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Impero ottomano

Impero in Asia, Europa e Africa
Impero ottomano
Impero ottomano – BandieraImpero ottomano - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Motto:
دولت ابد مدت

Devlet-i Ebed müddet

"Lo Stato Eterno"
OttomanEmpireIn1683.png
Dati amministrativi
Nome completoSublime Stato ottomano
Nome ufficialeOsmanlı İmparatorluğu
دولت عالیه عثمانیه
Devlet-i Aliye-i Osmaniye
Lingue ufficialiturco ottomano
Lingue parlatepersiano, albanese, arabo, azero, armeno, croato, serbo, ebraico, bosniaco, greco, bulgaro, rumeno, ungherese, curdo, yiddish
InnoInno imperiale ottomano
CapitaleCostantinopoli (Chiamata dagli ottomani e dal loro governo قسطنطينيه, translitterato Ḳosṭanṭīnīye, il nome Turco-Ottomano per Costantinopoli; dagli anni trenta in poi si incominciò a chiamare la città Istanbul.)  (1 174 000 ab. / 1917)
Altre capitaliSöğüt (1299–1326)
Bursa (1326–1365)
Edirne (1365–1453)
DipendenzeFlag of Wallachia.svg Principato di Valacchia (dal 1415)
Flag of Transylvania before 1918.svg Principato di Transilvania (fino a 1699)
Coa Hungary Country History John I of Hungary (Szapolyai) (1526-1540).svg Regno dell'Ungheria orientale
Flag of Moldavia.svg Principato di Moldavia (dal 1456)
Flag of the United Principalities of Romania (1862 - 1866).svg Principato di Romania (fino a 1877)
Civil Flag of Serbia.svg Principato di Serbia (fino a 1878)
Bulgaria Principato di Bulgaria
Flag of the Crimean Khanate.svg Khanato di Crimea (dal 1478)
Flag of Muhammad Ali.svg Chedivato d'Egitto
Flag of Tripoli 18th century.svg Libia ottomana
Fictitious Ottoman flag 2.svg Eyalet di Tunisi
Fictitious Ottoman flag 2.svg Algeria ottomana Sangiaccato di Gerusalemme (Mutasarrifato di Gerusalemme)
Politica
Forma di governoMonarchia assoluta
(1299–1876)
(1878–1908)
(1920–1922)
Monarchia costituzionale
(1876–1878)
(1908–1920)
Califfato
(1517–1922; fino al 1924 nella repubblica)
SultanoDinastia ottomana
Nascita1299 con Osman I
Causaassorbimento del Sultanato selgiuchide di Rūm e di altri beilicati turchi d'Anatolia
Fine1º novembre 1922 con Mehmet VI
CausaAbolizione dell'Impero e nascita della Repubblica di Turchia
Territorio e popolazione
Bacino geograficoVicino Oriente, Medio Oriente, Balcani, Egitto, parte del Nordafrica
Territorio originaleAnatolia
Massima estensione5 200 000 km² ca. nel 1683[1][2]
Popolazione30 000 000 nel 1683;
35 350 000 nel 1856;
24 000 000 nel 1912[3]
Economia
ValutaAkçe Kuruş
RisorseDerrate alimentari, spezie, profumi
ProduzioniDerrate alimentari, spezie, profumi
Commerci conImpero britannico, Repubblica di Venezia
EsportazioniSpezie, profumi
ImportazioniArmi, minerali
Religione e società
Religione di StatoIslam sunnita
Religioni minoritarieChiesa ortodossa, Islam sciita, Cattolicesimo, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino
Seljuqs Eagle.svg Sultanato selgiuchide di Rūm
Sultanato danishmendide
Karamanid Dynasty flag.svg Beilicato di Karaman Beilicato di Osman
Succeduto daFlag of the Ottoman Empire.svg Governo della Grande Assemblea Nazionale Turca
Flag of Albanian Provisional Government (1912-1914).svg Governo provvisorio albanese
Flag of Kingdom of Syria (1920-03-08 to 1920-07-24).svg Regno Arabo di Siria
Regno Unito Mesopotamia britannica
Grecia Grecia
Palestina Regno hascemita dell'Hegiaz
Regno dello Yemen Regno dello Yemen
Civil Flag of Serbia.svg Principato di Serbia
Bulgaria Principato di Bulgaria
Flag of the Prince-Bishopric of Montenegro2.svg Principato del Montenegro
Palestine-Mandate-Ensign-1927-1948.svg Palestina britannica
Ora parte diTurchia Turchia
Croazia Croazia
Albania Albania
Serbia Serbia
Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Romania Romania
Moldavia Moldavia
Ucraina Ucraina
Russia Russia
Grecia Grecia
Macedonia del Nord Macedonia del Nord
Montenegro Montenegro
Bulgaria Bulgaria
Ungheria Ungheria
Armenia Armenia
Georgia Georgia
Libano Libano
Israele Israele
Palestina Palestina
Siria Siria
Giordania Giordania
Egitto Egitto
Arabia Saudita Arabia Saudita
Sudan Sudan
Yemen Yemen
Tunisia Tunisia
Libia Libia
Algeria Algeria
Cipro Cipro
Kuwait Kuwait
Iraq Iraq
Iran Iran
Slovacchia Slovacchia

L'Impero ottomano o Sublime Stato ottomano o Impero turco, noto anche come Sublime porta (in lingua turca ottomana دَوْلَتِ عَلِيّهٔ عُثمَانِیّه, Devlet-i ʿAliyye-i ʿOsmâniyye; in turco moderno: Osmanlı Devleti o Osmanlı İmparatorluğu; in arabo: الدَّوْلَةُ العُثمَانِيَّة‎, al-Dawla al-ʿUthmāniyya), è stato un impero turco che è durato 623 anni, dal 1299 al 1922, arrivando al suo apice a controllare buona parte dell'Europa sud-orientale, dell'Asia occidentale e del Nord Africa. Fu uno degli imperi più vasti della storia e il più vasto del suo tempo nel XVII secolo. Venne fondato, in continuità con il Sultanato selgiuchide di Rum, alla fine del XIII secolo nell'Anatolia nordoccidentale dal guerriero Osman I. Successivamente al 1354, i successori di Osman attraversarono l'Europa e, con la conquista dei Balcani, i beilicati turchi d'Anatolia vennero trasformati in un impero transcontinentale. Nel 1453 gli Ottomani misero fine all'Impero Bizantino grazie alla conquista di Costantinopoli ad opera di Maometto II il Conquistatore.

Tra il XVI e il XVII secolo, sotto il regno di Solimano il Magnifico, l'impero arrivò all'apice del potere diventando un'entità politica multiculturale, multilinguistica e multietnica che controllava un vastissimo territorio che si estendeva dai confini meridionali del Sacro Romano Impero alle periferie di Vienna e della Polonia a nord, fino allo Yemen e all'Eritrea a sud; dall'Algeria a ovest fino all'Azerbaigian a est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nordafrica. Nei secoli ben sette guerre turco-veneziane caratterizzarono i rapporti tra l'impero ottomano e la Repubblica di Venezia partner privilegiati nei commerci ma nemici perenni per il controllo del Mediterraneo ed in particolare della Grecia.

Avendo Costantinopoli come capitale e un vasto controllo sulle coste del Mediterraneo, l'Impero fu al centro dei rapporti tra Oriente e Occidente per circa cinque secoli. Anche dopo la morte di Solimano l'impero continuò a mantenere un'economia flessibile e forte per tutto il XVII e gran parte del XVIII secolo, tuttavia, il lungo periodo di pace che andò dal 1740 al 1768 comportò un certo rallentamento nello sviluppo del suo sistema militare che divenne nel tempo più arretrato rispetto a quelli in forza ai suoi rivali. Di conseguenza, tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo gli ottomani subirono gravi sconfitte militari che li indussero ad avviare un processo completo di riforma e modernizzazione dello stato, noto come Tanzimat. Nonostante questo andarono incontro ad ulteriori perdite territoriali, specialmente nei Balcani dove nacquero nuovi stati indipendenti. Alleatisi con l'impero germanico all'inizio del XX secolo, nella speranza di sfuggire all'isolamento diplomatico che aveva contribuito alle sue recenti sconfitte, gli ottomani combatterono nella prima guerra mondiale nella parte delle potenze centrali. Nonostante avessero dimostrato di poter affrontare il conflitto, il dissenso interno, sfociato nella Rivolta Araba, compromise irrimediabilmente la situazione politica. Durante questo periodo il governo ottomano si macchiò di un drammatico genocidio contro gli armeni, gli assiri e i greci del Ponto.

La successiva sconfitta dell'Impero e l'occupazione di parte del suo territorio da parte delle potenze alleate all'indomani della fine della guerra provocarono la sua spartizione e la perdita dei territori mediorientali che furono divisi tra il Regno Unito e la Francia. La riuscita Guerra d'indipendenza turca contro gli alleati occupanti portò all'emergere della Repubblica di Turchia nel cuore dell'Anatolia e all'abolizione del sultanato ottomano.

