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Abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata

abbazia Greca di San Nilo
Abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata
Abbatia territorialis B. Mariae Cryptaeferratae
Chiesa bizantina cattolica in Italia
Grottaferrata-abbazia01.jpg
Regione ecclesiastica Lazio
Sede vacante
Amministratore apostolico Marcello Semeraro
Sacerdoti 9 di cui 9 regolari
1 battezzati per sacerdote
Religiosi 9 uomini, 3 donne
Diaconi 1 permanente
Abitanti 12
Battezzati 12 (100,0% del totale)
Superficie 1 km² in Italia
Parrocchie 1
Erezione 26 settembre 1937
Rito bizantino
Indirizzo Corso del Popolo 128, 00046 Grottaferrata [Roma], Italia
Sito web www.abbaziagreca.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia

L'abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata (in latino: abbatia territorialis B. Mariae Cryptaeferratae), conosciuta anche con il nome di Abbazia Greca di San Nilo[1][2], è una delle tre circoscrizioni ecclesiastiche della Chiesa bizantina cattolica in Italia. Situata nel comune omonimo nei pressi di Roma, è appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2016 contava 12 battezzati su 12 abitanti. La sede è vacante.

I monaci del Monastero esarchico, formanti la Congregazione d'Italia dei Monaci Basiliani (O.S.B.I.), sono provenienti maggiormente dalle comunità italo-albanesi e praticano liturgia e tradizione secondo il rito bizantino.

Attualmente l'Abbazia di Grottaferrata è l'ultimo dei numerosi monasteri bizantini che nel Medioevo erano diffusi in tutta l’Italia meridionale e nella stessa capitale romana. Costituisce inoltre un unicum in quanto, fondato cinquanta anni prima dello scisma che portò alla separazione delle Chiese di Roma e Costantinopoli, è sempre stato in comunione con il Vescovo di Roma, pur conservando il rito bizantino-greco e la tradizione monastica orientale delle origini.

Dal 1931 è sede del Laboratorio di restauro del libro antico, il primo laboratorio a carattere scientifico per la salvaguardia del patrimonio bibliografico in Italia. Già Monumento nazionale, è tutelato dal MIBACT, che gestisce il patrimonio storico-artistico con il Polo Museale del Lazio.[3]

Indice

TerritorioModifica

L'abbazia territoriale comprende la sola abbazia di Grottaferrata e la chiesa abbaziale, dedicata a Santa Maria delle Grazie, è l'unica parrocchia.

StemmaModifica

Lo stemma dell'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata è un giovenca con le lettere ON: l'animale probabilmente fa riferimento alla tradizionale leggenda per cui Federico II di Svevia, nel saccheggiare l'abbazia nel 1241, avrebbe portato via un pregiato gruppo bronzeo attribuito allo scultore greco Mirone raffigurante un uomo ed una giovenca.[4]

StoriaModifica

È stata fondata nel 1004 da san Nilo da Rossano a cui è dedicata, cinquant'anni prima dello scisma fra la Chiesa cattolica ed ortodossa.

L'abate Nilo, nato nella Calabria bizantina e quindi greco di origine e di rito, fondatore di vari monasteri, decise di fondare un monastero sui colli di Tuscolo, sui ruderi di una grande villa romana, dove sembra gli sia apparsa la Madonna.

L'abbazia non venne vista compiuta da san Nilo da Rossano, poiché questi morì a Tusculum l'anno successivo al suo arrivo nell'attuale zona di Grottaferrata. I lavori vennero terminati sotto il controllo di san Bartolomeo, cofondatore dell'abbazia. Le reliquie di Bartolomeo si dovrebbero ancora trovare nell'abbazia, anche se non sono state ritrovate assieme a quelle di Nilo.

