Apri il menu principale

Architettura neomoresca

stile architettonico del XIX secolo

1leftarrow blue.svgVoce principale: Architettura dell'Ottocento.

La sala delle colonne nel Castello di Sammezzano
La sala dei Pavoni nel Castello di Sammezzano

L'architettura neomoresca è stata una tendenza artistica, all'interno di una più vasta tendenza delle arti verso l'Orientalismo e il Revivalismo in voga tra Ottocento e primo Novecento in Europa e negli Stati Uniti, ispirata all'Architettura islamica.

Indice

StoriaModifica

L'Orientalismo come corrente artistica ha inizio soprattutto in Francia, a seguito della spedizione di Napoleone in Egitto del 1798, e si sviluppa poi con crescente interesse anche in Inghilterra e in altri paesi europei e quindi negli Stati Uniti, anche a seguito dell'estendersi del colonialismo europeo in Nordafrica e nel Medio Oriente.[1]

L'attrazione verso forme espressive "esotiche" è all'origine dei primi esempi di architettura neomoresca, in un contesto generale dominato da forme di Revivalismo, spesso tra loro combinate in forme eclettiche.

Le strutture "indo-moresche" costruite a Brighton dall'architetto John Nash per il Royal Pavilion tra il 1815 e il 1822 potevano ancora intese come una curiosità, una visione da sogno di fantasia esotica e stravagante, da non essere prese troppo sul serio, come da tempo lo erano le cineserie, predominanti negli interni. Tuttavia, già nel 1826, l'architetto inglese Edward Blore usava archi islamici, cupole di varie dimensioni e forme e altri dettagli dell'architettura islamica del Vicino Oriente con grande effetto nel suo progetto per il Palazzo Voroncov (Alupka) in Crimea, soprattutto per la sua facciata meridionale.

Uno degli elementi più distintivi dell'architettura moresca è l'arco a ferro di cavallo, che si gonfia verso l'esterno dalla base. Altri elementi tipici sono la presenza di cupole circolari o a forma di cipolla (generalmente sormontate da una guglia appuntita), l'uso di colori vivaci e una quantità elevata di motivi decorativi intricati e ornati.[2]

Nell'immaginazione europea l'Oriente evocava fantasie di fuga verso una vita intensa e voluttuosa, piena di mistero.[3] Verso la metà del XIX secolo, lo stile fu adottato con successo per la costruzione di ville e dimore signorili in Europa da proprietari che volevano stupire i loro ospiti con una evasione "esotica" alle porte di casa. Il Castello di Sammezzano in Italia è il più splendido esempio di queste architetture.

In alcuni paesi, tuttavia, l'architettura neomoresca ebbe degli sviluppi che la radicarono più profondamente nella cultura locale.

Lo stile neomoresco fu anzitutto adottato dagli ebrei d'Europa in cerca di un elemento visivo distintivo per le loro sinagoghe monumentali, nell'era dell'emancipazione.[4] Lo stile ricordava agli ebrei le loro radici mediorientali e al tempo stesso permetteva di riprendere la struttura familiare delle chiese cristiane distinguendosene però immediatamente per quella sensazione di "distanza" generata da uno stile inusuale e "esotico". Quando nel 1858 il Leopoldstädter Tempel fu inaugurato a Vienna su progetto dell'architetto Ludwig Förster, l'edificio fu esaltato come un capolavoro della nuova arte ebraica e divenne modello di numerose repliche e varianti, alcune delle quali sono sopravvissute alle distruzioni dell'epoca nazista, dalla Sinagoga grande di Budapest, alla Sinagoga Tempel di Cracovia, alla Sinagoga grande di Plzeň, fino alle sinagoghe italiane di Vercelli, Firenze e Torino.

In alcuni paesi europei, per i quali la cultura islamica era (o era stata) parte della loro storia, lo stile fu percepito non come un esotismo ma come espressione della riscoperta della propria identità nazionale. È il caso della Russia e in particolare della Spagna dove lo stile Neomudéjar venne associato all'età d'oro della Spagna medievale, divenendo stile "spagnolo" esportato anche in Sud America. Ed è il caso della Bosnia, dove, nel periodo di annessione all'impero austro-ungarico, le nuove autorità commissionarono una serie di strutture neomoresche. L'obiettivo era promuovere l'identità nazionale bosniaca evitando la sua associazione con Impero ottomano o il crescente panslavismo creando una "[architettura islamica] di fantasia europea".[5] La Biblioteca nazionale ed universitaria di Bosnia ed Erzegovina a Sarajevo è l'esempio più alto di questo revival.

Anche negli Stati Uniti lo stile neomoresco fu usato nell'Ottocento per dimore signorili di campagna e nell'architettura delle sinagoghe, da Cincinnati a New York. Rispetto all'Europa vi ebbe una fortuna ancora più duratura nel primo Novecento come architettura di intrattenimento nei teatri e cinema degli anni venti e come stile preferito dei Templi massonici degli Shriners.

Principali architetture neomoresche in ItaliaModifica

In Italia l'architettura neomoresca non ha avuto grandissima diffusione, ma vi ha lasciato alcuni degli esempi più importanti e di maggior bellezza artistica a livello internazionale. Si tratta anzitutto di alcune ville signorili: la Rocchetta Mattei, il Castello di Sammezzano, Villa Crespi, e Villa Sticchi. In Italia sono presenti anche tre esempi illustri di sinagoghe monumentali neomoresche: la Sinagoga di Vercelli, la Sinagoga di Firenze e la Sinagoga di Torino. Nel primo Novecento elementi neomoreschi sono inglobati all'interno di architetture eclettiche, come nel caso del Palazzo Mazzone a Catania.

Anno Foto Nome Architetto Località Regione
1850-1859   Rocchetta Mattei Cesare Mattei Grizzana Morandi Emilia-Romagna
1853-1889   Castello di Sammezzano Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona Leccio (Reggello) Toscana
1874-1878   Sinagoga di Vercelli Giuseppe Locarni Vercelli Piemonte
1874-1882   Sinagoga di Firenze Marco Treves Firenze Toscana
1879   Villa Crespi Angelo Colla Orta San Giulio Piemonte
1880-1884   Sinagoga di Torino Enrico Petiti Torino Piemonte
1894-1900   Villa Sticchi Pasquale Ruggieri Santa Cesarea Terme Puglia
1904   Palazzo Mazzone Tommaso Malerba Catania Sicilia

Principali esempi di architettura neomoresca nel mondoModifica

NoteModifica

  1. ^ Miles Danby, Moorish Style, Phaidon, 1995.
  2. ^ (EN) Moorish Revival Architecture: Characteristics & Style, su study.com.
  3. ^ Cesare Romani, "Il corpo dell'esotismo: cartografia, fotografia, cinema", in Le Globe 148 (2008), pp. 107-128.
  4. ^ Bronshteyn, Searching for Jewish Style.
  5. ^ Joseph Suad e Afsaneh Najmabadi, Encyclopedia of Women & Islamic Cultures: Economics, education, mobility, and space, Leiden: Brill, 2003. ISBN 9004128204.

BibliografiaModifica

  • Miles Danby, Moorish Style, Phaidon, 1995.
  • Elizabeth Bronshteyn, Searching for Jewish Style: Neo-Moorish Synagogues in Europe, Cambridge, MA: Harvard Library, 2014.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàLCCN (ENsh2018001447
  Portale Architettura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Architettura