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Castello di Schio
Schio il castello.jpg
La chiesa sconsacrata di Santa Maria della Neve, unico resto del castello
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneVeneto
CittàSchio
Coordinate45°42′55″N 11°21′25″E / 45.715278°N 11.356944°E45.715278; 11.356944Coordinate: 45°42′55″N 11°21′25″E / 45.715278°N 11.356944°E45.715278; 11.356944
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Schio
Informazioni generali
TipoCastello medievale
Materialemattoni e pietre
Primo proprietarioMaltraversi, Conti di Vicenza
DemolizioneXVI secolo
Proprietario attualeComune di Schio
Visitabileno
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Castello di Schio è il toponimo di una zona centrale di Schio che ricorda l'antica presenza di un castello, di cui resta oggi soltanto la torre merlata svettante, inglobata nella chiesetta di Santa Maria della Neve, attualmente sconsacrata. L'intera area del castello, una sorta di piccola collinetta che si eleva in pieno centro cittadino, è adibita a parco pubblico.

StoriaModifica

 
Pianta del castello di Schio realizzata da Carlo Letter nel 1890 in base ai rilevamenti effettuati sul posto[1]

Da studi di toponomastica e rilievi di tipo archeologico si evince come nel solo alto vicentino - oltre che quello di Schio - ci fossero una ventina di castelli, come quello di Magré che si trovava in una collina poco distante.

Dai reperti archeologici emersi dagli scavi del 1919, l'epoca di fondazione del primitivo castello di Schio parrebbe risalire all'età del ferro, cosicché esso potrebbe essere stato costruito dalle popolazioni degli Euganei o dei Veneti. In epoca medioevale sorse qui il castello dei Maltraversi, conti di Vicenza, i quali, con la parentesi ezzeliniana, dominarono fino al 1311. Il castello passò alla città di Vicenza, quindi agli Scaligeri e nel 1314 fu danneggiato dai padovani. Nel 1382 fu dei Visconti, del conte Giorgio Cavalli che lo rinforzò, poi passò sotto Venezia[2].

Nel 1412, solo 6 anni dopo che la Serenissima aveva preso il controllo della zona di Schio, il castello venne smantellato[3], probabilmente per volontà di Vicenza che voleva così tenere il territorio scledense sotto controllo[4]. Schio era infatti retta da un vicario nominato da Vicenza, ma ambiva a divenire una Podestaria, con un Podestà nominato direttamente da Venezia, al pari di Lonigo e Marostica[4]. La comunità scledense inviò in più occasioni a Venezia suppliche, finalizzate al ripristino del castello di Schio: nel 1477, nel 1487 e infine nel 1508[4]. Durante il periodo della guerra della Lega di Cambrai la comunità di Schio assunse in varie occasioni atteggiamenti filo-imperiali, soprattutto finalizzati alla volontà di svincolarsi dal controllo del territorio da parte di Vicenza[4]: il castello quindi non venne riforzato. Nel 1514 il castello fu demolito definitivamente per ordine di Venezia[5]: Bartolomeo d'Alviano aveva predisposto la distruzione dei castelli di Schio e Pievebelvicino; questo atto fu anche una risposta agli atteggiamenti di mancato riconoscimento, da parte della comunità locale, dell'autorità del vicario scelto da Vicenza, Gaetano Repeta[4].

Da quell'epoca, il castello di Schio è rimasto solo nei dipinti di un pittore: ne resta infatti memoria in un dipinto di Francesco Verla, datato 1512 e conservato nella chiesa di San Francesco[1]; ma non è chiaro quanto l'autore abbia rispettato la fisionomia reale del sito. Si ritiene che la struttura complessiva del castello comprendesse posti di guardia esterni, collocati lungo le direttrici di accesso allo stesso; almeno uno di questi è ancora esistente, pur se trasformato in civile abitazione[1].

Dell'antico castello, oggi rimangono solo: la spianata con i resti dei basamenti di due torri ora scomparse, la torre campanaria merlata con l'orologio installato nel 1900 (di fatto considerata la torre civica di Schio) e l'attigua chiesa di Santa Maria della Neve, sorta negli ultimi anni del XIV secolo, ma riedificata nel Settecento. Nel XVIII secolo la chiesa fu sede della Confraternita del Confalone e nel 1810, una volta soppressa la confraternita, fu chiusa al culto e sconsacrata; gli ornamenti furono dispersi. Fu acquisita dal Comune nel 1828[6]. Fu quindi adibita a quartiere militare, sia dai francesi che dagli austriaci, e nel 1875 fu attrezzata a palestra dalla Società Ginnastica Fortitudo[2]. Oggi è sede del Circolo fotografico.

Negli anni quaranta, sotto il colle del castello, fu realizzato un rifugio antiaereo scavato nella roccia. Tale tunnel, munito di due entrate e rinforzato in calcestruzzo, ha una superficie interna di circa 500 metri quadrati e una lunghezza di circa 100 metri. Tra il 2008 e il 2010 il rifugio è stato liberato da detriti, restaurato ed adibito alla stagionatura e maturazione di vini e formaggi locali, grazie al microclima interno particolarmente favorevole[7].

DescrizioneModifica

La ex chiesa di Santa Maria della Neve si presenta come una semplice costruzione in pietrame e cocci a vista, con facciata a capanna; essa presenta un portale con cornice in pietra bianca, sormontata da un'ulteriore apertura ad arco, anch'essa corniciata in pietra. La fiancata sinistra è forata da una finestrella ed una porta; anche quella di destra, poco visibile perché esposta sul ciglio della collina, è alleggerita da alcune finestre. La zona absidale presenta un elemento di minor altezza rispetto alla chiesa, forato da una finestra ad arco, fiancheggiato dalla torre. La torre, a base quadrangolare, ha una cella campanaria definita da una bifora; sotto di essa, sui due lati del campanile più visibili, sono posti i quadranti dell'orologio. A concludere la torre, un motivo ornamentale a merli.

L'interno è ritmato da lesene lungo le pareti; il pavimento è in marmo bicolore con motivo a scacchiera, mentre il soffitto è decorato a stucchi, in linea con il gusto settecentesco.

NoteModifica

  1. ^ a b c AA.VV. Schio. Il centro storico, pp. 162-163, Edizione del Comune di Schio, 1981
  2. ^ a b AA.VV. Schio. Guida rapida alla città e ai suoi dintorni, pag. 48-49. Associazione scledense giornalisti e scrittori, 1989.
  3. ^ Paolo Snichelotto "Voglio che sii erretto un hospitale qui in Schio: l’ospedale Baratto dalle origini al Primo Novecento", pag 13 del vol. 2° dell'opera di AA.VV., L'archivio svelato: il convento di San Francesco e gli ospedali nella società scledense tra XV e XX secolo. Ed. Comitato Archivio Baratto, 2007
  4. ^ a b c d e Paolo Snichelotto, Quaderni di Schio n.3 n.s., Tra Repubblica e Impero. Schio nel turbine della guerra di Cambrai (1508-1517), Schio, Edizioni Menin, 2010
  5. ^ MuseiAltoVicentino - Schio
  6. ^ Edoardo Ghiotto, Giorgio Zacchello, Schio, una città da scoprire- L'edilizia sacra, edizione Comune di Schio, 2003
  7. ^ Latterie vicentine - La grotta del castello, su latterievicentine.it. URL consultato l'11 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2014).

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