I primi archimandriti dell'abbazia dopo san Nilo, che non fu mai egumeno, furono Paolo, Cirillo e san Bartolomeo il Giovane:[5][6] sotto la loro guida l'abbazia si arricchì di decorazioni, di ricchezze e di possedimenti: in breve, da Grottaferrata dipesero ventidue chiese succursali sparse in tutta l'Italia centro-meridionale.[5] Solo pochi anni dopo la sua fondazione, il monastero ospitava già circa 200 monaci basiliani,[5] e le continue donazioni portarono l'archimandrita a controllare territori vastissimi in Lazio e nel Sud Italia: i feudi campani di Rofrano nella diocesi di Policastro e di Conca della Campania nella diocesi di Caserta, i castelli laziali di Castel de' Paolis nella diocesi suburbicaria di Albano e di Borghetto di Grottaferrata nella diocesi suburbicaria di Frascati, i casali calabresi di Cotrone, Ungolo e Baracala nell'arcidiocesi di Cosenza, le rettorìe di Diano attuale Teggiano e Saxano nella diocesi di Capaccio, le grangie di San Salvatore nella diocesi suburbicaria di Albano e di Colle Peschio nella diocesi suburbicaria di Velletri ed il monastero di Morbino nella diocesi di Venosa.[5] L'abbazia inoltre ottenne da molti papi il riconoscimento della propria autonomia rispetto ai cardinali vescovi della diocesi suburbicaria di Frascati.[5] Nel 1462 il cardinale Bessarione fu nominato primo abate commendatario dell'abbazia.

A partire dal XVII secolo, ma in particolare tra la fine del XVIII secolo e tutto XIX secolo, l'abbazia ha vissuto un momento decisivo di rifioritura spirituale, con molti monaci provenienti dalle colonie albanesi d'Italia, gli arbëreshë praticanti il rito orientale (dalle comunità di Sicilia e Calabria).[7] Questi monaci, nel solco della fede orientale, hanno mantenuto vivo il rito bizantino, sopprimendo il pericolo nell'ormai secolare tracollo rituale.[8] I monaci italo-albanesi sostituirono la vecchia guardia latina e latinizzante che aveva preso ampio spazio a Grottaferrata, contribuendo alla rinascita della Badia e diventando notevoli paleografi, liturgisti e musicologi, nonché tra i principali albanologi e bizantinisti del periodo.

 
P. Nilo Borgia, I monaci Basiliani d'italia in Albania, Roma, 1935-1943.

Molti dei suoi più illustri monaci, jeromonaci e archimandriti sono italo-albanesi: Lorenzo Tardo, Sofronio Gassisi, Cosma Buccola, Bartolomeo Di Salvo, Gregorio Stassi, Paolo Matranga, Basilio Norcia, Nilo Borgia, Marco Petta, Nicola Cuccia dalla Sicilia albanese; Saba Abate, Teodoro Minisci, Stefano e Valerio Altimari, Nilo Somma, Emiliano Fabbricatore dalla Calabria albanese. Questi stessi monaci furono promotori di un attento ecumenismo tra Chiesa d'occidente e Chiesa d'oriente, con missioni di pace e ri-cristianizzazione di territori nei Balcani passati, durante la dominazione turca, all'Islam, in particolare in Albania.[9] Gli effetti di questa missione, accolta generalmente in modo positivo dagli albanesi, aveva velocemente creato uno stretto ponte religioso e culturale tra le comunità albanesi d'Italia e d'Albania, con la rinascita della Chiesa cattolica bizantina albanese e l'ordinazione di diversi sacerdoti. Tra questi si distinse il martire e santo dell’Albania, che ha amato le comunità arbëreshë, Papàs Josif Papamihalli (1912-1948), testimone ed apostolo della fede cristiana orientale, perseguitato, arrestato, condannato ai lavori forzati e ucciso durante la dittatura comunista d'Albania. Egli si era formato nel pontificio Seminario italo-albanese “Benedetto XV” di Grottaferrata e, il 1 dicembre 1935, ordinato presbitero cattolico di rito bizantino-greco per la sua terra natia da mons. Giovanni Mele, vescovo di Lungro, nella chiesa di S. Atanasio a Roma.

 
Francobollo commemorativo italiano a ricordo della fondazione dell'abbazia e della morte del santo fondatore

La Santa Sede ha elevato a monastero esarchico il cenobio di Grottaferrata nell'anno 1937, aggiungendola come terza circoscrizione dalla Chiesa bizantina cattolica in Italia insieme alle già presenti eparchie di Lungro e Piana degli Albanesi, raggiungendo così, grazie alla presenza nella badia di monaci provenienti da famiglie delle comunità albanesi d'Italia, la piena osservanza del rito bizantino.