StoriaModifica

L'ascesa dell'Impero ottomano (1299-1453)Modifica

 
Osman I, capostipite della dinastia Ottomana

Con la fine del Sultanato selgiuchide di Rum (1300 circa), l'Anatolia fu divisa in una moltitudine di Stati indipendenti, i beilicati turchi d'Anatolia. A quell'epoca l'Impero bizantino, indebolito, aveva perso molte delle province anatoliche a vantaggio dei Beilicati. Uno di essi si trovava nella zona di Eskişehir, nell'Anatolia occidentale, ed era governato dal bey Osman I (da cui deriva la parola "ottomano"), figlio di Ertuğrul. Nel mito della fondazione conosciuto dalla cultura ottomana come "Sogno di Osman", il giovane Osman è ispirato dal sogno premonitore di un grande impero, rappresentato da un imponente albero le cui radici si espandono in tre continenti e i cui rami coprono il cielo; dalle radici si diramano quattro fiumi: il Tigri, l'Eufrate, il Nilo e il Danubio, e l'albero fa ombra a quattro catene montuose: il Caucaso, il Tauro, l'Atlante e i Monti dei Balcani. Una vera e propria allucinazione di Osman I, che durante il suo sultanato, estese in effetti le frontiere del proprio impero fino ai margini di quello bizantino.

In questo periodo fu creato un formale governo, le cui istituzioni sarebbero cambiate molto nel corso della vita dell'impero. Il governo utilizzò il sistema dei Millet, per il quale le minoranze religiose ed etniche avevano il permesso di gestire i propri affari con margini di sostanziale autonomia.

Nel secolo successivo alla morte di Osman I, il dominio ottomano cominciò a estendersi sul Mediterraneo orientale e sui Balcani. Il figlio di Osman, Orhan I, conquistò la città di Bursa nel 1324 e la rese nuova capitale dello Stato ottomano. La caduta di Bursa implicò la perdita del controllo bizantino sull'Anatolia nordoccidentale. E dopo Bursa, nel 1337 fu conquistata Nicomedia. Poi, nel 1354 gli Ottomani superarono lo stretto dei Dardanelli e si espansero nella Rumelia, conquistando Adrianopoli (1361), Sofia (1386) e Salonicco ai veneziani nel 1387. La vittoria ottomana in Kosovo nella battaglia della Piana dei Merli segnò il declino dell'Impero serbo e la fine del suo controllo sulla regione, aprendo la strada all'espansione ottomana in Europa. A essa seguì la conquista del regno di Bulgaria nel 1393, grazie alla quale gli Ottomani arrivarono a minacciare l'Ungheria.

Il re d'Ungheria Sigismondo tentò di fermarli, ma nel 1396 fu sconfitto nella battaglia di Nicopoli, ritenuta l'ultima crociata su larga scala del Medioevo, anche se non combattuta in Terra santa. Con l'espansione del dominio turco sui Balcani, la conquista di Costantinopoli divenne un obiettivo cruciale. L'Impero ottomano controllava quasi tutte le terre un tempo bizantine, circondando la sua capitale, ma gli assalti furono temporaneamente sospesi quando Tamerlano invase l'Anatolia e, con la battaglia di Ancyra del 1402, fece prigioniero il sultano Bayezid I Yildirim (la Folgore). La cattura lasciò i Turchi disorganizzati, e lo Stato fu preda di in una guerra civile che durò fino al 1413, con le lotte di successione tra i figli di Bayezid. Quel periodo terminò solo quando Mehmet I conquistò il titolo di sultano e ripristinò il potere ottomano, mettendo fine all'interregno.

Parte dei territori ottomani nei Balcani (come Salonicco, la Macedonia e il Kosovo), furono temporaneamente persi dopo il 1402, ma poi Murad II li riconquistò fra il 1430 e il 1450. Il 10 novembre 1444, nella battaglia di Varna, Murad II sconfisse un'armata congiunta polacca e ungherese, guidata da Ladislao III di Polonia, re di entrambi gli Stati, e János Hunyadi. Fu la battaglia finale della crociata di Varna. János Hunyadi preparò un'altra armata (composta da forze ungheresi e valacche) per attaccare i Turchi, ma nel 1448 fu sconfitto di nuovo da Murād II nella seconda battaglia del Kosovo.

Il figlio di Murād II, Maometto II, detto poi Fātiḥ (conquistatore), riorganizzò lo Stato e l'esercito, e dimostrò la sua abilità bellica conquistando a 21 anni Costantinopoli, il 29 maggio 1453. Fu il crollo definitivo dell'Impero romano d'Oriente.

Espansione e apogeo (1453-1566)Modifica

 
L'assedio di Costantinopoli in un manoscritto conservato alla Bibliothèque nationale

La conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453 fece cadere l'impero Bizantino e di seguito rinforzò la posizione del vecchio Impero, ritornato ora grande come prima, come principale potenza dell'Europa sudorientale e del Mediterraneo orientale. Maometto II permise alla Chiesa ortodossa di mantenere la sua autonomia e le sue terre in cambio dell'accettazione dell'autorità ottomana. A causa delle cattive relazioni esistenti tra l'Impero bizantino degli ultimi periodi e gli Stati dell'Europa occidentale, la maggioranza della popolazione ortodossa accettò il dominio ottomano, preferendolo a quello veneziano.

Tra il XV e il XVI secolo l'Impero ottomano visse un lungo periodo di conquiste ed espansione, e prosperò sotto una lunga dinastia di sultani. L'economia dello Stato fiorì anche grazie al controllo delle vie commerciali di terra tra l'Europa e l'Asia.

Dopo la presa di Costantinopoli, solo la resistenza degli Ungheresi nell'assedio di Belgrado del 1456 e quindi la prigionia in Francia e in Italia del principe Cem, fratello di Bayazid II, permise una pausa di circa 70 anni nell'espansione verso i regni d'Europa. Ciò non impedì a Maometto II di annettere la Grecia (1456), la Morea (1460), la parte di Anatolia non ancora sottomessa (1472), le colonie genovesi del Mar Nero (1475) e l'Albania (1481).[4]

L'ampliamento del Sultanato ottomano in direzione dell'Europa proseguì con l'assedio dell'isola di Rodi e la conquista di Otranto nel 1480.

Gli Ottomani spostarono poi la loro attenzione a oriente, espandendo i loro domini in diverse regioni dell'Asia e del Nordafrica, guidati da grandi sultani, come Bayazid II e Selim I – che abbatté il Sultanato mamelucco di Siria ed Egitto e conquistò tutti i paesi arabi del Vicino Oriente, acquisendo il titolo di protettore dei Luoghi santi di Mecca e Medina.

Selim sconfisse inoltre il Safavide Shah Isma'il I di Persia nella battaglia di Cialdiran e creò una flotta nel Mar Rosso. Con questa espansione gli Ottomani entrarono in competizione con l'Impero portoghese per diventare la potenza dominante nella regione.

Il successore di Selim, Solimano il Magnifico (1520-1566) tentò nuovamente la strada dell'espansione nei Balcani, ed entrò così ancora in contrasto con i regni europei per il predominio sul mar Mediterraneo. Nel 1521 conquistò Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 nella battaglia di Mohács sconfisse il re d'Ungheria e Boemia Luigi II, che morì in combattimento. La vittoria nelle guerre ottomano-ungheresi stabilì il dominio turco nelle parti meridionali e centrali del Regno di Ungheria.

Nel 1529 gli ottomani proseguirono verso Vienna, assediando la città, ma non riuscirono a prenderla. Nel 1532 Solimano lanciò un altro attacco a Vienna, ma fu respinto nell'assedio di Güns. Dopo lungo e sanguinoso assedio cadde invece in mano turca Buda, la capitale ungherese (1541).

Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi e slave in mano turca (tra cui Belgrado, Pécs, Buda), molti Stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (impegnandosi al pagamento di una tassa), in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di Ragusa, il Montenegro, il Principato di Transilvania (indipendente dopo la caduta del regno d'Ungheria), la Moldavia e la Valacchia.

Solimano espanse l'Impero anche verso l'Asia e l'Africa, impossessandosi di Baghdad, di Tunisi e dell'Algeria (1534), dello Yemen (1547), di Tripoli (1551)[4]. Con la conquista della persiana Baghdad, gli ottomani ottennero il controllo della Mesopotamia e l'accesso navale al Golfo Persico.

L'Impero ottomano e la Francia, uniti dall'opposizione al dominio Asburgo, divennero alleati. La conquista francese di Nizza (1543) e della Corsica (1553) fu un'impresa comune delle forze di Francesco I e di Solimano, e fu comandata dagli ammiragli ottomani Khayr al-Din Barbarossa e Dragut. Un mese prima l'artiglieria francese aveva sostenuto gli Ottomani durante l'assedio di Esztergom. Dopo la successiva avanzata dei turchi, nel 1547 Ferdinando I d'Asburgo riconobbe ufficialmente il dominio ottomano dell'Ungheria.

Alla fine del regno di Solimano la popolazione dell'Impero ammontava a 15 milioni di abitanti. L'impero ottomano era una notevole potenza navale, controllava gran parte del Mar Mediterraneo ed era una parte significativa e soprattutto accettata dello scacchiere europeo.

Rivolte e ripresa (1566-1683)Modifica

 
Estensione dell’Impero Ottomano fino al 1566
 
Estensione dell'impero Ottomano nel 1566

Nel corso di un protratto periodo di cattivo governo da parte di sultani deboli, le strutture burocratiche e militari del precedente secolo risultarono sotto sforzo. Gradualmente gli ottomani rimasero indietro rispetto agli europei in termini di tecnologia militare, mentre l'innovazione, che aveva rinvigorito l'espansione dell'Impero, fu soffocata da un crescente conservatorismo religioso e intellettuale. Comunque, a dispetto di queste difficoltà, l'Impero rimase una delle principali potenze del continente fino alla battaglia di Vienna del 1683, che segnò la fine dell'espansione ottomana in Europa.

La scoperta di nuove rotte commerciali da parte degli Stati dell'Europa occidentale permise di aggirare il monopolio commerciale ottomano. Il superamento del Capo di Buona Speranza da parte dei portoghesi nel 1488 diede inizio a una serie di guerre navali tra Ottomani e Portoghesi nell'Oceano Indiano che durò per tutto il '500. Economicamente, l'enorme afflusso di argento spagnolo dal Nuovo Mondo provocò una netta svalutazione della valuta ottomana e una fortissima inflazione.

Sotto Ivan IV (1547-1584), il Regno russo si espanse nelle regioni del Volga e del Mar Caspio a spese dei khanati tatari. Nel 1571, il khan di Crimea Devlet I Giray, appoggiato dagli Ottomani, dette fuoco a Mosca. L'anno successivo, l'invasione fu ripetuta, ma respinta alla battaglia di Molodi. Il Khanato di Crimea continuò a effettuare in Europa orientale una serie di scorrerie e rimase una potenza significativa fino alla fine del 1600.

 
Miniatura ottomana sulla Campagna militare di Szigetvár che mostra le truppe ottomane ed i Tatari come avanguardi

Dopo diverse incursioni in Austria, Croazia, Slovenia e in Friuli, nell'estate del 1566 Solimano il Magnifico, ormai settantaduenne, tentò ancora l'attacco alla Monarchia asburgica, rappresentata ora dall'imperatore Massimiliano II. Si diresse su Vienna con un esercito di 150 000 uomini, ma si fermò alla fortezza di Szigetvár, il cui assedio gli costò un mese di fermata e perdite stimate fra i 20 000 e i 30 000 uomini. Ad assedio quasi concluso morì. La vicinanza della brutta stagione e la vacanza del potere a Istanbul convinsero il suo Gran Visir a rientrare nella capitale ottomana. Questo risparmiò all'Austria un altro pericoloso attacco e il successivo Trattato di Adrianopoli, del febbraio 1568, sancì una tregua fra i due avversari; avrebbe dovuto durare otto anni ma ne durò circa 25.

Nell'Europa meridionale, nel 1570, sotto il sultano Selim II, successore di Solimano il Magnifico, i turchi conquistarono Cipro, possedimento veneziano, provocando la reazione del mondo cristiano anche in seguito alle crudeltà effettuate durante l'Assedio di Famagosta ai suoi abitanti e a Marcantonio Bragadin. Nonostante i Turchi persero circa 80 000 uomini (6 000 le perdite Veneziane) continuavano ad essere un pericolo per il mondo cattolico.

L'anno successivo fu formata una coalizione cattolica il cui nerbo era costituito dalla flotta di Venezia al comando del suo futuro doge Sebastiano Venier, da quella imperiale spagnola di don Giovanni d'Austria (comandante supremo delle flotte partecipanti), dalle navi di Genova, guidate da Gianandrea Doria, da quelle dei Cavalieri di Rodi, con il loro Gran Maestro, da quelle del Ducato di Savoia, condotte da Andrea Provana di Leinì e dalla flotta pontificia, affidata a Marcantonio Colonna.

La flotta europea si scontrò con quella ottomana a Lepanto nel 1571, e i cristiani ottennero un'importante vittoria. Fu un sorprendente colpo all'immagine dell'invincibilità ottomana. La battaglia danneggiò gli Ottomani più che altro per la perdita di uomini esperti che di navi, che furono infatti rapidamente rimpiazzate: la flotta ottomana si ristabilì in fretta, tanto da persuadere Venezia a firmare un trattato di pace nel 1573, che permise agli Ottomani di espandersi e consolidarsi in Nord Africa.

Per contro, il confine con gli Asburgo era rimasto stazionario, stallo causato dall'irrigidimento delle difese asburgiche. La Lunga Guerra contro l'Austria degli Asburgo (1593-1606) rese necessarie ancor più truppe di fanteria equipaggiate con armi da fuoco, il che comportò l'inasprimento dei reclutamenti, e perciò irrimediabili problemi di indisciplina e ribellione tra i corpi. Furono reclutate anche truppe irregolari di tiratori scelti (Sekban), che una volta smobilizzate si diedero al brigantaggio, giungendo infine alla rivolta dei Celali (1595-1610), che provocò diffusi fenomeni anarchici in Anatolia tra il XVI e il XVII secolo. Con la popolazione dell'Impero che raggiunse i 30 milioni attorno al 1600, la mancanza di terre causò ulteriori pressioni sul governo.

Murad IV (1612-1640) riconquistò Erevan (1635) e Baghdad (1639) dai Safavidi, e nonostante la brevità del suo regno riaffermò l'autorità centrale. Il Sultanato delle donne (1648-1656) fu un periodo in cui le madri dei giovani sultani esercitarono il potere in nome dei loro figli. Le più importanti furono la Sultana Kösem e sua nuora Turhan Hadice, ma la loro rivalità culminò nell'assassinio della Kösem nel 1651. Durante il periodo dei Köprülü (1656-1703), il controllo effettivo dell'Impero fu esercitato da una serie di gran visir provenienti dall'omonima famiglia. Il visirato Köprülü vide un rinnovato successo militare, con il ripristino dell'autorità in Transilvania. Durante la quinta guerra turco-veneziana la flotta Veneziana decide di attaccare i turchi nei loro mari con la Spedizione veneziana dei Dardanelli comportando un blocco navale completo. La Repubblica di Venezia riesce ad impartire delle pesanti perdite in ambito navale alla Sublime porta tali da seminare il panico a Istanbul nel timore di un possibile attacco alla città da parte della Serenissima. Nonostante questo le risorse dell'impero Ottomano possono permettere di perdere 2 intere flotte senza chiedere la resa. La flotta Veneziana nonostante i successi deve però ritirarsi permettendo ai turchi di poter rifornire le truppe occupate nella conquista di Creta. La conquista di Creta viene completata nel 1669 dopo 25 anni di assedio perdendo circa 130 000 soldati. Avviene anche l'espansione nell'Ucraina meridionale polacca, con la cessione agli ottomani delle roccaforti di Chotyn e Kam"janec'-Podil's'kyj e nel 1676 della Podolia.

Questo periodo di rinnovata affermazione finì nel maggio del 1683, quando il Gran Visir Kara Mustafa condusse un'enorme armata(300 000 uomini) al secondo assedio ottomano di Vienna, nella guerra austro-turca. Prima dell'assalto finale, le forze ottomane furono spazzate via dagli alleati degli Asburgo, le forze polacche comandate dal re polacco Jan Sobieski alla Battaglia di Vienna. L'alleanza della Lega Santa (80 000 uomini) uscì vittoriosa dalla guerra, e si giunse alla Pace di Carlowitz (26 gennaio 1699) che sancì la perdita di territori importanti quali l'Ungheria e la Dalmazia, ceduta alla Repubblica di Venezia[5]. Mustafa II (1695-1703) lanciò in Ungheria il contrattacco del 1695-96 contro gli Asburgo, ma fu duramente sconfitto a Zenta (11 settembre 1697). Fu l'inizio del periodo di decadenza del Sultanato.

Stagnazione e riforme (1683-1827)Modifica

In questo periodo l'espansione della Russia rappresentò una minaccia crescente. Di conseguenza, re Carlo XII di Svezia fu un alleato benvenuto nell'Impero ottomano a seguito della sua disfatta contro i russi nella battaglia di Poltava del 1709, episodio della Grande guerra del nord del 1700-1721.) Carlo XII persuase il sultano ottomano Ahmed III a dichiarare guerra alla Russia, che si concluse con la vittoria ottomana alla battaglia del Prut, nel 1710-1711. Nel 1714 con lo scopo di riprendersi i possedimenti greci l'impero Ottomano apre la settima guerra alla Repubblica di Venezia. Nonostante la sconfitta durante la battaglia di Matapan il Mare Egeo e la Grecia continentale sono in mano ottomana.

