Ordine dell'Esaltato (Sultanato di Zanzibar)
  Comandante di Gran Croce dell'Ordine della Stella Polare (Svezia-Norvegia)
— 1890
  Gran Cordone dell'Ordine di Chula Chom Klao (Thailandia)
— 1897
  Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia)
— 1908

NoteModifica

  1. ^ H. Traill, England, Egypt and the Sudan, Westminster, 1900, pp. 138-139, citato da Bruno Aglietti, L'Egitto. Dagli avvenimenti del 1882 ai giorni nostri, 2 voll., Istituto per l'Oriente, Roma, 1965, I, p. 187.
  2. ^ Royal Ark

BibliografiaModifica

  • Henry Duff Traill, England, Egypt and the Sudan, A. Constable and company, Ltd., Westminster, 1900
  • Alfred Milner, England in Egypt, Edward Arnold, Londra, 1899

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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