Apri il menu principale
Berlin
ArtistaLou Reed
Tipo albumStudio
Pubblicazione1973
Durata49:26
Dischi1
Tracce10
GenereRock
Art rock
EtichettaRCA
ProduttoreBob Ezrin
Lou Reed - cronologia
Album precedente
(1972)
Album successivo
(1974)

Berlin (1973) è il terzo album da solista di Lou Reed e il seguito dell'album di grande successo Transformer. Sorprendente è la scelta dell'artista di porre Berlin in netto contrasto con il disco precedente; difatti a differenza di Transformer, si pone come un disco dai toni distintamente lugubri e drammatici. Berlin, inizialmente di scarso successo, negli anni a venire raggiunse un certo prestigio tra gli appassionati, e oggi alcuni lo considerano uno dei migliori concept album degli anni 70. Nel 2007 Lou Reed intraprese un tour mondiale, che ha toccato anche l'Italia, dedicato proprio a questo album, con un gruppo comprendente anche Steve Hunter, un coro di voci bianche e una piccola orchestra.

Il discoModifica

ContenutiModifica

Il disco è una sorta di concept album circa una coppia di sfortunati amanti nella Berlino degli anni settanta, che tocca temi scottanti quali l'abuso di droghe, la violenza domestica sulle donne e la depressione più nera che porta al suicidio. L'idea del disco, scaturita dall'omonimo brano presente nel primo disco solista di Reed, fu inizialmente proposta dal produttore Bob Ezrin e sposata fin da subito dall'ex Velvet Underground[1]. All'epoca della sua uscita, il responso del pubblico e della critica non fu particolarmente positivo. Nonostante l'album raggiunse la settima posizione in classifica in Gran Bretagna, il miglior risultato di sempre per Lou Reed, le vendite scarse negli Stati Uniti (dove raggiunse appena la 98ª posizione) e forti critiche circa l'atmosfera troppo deprimente dell'album, fecero sì che il disco venne considerato ai tempi un fallimento rispetto ai fasti commerciali di Transformer. Con il passare del tempo, il disco è stato molto rivalutato sia dalla critica che dal pubblico, e qualcuno lo considera addirittura il vero capolavoro di Lou Reed.

Musicalmente, Berlin si differenzia fortemente rispetto al resto delle opere di Reed, a causa dell'uso di pesanti arrangiamenti orchestrali, fiati, archi e musicisti di stampo classico. Come musicista, sul disco Reed si limita solo a suonare la chitarra acustica. Inoltre i musicisti scelti per questo concept album sono di prim'ordine. Si possono notare Jack Bruce ex-Cream, l'ex-bimbo prodigio Steve Winwood, Aysley Dunbar che aveva precedentemente lavorato per Frank Zappa, Wagner e Hunter membri degli Alice Cooper e i Brecker Brothers[1].

Descrizione dei braniModifica

Come nei precedenti due album di studio di Reed, Berlin rielabora svariate canzoni che erano state scritte e registrate precedentemente. La title track dell'album apparve dapprima nel suo primo disco solista, per poi ricomparire con un testo diverso, in una tonalità diversa, e ri-arrangiata per pianoforte. Oh, Jim è una riscrittura di un brano dei Velvet Underground mai pubblicato, Oh, Gin. Caroline Says (II) è una rielaborazione di Stephanie Says altro "scarto" dei Velvet. Anche Sad Song, con un testo molto più lungo, era anch'essa nel repertorio di studio della band. Infine Men of Good Fortune era stata provata con i Velvet all'inizio del 1966.

Il brano The Kids parla del momento nel quale alla protagonista femminile, Caroline, vengono portati via i figli dai servizi sociali, e contiene il suono del pianto dei bambini costretti a lasciare la propria madre. I The Waterboys hanno preso il nome da una strofa di questa canzone.[2]

TracceModifica

Lato A
  1. Berlin - 3:23
  2. Lady Day - 3:40
  3. Men of Good Fortune - 4:37
  4. Caroline Says I - 3:57
  5. How Do You Think It Feels - 3:42
  6. Oh Jim - 5:13
Lato B
  1. Caroline Says II - 4:10
  2. The Kids - 7:55
  3. The Bed - 5:51
  4. Sad Song - 6:55

FormazioneModifica

Artista
Altri musicisti

La traccia "perduta"Modifica

Nelle prime copie del disco in versione Stereo 8, era presente un breve pezzo strumentale al pianoforte, senza titolo, posizionato tra i brani Berlin e Lady Day, che comparve anche nelle prime copie in cassetta dell'album, ma che non venne mai incluso in tutte le successive versioni in vinile o compact disc di Berlin.[3] Non è stata mai fornita una spiegazione ufficiale all'omissione del passaggio strumentale in questione. Nel 2006, quando Reed eseguì dal vivo l'intero album al St. Ann's Warehouse di New York, lo strumentale venne reinserito, ma questa volta prima di Caroline Says II, suggerendone l'originale collocazione iniziale nella seguenza delle tracce.[4]

CuriositàModifica

  • La rivista Rolling Stone ha inserito Berlin al 344º posto della sua lista dei 500 migliori album.
  • Il produttore del disco, Bob Ezrin, ebbe un mezzo esaurimento nervoso durante le sedute di registrazione dell'album, si dice dovuto alle atmosfere decadenti e ultra depressive del disco in questione.
  • L'album era stato originariamente concepito per essere un doppio vinile e venne solo successivamente ridotto a disco singolo dietro imposizione della casa discografica. I tagli apportati riguardano principalmente le code strumentali dei brani. Una versione della canzone Berlin più lunga di due minuti è comparsa nella versione Stereo 8 dell'album.

NoteModifica

  1. ^ a b Alessio Brunialti, Concept: 100 album fondamentali, in Mucchio Extra (Stemax Coop), #25 Primavera 2007.
  2. ^ FAQ, in mikescottwaterboys. URL consultato il 20 marzo 2008 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2008).
  3. ^ [1]
  4. ^ Lou Reed News

Collegamenti esterniModifica

  Portale Rock: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Rock