Nel 2004 è ricorso il millenario della fondazione dell'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata: per l'evento sono stati organizzati numerosi eventi,[10][11][12][13] la Città del Vaticano ha emesso una cartolina postale speciale[14] e Poste Italiane ha diffuso un francobollo ed un annullo speciale figurato dedicati a san Nilo da Rossano ed all'abbazia.[15]

Cronotassi degli archimandritiModifica

StatisticheModifica

La diocesi al termine dell'anno 2016 su una popolazione di 12 persone contava 12 battezzati, corrispondenti al 100,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1948 95 95 100,0 17 17 5 34 1
1970 85 85 100,0 18 18 4 30 7 1
1980 103 103 100,0 27 27 3 42 9 1
1990 95 102 93,1 25 25 3 39 9 1
1999 98 98 100,0 15 15 6 25 5 1
2000 98 98 100,0 15 15 6 25 5 1
2001 98 98 100,0 15 15 6 25 5 1
2002 98 98 100,0 15 15 6 25 5 1
2003 98 98 100,0 15 15 6 25 5 1
2004 98 98 100,0 15 15 6 25 5 1
2009 87 87 100,0 10 10 8 15 4 1
2013 12 12 100,0 8 8 1 1 10 3 1
2016 12 12 100,0 9 9 1 1 9 3 1

La chiesaModifica

Chiesa abbaziale di Santa Maria di Grottaferrata
Stato  Italia
LocalitàGrottaferrata
TitolareMaria
Stile architettonicopaleocristiano
romanico
bizantino-barocco
Sito web e

Coordinate: 41°47′09.15″N 12°40′00.49″E / 41.785875°N 12.666803°E41.785875; 12.666803

EsternoModifica

 
Lato sinistro esterno dell'Abbazia

L'esterno della chiesa, con il rosone e le finestre in marmo traforato, gli archetti ciechi in stile gotico e le cornici in laterizio, che proseguono la decorazione dei fianchi, è stato restaurato nel 1930 secondo le forme originarie dalle sostruzioni neogotiche ottocentesche.

Presenta totalmente integra la struttura originaria della chiesa del 1004. Nel nartece, che poggia su quattro colonne in pietra e su due pilastri in mattoni, custodisce la porta che immette nell'endonartece ed un mosaico raffigurante Santa Maria Madre di Dio. Di fianco alla chiesa si trova lo slanciato campanile coevo.

L'atrio, a colonne (prònao) in travertino e vestibolo (nartece), è stato anch'esso restaurato nel Novecento nelle forme originarie. Il nartece presenta pavimenti a spina, soffitto in legno e finestre in marmo traforato. In esso troviamo a sinistra un fonte battesimale, opera in marmo del XI secolo, di forma cilindrica, poggiato su leoni alati, che presenta una decorazione simbolica a bassorilievo; a destra un altare sovrastato da un affresco di Cristo risorto che libera le anime dall’Ade.

La porta del portale è detta "speciosa" per la ricca decorazione degli stipiti, a bassorilievo in marmo con intarsi di pietre e pasta vitrea. In stile romanico con influssi bizantini, presenta le ante in legno scolpito di diversa larghezza, riadattate forse da un altro edificio. Il mosaico sovrastante, in stile bizantino dell'XI secolo, rappresenta la Dèisis, cioè l’intercessione: Gesù benedicente seduto in trono con il Vangelo di San Giovanni dove, in greco antico, è scritto: “Io sono la porta, chi per me passerà sarà salvo”; ai lati la Madonna e San Giovanni e, in proporzioni minori, la figura di un monaco.

InternoModifica

 
Iconostasi marmorea su progetto di Gian Lorenzo Bernini (XVII secolo)

L'interno della chiesa. originariamente in stile romanico, è stato trasformato nel 1754 con un rivestimento di stucco in stile barocco che ha ricoperto gli affreschi alle pareti e le colonne, trasformate in pilastri. Conserva l'originaria struttura a tre navate con endonartece e profonda abside con iconostasi e santuario.

Dall'endonartece, dove si trova il battistero, attraverso un portale finemente intarsiato si accede alla cupa navata centrale della chiesa illuminata soltanto dall'ampio rosone della facciata. Lungo la navata laterale destra si aprono la Grotta Ferrata e la Cappella Farnesiana. Quest'ultima è barocca ed è decorata con finissimi affreschi raffiguranti storie di San Nilo, fatica del Domenichino, datati intorno al 1608 e 1610.

All'inizio dell'abside si trova la maestosa iconostasi barocca, voluto nel 1665 dal cardinale Francesco Barberini su disegno e progetto di Gian Lorenzo Bernini e l'esecuzione di Antonio Giorgetti, al cui centro è, in un coro di angeli, è intronizzata la Theotòkos, l'icona della Madre di Dio col Bambino. Dietro l'iconostasi si cela il "Vima" (santuario); dotato di altare quadrato, secondo il rito bizantino, è sormontato da un baldacchino neogotico dipinto da cui pende una colomba d’argento per la custodia del SS. Sacramento.