La successiva Pace di Passarowitz, firmata il 21 luglio 1718, portò un periodo di momentanea tranquillità, ma il trattato mostrava ormai come l'Impero ottomano fosse sulla difensiva, con nessuna voglia di portare avanti ulteriori aggressioni all'Europa.

La guerra austro-russo-turca del 1735-1739, che terminò col Trattato di Belgrado del 1739, segnò la cessione della Serbia e della "Piccola Valacchia" all'Austria e del porto di Azov alla Russia. Dopo questo trattato l'Impero ottomano poté godere di una generazione di pace, in quanto Austria e Russia erano impegnate a fronteggiare l'ascesa della Prussia.

Furono realizzate riforme nel campo dell'educazione e nella tecnologia, inclusa la fondazione di istituti di istruzione superiore come l'Università Tecnica di Istanbul. Nel 1734 nacque una scuola di artiglieria per adeguarsi ai metodi di artiglieria occidentali, ma il "clero" musulmano ne ottenne la chiusura, presentando inadeguate argomentazioni di teodicea, tanto che nel 1754 la scuola fu riaperta, ma in segreto. Nel 1726, Ibrahim Muteferrika convinse il Gran Visir Nevşehirli Damad Ibrahim Pascià, il Gran Mufti e le autorità religiose dell'efficienza della stampa, e più tardi il sultano Ahmed III garantì a Muteferrika il permesso di pubblicare libri di argomento profano (nonostante l'opposizione di alcuni calligrafi e leader religiosi). La stampa di Muteferrika pubblicò il primo libro nel 1729, ed entro il 1743 aveva prodotto 17 lavori in 23 volumi, ciascuno tra le 500 e le 1 000 copie.

Col pretesto di inseguire i rivoluzionari polacchi fuggitivi, truppe russe entrarono a Balta, una città ai confini della Bessarabia controllata dagli Ottomani, e ne massacrarono i cittadini, radendola al suolo. Quest'azione provocò la Guerra russo-turca del 1768-1774. Il Trattato di Küçük Kaynarca del 1774 concluse la guerra e diede la libertà di culto ai cristiani delle province ottomane di Valacchia e Moldavia. Nel tardo XVIII secolo, una serie di sconfitte in diverse guerre contro la Russia portò una parte della popolazione ottomana a pensare che le riforme di “Deli Petro” (Pietro il Pazzo, nome con cui Pietro il Grande era conosciuto in Turchia) avessero avvantaggiato i Russi, e che gli Ottomani avrebbero fatto meglio a mettersi in pari con la tecnologia occidentale per evitare successive sconfitte.

 
Ritratto del sultano Selim III

Selim III (1789-1807) fece i primi importanti tentativi di modernizzare le forze armate, ma al solito le riforme furono ostacolate dai leader religiosi e dai corpi Giannizzeri, che, gelosi dei propri privilegi e fermamente avversi ai cambiamenti, si ribellarono. Gli sforzi di Selim gli costarono il trono e la vita, ma furono portati avanti in modo appariscente e sanguinoso dal suo successore Mahmud II, che nel 1826 eliminò il corpo dei Giannizzeri.

La rivoluzione serba (1804-1815) segnò l'inizio del risveglio dei nazionalismi nei Balcani nel tema della Questione Orientale. La sovranità della Serbia come monarchia ereditaria fu riconosciuta de jure solo nel 1830. Nel 1821 i greci dichiararono guerra al Sultano: una ribellione che ebbe origine in Moldavia come diversivo, fu seguita da una più imponente rivoluzione nel Peloponneso che nel 1829, insieme alla parte settentrionale del Golfo di Corinto, divenne la prima regione dell'Impero ottomano a ottenere l'indipendenza. Verso la metà del XIX secolo, l'Impero ottomano fu chiamato “il malato d'Europa”. Gli Stati nascenti di Serbia, Valacchia, Moldavia e Montenegro si mossero verso l'indipendenza negli anni sessanta e settanta dell'Ottocento.

Il declinoModifica

Nel 1699 i turchi cedettero di nuovo davanti alla pressione austriaca (pace di Passarowitz del 1718), e abbandonarono l'Ungheria e la Transilvania; nel 1739 gli ripresero Belgrado e tutti i territori perduti in precedenza (trattato di Belgrado), ma fu il loro ultimo successo. La potenza emergente della Russia divenne un problema, non solo per l'Impero ottomano, ma per tutta l'Europa: la sua ascesa pose fine all'egemonia turca nei Balcani. Nel XVIII secolo, i Russi avevano già conquistato il Caucaso, la Bessarabia, la Moldavia, la Valacchia, e con il Trattato di Iași, in seguito alla guerra russo-turca (1787-1792), anche la Crimea divenne definitivamente territorio russo. Ormai, nel Mar Nero le flotte dello zar navigavano indisturbate.

In margine a ciò va però ricordato che, nel Trattato di Küçük Kaynarca del 21 luglio 1774, la cancelleria ottomana impiegò senza alcuna obiezione interna e internazionale la titolatura di Califfo per il Sultano ottomano, funzione già di fatto espressa comunque fin dal 1517, dopo la vittoria di Selim I a spese del Sultanato mamelucco.

Nel 1821 l'Impero dovette affrontare la volontà d'indipendenza della Grecia. Arrivarono aiuti da quasi tutte le nazioni europee e, alla fine, con la pace di Adrianopoli del 1829, i turchi dovettero capitolare e riconoscere l'indipendenza della Grecia. Nel 1830 il grande impero islamico subì un altro colpo con l'occupazione di Algeri da parte della Francia.

Nel 1839 il sultano promosse le Tanzimat, "riforme" cioè atte a riorganizzare e a rendere più efficiente il vasto impero.

Nel corso del XIX secolo l'Impero vide poi ridursi progressivamente i propri domini europei con l'indipendenza della Serbia, della Romania con l'unificazione di Moldavia e Valacchia, del Montenegro e della Bulgaria e l'espandersi di questi Stati e della Grecia ai danni degli ottomani. I continui ingrandimenti territoriali dei nuovi stati balcanici furono sanciti, in particolare, dalla Pace di Santo Stefano e dal Congresso di Berlino del 1878.

Nel 1881 la Tunisia, già autonoma dall'inizio del Settecento sotto il governo del Bey, divenne un protettorato francese. Nel 1882 l'Egitto sotto la spinta degli inglesi rivendicò la propria autonomia, pur continuando a far parte dell'impero.

Dissoluzione dell'Impero OttomanoModifica

 
Il I congresso dei Giovani turchi a Parigi, 1902

Nel 1908 l'impero, oramai in crisi, subì la cosiddetta rivoluzione dei "Giovani Turchi". Il movimento era composto da intellettuali e ufficiali che volevano trasformare l'impero, molto arretrato dal punto di vista economico, in una moderna monarchia costituzionale. Nell'estate di quell'anno alcuni ufficiali marciarono col loro esercito contro Istanbul, costringendo il sultano a concedere la costituzione.

Il nuovo regime tentò di modernizzare il paese, ma non riuscì a risolvere il problema dei rapporti con le popolazioni europee ancora sottomesse, che si coalizzarono rapidamente contro di loro. Nel 1911 l'Impero dovette combattere contro l'Italia una guerra per il possesso della Tripolitania e della Cirenaica. L'Italia, governata da Giovanni Giolitti, inviò un contingente di 100 000 uomini e nel 1912 i Turchi furono costretti a firmare la pace di Losanna con la quale cedevano il territorio libico all'Italia, mantenendo però una equivoca sovranità religiosa sulle popolazioni musulmane del luogo.[6]

Nello stesso 1912 gli Ottomani dovettero affrontare una coalizione formata da Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria, nella prima guerra balcanica. L'Impero fu sconfitto in pochi mesi, e perse l'Albania (che dichiarò la propria indipendenza) e tutti gli altri territori europei, a eccezione di una piccola striscia della Tracia orientale. L'anno dopo però, con la seconda guerra balcanica, i Turchi entrarono in guerra insieme a Grecia, Serbia e Romania contro la Bulgaria, e dopo la vittoria riottennero un'altra parte della Tracia, con la quale potevano controllare gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli.

Nel 1914 l'Impero ottomano controllava ancora la Siria, il Libano, la Palestina e i territori comprendenti la Giordania, l'Iraq e la Penisola arabica; l'Egitto continuava a far parte dell'impero come Stato autonomo, anche se di fatto era un protettorato dei britannici.

Il controllo del Nordafrica era stato invece già da tempo perduto, con il Marocco esposto alle mire tedesche, spagnole e francesi, con l'Algeria occupata stabilmente nel 1830 dalla Francia (che lo trasformerà in "territorio metropolitano") e con la Tunisia diventata Protettorato francese, mentre la Tripolitania e la Cirenaica erano diventate italiane grazie al conflitto del 1911 perso dall'Impero ottomano.

La Grande GuerraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Caduta dell'Impero ottomano, Teatro mediorientale della prima guerra mondiale e Rivolta Araba.
 
Dichiarazione di guerra degli Ottomani.
 
Mehmed VI, ultimo sultano dell'impero ottomano si appresta a lasciare il paese dopo l'abolizione del sultanato ottomano, 17 novembre 1922

Nella prima guerra mondiale l'Impero si alleò con gli Imperi Centrali e con essi fu pesantemente sconfitto, malgrado avesse inflitto alle forze francesi (praticamente annichilite), a quelle britanniche, a quelle australiane e a quelle neozelandesi una pesante sconfitta a Gallipoli, grazie all'insipienza alleata e al genio militare del Tenente colonnello (Yarbay) Mustafa Kemal Pascià, allora comandante della 19ª Divisione della Quinta Armata ottomana. Durante la guerra - in cui esplose la Rivolta Araba - il governo dei "Giovani turchi", timoroso che gli armeni dell'Impero potessero allearsi coi russi, procedette a massacri e deportazioni, ricordati col nome di "genocidio armeno", che ancora oggi le autorità turche stentano a riconoscere esplicitamente nei termini proposti dalla maggioranza degli storici.[7]

Con la sconfitta, l'Impero ottomano fu dissolto, perdendo i territori del Vicino Oriente, che passarono alla Francia e alla Gran Bretagna, grazie agli accordi segreti Sykes-Picot, ufficializzati dalla Società delle Nazioni e rivelati solo grazie al neo-costituito governo dell'Unione Sovietica.

Nel novembre del 1922 l'ultimo sultano Mehmed VI fu deposto per volere del vittorioso movimento repubblicano kemalista, a causa dei disastri che la guerra mondiale aveva causato, e l'Impero divenne nel 1923 l'attuale Repubblica turca.

Dall'Impero ottomano alla Turchia modernaModifica

 
La Turchia secondo il Trattato di Sèvres del 1922.

Dopo la sconfitta l'Impero, già notevolmente ridotto dal Trattato di Sèvres a parte della penisola anatolica e della Tracia orientale, dovette subire anche l'occupazione straniera, con la Grecia che prese la zona di Smirne e gli eserciti anglo-italo-francesi che presidiavano le regioni costiere. A guidare il movimento di indipendenza nazionale fu un generale dell'esercito ottomano, Mustafà Kemal Pascià, detto in seguito Atatürk (padre dei Turchi), che si era messo in mostra nella vittoriosa battaglia di Gallipoli e che aveva anche partecipato alla rivoluzione dei "Giovani Turchi".

Nella guerra greco-turca del 1919-1922, britannici, italiani e francesi preferirono lasciare il campo e sgomberare le loro forze armate dalla regione, e i greci dovettero affrontare da soli la riscossa turca, così come da soli avevano proceduto ad occupare ampie aree turche.

In poco più di due anni i Greci furono ripetutamente sconfitti e costretti a lasciare Smirne. Nel novembre del 1922 fu abolito il Sultanato e nel 1923 fu proclamata la Repubblica Turca, di cui Atatürk fu il primo Presidente. Sopravvisse per poco la dignità califfale nella persona di Abdul Mejid II ma nel 1924 la Grande Assemblea Nazionale dichiarò conclusa tale esperienza califfale, almeno nella linea dinastica del casato ottomano.

Struttura e organizzazione amministrativaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Divisioni amministrative dell'Impero ottomano.
 
Maometto II, il sultano che ordinò la costruzione del Topkapı nella seconda metà del XV secolo.

La struttura amministrativa all'interno del grande impero era dominata dal sultano, che aveva come Primo ministro un gran visir. Il sultano era coadiuvato nelle funzioni di governo da personale amministrativo e militare ben addestrato e, soprattutto, da lui direttamente dipendente. Spesso, infatti, i funzionari venivano reclutati tra gli schiavi del sultano: si trattava di giovani cristiani catturati nel corso delle conquiste o delle razzie, convertiti alla fede islamica e poi arruolati nell'esercito o inseriti nei quadri amministrativi. Dopo la conquista di Costantinopoli, la residenza ufficiale dei sultani turchi fu il grandioso palazzo del Topkapi a Istanbul. Alla sfarzosa corte ottomana erano presenti molti eunuchi, che erano per lo più nordafricani. L'Impero ottomano era frazionato in 21 regioni, governate da 21 Pascià, che avevano a disposizione 250 Bey. Importanti elementi dell'Impero erano i Giannizzeri, una fanteria d'élite, caratterizzato dal suo precoce uso dell'artiglieria, che sindacò talora pesantemente con le sue prese di posizione la vita politica dell'Impero.

Fino al XX secolo l'Impero era suddiviso nei tre grandi territori di Europa, Asia e Africa, governati da un Beylerbeyi d'Europa e uno d'Asia; questi erano suddivisi in Province (Eyalet) a sua volta distinte in governi dei Pascià (Pascialati, in turco Pashalik) e dei Sangiaccati (Sangiak in Europa e Liwa in Asia). I sangiacchi erano governatori militari con diritto di bandiera (sanjak) concesso dal sultano. La capitale Istanbul costituiva un distretto separato.

DevshirmeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Devshirme.

DirittoModifica

 
Una moglie infelice si appella al Qadi per via dell'impotenza del marito, da una miniatura ottomana

Il sistema legale ottomano adottò, per i suoi sudditi, la legge religiosa ma allo stesso tempo il Qanun (o Kanun), un sistema legale secolare (laico), poté coesistere con la Sharia. L'Impero ottomano fu sempre organizzato attorno a un sistema di giurisprudenza locale facente però parte di un più ampio schema di bilanciamento tra autorità centrale e regionale. Il potere ottomano ruotava in modo cruciale attorno all'amministrazione dei diritti alla terra, il che dava spazio all'autorità locale per sviluppare le esigenze del Millet (una confessione religiosa locale). Pertanto, la complessità giurisdizionale mirava a consentire l'integrazione di gruppi culturalmente e religiosamente diversi. Il sistema ottomano era caratterizzato da tre sistemi giudiziari distinti: uno per i musulmani, uno per i non musulmani (con ebrei e cristiani che potevano nominare un governante per le rispettive comunità) e il "tribunale commerciale". L'intero sistema era regolato dall'alto per mezzo del Qanun, un sistema che ebbe origine fin nell'era pre-islamica.

Questi sistemi giudiziari non erano tuttavia del tutto esclusive: ad esempio, i tribunali islamici, che erano i tribunali primari dell'Impero, potevano anche essere utilizzati per risolvere un conflitto commerciale o controversie tra parti in causa di religioni diverse e spesso ebrei e cristiani si rivolgevano a loro per ottenere una decisione più autorevole su di una controversa. Lo stato ottomano tendeva a non interferire con i sistemi di diritto religioso non musulmano, nonostante legalmente avesse il potere di intervenire attraverso i governatori locali. Il sistema legislativo della Sharia islamica venne sviluppato da una combinazione tra il Corano; tra l'Hadīth, o parole del profeta Maometto; tra il ijmā', o consenso dei membri della comunità musulmana; tra il qiyas, un sistema di ragionamento analogico dei precedenti giurisprudenziali; e tra i costumi locali. Tutti i sistemi vennero insegnati nelle scuole di legge dell'Impero, che si trovavano a Istanbul e a Bursa.

Il sistema giuridico islamico ottomano venne istituito in modo diverso rispetto ai tribunali europei tradizionali. A presiedere i tribunali islamici veniva nominato un Qadi, o giudice. A partire dall'abbandono della Ijtihad, l'interpretazione, i Qadi in tutto l'impero ottomano si concentrarono meno sui precedenti legali e più sui costumi e le tradizioni locali nelle aree sottoposte alla loro giurisdizione. Tuttavia, il sistema giudiziario ottomano mancò di una struttura di appello, portando a casi giurisdizionali in cui i querelanti potevano portare le loro controversie da un sistema giudiziario a un altro fino a quando non avessero raggiunto una sentenza a loro favore.

 
Un processo ottomano del 1877

Alla fine del XIX secolo, il sistema legale ottomano andò incontro ad una riforma sostanziale che tendeva alla sua modernizzazione e che ebbe inizio con l'editto di Gülhane del 1839. Queste riforme inclusero il concetto del "processo equo e pubblico di tutti gli accusati indipendentemente dalla loro religione", la creazione di un sistema di "competenze separate, religiose e civili" e la convalida delle testimonianze dei non musulmani. Vennero, inoltre, emanati specifici codici della terra (1858), codici civili (1869-1876) e un codice di procedura civile.

