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StoriaModifica

Castellazzo fu un antico comune del Milanese. Nell'estimo voluto dall'imperatrice Maria Teresa nel 1771 risultava avere 240 abitanti.[2] Nel 1809 fu soppresso con regio decreto di Napoleone ed annesso a Garbagnate, per essere poi ripristinato con il ritorno degli austriaci. Fu nuovamente soppresso nel 1841 con regio dispaccio del governo del Lombardo-Veneto, ma per essere stavolta incorporato a Bollate.

L'abitato si è sviluppato attorno alla storica Villa Arconati, già monumento nazionale, chiamata anche il Castellazzo, che dà il nome alla frazione. Questa è teatro tutte le estati del Festival di Villa Arconati, un'importante manifestazione musicale che si svolge nella suggestiva cornice della villa nei mesi di giugno e luglio. L'ultima residente di Villa Arconati, Donna Beatrice Crivelli fu l'ultima garante di tutela del patrimonio costituito da Villa, Corti e vecchie Fornaci. Venendo nel frattempo a mancare, gli eredi vendettero l'intera proprietà ad alcune immobiliari, che non persero tempo nel monetizzare quanto potevano traendo il massimo dei guadagni. Vennero inoltre predisposti alcuni progetti che prevedevano un'edificazione intensiva su queste aree, che sarebbero state inevitabilmente compromesse. Oltre al riutilizzo delle vecchie corti, questi progetti prevedevano l'utilizzo delle originali volumetrie delle vecchie fornaci, con cambio di destinazione d'uso da aree industriali ad aree residenziali. A tutto questo si aggiungeva poi la progressiva espulsione dei vecchi affittuari delle corti, scongiurata anche grazie all'Associazione Amici di Castellazzo.

La ferrovia e la vecchia stazioneModifica

Storicamente la frazione di Castellazzo è da sempre attraversata dai binari della linea ferroviaria Milano-Saronno delle Ferrovie Nord Milano. Fino al 1990 era inoltre attiva la piccola e funzionale stazioncina, storicamente utilizzata dalle maestranze occupate nelle vicine fornaci e cave di argilla per la produzione di laterizi, ben visibili nel film Il sole sorge ancora commissionato dall'A.N.P.I.. Il film venne girato nel 1946 nelle fornaci, nelle corti di Castellazzo, oltreché all'interno della Villa Arconati per la regia di Aldo Vergano. Essa venne soppressa e mai più riattivata con i lavori di quadruplicamento della linea ferroviaria Milano-Saronno di Ferrovie Nord Milano, attivato successivamente al 1990, nonostante le proteste della popolazione locale. Oggi se ne auspica la riapertura, come fermata impresenziata e "a banchina centrale" sui due binari dedicati alle linee del Servizio ferroviario suburbano di Milano innanzitutto per ridurre il senso di isolamento degli abitanti della frazione con Bollate e per permettere una maggiore accessibilità a Castellazzo nei giorni di maggiore affluenza domenicale/festiva e in concomitanza del Festival.[senza fonte]

L'esplosione della fabbrica Sutter & TehevenotModifica

Il 7 giugno 1918 un'esplosione distrusse la fabbrica di esplosivi Sutter & Tehevenot provocando la morte di sessanta operaie soprattutto donne e ragazze. Fra i militari chiamati per la sistemazione dell'area c'era anche Ernest Hemingway, all'epoca volontario nella Croce Rossa Americana, che citò l'episodio nel racconto Una storia naturale dei defunti nell'antologia I quarantanove racconti [3][4].

NoteModifica

  1. ^ Luciano Canepari, Castellazzo, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  2. ^ Comune di Castellazzo, 1757 - 1797 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali
  3. ^ Riccardo Rosa, Quelle 60 giovani operaie morte nello scoppio della polveriera, su Corriere.it, 9 marzo 2016. URL consultato il 9 marzo 2016 (archiviato il 9 marzo 2016).
  4. ^ Hemingway a Bollate, su Insieme Groane, 2012. URL consultato il 9 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).

Voci correlateModifica

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