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Basilica di San Savino

edificio religioso di Piacenza
Basilica di San Savino
Basilica San Savino Piacenza.jpg
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàPiacenza
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSan Savino di Piacenza
Diocesi Piacenza-Bobbio
Consacrazione1107
Inizio costruzione903

Coordinate: 45°03′01.44″N 9°42′05.76″E / 45.0504°N 9.7016°E45.0504; 9.7016

La basilica di San Savino, dedicata al secondo vescovo cittadino dopo San Vittore si trova in via Alberoni a Piacenza. In un'urna all'interno dell'altare principale riposano le spoglie del santo. Ha la dignità di basilica minore.[1]

Indice

StoriaModifica

 
Statua bronzea di san Savino con casula posta all'interno della chiesa, a destra

Probabilmente fondata nel 903 e poi distrutta dagli Ungari, la basilica oggi esistente venne edificata tra la fine dell'XI ed il principio del XII secolo ad opera del vescovo Sigifredo. Consacrata nell'ottobre 1107, venne già modificata nel secolo successivo. L'edificio subì molti altri rimaneggiamenti: distruzione dei muri perimetrali romanici ed aggiunte barocche (come la facciata del 1721 addossata all'originale) tra il 1631 ed il 1637.

Un ripristino dell'aspetto romanico della struttura e la demolizione delle aggiunte barocche avvenne ad iniziare dal 1902-1903 ad opera di Ettore Martini; l'abside venne rifatta nel 1960.

Restauri

Nel 2004, inizia una serie di interventi di restauro, sotto la guida dell'architetto piacentino Carlo Beltrami. Il primo, alla copertura della Basilica, a quella data, in cattivo stato di conservazione. Sempre nello stesso anno, la progettazione di un nuovo impianto di illuminazione, studiato e progettato, dall'architetto Beltrami.

Nel 2006, viene restaurata la cappella della medaglia miracolosa (unica visibile, dopo gli interventi di inizio 1900). Durante i lavori conservativi, eseguiti dalla restauratrice piacentina Lucia Bravi, sempre sotto la direzione del Beltrami, ritornano alla luce dei pregevoli affreschi, databili al XVII secolo e attribuibili a Giovanni Evangelista Draghi (Genova 1657 - Piacenza 1712), già pittore di corte dei Farnese, signori di Parma e Piacenza. I dipinti rappresentano quattro scene bibliche: il sacrificio di Isacco, Mosè salvato dalle acque, Mosè davanti al roveto ardente, Mosè che presenta il capretto per il sacrificio pasquale.

In un pennacchio, è possibile notare l'immagine di san Carlo Borromeo.

Fra il 2006 e il 2007, si interviene sull'antica canonica e sull'edificio dell'oratorio (quest'ultimo del sec. XX), sempre sotto la guida del Beltrami.

PresbiterioModifica

Nel presbiterio si trova un mosaico policromo della fine dell'XI ed il principio del XII secolo, un altro della stessa epoca è presente nella cripta e uno ancora nella navata sinistra. Lo stile romanico lombardo caratterizza gli interni ornati da raffinati capitelli antropomorfi, zoomorfi, con figure mostruose e vegetali.

AltareModifica

Sopra l'altare maggiore del 1764 è collocato un crocefisso ligneo dell'inizio del XII secolo, il suo autore è ignoto.

CriptaModifica

Nella cripta, ai lati, entro nicchie, quattro santi scolpiti nel 1481 denotano chiari influssi della scuola dell'Amadeo. Sono presenti inoltre numerosi mosaici riguardanti i segni zodiacali.

OrganoModifica

La basilica ospita un pregevole organo a canne ottocentesco, costruito da Lingiardi, ampliato da Tamburini e restaurato a cura della Banca di Piacenza.

NoteModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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