Queste riforme erano fortemente basate su modelli francesi, come dimosrato dall'adozione di un sistema giudiziario a tre livelli. Denominato Nizamiye, questo sistema venne esteso al livello del magistrato locale con la promulgazione finale del Mecelle, un codice civile che regolava il matrimonio, il divorzio, gli alimenti, la volontà e altre questioni relative allo status personale. Nel tentativo di chiarire la divisione delle competenze giudiziarie, un consiglio amministrativo stabilì che le questioni religiose dovevano essere gestite dai tribunali religiosi e le questioni statutarie dovevano essere gestite dai tribunali di Nizamiye.

Organizzazione militareModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Osmanlı İmparatorluğu Ordusu.

La prima unità militare ottomana fu un esercito organizzato da Osman I verso la fine del XIII secolo, composto dai membri della tribù che abitavano le colline dell'Anatolia occidentale ma con l'espansione dell'impero questo crebbe di dimensioni e di complessità. L'esercito ottomano era caratterizzato da un articolato sistema di reclutamento e di attribuzione di feudi. Il corpo principale comprendeva i Spahi, gli Akinci, i mehter e i celebri Giannizzeri; insieme essi formavano un tempo una delle forze di combattimento più avanzate al mondo, essendo una delle prime ad utilizzare moschetti e cannoni. I turchi ottomani iniziarono a usare i falconeti, che erano cannoni corti ma larghi, già durante l'assedio di Costantinopoli. La cavalleria ottomana dipendeva dall'alta velocità e dalla mobilità piuttosto che da un'armatura pesante, utilizzando archi, spade corte e montando cavalli turcomanni e arabi veloci (progenitori del cavallo da corsa purosangue), applicava sovente tattiche militari simili a quelle dell'impero mongolo, come fingere una ritirata con lo scopo reale di circondare le forze nemiche all'interno di una formazione a forma di mezzaluna e quindi effettuare il vero attacco. L'esercito ottomano continuò ad essere un'efficace forza di combattimento per tutto il XVII secolo e fino all'inizio del diciottesimo per poi iniziare una lenta decadenza che lo fece diventare inferiore a quelli dei rivali europei dopo il lungo periodo di pace che andò dal 1740 al 1768.

Il tentativo di modernizzazione che interessò l'impero ottomano nel XIX secolo iniziò proprio con l'organizzazione militare. Nel 1826 il sultano Mahmud II abolì il corpo del Giannizzeri e fondò il moderno esercito ottomano che chiamò Nizam-ı Jedid (Nuovo Ordine). L'esercito ottomano fu anche la prima istituzione ad assumere esperti stranieri e inviare i suoi ufficiali per l'addestramento nei paesi dell'Europa occidentale. Di conseguenza nacque il movimento dei Giovani Turchi che ebbe origine da questi uomini relativamente giovani e di recente formazione che tornavano in patria a seguito dell'esperienza europea.

La marina ottomana contribuì ampiamente all'espansione dei territori dell'Impero nel continente europeo. La prima conquista sostanziale si ebbe con il Nord Africa quando avvenne l'annessione dell'Algeria e dell'Egitto nel 1517. A partire dalla perdita della Grecia del 1821 e dell'Algeria nove anni più tardi, la potenza navale ottomana e il controllo sui lontani territori d'oltremare iniziarono a declinare. Il sultano Abdülaziz, che regnò dal 1861 al 1876, tentò di ristabilirne la forza. Venne pertanto realizzata la flotta più grande dopo quella della Gran Bretagna e della Francia. Il cantiere navale di Barrow, in Inghilterra, costruì nel 1886 il suo primo sottomarino dell'impero ottomano.

DemografiaModifica

 
Smirne sotto la dominazione ottomana nel 1900

Una stima della popolazione residente tra il 1520 e il 1535, pari a 11 692 480 abitanti, venne effettuata contando le famiglie nei registri delle decime ottomane e moltiplicando questo numero per 5. Per ragioni poco chiare, la popolazione nel XVIII secolo era inferiore a quella stimata per il XVI secolo. Nel 1831 venne effettuato il primo censimento che determinò il numero di 7 230 660 abitanti, un valore tuttavia considerato sottostimato in quanto tale censimento aveva l'obiettivo di registrare possibili coscritti.

I censimenti dei territori ottomani iniziarono solo all'inizio del XIX secolo e sono disponibili dati ufficiali dal 1831 in poi, ma questi non coprivano l'intera popolazione. Ad esempio, il censimento del 1831 contava solo uomini e non era riuscito a comprendere l'intero impero. Per periodi precedenti le stime sul numero e sulla distribuzione della popolazione si basano su modelli demografici.

Tuttavia, sembra che la popolazione abbia iniziato a risalire alla fine del XVIII secolo fino a raggiungere i 25–32 milioni prima del 1800, con circa 10 milioni di residenti nelle sole province europee (principalmente nei Balcani), 11 milioni nelle province asiatiche e circa 3 milioni in quelle africane. La densità della popolazione era più alta nelle province europee, il doppio di quelle nell'Anatolia, che a loro volta triplicavano la densità osservabile nell'Iraq e nella Siria, e cinque volte quella dell'Arabia.

Verso la fine dell'esistenza dell'impero, l'aspettativa di vita era di 49 anni, tuttavia le malattie epidemiche e le carestie causarono gravi cambiamenti demografici. Nel 1785 circa un sesto della popolazione egiziana morì di peste e Aleppo vide la sua popolazione ridotta del 20%. Sei carestie colpirono l'Egitto tra il 1687 e il 1731 e l'ultima che colpì l'Anatolia accadde quattro decenni più tardi.

 
Vista di Galata (Karaköy) e il ponte di Galata sul Corno d'Oro, fine del XIX secolo

L'affermazione delle città portuali comportò un raggruppamento delle popolazioni dovuto dallo sviluppo di navi a vapore e ferrovie. mentre l'urbanizzazione aumentò tra il 1700 al il 1922. I miglioramenti nella salute e nei servizi igienico-sanitari resero le città più attraenti per vivere e per lavorare. Le città portuali, come Salonicco in Grecia, videro la propria popolazione incrementare da 55 000 nel 1800 a 160 000 nel 1912 mentre Smirne, che contava una popolazione di 150 000 nel 1800, arrivò a 300 000 abitanti nel 1914. Al contrario, alcune regioni subirono un calo della popolazione: ad esempio Belgrado diminuì di abitanti da 25 000 a 8 000, principalmente a causa di conflitti politici.

Le migrazioni economiche e politiche ebbero un impatto in tutto l'impero. Ad esempio, l'annessione russa e austriaca-asburgica delle regioni della Crimea e dei Balcani comportarono un grande afflusso di rifugiati musulmani come i 200 000 tartari di Crimea in fuga a Dobruja. Tra il 1783 e il 1913, circa 5-7 milioni di rifugiati si riversarono nell'Impero ottomano, di cui almeno 3,8 milioni provenivano dalla Russia. Alcune migrazioni lasciarono segni indelebili, come la tensione politica tra parti dell'impero (ad esempio tra Turchia e Bulgaria), mentre alcuni effetti centrifughi sono stati notati in altri territori. Anche l'economia fu colpita dalla perdita di artigiani, commercianti, produttori e agricoltori. Dal XIX secolo, gran parte della popolazione musulmana dei Balcani emigrò nell'attuale Turchia. Queste persone si chiamano Muhacir. Quando l'impero ottomano cessò di esistere nel 1922, metà della popolazione urbana della Turchia discendeva da rifugiati musulmani dalla Russia.

Organizzazione militareModifica

 
Alcuni giannizzeri scortano il ciambellano del Sultano Murad IV

La prima unità militare dello stato ottomano fu un esercito organizzato dallo stesso Osman I e composto da appartenenti alle tribù che abitavano le colline dell'Anatolia occidentale nel tardo XIII secolo. Con la progressione dell'impero il sistema militare divenne un'organizzazione sempre più complessa con un preciso e rigido sistema di reclutamento dei soldati. Il corpo principale dell'esercito ottomano comprendeva i celebri giannizzeri, gli spahi e gli Akinci; insieme rappresentarono per lungo tempo una tra le forze da combattimento più progredite al mondo, essendo stati tra i primi ad utilizzare i moschetti e i cannoni. Infatti, i turchi ottomani iniziarono ad usare i falconetti, cannoni corti ma larghi, in occasione dell'assedio di Costantinopoli del 1453. La cavalleria ottomana era basta soprattutto sulla sua capacità di operare ad alta velocità e dalla sua mobilità piuttosto che dalle pesanti armature dei cavalieri, utilizzava archi e spade corte e montava cavalli turcomanni e arabi veloci,[8][9] spesso applicava tattiche di combattimento simili a quelle utilizzate dell'Impero Mongolo, come simulare una ritirata e così circondare le forze nemiche inseguitrici all'interno di una formazione a mezzaluna per poi condurre il vero e proprio attacco. L'esercito ottomano continuò ad essere un'efficace forza militare fino all'inizio del XVIII secolo, a seguito di un lungo periodo di pace intercorso tra il 1740 e il 1768 iniziò il suo declino che lo portò ad indebolirsi rispetto a quello dei propri nemici europei e russi.[10]

 
Spahi ottomani in battaglia

Il processo di modernizzazione dell'impero ottomano intrapreso nel XIX secolo iniziò con l'esercito. Nel 1826 il sultano Mahmud II sciolse il corpo dei giannizzeri e fondò il moderno esercito moderno, chiamato Nizam-ı Cedid (Nuovo Ordine). L'esercito ottomano fu anche la prima istituzione ad assumere esperti stranieri e inviare i suoi ufficiali in addestramento nei paesi dell'Europa occidentale. Questo diede impulso alla nascita del movimento dei Giovani Turchi formato da uomini relativamente giovani che rientravano in patria dopo un'esperienza formativa all'estero.