L'arco trionfale, che divide la navata centrale dal presbiterio, riservato ai monaci, è decorato da un mosaico medioevale (XII secolo). Esso rappresenta la Pentecoste: le figure dei santi Apostoli, riconoscibili dalle scritte in greco, sono schierate su seggi preziosi con al centro il trono vuoto in attesa del Cristo per il Giudizio (etimasia); le figure dei santi, ieratiche e impassibili secondo lo stile bizantino, esprimono il distacco dalle cose terrene; nel trono vuoto al centro è raffigurato un agnello, simbolo del Cristo sacrificato, ai lati gli apostoli Pietro e Andrea, simboli di Roma e Costantinopoli.

Sopra l'arco trionfale, oltre il mosaico, resta parte del ciclo di affreschi medioevali (XII-XIII secolo): è rappresentata la Trinità dentro la "mandorla mistica": Cristo, piccolo di proporzioni, ma di aspetto adulto, tra le braccia del Padre, regge la colomba raggiata dello Spirito Santo; ai lati, due schiere di Angeli dalle ricche tuniche colorate, alle estremità i due profeti Davide ed Isaia. Altri affreschi furono coperti dal soffitto a lacunari nel 1577 e quelli un tempo sulle pareti della navata, dal rifacimento settecentesco (alcuni di essi, staccati, sono nel Museo).

Il pavimento è in marmo policromo, in opus sectile secondo lo stile cosmatesco del XIII secolo. Il coro dei monaci è caratterizzato da pregevoli stalli intarsiati; fu sistemato nell'aspetto attuale nel 1901.

Nella chiesa si celebra secondo il rito bizantino in lingua greca e, in alcune occasioni particolari, in lingua albanese.

La bibliotecaModifica

Di fianco alla chiesa si trova il massiccio edificio del monastero che si articola su due lati di un cortile porticato. Al suo interno si trova una delle biblioteche più fornite di testi in greco antico e latino al mondo, con migliaia di volumi di valore inestimabile.

San Nilo era un amanuense ed aveva creato una sua propria scuola; alcuni dei suoi monaci erano scribi e, fino a tutto il XIII secolo, produssero manoscritti liturgici ed ascetici. Questi, con l'aggiunta di manoscritti acquistati ed ereditati, formarono il nucleo più antico della biblioteca[16].

Nel 1873 l'intero complesso ecclesiastico dell'abbazia, compresa la Biblioteca, divenne proprietà dello Stato italiano. Attualmente essa conta circa 500 manoscritti greci ed altrettanti latini, varie centinaia di incunaboli e cinquecentine e 50.000 libri stampati.[16]

Il Laboratorio di restauro del libroModifica

Dal 1931 l'Abbazia di Grottaferrata è sede del "Laboratorio di restauro del libro antico", il primo laboratorio a carattere scientifico fondato in Italia per iniziativa della Direzione generale delle biblioteche ed accademie del Ministero dell'Educazione Nazionale, per la salvaguardia del patrimonio bibliografico italiano. Fondato da P. Nilo Borgia, ha notevolmente contribuito alla conservazione di numerosi e preziosi codici.

Il più prestigioso dei restauri effettuati da questa autentica Officina Librorum è stato quello delle oltre 1.000 carte vinciane del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci.[17][18]

Il Museo dell'AbbaziaModifica

Nel 2017 è stato riaperto il Museo dell'Abbazia greca di San Nilo, parte del circuito dei monumenti del Polo Museale del Lazio. Ospitato nel quattrocentesco palazzo del Commendatario dell'Abbazia, il Museo raccoglie, oltre alla collezione archeologica riunita nel corso dei secoli dai monaci basiliani, eccezionali testimonianze artistiche che rappresentano la vita del monastero fin dalla sua fondazione, risalente agli inizi dell'anno Mille.

Attività religiose, artistiche e culturaliModifica

Nei primi decenni del '900, oltre ad un'intensa vita spirituale, sono state ampie le attività culturali ed artistiche nella comunità del Monastero.

Nel 1929 uscì la prima serie del "Bollettino della Badia greca di Grottaferrata", interrotta nel 1943 per le difficoltà belliche, ma il periodico riprendeva la pubblicazione nel 1947 con un programma alquanto diverso ed una nuova veste tipografica. Nello stesso periodo si sviluppavano gli studi sulla musica bizantina con lo studioso bizantinista e interprete siculo-albanese P. Lorenzo Tardo, studi e manifestazioni proseguiti dal conterraneo P. Bartolomeo Di Salvo sino ai tempi più recenti.

