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Bombardamento di Plaza de Mayo
Plaza-Mayo-bombardeo-1955.JPG
Data16 giugno 1955
LuogoBuenos Aires, Argentina Argentina
CausaTentato colpo di Stato
Schieramenti
Argentina Peronisti: Argentina Golpisti:
  • Fuerza Aérea Argentina
  • Aviación Naval
  • Civili anti-peronisti
  • Comandanti
    Juan Domingo Perón
    Franklin Lucero
    Samuel Toranzo Calderón
    Benjamín Gargiulo
    Aníbal Olivieri
    Effettivi
    330 Granatieri
    4 aerei
    4 M4 Sherman
    Diversi civili peronisti
    700 marines
    30-34 aerei
    circa 900 civili anti-peronisti
    Perdite
    17 morti
    55 feriti
    3 aerei abbattuti
    Morti sconosciuti
    Circa 308 civili non identificati[1][2][3]
    Voci di colpi di Stato presenti su Wikipedia

    Il bombardamento di Plaza de Mayo è avvenuto il 16 giugno 1955, quando una trentina di aerei dell'Aviación Naval ha bombardato la Plaza de Mayo di Buenos Aires. L'obiettivo era la Casa Rosada, in quanto il bombardamento era parte di un tentativo di colpo di Stato volto a rovesciare il governo di Juan Domingo Perón.

    Indice

    BombardamentoModifica

    Alle ore 12:40, 30 aerei della FAA (22 T-6 Texan, 5 Model 18 e 3 PBY Catalina) sono partiti dall'aeroporto militare di Morón dirigendosi verso la Casa Rosada, residenza presidenziale argentina. Perón era stato avvertito precedentemente dal ministro della guerra, Franklin Lucero, e si era perciò rifugiato in un bunker posto al di sotto del Palazzo Libertador di Buenos Aires (sede dell'attuale ministero della difesa).[4]

    Il bombardamento si è verificato in un giorno feriale, perciò la capitale era piuttosto affollata, non a caso la prima bomba è stata rilasciata su un filobus in transito sulla strada, uccidendo tutti gli occupanti, tra cui diversi bambini. Nel mentre il 4º battaglione di fanteria marina ha iniziato a muoversi per catturare la Casa Rosada: un primo gruppo è stato lasciato a circa 40 metri dalla facciata settentrionale dell'edificio, mentre il secondo è stata sganciato a circa 100 metri dalla Casa. Il battaglione è stato però respinto dal Reggimento dei Granatieri a Cavallo, sotto il comando del ministro Lucero, presso il ministero della finanza e presso la residenza presidenziale.

    Alle ore 13:12, Héctor Hugo Di Pietro, figura di maggiore spicco nel CGT in assenza del segretario generale, ha richiamato ogni lavoratore del distretto federale e della grande Buenos Aires a presentarsi presso la sede del CGT, tuttavia Perón ordinò al maggiore Jose Ignacio Cialceta di informare Di Pietro degli scontri nella Plaza de Mayo.

    Intorno alle 15:00 le forze golpiste, circondate dalle forze di difesa della Casa, iniziano a ritirarsi verso il ministero della marina, dove saranno assediati fino alla resa dalle forze peroniste. Introno alle 15:17 le forze golpiste si arrendono, tuttavia durante la resa, inizia una seconda ondata di bombardamenti che distrugge due piani del ministero. Allo stesso tempo alcuni civili, sotto il comando di Zavala Ortiz, iniziano a scontrarsi con la polizia, tentando di interrompere l'assedio al ministero.

    Battaglia aereaModifica

    Mentre gli scontri infuriavano a terra, uno squadrone di Meteor peronisti riesce a partire dall'aeroporto di Morón, che tuttavia cadrà in poco tempo nelle mani dei ribelli che cattureranno i piloti peronisti.

    Prima della resa i piloti bombarderanno la città, e uno di essi, rimasto senza munizioni, rilascerà il serbatoio del carburante d'emergenza su un parcheggio non lontano dalla Casa Rosada, provocando un'esplosione.

     
    Fori di proiettile sul muro del ministero della finanza

    Resa e fugaModifica

    Dopo una pesante guerriglia urbana i ribelli si arresero alle 17:20. I piloti dei 30 aerei ancora in volo ricevettero l'ordine di chiedere asilo in Uruguay, recandosi perciò all'aeroporto di Carrasco, anche se alcuni di essi, rimasti senza carburante si schianteranno sulle rive del Rio de la Plata.

    NoteModifica

    Altri progettiModifica