Senofonte

storico e filosofo ateniese
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Busto di Senofonte in marmo bianco conservato alla Bibliotheca Alexandrina

Senofonte, figlio di Grillo del demo di Erchia (in greco antico: Ξενοφῶν, Xenophôn; 430/425 a.C. circa – Corinto, 355 a.C. circa), è stato uno storico e mercenario ateniese. [1]

Fu scrittore poligrafo e del quale ci sono pervenute tutte le opere e complete, una circostanza che ha fatto di lui una delle fonti maggiori per la conoscenza dei suoi tempi. In particolare da lui, oltre che da Platone, provengono molte notizie riguardanti la vita e i detti di Socrate, del quale fu alunno[2]. È stato soprannominato dalla Suda "l'ape attica", per la semplicità e la chiarezza della sua prosa.

Le date di nascita e di morte non sono note con certezza.

Indice

BiografiaModifica

Origini sociali e formazione[3]Modifica

 
Opere di Senofonte in un manoscritto del 1417-19 circa

Proveniva dal demo di Erchia, figlio di Grillo, un personaggio del quale nulla si può dire al di là di certe indirette supposizioni che lo farebbero rappresentante di una famiglia agiata, appartenente forse all'ordine dei cavalieri. Ciò appare probabile sia in virtù della dimestichezza di Senofonte con l'arte equestre, sia dalla militanza di questi, e dei suoi figli, nella cavalleria ateniese. L'agiatezza delle origini è comunque provata dalla buona educazione ricevuta, che lo vide allievo dei sofisti Prodico e Isocrate. In gioventù, poco più che ventenne, entrò anche in contatto con Socrate, di cui fu discepolo per almeno tre anni, un'esperienza che si rivelò determinante per la sua educazione. La sua Apologia di Socrate si discosta per certi versi da quella di Platone; questo ha dato luogo a molti dibattiti sulla figura storica di Socrate.

La breve militanza politica atenieseModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Trenta tiranni.

Senofonte militò nei cavalieri, che influirono sulle sue scelte politiche conservatrici e filo-spartane: appoggiò sicuramente il regime dei Trenta Tiranni (così come, in precedenza, aveva appoggiato la Boulé dei Quattrocento, della quale anche Tucidide era stato membro). Lo storico Luciano Canfora, su una stringente ricostruzione filologica delle fonti, ipotizza che fu uno dei due ipparchi al servizio dei Trenta; pensa inoltre che, quando Trasibulo restaurò la democrazia, Senofonte abbia seguito gli oligarchi anche nel loro esilio a Eleusi, lasciando poi Atene quando essi furono massacrati (401 a.C.). Questo fatto, secondo lo storico, sarebbe testimoniato dalla mancanza di notizie riguardanti il periodo tra il 403 e il 401, che infatti non figura nelle Elleniche.[4]

Nella primavera del 401, infatti, Senofonte si trova in Asia Minore, prima ad Efeso e poi a Sardi, invitatovi dal tebano Prosseno, a cui era legato da antichi vincoli di ospitalità.

L'Anabasi di CiroModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Anabasi (Senofonte) e Diecimila (Anabasi).

Nel 401 a.C., sempre su invito di Prosseno, partecipò ad una spedizione di mercenari greci comandati da Clearco di Sparta e ingaggiati, dopo la fine dalla Guerra del Peloponneso, da Ciro il Giovane nel suo tentativo di sostituire sul trono di Persia il fratello maggiore imperatore Artaserse II di Persia.

 
Adrien Guignet, La ritirata dei Diecimila, 1843.

Nella battaglia di Cunassa (3 settembre dello stesso anno) i greci riportarono la vittoria sul loro fronte, ma Ciro, spintosi troppo oltre nel tentativo di uccidere personalmente il fratello, trovò invece la morte. Clearco, invitato a negoziare con le forze di Artaserse, fu vittima, insieme agli altri strateghi greci, di un inganno ordito da Tissaferne, consigliere di Artaserse, nel quale furono sopraffatti ed uccisi tutti i comandanti greci, incluso Prosseno. Il contingente greco, che contava circa diecimila uomini (i famosi Diecimila), si trovò sbandato e disorientato, privo di ogni guida, in un territorio ostile, a migliaia di chilometri dalla patria. I soldati seppero però darsi dei buoni condottieri, tra i quali lo stesso Senofonte, e con un'epica marcia verso il nord attraverso l'Armenia, raggiunsero Trapezunte (Trebisonda), sul Mar Nero (allora Ponto Eusino). Di qui si imbarcarono per la Tracia, per poi tornare al luogo di concentramento di Tibron, nei pressi di Pergamo, a nord-ovest di Sardi (luogo di concentramento all'inizio dell'Anabasi) e infine raggiunsero la Grecia. Il racconto di questa impresa è contenuto nella più nota delle opere di Senofonte, l'Anabasi.

