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Schio

comune italiano
Schio
comune
Schio – Stemma Schio – Bandiera
Schio – Veduta
Panorama con il duomo dedicato a San Pietro
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
SindacoValter Orsi (lista civica di centro Noi cittadini) dal 9-6-2014
Territorio
Coordinate45°42′40″N 11°21′20″E / 45.711111°N 11.355556°E45.711111; 11.355556 (Schio)Coordinate: 45°42′40″N 11°21′20″E / 45.711111°N 11.355556°E45.711111; 11.355556 (Schio)
Altitudine200 m s.l.m.
Superficie66,21 km²
Abitanti39 162[1] (31-12-2018)
Densità591,48 ab./km²
FrazioniLiviera, Cà Trenta, Giavenale, Magrè, Monte Magrè, Piane, Poleo, Sacro Cuore, Santa Croce, Santa Trinità, Tretto
Comuni confinantiMarano Vicentino, Monte di Malo, Posina, San Vito di Leguzzano, Santorso, Torrebelvicino, Valdagno, Valli del Pasubio, Velo d'Astico, Zanè
Altre informazioni
Cod. postale36015
Prefisso0445
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT024100
Cod. catastaleI531
TargaVI
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 588 GG[2]
Nome abitantiScledensi
PatronoSan Pietro,
Santa Felicissima
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Schio
Schio
Schio – Mappa
Posizione del comune di Schio all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Schio è un comune italiano di 39 162 abitanti[1] della provincia di Vicenza nella Regione Veneto. Per numero di abitanti è il decimo comune della regione e il terzo della provincia, dopo il capoluogo e Bassano del Grappa.

Geografia fisicaModifica

Schio è per estensione territoriale il quarto comune della provincia di Vicenza. È situato all'imboccatura della Val Leogra, nell'Alto vicentino, e è attraversato da alcuni corsi d'acqua a carattere torrentizio: il Leogra, il Timonchio, il Livergon presso Magrè e da vari altri affluenti minori. Il centro abitato di Schio, posizionato a una quota altimetrica di 200 m s.l.m., è attorniato da un anfiteatro montagnoso che ha sfavorito lo sviluppo di una cultura dedita al commercio, favorendo per contro lo sviluppo di numerose attività artigianali prima e industriali poi (specialmente dell'arte laniera) come mezzo di sostentamento. L'antica cultura rurale, comunque ancora presente in questa cittadina, è testimoniata soprattutto dalla presenza di molte contrade nei suoi colli e montagne.

Il territorio è caratterizzato da un'ampia presenza mineraria nel sottosuolo sfruttato dall'uomo, fin dall'antichità, richiamando numerose popolazioni e favorendone l'insediamento. Queste popolazioni bonificarono il territorio e vi impiantarono numerose colture, dagli ortaggi alle granaglie, dalla frutta ai pascoli.

Il territorio comunale, che è compreso entro una fascia altimetrica che va dai 141 m s.l.m. ai 1694 m s.l.m.[3], può essere idealmente suddiviso in quattro ambienti principali:

  • nei monti circostanti, oltre i 1000 metri si può notare una grande presenza di conifere, con pini, abeti e larici. Sulla sommità del monte Novegno è presente il pino mugo, genziane e numerose altre specie vegetali. Il monte Summano, che domina la città, viene considerato un patrimonio floristico unico in Europa. Vi si possono trovare circa 1000 specie di piante e fiori diversi e su questo piccolo monte è reperibile circa il 7.5% dell'intera flora europea, il 15% di quella italiana e più del 30% di quella veneta, a sua volta una delle più ricche d'Italia;
  • nei luoghi di elevata umidità si possono trovare numerosi boschi di faggi;
  • boschi di piante mesofile tra i 1000 e i 300 metri di quota. Qui la natura è particolarmente rigogliosa, favorita da terreni più umidi e ricchi di sostanze nutritive. Non è raro trovare animali come caprioli, volpi e numerose specie di mammiferi di piccole dimensioni;
  • boschi di piante termofile sotto i 500 metri di quota con arbusti e piante di piccole dimensioni.

Origini del nomeModifica

Il nome "Schio" deriva da scledum, termine latino medioevale indicante una pianta della famiglia della quercia (gli "ischi", che è un termine volgare per indicare la quercia bianca) o un luogo piantato a querce[4].

Nome degli abitantiModifica

Il nome dei suoi abitanti - "scledensi" - ugualmente deriva da scledum; in forma volgare desueta diventa "schiotti" [5][6].

