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Battaglia del Gianicolo
Planrome collinesetplaines.png
Rielievi di Roma e giume Tevere
Data476 a.C.
LuogoGianicolo
EsitoVittoria romana[1]
Schieramenti
Comandanti
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La battaglia del Gianicolo del 476 a.C. si svolse tra l'esercito romano, guidato dai consoli Aulo Verginio Tricosto Rutilo e Spurio Servilio Prisco ed i Veienti. I Romani ebbero la meglio, ed i Veienti abbandonarono il Gianicolo.

AntefattoModifica

Nel 477 a.C. i Veienti, dopo aver sconfitto i Fabii nella battaglia del Cremera[2] e l'esercito romano, condotto dal console Tito Menenio Agrippa Lanato[3], avevano stabilito un fortilizio sul Gianicolo, da dove partivano per razziare la campagna romana[4].

A causa della presenza di Veienti sotto le mura di Roma, in città si soffriva la carestia, perché non si era potuto coltivare a grano le terre minacciate dal nemico[5], per cui i romani, consoli Aulo Verginio Tricosto Rutilo e Spurio Servilio Prisco (476 a.C.), si risolsero a dar battaglia ai Veienti, guadando nottetempo il Tevere[1].

La battagliaModifica

Virginio comandava l'ala destra romana e Servilio la sinistra. I Veienti accettarono subito lo scontro, e si combatté a lungo, finché gli Etruschi non iniziarono a ritirarsi verso le proprie trincee, in alto sul Gianicolo.[1]

Ora, mentre Virginio diede l'ordine ai propri soldati di non incalzare i nemici, quelli dell'ala sinistra iniziarono a inseguire il nemico, sulle pendici del Gianicolo. Ma arrivati in prossimità della cima, i Veienti in ritirata, si voltarono, ed aiutati da quanti erano rimasti nel fortilizio, iniziarono ad incalzare i romani, che quasi subito furono costretti ad abbandonare lo scontro per cercare scampo più in basso[1].

A quel punto Virginio, inteso quanto stava accadendo, lasciò parte delle proprie forze ad aiutare i fuggitivi romani, e portò l'altra parte alle spalle degli attaccanti Veienti, che così si trovarono impossibilitati a fuggire, quando furono attaccati contemporaneamente dai due schieramenti romani. Alla fine sul campo di battaglia rimasero solo i romani.[1]

ConseguenzeModifica

Quanti tra i Veienti erano rimasti nel fortilizio sul Giancolo, lo abbandonarono il giorno seguente, quando capirono che da Veio non sarebbero venuto alcun aiuto[1].

Tanti furono i soldati romani uccisi, e grave il pericolo corso, che a Roma non si celebrò alcun trionfo per la vittoria sui Veienti[1].

NoteModifica