 
Piloti ottomani all'inizio del1912

La marina ottomana contribuì enormemente all'espansione dei territori dell'Impero nel continente europeo, dimostrandosi essenziale nelle fasi iniziali della conquista del Nord Africa del 1517. Successivamente alla perdita della Grecia, avvenuta nel 1821, e dell'Algeria, nel 1830, il potere navale ottomano andò incontro ad un inesorabile declino che si tradusse in una incapacità di controllare i propri lontani territori d'oltremare. Il sultano Abdülaziz (regnante dal 1861 al 1876) tentò di ristabilire la propria marina militare progettando di costruire la più grande flotta dopo quella di Gran Bretagna e Francia. Nel 1866 il primo sottomarino in forza all'Impero ottomano venne realizzato nel cantiere navale di Barrow, in Inghilterra.[11] Tuttavia, la debole economia ottomana non permise di sostenere tale flotta per lungo tempo, tanto che sotto il sultano Abdul Hamid II la maggior parte delle navi venne abbandonata all'interno del corno d'oro dove rimasero inattive per una trentina d'anni.

L'istituzione dell'aeronautica militare ottomana risale al periodo compreso tra il giugno 1909 e il luglio 1911,[12][13] quando iniziò la formazione dei piloti e l'allestimento dei primi aerei grazie alla scuola di aviazione (Tayyare Mektebi) di Yeşilköy, fondata il 3 luglio 1912. Nel corso della prima guerra mondiale gli squadroni dell'aviazione ottomana combatterono su molti fronti, dalla Galizia nell'ovest al Caucaso nell'est e nello Yemen nel sud.

Scienza e tecnologiaModifica

Nel corso della loro storia, gli ottomani riuscirono ad istituire una vasta serie di biblioteche complete di traduzioni di libri di altre culture, oltre a manoscritti originali,[14] gran parte di queste sorte nel XV secolo. Il sultano Maometto II ordinò a Giorgio Amiroutzes, uno studioso greco di Trabzon, di tradurre e mettere a disposizione delle istituzioni educative ottomane il libro di geografia di Claudio Tolomeo. Ali Qushji, un astronomo, matematico e fisico originario di Samarcanda, divenne insegnante in due madrase e influenzò i circoli ottomani con i suoi scritti e le attività dei suoi studenti, anche se trascorse solo circa tre anni a Istanbul prima della sua morte.[15]

Taqi al-Din costruì, nel 1577, l'osservatorio di Taqi al-Din di Istanbul, dove eseguì osservazioni fino al 1580. Calcolò l'eccentricità dell'orbita del Sole e il moto annuale dell'apogeo.[16] Tuttavia lo scopo principale dell'osservatorio era quasi certamente astrologico piuttosto che astronomico e quindi venne distrutto nel 1580 a causa dell'ascesa di una fazione clericale che si opponeva al suo uso a tale scopo.[17] Nel 1551 sperimentò anche la potenza del vapore nell'Eyalet d'Egitto, quando inventò un girarrosto a vapore azionato da una rudimentale turbina a vapore..[18]

Nel 1660 lo studioso ottomano Ibrahim Efendi al-Zigetvari Tezkireci tradusse in arabo l'opera astronomica francese di Noël Duret scritta nel 1637.[19]

Şerafeddin Sabuncuoğlu fu l'autore del primo atlante chirurgico e dell'ultima importante enciclopedia medica del mondo islamico. Sebbene il suo lavoro fosse in gran parte basato sul Al-Tasrif di Abu al-Qasim al-Zahrawi, Sabuncuoğlu introdusse molte sue innovazioni. Per la prima volta furono raffigurate anche chirurghi di sesso femminile.[20]

Un esempio di orologio che misurava il tempo in minuti fu creato da un orologiaio ottomano, Meshur Sheyh Dede, nel 1702.[21]

All'inizio del XIX secolo, sotto Mehmet Ali l'Egitto iniziò a utilizzare motori a vapore per la produzione industriale, in particolare per la siderurgia, per la produzione tessile, per le cartiere e per il movimento delle barche.[22]

Si ritiene che Ishak Efendi abbia introdotto nel XIX secolo le coeve idee e gli sviluppi scientifici occidentali al mondo ottomano e musulmano in generale, così come l'invenzione di un'adeguata terminologia scientifica turca e araba, attraverso le sue traduzioni di opere occidentali.

ArchitetturaModifica

 
Ingresso principale del palazzo Dolmabahçe nel 1862

L'architettura ottomana venne influenzata da quella persiana, bizantina, greca e islamica. Durante il primo periodo dell'architettura ottomana, essa si trovò alla ricerca di nuove idee; successivamente vi fu il periodo classico dell'architettura, quando raggiunse il massimo della sua fiducia; nel periodo di stagnazione e decadenza si assistette ad un allontanamento da questo stile.

 
Ponte Mehmed Paša Sokolović, completato nel 1577 e progettato da Sinān

Durante il Periodo dei tulipani, l'impero ottomano venne influenzato degli stili altamente ornati in voga nell'Europa occidentale; barocco, rococò, impero e altri stili mescolati. I concetti di architettura ottomana si concentrano principalmente sulla moschea, interpretata come integrante della società, dell'urbanistica e della vita comune. Oltre ad essa è possibile trovare buoni esempi di architettura ottomana nelle mense, nelle scuole teologiche, negli ospedali, nei bagni turchi e nelle tombe.

Esempi di architettura ottomana del periodo classico, oltre a Istanbul ed Edirne, si possono osservare anche in Egitto, in Eritrea, in Tunisia, a Algeri, nei Balcani e in Romania, dove furono costruite moschee, ponti, fontane e scuole. L'arte della decorazione ottomana si sviluppò con una moltitudine di influenze dovute all'eterogeneità etnica che caratterizzava l'Impero ottomano. Il più grande degli artisti di corte arricchì l'Impero ottomano con molte influenze artistiche pluralistiche, come mescolare l'arte tradizionale bizantina con elementi dell'arte cinese.[23]

Arti decorativeModifica

 
Miniatori ottomani

La tradizione delle miniature ottomane, realizzate per illustrare manoscritti o utilizzate in pubblicazioni dedicate, fu fortemente influenzata dall'arte persiana, sebbene includesse anche elementi della tradizione bizantina dei manoscritti miniati. Un'accademia greca di pittori, il Nakkashane-i-Rum, venne fondata nel Palazzo Topkapi nel XV secolo, mentre all'inizio del secolo successivo venne aggiunta anche una simile accademia persiana, la Nakkashane-i-Irani.

L'arte della tessitura dei tappeti era particolarmente significativa nell'impero ottomano, in quanto essi avevano un'importanza elevatissima sia per essere utilizzati come arredi decorativi, ricchi di simbolismi religioso e non, sia come utilizzo pratico poiché era consuetudine entrare scalzi negli alloggi. La tessitura di tali tappeti ebbe origine nelle culture nomadi dell'Asia centrale (essendo i tappeti una forma di arredamento facilmente trasportabile) e alla fine si diffuse nelle società stanziate dell'Anatolia. I turchi usavano tappeti, e kilim non solo sui pavimenti ma anche come appesi alle pareti e alle porte per fornire un ulteriore isolamento. Furono anche comunemente donati alle moschee, che spesso ne accumularono grandi raccolte.