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Schio.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Val Leogra § Storia e Storia del territorio vicentino.

Epoca anticaModifica

Le prime tracce della presenza dell'uomo in questo territorio risalgono all'epoca preistorica e vengono documentate da una vasta serie di reperti archeologici rinvenuti in zona.

Sebbene i Romani colonizzarono la pianura veneta, la zona di Schio non fu sottoposta alla centuriazione, tranne che una piccola porzione di territorio nei pressi di Giavenale[7], anche se la loro presenza in zona sia documentata da numerosi reperti.

MedioevoModifica

L'insediamento urbano si sviluppò a partire dal XI secolo: il vicus di Schio si sviluppò in seguito alla bonifica del territorio operata dai Benedettini[8].

 
La Roggia Maestra attraversa il centro urbano di Schio. Fu realizzata nel XIII secolo dai Maltraversi.

Il Comune nacque forse nel 1228[9]. Risale certamente a questo periodo lo scavo della Roggia Maestra. Il periodo medioevale dal un punto di vista politico fu caratterizzato dal susseguirsi di numerosi dominanti: Schio fu dei conti Maltraversi fino alla signoria di Ezzelino III da Romano (1236-1259), poi degli Scrovegni e dei Lemici[10].

Agli inizi del Trecento Schio passò sotto la dominazione scaligera (1311-1387): la zona di Schio divenne feudo dei Nogarola. Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, Schio divenne sede di Vicariato civile, che comprendeva nella sua giurisdizione amministrativa diversi paesi del territorio[11]. In questo periodo in città fu instaurata la signoria di Giorgio Cavalli, appartenente a una nobile famiglia veronese[12].

Repubblica veneta (1406-1797)Modifica

Quando nel 1406 la famiglia Cavalli rinunciò al feudo, così Schio entrò a far parte dei Domini di Terraferma della Serenissima Repubblica. Da allora Schio ebbe un vicario eletto nel consiglio comunale di Vicenza.

 
Gli unici resti del castello di Schio. Fu definitivamente fatto demolire dalla Serenissima in risposta agli atteggiamenti filo-imperiali assunti da Schio nel primo Cinquecento.

Durante il lungo periodo di dominio della Repubblica di Venezia, Schio conobbe un grande sviluppo economico e sociale: la città diventò infatti col tempo il principale luogo di produzione laniera della Serenissima, fino a ottenere nel 1701 il privilegio della produzione dei panni alti.

A partire dagli anni trenta del Settecento il settore laniero locale ebbe un eccezionale sviluppo, soprattutto grazie all'iniziativa imprenditoriale di Nicolò Tron, il quale introdusse le moderne tecniche di produzione apprese in Inghilterra.

A Schio si era quindi avviato un vero e proprio processo di industrializzazione: comparvero grandi tessiture, come quelle dei Garbin e dei Conte.

L'OttocentoModifica

Caduta la Repubblica di Venezia a Schio si succedettero i domini francese (1797-1815) e austriaco (1815-1866). A quell'epoca l'economia scledense si basava principalmente sulla lavorazione della lana, ma durante questo periodo l'economia subì una stagnazione.

 
Scorcio del Lanificio Conte realizzato con il cotto e la pietra locale, i tipici materiali degli opifici costruiti durante il processo d'industrializzazione in atto a Schio nell'Ottocento

In seguito, quando Alessandro Rossi prese il controllo della fabbrica laniera del padre, complice il mutato clima economico, riuscì a farla divenire la maggior azienda laniera italiana, e favorì lo sviluppo a Schio di altri lanifici e di altre altre attività collaterali (produzione di navette, l'industria meccanica, eccetera). Schio in seguito a questo grande sviluppo dell'industria laniera fu definita la Manchester d'Italia[13][14].

Rossi non si limitò a far prosperare le proprie industrie ma diede un decisivo contributo nello sviluppo sociale e urbanistico di Schio.

Prima e seconda guerra mondialeModifica

 
L'Ossario del Pasubio raccoglie le spoglie degli oltre 5000 caduti durante la prima guerra mondiale sul fronte del Pasubio.

Schio, essendo fin dall'inizio nelle immediate retrovie del fronte Pasubio era in prima linea; nel maggio 1916 gli austriaci portarono una improvvisa offensiva, la Strafexpedition, ossia spedizione punitiva contro l'Italia.

