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Battaglia di Faenza (1797)

La battaglia di Faenza fu uno scontro avvenuto il 2 febbraio 1797 sul fiume Senio, nei pressi della città omonima, ove si combatté la battaglia decisiva (ma dall'esito scontato) fra le milizie pontificie del generale Colli e l'esercito di Napoleone guidato da Victor. La vittoria costrinse la Santa Sede alla trattativa per ottenere la cessazione delle ostilità[1]. Il 19 febbraio venne siglato il Trattato di Tolentino tra la Prima Repubblica francese e lo Stato Pontificio.

Nella letteraturaModifica

La sconfitta dell'esercito pontificio venne giudicata ingloriosa da un rivoluzionario come Francesco Saverio Salfi, che dedicò all'evento una pantomima satirica[2]; venne tuttavia registrata con sarcasmo anche da un reazionario come il conte Monaldo Leopardi[3] e, anni dopo, da Giacomo Leopardi[4].

Si riporta il resoconto della battaglia nelle memorie di Monaldo Leopardi, padre di Giacomo:

«"Tutte le milizie pontificie ascendevano a circa diecimila uomini, e un quarto di questa gente si era adunata a poco a poco in Faenza. Imola, perché troppo vicina a Bologna, erasi abbandonata, e la resistenza doveva farsi sul fiume [Senio] che corre fra le due città suddette. (...) Il giorno 2 di febbraio del 1797, alla mattina, i Francesi attaccarono, forti di circa diecimila uomini. I cannoni del ponte spararono, e qualche Francese morì. Ben presto però l'inimico si accinse a guadare il fiume; e vistosi dai popolani che i Francesi non temevano di bagnarsi i piedi: "Addio", si gridò nel campo. "Si salvi chi può" e tutti fuggirono per duecento miglia, né si fermarono sino a Fuligno. Non esagero, ma racconto nudamente quei fatti che accaddero in tempo mio, e dei quali vidi alcuna parte. Un tal Bianchi, maggiore di artiglieria, venne imputato di avere caricati i cannoni con li fagiuoli. Ho letto la sua difesa stampata, e sembra scolpato bastantemente; ma il fatto dei fagiuoli fu vero, e questa mitraglia figurò nella guerra fra il Papa e la Francia"»

(Monaldo Leopardi, "Autobiografie",1833)

Commentò lo storico Giustino Filippone: "si rise, e per molto tempo, sulla resistenza dell'esercito pontificio e forse troppo, e con non molta ragione"[5].

NoteModifica

  1. ^ Chandler 2006, pp. 103-182.
  2. ^ Francesco Saverio Salfi, Il general Colli in Roma. Pantomimo eseguito dal cittadino Le Frève in Milano. V.R.F. / [F.S.] (PDF)[collegamento interrotto], Milano, 1797.
  3. ^ Monaldo Leopardi, Autobiografia, capp. XXII "Battaglia di Faenza" (on-line) e XXIII "Presa di Ancona" (on-line)
  4. ^ Giacomo Leopardi, Paralipomeni alla Batracomiomachia, Canto Primo, vv. 17-18 (on-line)
  5. ^ Giustino Filippone, Le relazioni tra lo Stato pontificio e la Francia rivoluzionaria. Storia politica del trattato di Tolentino. Milano : Giuffré, 1967. Citato in: Sandro Petrucci, "L'insorgenza dell'Italia Centrale negli anni 1797-1798". Convegno nazionale dell'Istituto per la Storia delle Insorgenze (ISIN) «Le insorgenze anti-giacobine, il problema dell'identità nazionale e la "morte della patria". Spunti per la rinascita della "nazione spontanea"», Milano, 26 ottobre 1997 (on-line)

BibliografiaModifica

  • Emma Grandi; Faenza a' tempi della rivoluzione francese (1796-1801). Bologna, N. Zanichelli, 1906.
  • Francesco Lanzoni, Giuseppe Dalmonte; L'età napoleonica a Faenza: il periodo rivoluzionario (1796-1800) vol. 1; Faenza, S. Casanova, Comune di Faenza, 2001.
  • Amedeo Crivellucci, La battaglia di Faenza e il generale Colli. Pisa: E. Spoerri, 1892
  • Giovanni Mestica, La battaglia di Faenza e il generale Colli. Roma: Direzione della Nuova Antologia, 1901

Voci correlateModifica

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