LinguaModifica

 
Calendario ottomano del 1911 scritto in diverse lingue

Il turco ottomano era la lingua ufficiale dell'Impero, fortemente influenzata dal persiano e dall'arabo, faceva parte delle lingue oghuz a loro volta un ramo delle lingue turche. Inoltre, gli ottomani utilizzavano altre lingue: il turco veniva parlato dalla maggior parte della popolazione in Anatolia e dalla maggioranza dei musulmani dei Balcani tranne che in Albania e Bosnia; il persiano era utilizzato solo da una minoranza di persone molto colte;[24] l'arabo era parlato principalmente in Arabia, Iraq, Kuwait, nel Levante e in alcune parti del Corno d'Africa; la lingua berbera era diffusa nel Nord Africa. Negli ultimi due secoli, l'uso di queste lingue divenne più limitato, tuttavia specifico: il persiano serviva principalmente come lingua letteraria per i colti,[24] mentre l'arabo veniva utilizzato nelle preghiere islamiche. Il turco, nella sua variante ottomana, era un linguaggio militare e amministrativo fin dai tempi nascenti degli Ottomani. La costituzione ottomana del 1876 sancì ufficialmente lo status imperiale ufficiale del turco.[25]

A causa di un basso tasso di alfabetizzazione tra la popolazione (circa il 2-3% fino all'inizio del XIX secolo e circa il 15% verso la fine), la gente comune doveva assumere degli scribi come "scrittori di richieste speciali" (arzuhâlcis) per essere in grado di comunicare con il governo.[26][27] I gruppi etnici continuarono a parlare nelle loro famiglie e nei propri quartieri (mahalles) per mezzo delle loro lingue (come avvenne, ad esempio, per gli ebrei, gli armeni, i greci,...). Nei villaggi in cui due o più popolazioni vivevano insieme, gli abitanti parlavano spesso la lingua l'uno dell'altro. Nelle città cosmopolite, spesso le persone parlavano le proprie lingue di origine; molti coloro che non appartenevano al gruppo etnico dei turchi parlavano il turco come seconda lingua.

Province ecclesiastiche cattolicheModifica

Nonostante il secolare stato di guerra verso la Cristianità i sultani consentivano la presenza di patriarchi e vescovi della Chiesa cattolica, per i quali il Papato di Roma istituiva sedi arcivescovili e diocesi. Molte di queste erano solo titolari, cioè i prelati a cui erano attribuite ne assumevano solamente il titolo senza averne un'effettiva amministrazione o presenza nel luogo.

NoteModifica

  1. ^ Peter Turchin, East-West Orientation of Historical Empires, in Journal of world-systems research, vol. 12, nº 2, dicembre 2006, p. 223, ISSN 1076-156X (WC · ACNP). URL consultato il 12 settembre 2016.
  2. ^ Rein Taagepera, Expansion and Contraction Patterns of Large Polities: Context for Russia, in International Studies Quarterly, vol. 41, nº 3, settembre 1997, p. 498, DOI:10.1111/0020-8833.00053, JSTOR 2600793.
  3. ^ Edward J. Erickson, Defeat in Detail: The Ottoman Army in the Balkans, 1912–1913, Greenwood Publishing Group, 2003, p. 59, ISBN 978-0-275-97888-4.
  4. ^ a b Grande Enciclopedia DeAgostini vol. 16.
  5. ^ R. Ago e V. Vidotto, Storia moderna, Roma-Bari, Laterza, 2009, p. 166, ISBN 978-88-420-7243-0.
  6. ^ Le autorità italiane infatti - denunciando la propria grossolana ignoranza circa le caratteristiche del "Califfo" malgrado gli oltre 13 secoli di storia comune - pensarono di autorizzare la khuṭba in nome del Sultano ottomano nelle moschee tripolitane e cirenaiche, senza accorgersi che il "califfo ottomano" nulla aveva a che fare con un inesistente "papa" dei musulmani, contribuendo così, loro malgrado, a mantenere vivo uno spirito irredentista che causerà gravi danni a Roma e alla sua politica colonialistica nelle regioni nordafricane conquistate. In merito si veda C. A. Nallino, "Appunti sulla natura del «Califfato» in genere e sul presunto «Califfato ottomano»", in: (a cura di M. Nallino), Scritti editi e inediti, 6 voll., Roma, Istituto per l'Oriente, III, pp. 234-569.
  7. ^ Una vistosa eccezione è costituita dallo storico islamista e ottomanista Bernard Lewis, che parlò di "stermini" e "massacri", rifiutandosi però di qualificarli come "genocidio", alla luce del fatto che la comunità armena di Istanbul non era stata coinvolta nelle stragi.
  8. ^ Mordaunt Milner, The Godolphin Arabian: The Story of the Matchem Line, Robert Hale Limited, 1990, pp. 3–6, ISBN 978-0-85131-476-1.
  9. ^ John F Wall, Famous Running Horses: Their Forebears and Descendants, p. 8, ISBN 978-1-163-19167-5.
  10. ^ Virginia Aksan, Ottoman Wars, 1700–1860: An Empire Besieged, Pearson Education Ltd., 2007, pp. 130–35, ISBN 978-0-582-30807-7.
  11. ^ Petition created for submarine name, Ellesmere Port Standard. URL consultato l'11 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2008).
  12. ^ Story of Turkish Aviation, Turkey in the First World War. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2012).
  13. ^ Founding, Turkish Air Force. URL consultato il 6 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2011).
  14. ^ Gábor and Bruce Ágoston and Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 583, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  15. ^ F. J. Ragep, Ali Qushji and Regiomontanus: eccentric transformations and Copernican Revolutions, in Journal for the History of Astronomy, vol. 36, nº 125, Science History Publications Ltd., 2005, pp. 359–71, Bibcode:2005JHA....36..359R, DOI:10.1177/002182860503600401.
  16. ^ Sevim Tekeli, Encyclopaedia of the history of science, technology and medicine in non-western cultures, in Encyclopaedia of the History of Science, Kluwer, 1997, Bibcode:2008ehst.book.....S, ISBN 978-0-7923-4066-9.
  17. ^ Khaled El-Rouayheb, Islamic Intellectual History in the Seventeenth Century: Scholarly Currents in the Ottoman Empire and the Maghreb, Cambridge University Press, 2015, pp. 18–19, ISBN 978-1-107-04296-4.
  18. ^ Ahmad Y Hassan (1976), Taqi al-Din and Arabic Mechanical Engineering, p. 34–35, Institute for the History of Arabic Science, University of Aleppo
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  20. ^ G. Bademci, First illustrations of female Neurosurgeons in the fifteenth century by Serefeddin Sabuncuoglu, in Neurocirugía, vol. 17, nº 2, 2006, pp. 162–65, DOI:10.4321/S1130-14732006000200012.
  21. ^ Paul Horton, Topkapi's Turkish Timepieces, in Saudi Aramco World, luglio–August 1977, pp. 10–13. URL consultato il 12 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2008).
  22. ^ Jean Batou, Between Development and Underdevelopment: The Precocious Attempts at Industrialization of the Periphery, 1800–1870, Librairie Droz, 1991, pp. 193–96, ISBN 978-2-600-04293-2.
  23. ^ Eli Shah, The Ottoman Artistic Legacy, Israel Ministry of Foreign Affairs. URL consultato il 26 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 13 febbraio 2009).
  24. ^ a b Bertold Spuler, Persian Historiography And Geography, Pustaka Nasional Pte Ltd, 2003, p. 69, ISBN 978-9971-77-488-2. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  25. ^ The Ottoman Constitution, promulgated the 7th Zilbridge, 1293 (11/23 December, 1876), in The American Journal of International Law, vol. 2, nº 4, 1908, p. 376, JSTOR 2212668.
  26. ^ Kemal H. Karpat, Studies on Ottoman Social and Political History: Selected Articles and Essays, Brill, 2002, p. 266, ISBN 978-90-04-12101-0. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  27. ^ Ottoman Empire (PDF), su saylor.org.

BibliografiaModifica

  • Emrah Safa Gürkan, Christian Allies of the Ottoman Empire, European History Online, Institute of European History, Magonza 2011, consultato in data 1º marzo 2013.
  • C. Imber, The Ottoman Empire. The Structure of Power, Palgrave MacMillan, Basingstoke-New York 2002.
  • R. Mantran (a cura di), Storia dell'Impero ottomano, Argo, Lecce 2011 (I edizione 2009)
  • J. McCharty, I turchi ottomani. Dalle origini al 1923, Ecig, Genova 2005
  • Donald Quataert, L'Impero Ottomano, Salerno, Roma 2008
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  • S. J. Shaw, History of the Ottoman Empire and Modern Turkey, 2 volumi, C.U.P., Cambridge 1976 (traduz. italiana parziale in A. Bombaci- Stanford J. Shaw, L'Impero ottomano, Utet, Torino 1980)
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  • Erik J. Zürcher, Storia della Turchia, Donzelli Editore, Roma 2007
  • Giorgio Seccia, La Guerra tra i Due Fiumi, Nordpress, Chiari 2007
  • Giorgio Vercellini, Solimano il Magnifico, Firenze, Giunti, 1997, ISBN 88-09-76236-3.
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Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Impero ottomano, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • Impero ottomano, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
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