Costituita ufficialmente nel 1937 la Chiesa Italo-Albanese, il Monastero esarchico di Grottaferrata ha accolto nel 1940 il Sinodo Intereparchiale fra le tre circoscrizioni ecclesiastiche italo-albanesi di rito greco-bizantino, geograficamente non vicine l’una dall’altra ma unite nella comune tradizione bizantina nonché anche in quella etnica, per discutere comuni problemi ed impartire uniformi direttive disciplinari e liturgiche. Nello stesso anno l'Abbazia accolse una delegazione della Chiesa ortodossa albanese.

Nel 1968, cinquecentenario in memoria di Giorgio Castriota Scanderbeg, figura di spicco degli albanesi, dopo un incontro a Roma tra le tre sedi ecclesiali Italo-Albanesi, fu riconosciuta ufficialmente dai monaci basiliani la lingua albanese per la liturgia.

Dopo che il Papa nel 1994 ha dato il suo beneplacito al progetto, presentatogli dai tre ordinari delle eparchie di Lungro, mons. Ercole Lupinacci; Piana degli Albanesi, mons. Sotìr Ferrara; e del monastero esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, archimandrita Emiliano Fabbricatore, nel 2004 - in concomitanza con il millennio del Monastero di Grottaferrata - si celebrò il secondo sinodo intereparchiale della Chiesa Italo-Albanese, in modo di fare il punto sulla situazione e di tracciare le linee dell'attività pastorale dopo il Concilio Vaticano II e la promulgazione, avvenuta nel 1990, del Codice dei canoni delle Chiese orientali.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Origini dell'abbazia su abbaziagreca.it, su abbaziagreca.it. URL consultato il 17-05-2010.
  2. ^ Prende il nome di San Nilo poiché dedicata a Nilo da Rossano, monaco basiliano fondatore del monastero. Pur avente origini dal monachesimo italo-greco, per "greca/o" si indica la tradizione religiosa orientale cattolica (rito greco o bizantino), forma diventata abituale per definire "gli orientali" in epoca moderna dai cattolici di rito latino o romano.
  3. ^ Mibact, Abbazia Greca di San Nilo, su polomusealelazio.beniculturali.it.
  4. ^ Luigi Devoti, pp. 94-96.
  5. ^ a b c d e Moroni, pp. 50-51.
  6. ^ Devoti 1999, pp. 83-84.
  7. ^ Il Monastero di Grottaferrata e gli Albanesi d’Italia, Jemi.it - Lajme, N°3 2005, su jemi.it. URL consultato il 1º febbraio 2006.
  8. ^ Aspetti della cultura bizantina ed albanese in Sicilia, su books.google.it. URL consultato il 24 ottobre 2013.
  9. ^ Returning Home to Rome: The Basilian Monks of Grottaferrata in Albania, su books.google.it. URL consultato il 25 ottobre 2013.
  10. ^ Massimo Medici, San Nilo: Millenario 1004-2004 (prima parte), in Controluce, marzo 2004. URL consultato il 7 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2007).
  11. ^ Massimo Medici, San Nilo: Millenario 1004-2004 (quarta parte), in Controluce, giugno 2004. URL consultato il 7 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2007).
  12. ^ Massimo Medici, San Nilo: Millenario 1004-2004 (sesta parte), in Controluce, settembre 2004. URL consultato il 7 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2006).
  13. ^ Massimo Medici, San Nilo: Millenario 1004-2004 (settima parte), in Controluce, dicembre 2004. URL consultato il 7 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2007).
  14. ^ Città del Vaticano - Cartolina postale speciale per il millenario dell'abbazia di Grottaferrata, su vatican.va. URL consultato il 7 aprile 2009.
  15. ^ Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata - Arte e Cultura - Filatelia, su abbaziagreca.it. URL consultato il 7 aprile 2009.
  16. ^ a b online su Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata - Monaci Basiliani
  17. ^ www.abbaziagreca.it - Attività - Restauro libri, su www.abbaziagreca.it. URL consultato il 9 maggio 2015.
  18. ^ SEGNI - LA MEMORIA SALVATA: Il restauro del Codice Atlantico, su www.archivioinnocenzo.it. URL consultato il 9 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2014).

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