Al seguito di Agesilao di SpartaModifica

Le conseguenze politiche della fallita spedizione di Ciro non si fecero attendere: nel mutato quadro venutosi a determinare, Sparta decide un intervento contro Farnabazo in favore della città greche della Ionia. Della spedizione, guidata dal re di Sparta Agesilao, farà parte anche Senofonte, che già a Pergamo aveva consegnato i superstiti dei Diecimila al generale spartano Tibrone, determinandone l'arruolamento nelle file spartane.

Nel 394, Senofonte partecipa probabilmente alla battaglia di Coronea, schierato con Sparta al seguito di Agesilao e contro la sua stessa città, coinvolta nell'alleanza con Tebe.

Senofonte compose a tal proposito l'operetta "Agesilao": un encomio caratterizzato da una forte impostazione retorica dove sono descritte le imprese e le virtù del re Spartano, che gli era stato amico e protettore. Quest'opera si pone come modello per il futuro genere della biografia.

L'esilioModifica

Per questo motivo, o forse per essere stato mercenario di Ciro (ma più probabilmente già per il suo coinvolgimento nel governo dei Trenta tiranni nel 404 a.C.), fu esiliato da Atene e privato di tutti i beni cittadini.

Nel 390 ottenne dagli Spartani una proprietà a Scillunte, una località dell'Elide, tra Sparta e Olimpia, dove trascorse un esilio all'incirca ventennale. La fattoria di Scillunte si rivelò un ritiro sereno e prolifico sia in senso letterale che letterario: fu in questo periodo che sposò una donna di nome Filesia, dalla quale ebbe due figli, Diodoro e Grillo, che, sotto la guida di Agesilao, ricevettero l'agoghè (Άγωγή), l'educazione spartana. Negli stessi anni, probabilmente prima del 380 a.C., redasse e pubblicò l'Anabasi.

Nella sua fattoria, lontano dalle piccole ambizioni politiche, si dedicò interamente alla coltivazione, al culto degli dei e dell'ospitalità, all'equitazione e, nei dintorni ricchi di selvaggina, alla caccia.

Ma questa parentesi appagata e agiata cessò bruscamente dopo la sconfitta che gli Spartani subirono nel 370 nella battaglia di Leuttra ad opera di Epaminonda: Scillunte fu conquistata dagli Elei e Senofonte fu costretto a riparare con la famiglia in vari luoghi finché, resosi conto dell'irrimediabile perdita dei beni, rinunciò ad ogni perorazione e decise di stabilirsi a Corinto.

Il miglioramento dei rapporti con AteneModifica

Fu allora che, dopo molti anni di lontananza, giunse una schiarita nei rapporti con la sua città d'origine, a cui non fu estraneo il migliorato quadro dei rapporti tra Sparta e Atene: fu infatti intorno al 368 (o 367) che, su proposta di Eubulo, Senofonte vide annullarsi il provvedimento di bando e confisca.

A questo fece seguito il riconoscimento della cittadinanza ateniese per i figli e l'assegnazione di un risarcimento per i danni subiti a seguito del provvedimento di esilio; in questi stessi anni è probabile che facesse temporaneo ritorno in patria.

Una prova del suo ricongiungimento con la città natale e del suo rinnovato interesse verso Atene è dato sia dalla composizione dei "Poroi" (che contengono riferimenti a fatti successivi al 355), sia dagli encomi composti in città a seguito della morte del figlio Grillo nella Battaglia Di Mantinea.

La morteModifica

Senofonte visse a Corinto fino alla sua morte, avvenuta attorno al 355 a.C.; altre fonti, comunque, sostengono che morì ad Atene.

Il metodo storiograficoModifica

Senofonte fu uno scrittore poligrafo, fedele al metodo storiografico della καλοκαγαθία, sulla descrizione di personaggi storici quali Ciro il Grande e Agesilao. Senofonte spaziò, nelle sue opere, non solo nella monografia sulla scia tucididea, ma introdusse anche, per le generazioni future, nuovi metodi di storiografia come il diario memorialistico, la biografia romanzata o encomio, la monografia per la descrizione di un determinato fatto storico, e vari trattati di argomento socio-politico e intellettuale. Senofonte rappresenta l'intellettuale greco che si avvia dal vecchio stile classico della decadente democrazia di Atene verso i primi canoni dell'ellenismo[5], come nell' Anabasi. Il periodo di transizione dalla caduta di Atene sotto Sparta all'egemonia di Tebe è intravisto appunto da Senofonte come una fase importante della storia della Grecia, in cui bisogna abbandonare i vecchi schemi della polis governata o da un aristocratico, oppure da una democrazia-oligarchia, in cui ugualmente membri della classe alta detengono il controllo, per passare alla consapevolezza dell'uomo cittadino del mondo. Le stesse opere senofontee mostrano pragmatismo nella pluralità degli argomenti trattati, legati indissolubilmente alle esperienze di vita, come la descrizione della spedizione dei Diecimila, o nell'encomio di modelli di politica come Ciro il Grande o Agesilao, o di filosofia come Socrate. Le opere socratiche sembrano essere quelle più giovanili, mentre le Elleniche e l' Anabasi segnano il periodo della maturità di Senofonte, che si ritrovò nella spedizione dei Diecimila come scrittore di guerra, compilando più un commentarium che un'opera storiografica di pieno respiro quale quella di Tucidide, precisa e studiata nei suoi contenuti. Le Elleniche, a differenza della ritirata dei Diecimila dell' Anabasi trattano il grave periodo di crisi dopo la fine della guerra del Peloponneso, in cui sì sono tratteggiate figure di spicco come Trasibulo, che restaura il governo ateniese[6], dopo i Trenta Tiranni, ma dove è visibile la decadenza lenta del dominio delle due superpotenze verso le altre poleis, troppo impegnate in schermaglie di controllo territoriale, pressate economicamente dalla presenza sempre più evidente della Persia; fino al dominio di Tebe, che sconfisse ripetutamente l'esercito spartano fino alla battaglia di Leuttra[7]. Da qui anche la varietà dello stile.

La prosa e la linguaModifica

 
Statua di Senofonte

Riguardo alla prosa di Senofonte il giudizio tramandato dal lessico di Suda è positivo: Senofonte ha infatti goduto, dall'antichità fino ai tempi moderni, di unanime apprezzamento per la peculiare sobrietà e chiarezza della prosa, frutto non solo di un istintivo senso della misura e del bello, ma anche di un'intenzionale e studiata ricerca della semplicità nella costruzione della frase; queste caratteristiche hanno fatto di lui un vero e proprio modello di stile per oratori e prosatori di epoche successive.

Quale naturale conseguenza delle sue vicende e delle sue frequentazioni, la lingua usata da Senofonte si caratterizza per l'accoglimento di elementi e costrutti provenienti dai più diversi ambiti dialettali e letterari del mondo greco: così vi si riconoscono in particolare gli influssi dalla prosa scritta ionica, anche di carattere tecnico (e quindi del corrispondente dialetto[8]) ma anche elementi linguistici estranei alla prosa attica e ionica o addirittura provenienti dal registro linguistico parlato.

Tutto questo fa sì che la sua lingua non può essere ascritta ad una sfera di purezza dialettale attica (almeno nel senso dei fraintendimenti atticistici) ma, nella nostra ottica, debba essere considerata un'anticipatrice di fenomeni linguistici che porteranno alla formazione della koinè, la lingua comune dell'epoca ellenistica.[9]

Questa contaminazione linguistica non ha impedito il sorgere di un equivoco atticista, che ha voluto vedere, nella sua lingua, un modello di quella presunta purezza linguistica attribuita al dialetto attico: un equivoco provvidenziale al quale, probabilmente, sono dovute la trasmissione e la conoscenza moderna delle sue opere.

Il maggiore limite dell'autore è quello di essere selettivo nella sua storiografia: Senofonte non rinuncia a far trasparire la sua visione politica elitaria e aristocratica (datagli già dalla sua educazione giovanile) e spesso censura ciò che non ritiene utile per i suoi fini; i fatti risultano perciò talvolta alterati. Da lodare tuttavia la sua abilità nella descrizione dei tratti psicologici di un personaggio o di interi popoli e anche di battaglie e avvenimenti. L'aver vissuto in prima persona guerre e tutte le situazioni di disagio ad essa legate accentua il pathos che traspare dalle sue opere storiche (esemplificativo, nell'Anabasi, è l'episodio dei Diecimila che giungono in vista del mare e gridano esultando Thalatta! Thalatta! abbracciandosi in lacrime).