Nel 1928 il comune di Magrè viene annesso a quello scledense[15]. Durante il periodo fascista vennero effettuati numerosi interventi edilizi, in linea con la modernizzazione del Paese fortemente voluta dal regime.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, le forze tedesche misero sotto assedio la città[16]. Nel 1945 le forze alleate diedero il via al bombardamento della Lanerossi[17]. A Schio si sviluppò un movimento partigiano di una certa importanza, organizzato nelle formazioni "Ateo Garemi" e "Martiri della Val Leogra": le forze della Resistenza liberarono Schio il 29 aprile 1945.

Due mesi dopo la fine della guerra si verificò l'eccidio di Schio[18].

Il secondo dopoguerraModifica

Con il boom economico del secondo dopoguerra anche Schio fu interessata da un notevole incremento demografico, ne seguì la conseguente espansione edilizia, spesso avvenuta in maniera caotica[19]. Nel 1969 venne aggregato a Schio il comune di Tretto[20].

SimboliModifica

I monumenti più rappresentativi di Schio sono il duomo di San Pietro, il castello e l'Omo[21].

StemmaModifica

Lo stemma di Schio è rintracciabile in alcuni documenti già dal 1520, anche se il primo riconoscimento ufficiale da parte di Ferdinando I, imperatore d'Austria, risale al 19 settembre 1843. Nel 1817 il governo del Regno Lombardo-Veneto aveva concesso a Schio il titolo di Città, confermato poi implicitamente nel decreto del 1870.

Dopo che il Veneto fu unito all'Italia, nel 1867 venne richiesta al nuovo governo la conferma dello stemma; questa arrivò con decreto del Ministero dell'Interno del 29 agosto 1870, che include la blasonatura dello stemma:

«d'oro alla croce di rosso, cimato dalla corona propria della città cioè un cerchio di muro aperto di tre porte e due finestre, sostenente cinque torri merlate alla guelfa. Lo scudo, inoltre, sarà accostato da due rami di olivo fruttati al naturale, decussati sotto la punta e legati di rosso».

Il decreto era accompagnato dal disegno ufficiale dello stemma, in cui apparivano però un ramo di ulivo e uno di quercia. Da qui nacque la controversia su quale fosse l'interpretazione corretta, e per molti anni fu utilizzato quello con il ramo di quercia. Negli ultimi anni la Città ha deciso di porre fine alla questione usando quello con i due rami di ulivo[22].

Il gonfalone fu concesso invece con decreto del Presidente della Repubblica 3 febbraio 1989[23].

OnorificenzeModifica

  Titolo di Città
— Concessione dell'Imperatore d'Austria Francesco I, 1817; riconfermato con D.M. 29 agosto 1870

Schio è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[23]:

  Medaglia d'argento al valor militare
«Per l'immediata e coraggiosa resistenza opposta all'occupazione nazista da larga parte dei suoi cittadini, operanti in aiuto dei perseguitati, a sostegno o partecipi delle formazioni armate dislocate sui monti circonvicini, in opposizione nelle fabbriche contro soprusi e minacce, in una costante e lunga lotta alla quale la Città di Schio ha dato un alto tributo di sofferenze, di Caduti e di deportati nei campi di sterminio, per riaffermare i valori di libertà. Schio, 8 settembre 1943 - 29 aprile 1945»
— 12 maggio 1984, decreto del Ministro della Difesa n. ord. 6779[24]

La città è inoltre insignita della Croce al merito di guerra concessa per i sacrifici patiti durante il primo conflitto mondiale del 1915-1918[23]:

  Croce al merito di guerra
— 28 marzo 1920, decreto del Ministro della Guerra n. 60597

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Siti di archeologia industrialeModifica

  • Lanificio Rossi, fondato nel 1817, sotto la guida di Alessandro Rossi diventò la più grande industria tessile italiana
  • Fabbrica Alta, imponente stabilimento produttivo del lanificio Rossi del 1862, progettato da Auguste Vivroux
  • Lanificio Cazzola, industria sorta nel 1860 sulla scia dello sviluppo impresso dal lanificio Rossi
  • Lanificio Conte, antico opificio del 1757, ampliato in più fasi durante l'Otto e Novecento
  • Cementeria Italcementi, stabilimento industriale del primo Novecento attualmente in disuso e in stato di abbandono
  • Fabbrica Saccardo, ubicata alle pendici del Tretto, negli stabilimenti della fine dell'Ottocento produceva accessori per l'industria tessile
  • