Almaz 79M6 Kontakt

79M6 KONTAKT
Descrizione
Tipomissile anti-satellite
Impiegoaviolanciato
CostruttoreUnione Sovietica TsKB Almaz
Impostazione1978
In servizioprogramma cancellato nel 1995
Utilizzatore principaleUnione Sovietica V-VS
Peso e dimensioni
Peso4 550 kg
Lunghezza10 m
Diametro0,74 m
Prestazioni
VettoriMiG-31D
Tangenza600 km
Motoretre stadi a propellente solido
Testata20 kg
i dati sono estratti da Le armi antisatelliti sovietiche della Guerra Fredda[1]
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Il 79M6 Kontakt è stato un missile anti-satellite aviolanciato multistadio, sviluppato e costruito dall'azienda sovietica NPO Almaz tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta su specifiche della Voenno-vozdušnye sily SSSR (V-VS). Questo missile, che poteva essere lanciato tramite una versione appositamente modificata dell'aereo da caccia Mikoyan-Gurevich MiG-31, non entrò mai in servizio operativo, ed il programma fu cancellato alla metà degli anni novanta del XX secolo.

Storia del progettoModifica

 
Un caccia intercettore Mikoyan-Gurevich MiG-31 in fase di decollo.

Nel 1978 il bureau TsKB Almaz iniziò la progettazione, con bassa priorità, di un missile anti-satellite aviotrasportato designato 79M6 KONTAKT.[1] Dopo il primo lancio sperimentale del missile antisatellite statunitense Vought ASM-135 ASAT, lo sviluppo di un analogo sistema sovietico, designato 30P6 KONTAKT, subì una improvvisa accelerazione.[1] Si trattava di un missile tristadio, con motori a propellente solido, lungo 10 m, del diametro di 0,74 m, pesante 4.550 kg, in grado di portare una testata bellica del peso di 20 kg. Per il suo utilizzo, il 6 gennaio 1983, la Commissione Militare-Industriale autorizzò lo sviluppo, presso l'OKB Mikoyan-Gurevic, di una apposita versione del caccia intercettore pesante MiG-31.[2] I lavori di progettazione di questa versione del velivolo, designata MiG-31D (Izdelye 07), incominciarono il 27 novembre 1984 con l'emissione di un apposito decreto del Comitato Centrale del PCUS.[1] Il progetto preliminare del MiG-31D fu confermato nel 1985, seguito dall'emissione dei disegni tecnici ufficiali per la produzione presso la fabbrica di Gorky.[1] I due prototipi dell'aereo ricevettero i codici "071" e "072" che furono dipinti sulla parte anteriore della fusoliera.[2] Il primo aereo andò in volo per la prima volta il 17 gennaio 1987 nelle mani dei collaudatori Aviard G. Fastonets (pilota)[3] e Leonid Popov (navigatore), ed era privo del radar rimpiazzato da una zavorra di 200 kg, e con il radome trasparente sostituito da uno metallico.[1] Le carenature nella fusoliera destinate ad ospitare i sei missili aria-aria Vympel R-33 (AA-9 Amos) della versione di serie erano state ricoperte,[2] lasciando posto a un pilone centrale retrattile destinato al lancio del missile ABM.[4] La presenza di questo ordigno recava disturbo alla stabilità del velivolo, e per ovviare a questo inconveniente furono installate delle derive verticali (LERX) alle estremità alari.[1][2] Il secondo prototipo andò in volo per la prima volta nelle mani dei collaudatori Anatoly Kovchur e Leonid Popov.[3]

Tutti i voli vennero effettuati dopo il tramonto, al fine di evitare che l'aeroporto fosse nel raggio d'azione dei satelliti statunitensi ELINT, cosa che avveniva per solo due notti a settimana.[1] Per motivi di segretezza i due aerei erano stabilmente ricoverati all'interno di un hangar da dove erano tirati fuori solo al momento dei voli, e in questi casi ogni attività sull'aeroporto veniva sospesa, compresa quella dei voli nelle vicinanze.[1]

Dopo i primi collaudi furono stabiliti i parametri ottimali per il lancio.[1] Prima del decollo venivano inserite nel computer di bordo le caratteristiche ottimali di un satellite virtuale, dato che era vietata ogni intercettazione reale.[1] In base a questi dati l'aereo raggiunta una quota di 15-16.000 metri iniziava una cabrata con angolo di 18° alla velocità di 2,2 Mach lanciando quindi il missile.[1] A questo punto esso agiva indipendentemente effettuando l'intercettazione virtuale e poi si autodistruggeva.[1] L'esito del collaudo veniva determinato dalla distanza alla quale il missile era passato vicino alla posizione del finto satellite.[1]

All'inizio degli anni novanta del XX secolo i due aerei furono trasferiti in Kazakistan, stanziati presso il poligono di Sary-Šagan dove ricevettero il radar Almaz 45Zh6 KRONA.[1] Tutti i lanci di prova effettuati su questo poligono seguivano le rigide disposizioni previste per i precedenti, nessuna carica esplosiva e bersaglio virtuale.[1] I collaudi terminarono nel 1995, dopo circa 100 lanci sperimentali.[5] Essendo facilmente trasportabile tra gli aeroporti dell'Unione Sovietica e avendo una certa flessibilità di utilizzo rispetto ai sistemi antisatellite di base a terra, il sistema 30P6 KONTAKT poteva raggiungere satelliti fino a 600 km di altezza, con inclinazione da 50° a 104° contro gli oltre 1.500 km dell'ultima versione del sistema IS-A.[5]

NoteModifica

AnnotazioniModifica


FontiModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Fiorini 2021, p. 93.
  2. ^ a b c d Gunston, Gordon 1998, p. 229.
  3. ^ a b Gordon 2005, p. 96.
  4. ^ Gordon 2005, p. 95.
  5. ^ a b Fiorini 2021, p. 94.

BibliografiaModifica

  • (EN) Yefim Gordon, Mikoyan Gurevic MiG-31, Hinckley, Midland Publishing, 2005, p. 84–86, ISBN 1-85780-219-5.
  • (EN) Bill Gunston e Yefim Gordon, MiG Aircraft since 1937, London, Putnam, 1998, ISBN 0-85177-884-4.
  • (EN) Sam Tangredi, Anti Access Warfare: Countering Anti Access and Area Denial Strategies, Annapolis, US Naval Institute Press, 2013.
Periodici
  • Mauro Fiorini, Le armi antisatelliti sovietiche della Guerra Fredda, in Rivista Italiana Difesa, n. 10, Chiavari, Giornalistica Riviera Soc. Coop., ottobre 2021, pp. 80-97.

Collegamenti esterniModifica