OpereModifica

 
Un'edizione del 1494 della Ciropedia

Storiografia e politicaModifica

EllenicheModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Elleniche.

L'opera è considerata dalla critica una rielaborazione del materiale finale di Tucidide per la conclusione de La guerra del Peloponneso. Infatti l'opera parte con la frase: "Dopo la descrizione di questi eventi..."; poiché si riallaccia alla trattazione della sconfitta di Atene a Siracusa contro Sparta. L'opera è in sette libri, e tratta la storia della Grecia dalle ultime fasi della guerra del Peloponneso fino alla battaglia di Mantinea nel 362 a.C.. Nel primo libro è descritta la guerra tra Atene e Sparta dal 411 al 406 a.C., il secondo il governo dei trenta tiranni dal 406 al 401, con le descrizioni dello sconforto di Atene per la perdita del potere, e l'abbattimento delle Lunghe Mura nel Pireo; il terzo libro descrive le varie alleanze tra Atene e Sparta con i Persiani, rischiando però la guerra civile, soprattutto da parte degli Spartani (anni 399-387 a.C.). Gli ultimi libri descrivono la guerra di Corinto (394-387), con la successiva pace di Antalcida, in cui si vede la Persia allungare sempre di più il suo potere nella Grecia dal punto di vista amministrativo, il successivo indebolimento politico delle due superpotenze greche, e la successiva egemonia tebana intorno al 371 a.C., che vedrà una battuta d'arresto nella battaglia di Mantinea, dopo la cocente sconfitta di Sparta a Leuttra.

AnabasiModifica

 
Busto di Ciro il Grande

L'opera è una delle più importanti dello scrittore, e narra la spedizione dei Diecimila spartani in Persia, alleati di Ciro il Giovane, per la guerra contro il fratello Artaserse II, usurpatore del trono. Tuttavia Ciro muore in battaglia, e allora il generale Clearco ordina la ritirata in Grecia. Prende avvio un lungo percorso pieno di ostacoli e inganni del satrapo Tissaferne che cerca in ogni maniera di decimare l'esercito con incursioni e imboscate, pur di non farlo ritornare in patria. Senofonte usa la tecnica del diario di guerra, descrivendo in alcuni tratti il grande valore militare del generale, e le usanze dei vari popoli incontrati dagli spartani durante la marcia verso il Ponto Eusino, che dura un anno. Celebre è l'episodio in cui i soldati gridano "Il mare, il mare!" scorgendo le acque presso Trapezunte.

Ciropedia - Educazione di CiroModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Ciropedia.

L'opera è più un manuale da prendere in considerazione, come faranno in futuro Cesare e Tacito sulla descrizione delle usanze dei popoli barbari nel De bello gallico e dei Germani nella Germania. Senofonte scrisse l'opera intorno al 360 a.C., dopo la rivolta dei satrapi, ritenendo utile per la Grecia la conoscenza di informazioni riguardanti il persiano, ma anche le sue buone regole circa l'educazione e l'avvio alla carriera politica e al confronto sociale, come fu per Ciro il Grande. Infatti il Gran re è rappresentato con aspetti positivi, anche se enfatizzati, e Senofonte si sofferma specialmente sull'educazione dei fanciulli al rispetto e all'obbedienza, in similitudine con la precettistica greca.

AgesilaoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Agesilao (Senofonte).
 
Ritratto settecentesco di Senofonte

L'opera è un unicum della letteratura greca, poiché è una biografia, anche se idealizzata, del re spartano Agesilao II, intravisto da Senofonte come una figura ideale del politico greco antico, pieno di virtù e qualità umane e politiche. Verrà presa a modello da Tacito per la Vita di Giulio Agricola.

IeroneModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Ierone (Senofonte).

L'opera è un dialogo tra Gerone I di Siracusa e il poeta Simonide di Ceo. Il poeta, ormai anziano, chiede al tiranno di Siracusa quali siano le differenze tra il suo vivere da giovane come comune cittadino, e tra la nuova vita da tiranno. Gerone fornisce varie spiegazioni, dimostrando che il potere del tiranno, anche se segnato dal sangue e dalle armi, può essere quello mite di un uomo pio, saggio e illuminato.

