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Carlo Salvioni

linguista svizzero

BiografiaModifica

Nacque in Svizzera, nella capitale del Canton Ticino, dove il padre tipografo gestiva anche una libreria. Durante gli studi ginnasiali e liceali a Lugano, frequentò giovani anarchici come Michele Bakunin. Dopo aver interrotto anzitempo sia gli studi liceali, sia quelli universitari di Medicina a Basilea, nel 1878 si trasferì in Germania per iscriversi all'università di Lipsia, «una delle capitali della glottologia del tempo».[1] Qui i suoi studi di linguistica, improntati alla scuola dei neogrammatici, si svolsero con regolarità e profondità d'impegno per la durata di cinque anni, dal 1878 al 1883. Essi tuttavia non esclusero gli interessi politici del Salvioni, che si espressero nell'area del socialismo tedesco.[2]

Nel 1880, durante il suo soggiorno a Lipsia, conobbe il grande glottologo italiano Graziadio Isaia Ascoli e da tale incontro nacque il suo interesse per la dialettologia italiana, che avrebbe riempito l'intera sua vita di studioso. La sua tesi di laurea, dal titolo Fonetica del dialetto moderno della città di Milano, fu pubblicata in volume nel 1884[3] e rappresentò il suo primo importante contributo alla ricerca sui dialetti, soprattutto lombardi, piemontesi e veneti, ma anche meridionali e insulari. Di natura alquanto dispersiva, Salvioni lasciò incompiuti alcuni progetti importanti, come l'edizione del suo amatissimo Carlo Porta, il Vocabolario etimologico italiano ed altre opere.

Conseguito il dottorato nel 1883, due anni dopo ottenne la libera docenza a Torino e fu poi professore ordinario all'Università degli Studi di Pavia, fino al 1902. In quell'anno, dopo aver diretto la prestigiosa rivista «Archivio glottologico italiano», fu successore dell'Ascoli all'Accademia scientifico-letteraria di Milano. Nel 1889 divenne senatore del Regno. Nel 1907 fondò il Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana, al quale attese fino agli ultimi giorni di vita, con la collaborazione del suo allievo Clemente Merlo.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, la sua vita privata fu segnata da due gravissimi lutti. I suoi due figli Ferruccio ed Enrico, infatti, morirono entrambi durante il conflitto, a distanza di qualche mese, dopo essersi arruolati nell'esercito italiano come volontari.[4]. Nell'ottobre del 1929, Salvioni attendeva alla preparazione di un libro in memoria dei figli caduti in guerra, quando morì d'improvviso all'età di 62 anni.

Nel 2008 il Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona ha organizzato un convegno per il 150º della nascita di Carlo Salvioni e per il centenario della fondazione del Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana[5][6]. Anche una via del centro di Bellinzona è dedicata a Salvioni[7].

Fondamenti metodologiciModifica

«La favella è insieme spirito e materia, risulta da fattori psichici e da fattori fisici». Era questo uno dei principi enunciati da Carlo Salvioni nel discorso inaugurale dell'anno accademico 1905-1906 dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano.[8] Dei due fattori indicati, solo quello fisico «determina l'evoluzione dei suoni e può e deve essere studiato scientificamente, sul fondamento del carattere assoluto delle leggi fonetiche».[9]

Il suo radicato orientamento neogrammatico contrastava, peraltro, con i principi linguistici predominanti al suo tempo e nettamente contrari alle leggi fonetiche. A tali principi predominanti finì per aderire, al contrario di Salvioni, persino il suo grande amico Ernesto Giacomo Parodi.[10]

Tale isolamento, peraltro relativo, nel dibattito linguistico del suo tempo, non diminuisce l'importanza del contributo dei suoi studi, il cui valore fu riconosciuto, dopo alcuni decenni, anche da critici attenti al dato linguistico dei testi, come Gianfranco Contini, il quale ebbe a rimarcare le spiccate qualità dello studioso, anche in rapporto al clima culturale del suo tempo.[11]

