Adolf Kirchhoff

filologo e epigrafista tedesco
Johann Wilhelm Adolf Kirchhoff

Johann Wilhelm Adolf Kirchhoff (Berlino, 6 gennaio 182626 febbraio 1908) è stato un filologo classico ed epigrafista tedesco.

BiografiaModifica

Nel 1865 divenne professore di filologia classica all'Università di Berlino. Gli studi scientifici di Kirchhoff si occuparono di linguistica, antichità ed epigrafi greche.

I gruppi colorati delle varianti dell'alfabeto greco anticoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grammatica del greco antico.

ciò, merita attenzione l'arrivo delle ultime 5 lettere nell'alfabeto greco, non presenti né nel fenicio che nel cipriota, ossia Υ Φ Χ Ψ Ω. Inizialmente per la prima /u/ i greci usavano la lettera fenicia /w/ che stava a metà tra uno iota e una u, e che scrivevano come digamma (dalla forma di un doppio gamma maiuscolo). A causa di due iscrizioni del XVII secolo a.C. rinvenute a Marsiliana d'Albegna e nel santuario di Era a Samo, si trova il digamma in ambedue, la soluzione della /u/ vocalica fu usata nel dialetto ionico-attico, pronunciata come la u alla francese, e inserita dopo il tau nell'alfabeto, determinando la lenta scomparsa nelle parole della presenza del digamma.

Insieme a ciò, i Greci affrontarono il problema di altri suoni comuni come ph - ch - ks - ps, e nei vai dialetti che si parlavano nell'Eellade, vennero fuori vari risultati, che furono studiati nel 1887 da Adolph Kirchhoff, il quale creò delle carte geografiche di quattro gruppi di alfabeti greci: il rosso, il verde e l'azzurro chiaro-scuro.

  • Il gruppo verde (Creta, Ionia occidentale zona Euboica, Ionia orientale zona di Chio e Teo), della parlata cretese, non aveva segni complementari
  • Il gruppo azzurro scuro (Doride meridionale, Sparta, la Messenia, l'Argolide, Corinto), utilizzava Φ Χ Ψ con valore rispettivo di "ph-ch-ps-ks"
  • L'azzurro chiaro (Epiro, Etolia presso la Doride nord occidentale) utilizzava Φ Χ con valore di "ph-ch", e mancavano segni specifici per "ps - ks", per cui si utilizzavano segni come ΦΣ ΧΣ
  • Gruppo rosso (Eolia, Tessaglia, Beozia, Lesbo), che utilizzava Φ Χ Ψ col valore di "ph-ks-kh", mancava però il segno per "ps", generalmente espresso con ΦΣ.

Nel 403 a.C. la città d'Atene adottò con editto ufficiale l'alfabeto azzurro scuro, usando anche parti dell'alfabeto di Mileto, il quale sembrava più funzionale degli altri, e che caratterizzò per secoli il greco parlato, nel dialetto ionico-attico, rispetto agli altri dorico-eolici. L'Ω, ossia "omicron grande", fu creata per distingue l'o chiusa dall'aperta, nonché per distinguere la lunghezza prosodica della vocale stessa. Il nuovo grafema fu ottenuto aprendo il cerchio classico dell'O, e inserendo due appendici laterali. In casi però come a Paro e Taso, l'oméga venne usata per indicare la vocale chiusa, mentre la O grande per indicare l'aperta; ciò svanì quando venne adottato l'alfabeto attico.

OpereModifica

  • Die Homerische Odyssee (1859), una nuova teoria sulla scrittura dell'Odissea
  • edizione di Plotino (1856)
  • edizione di Euripide (1855 e 1877–1878), prima edizione critica basata sulla collazione accurata di tutti i manoscritti
  • edizione di Eschilo (1880)
  • Esiodo (Works and Days, 1881)
  • Senofonte, Respublica Atheniensium (On the Athenian Constitution; 3rd ed., 1889)
  • Über die Entstehungszeit des Herodotischen Geschichtswerkes (2nd ed., 1878)
  • Thukydides und sein Urkundenmaterial (1895).

Le seguenti opere sono il frutto dei suoi studi epigrafici e paleografici:

  • Die Umbrischen Sprachdenkmäler (1851)
  • Das Stadtrecht von Bantia (1853), Tabula Bantina scoperta nel 1790 ad Oppido vicino Banzi, contenenti una relazione relativa agli affari municipali dell'antica Bantia
  • Das Gotische Runenalphabet (1852)
  • Die Fränkischen Runen (1855)
  • Studien zur Geschichte des Griechischen Alphabets (4th ed., 1887).

La seconda parte del vol. iv. del Corpus Inscriptionum Graecarum (1859, contenente iscrizioni cristiane ) ed il vol. i. del Corpus Inscriptionum Atticarum (1873, contenenti iscrizioni anteriori al 403) con supplemento (vol. iv. pts. 13, 1877–1891) da lui stesso redatto. Dal 1860 al 1902 si occupò di Inscriptiones Graecae ed editò Hermes (1866–81).

BibliografiaModifica

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Collegamenti esterniModifica

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