Costituzione di SpartaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Costituzione di Sparta.

L'opera più che altro è un commento alle varie leggi della città, partendo dalla legislatura semi-mitica di Licurgo, fino alla caduta del governo dei Trenta tiranni dopo la guerra del Peloponneso. Senofonte dapprima commenta positivamente lo stile di vita sobrio e militare dello spartano, tracciando un excursus sul glorioso passato, soffermandosi successivamente sulle cause del rovesciamento del potere spartano dopo la vittoria nella guerra contro Atene, e successivamente sui motivi della lenta decadenza a causa del potere crescente dei Persiani sulla Grecia e successivamente sulle mancate vittoria contro la potenza di Tebe. Senofonte adduce tali colpe alla corruttela degli stessi canoni e principi di vita dello spartano, che ha iniziato a mancare ai classici rituali di leva militare, cadendo sempre più nella corruzione per il denaro, come nel caso della battaglia di Corinto, per motivi di ingenti elargizioni da parte della Persia, e specialmente per il lusso e vizi del cittadino medio.

Opere socraticheModifica

Memorabili - Detti memorabili di SocrateModifica

 
Ritratto di Socrate
  Lo stesso argomento in dettaglio: Memorabili.

L'opera vede il suo titolo ispirato a quello dei Memorabilia, con cui fu tramandato da certe fonti.[10]. L'opera in 4 libri tratta delle brevi conversazioni immaginarie, in cui Senofonte mette in mostra il suo rispetto e la sua ammirazione per Socrate, negli episodi dopo la sua difesa in pubblico, quando fu citato in giudizio, e nell'educazione di vari allievi, come Eutidemo. Ciò che traspare dall'opera è un'apologia del filosofo, mostrato come un vero precursore dei suoi tempi, e immancabile modello di virtù cittadina, mischiata alla ricerca del filosofo per le attività dell'uomo e del pensiero sociale ateniese.

SimposioModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Simposio (Senofonte).

L'opera è tratta dal Simposio di Platone, ed è vista dalla critica come una sorta di parodia dello stesso dialogo filosofico. La conversazione serale si svolge nella casa di Callia per la vittoria nella gara poetica del giovane Autolico. Al posto del tema dell'Eros, ognuno dei commensali esprime il proprio parere per la cosa secondo ciascuno più bella e lodevole. Il paradosso della risposta di Socrate si trova sul vanto personale per lo sfruttamento della prostituzione, poiché fa un'allusione al velato amore di Callia per Autolico.

Apologia di SocrateModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Apologia di Socrate (Senofonte).

Come nell' Apologia di Socrate platonica, viene descritto il processo intentato a Socrate per corruzione degli animi giovani, per falsità, e per non credenza verso gli Dei. A differenza dell'omonima opera di Platone, Socrate però si mostra come un uomo pienamente consapevole delle sue facoltà, come il responso dell'oracolo di Delfi e la consapevolezza di avvertire la presenza di un "demone" della conoscenza, al posto dei normali Dei. Insomma il Socrate senofonteo è più combattivo e cosciente della propria sapienza, volendo quasi mostrarla al popolo ateniese come un mero esempio di virtù da seguire, anziché temere, o da mostrare con un discorso confuso e più velato, come quello platonico.

Economico - Leggi per il governo della casaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Economico (Senofonte).

L'opera è un dialogo di Socrate con un giovane ateniese, suo allievo, sul miglior metodo di amministrare i beni. Socrate si mostra come un uomo che pratica del vero e proprio liberismo[11], traendo spunto dalle opere platoniche come la Repubblica e la Politica di Aristotele, in cui descrive inizialmente il ruolo dell' oikos nella casa ateniese, privilegiando il ruolo importante della donna, paragonata all'ape regina, come fece anche Esiodo, e successivamente trattando la spartizione dei beni e dei doveri nella famiglia, scegliendo l'uguaglianza ideale per entrambe le parti.

Trattati saggisticiModifica

Sull'equitazione e IpparchioModifica

 
Un hippikon completamente armato. Su un'anfora ritrovata in Attica, 550 a.C. circa (Louvre)
  Lo stesso argomento in dettaglio: Sull'equitazione e Ipparchio.

Grazie a quest'opera viene ricordato come il primo sostenitore delle attività legate all'equitazione nella quale si dia importanza ad un rapporto di affetto fra uomo e cavallo. Una delle qualità più importanti del cavallo, scrive Senofonte, è di avere una schiena muscolosa. L'importanza di questa caratteristica anatomo-funzionale è stata recentemente rivalutata.

Il trattato di Senofonte è anche considerato uno dei primi lavori che descrivono i principi del dressage classico, compreso la raccomandazione di utilizzare una tecnica di addestramento senza dolore.

Anche il secondo trattato Ipparchio deve il suo titolo alla trattazione dei cavalli, soltanto che si concentra di più sulla figura di un buon condottiero o generale che deve mostrare il suo potere sopra il destriero.

Caccia coi cani e PoroiModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Caccia con i cani e Poroi.

Nella prima opera Senofonte lega l'argomento nobile della caccia al buon metodo di saper andare a cavallo, fornendo successivamente descrizioni sull'arte, riprendendo modelli degli dei come Artemide, dea per eccellenza dell'arte, dando poi descrizioni di esempi di eroi, come Agamennone, Achille ed Eracle. La trattazione prosegue con la descrizione di tecniche e rituali più complessi e pratici per una buona caccia.

La seconda opera si concentra su un aspetto economica. Infatti è nota anche come Le entrate, riguardanti la città di Atene. Senofonte descrive le buone qualità economiche della città, messe a rischio e in default a causa delle sanguinose guerre, tra le quali la guerra del Peloponneso. Senofonte allora traccia un quadro della terra dell'Attica, molto adatta alla coltivazione e dunque a un possibile nuovo sviluppo economico; fornendo infine delle proposte per migliorare il sistema economico ateniese.

Pseudo-Senofonte: la Costituzione degli AteniesiModifica

La tradizione antica attribuiva a Senofonte anche una sorta di pamphlet sulla Costituzione degli Ateniesi, ma la critica moderna è tuttora indecisa sulla sua attribuzione. Si attribuiscono a Senofonte anche alcune lettere.

CuriositàModifica

NoteModifica

  1. ^ Senofonte - Sapere.it, su www.sapere.it, https://plus.google.com/+sapereit. URL consultato il 07 gennaio 2016.
  2. ^ Treccani, Senofonte, treccani.it, 2006.
  3. ^ Sapere.it, Senofonte, sapere.it.
  4. ^ Canfora.
  5. ^ Albin Lesky, Storia della letteratura greca (trad. di Fausto Codino, vol. II, Il Saggiatore, 1984 (p. 762)
  6. ^ Senofonte, II, 4, 40-42.
  7. ^ Diodoro, Bibliotheca historica, XV, 63.
  8. ^ Si pensi ad esempio all'uso incostante del duale, arcaico elemento grammaticale non più vivente nella evoluta parlata ionica, ma di uso normale in attico
  9. ^ « [...] per il vocabolario e per la vita stessa, Senofonte appartiene già all'epoca ellenistica, e annuncia già la κοινή.» Antoine Meillet, Lineamenti di storia della lingua greca. Einaudi, 2003, p. 295.
  10. ^ A. Santoni, Introduzione, in Senofonte, Memorabili, a cura di A. Santoni, Milano 1997, p. 39.
  11. ^ Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol. 1, p. 33.

BibliografiaModifica

  • Xenophon, Cyri testamentum [ita], Impressum Bononie, per Platonem de Benedictis, 1494. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 1, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 2, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 3, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 4, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 5, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 6, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 7, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 8, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 9, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, [Opere]. 10, Edinburgi, William Laing, 1811. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, Hellenica, Oxonii, Clarendon Press, 1900. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, Memorabilia, Oxonii, Clarendon Press, 1901. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • (GRC) Xenophon, Opuscula, Oxonii, Clarendon Press, 1910. URL consultato il 16 aprile 2015.
Fonti secondarie
  • Luciano Canfora, Il mondo di Atene, Laterza, 2013, ISBN 978-88-581-0708-9.
  • De Caria Francesco, "Cicerone Cato Maior 79-81 e Senofonte Ciropedia VIII 7,17 e Cicerone Cato Maior 59 e Sen. Oec. IV 20-25" in "Rivista di cultura classica e medioevale", anno XVI, nn. 2-3, maggio-dicembre 1974, pp. 321–336.
  • Dario Del Corno, La Letteratura Greca (Volume 3), Principato, 2012 pp. 10–14

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