OpereModifica

  • Fonetica del dialetto moderno della città di Milano. Saggio linguistico, Torino, Ermanno Loescher, 1884.
  • Lamentazione metrica sulla Passione di N. S. in antico dialetto pedemontano, Torino, Vincenzo Bona, 1889.
  • Illustrazioni linguistiche e lessico alle Rime di B. Cavassico, 2 voll., Bologna, Romagnoli Dall'Acqua, 1893-1894.
  • Dell'antico dialetto pavese, Pavia, Tip. F.lli Fusi, 1902.
  • Appunti sull'antico e moderno lucchese, in «Archivio», XVI, 1905.
  • Di qualche criterio dell'indagine etimologica, in «Annuario dell'Accademia di scienze e lettere», Milano, 1905-1906, pp. 17-41.
  • Per la fonetica e la morfologia delle parlate meridionali d'Italia, in «Studi dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano», 1913, pp. 79-113.
  • Osservazioni sull'antico vocalismo milanese desunto dal metro e dalla rima del Codice berlinese di Bonvesin da Riva, in Miscellanea in onore di Pio Rajna, Firenze, Tipografia Ariani, 1911.

NoteModifica

  1. ^ Il giudizio virgolettato è di Tristano Bolelli, Carlo Salvioni, in Letteratura italiana - I Critici, volume secondo, Milano, Marzorati, 1970, p. 1319.
  2. ^ Fonte: Sergio Lubello, Salvioni, Carlo, in Dizionario biografico degli italiani, volume 90, Treccani, 2017, URL controllato il 12.03.2019.
  3. ^ Carlo Salvioni, Fonetica del dialetto moderno della città di Milano, Torino, Ermanno Loescher, 1884.
  4. ^ Fonte: Dizionario biografico degli italiani, op. cit.
  5. ^ Loporcaro, M; Lurà, F; Pfister, M (2010). Carlo Salvioni e la dialettologia in Svizzera e in Italia : atti del convegno organizzato a centocinquant'anni dalla nascita di Carlo Salvioni e a cent'anni dalla fondazione del "Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana" : Bellinzona 5-6 dicembre 2008. Bellinzona: Centro di dialettologia e di etnografia.
  6. ^ Carlo Salvioni e la dialettologia in Svizzera e in Italia
  7. ^ (EN) Via Carlo Salvioni - streets of Bellinzona, Ticino, Switzerland
  8. ^ Il discorso fu pubblicato col titolo: Di qualche criterio dell'indagine etimologica, nell'«Annnuario dell'Accademia di scienze e lettere», Milano, 1905-06, pp. 17-41.
  9. ^ Tristano Bolelli, Op. cit., p. 1322.
  10. ^ Cfr. «Atti dell'Accademia della Crusca», 1920-21, p. 54.
  11. ^ Gianfranco Contini, Modernità e storicità di Carlo Salvioni, in «Archivio storico ticinese», 1961, pp. 209-218.

BibliografiaModifica

  • Tristano Bolelli, Carlo Salvioni, in Letteratura italiana - I Critici, volume secondo, Milano, Marzorati, 1970, pp. 1319-1331.
  • Romano Broggini, Carlo Salvioni. Note biografiche e bibliografiche, Bellinzona, Arti grafiche Salvioni, 1958.
  • Gianfranco Contini, Modernità e storicità di Carlo Salvioni, in «Archivio storico ticinese», 1961, pp. 209-218.
  • Sergio Lubello, Salvioni, Carlo, in Dizionario biografico degli Italiani, volume 90, Treccani, 2017.
  • Clemente Merlo, in «L'Italia dialettale», XXII, 1958, pp. 159-208.
  • Ernesto Giacomo Parodi, Carlo Salvioni accademico corrispondente. Discorso commemorativo, Firenze, Tip. Davite, 1922.
  • Ernesto Giacomo Parodi, Lingua e letteratura, Venezia, Neri Pozza, 1957.
  • Benvenuto Terracini, in «Archivio glottologico italiano», XVIII, 1922, pp. 586-602.
  • Nicola Zingarelli, in «Archivio storico della Svizzera italiana», IX, 1934, pp. 108-114.

Voci correlateModifica

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