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Caffè Baratti & Milano

locale storico di Torino
Caffè Baratti & Milano
Baratti Milano1.jpg
Le eleganti vetrine del Caffè Baratti & Milano
all'interno della Galleria Subalpina.
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàTorino
IndirizzoPiazza Castello, 10
Informazioni generali
Condizioniin uso
Costruzione1875
Inaugurazione1875 - 1909
Usocommerciale
Realizzazione
ArchitettoGiulio Casanova
IngegnerePietro Fenoglio
ProprietarioGruppo Novi
L'ingresso dai portici di piazza Castello.

Il Caffè Baratti & Milano è un caffè storico tra i più antichi e prestigiosi di Torino, situato nella centrale Galleria Subalpina, aperto sin dal 1875.

StoriaModifica

Il celebre Caffè Baratti & Milano deve il suo nome a due confettieri canavesani: Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano. Trasferitisi nella città sabauda nel 1858, essi aprirono un laboratorio di confetteria e pasticceria in via Dora Grossa 43, l'attuale via Garibaldi, destinato a divenire uno dei marchi più rinomati dell'industria dolciaria piemontese e italiana. Fu pertanto Ferdinando Baratti che creò il famoso cremino divenuto poi con il gianduiotto uno dei grandi classici fra i cioccolatini italiani.
Dato il crescente successo, nel 1875 la Baratti & Milano decise di trasferirsi in centro, presso i locali nella nuovissima Galleria Subalpina, appena inaugurata. Il locale divenne presto ambito luogo di ritrovo della borghesia e d'intellettuali come D'Azeglio, Giolitti e Luigi Einaudi[1] tanto che il successo crebbe a tal punto da ricevere la qualifica di «Azienda fornitrice ufficiale della Real Casa».

Il locale, come appare attualmente, è frutto del primo rifacimento a seguito dell'ampliamento del 1909, realizzato su progetto di Giulio Casanova e Pietro Fenoglio; per quanto riguarda gli interni, dello scultore Edoardo Rubino. Il risultato è un elegantissimo ambiente caratterizzato da un ampio uso di specchi, marmi, bronzi, dorature e stucchi che conferiscono al locale un ricco profilo architettonico e artistico, che valsero al Caffè Baratti & Milano varie citazioni in ambito letterario[2][3][4] e ricercata ambientazione di scene cinematografiche.

Nel 1948 il locale riapre i battenti, dopo un attento restauro, a seguito dei danni dei bombardamenti nel 1944; nel 1985 il Ministero dei beni culturali pone il vincolo di tutela storica sul locale e sugli arredi.

Dopo alcuni riassetti societari della Baratti & Milano occorsi con il tempo, il marchio delle celebri caramelle "Barattine" e il locale passano di proprietà prima al gruppo dolciario veneto "Toulà" e, nel 2003, al gruppo Novi, che ha finanziato anche l'ultimo restauro conservativo conclusosi l'anno successivo.

NoteModifica

  1. ^ Comune di Torino - Caffé storici, su comune.torino.it.
  2. ^ Una poesia ispirata al Caffè Baratti & Milano appare per la prima volta con il titolo Le signore che mangiano le paste su «La Gazzetta del Popolo della Domenica» del 28 luglio 1907.
  3. ^ La celebre poesia di Guido Gozzano, Le golose, fu scritta ispirandosi ai clienti del locale.
  4. ^ Il romanzo giallo La donna della domenica di Fruttero & Lucentini ambienta proprio nella sala principale del locale la scena iniziale, con l'architetto Garrone.

BibliografiaModifica

  • Baratti passa di mano dopo oltre cent'anni, in «Stampa Sera», 30 settembre 1985
  • La «Baratti» lascia Torino, si trasferirà a Bra, in «La Stampa», 10 novembre 1991
  • Torna torinese il caffè Baratti, in «La Stampa», 4 settembre 1994
  • Maria Teresa Martinengo, Il pomeriggio torneremo al Baratti & Milano, in «La Stampa», 15 febbraio 2003
  • Elsa Mazzolini, Alessandra Meldolesi, L'Italia del cioccolato, Touring Club Italiano, Milano, 2004
  • Mauro Silvio Ainardi, Paolo Brunati, Le fabbriche da cioccolata. Nascita e sviluppo di un'industria lungo i canali di Torino, Allemandi, Torino, 2008
  • Elena Dellapiana, Isabella Massabò Ricci (a cura di), Baratti & Milano in Torino, L'Artistica editrice, Torino, 2010, pp. 33–52
  • Clara Padovani, Gigi Padovani, Cioccolatorino. Storie, personaggi, indirizzi, curiosità, Blu Edizioni, Torino, 2010

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica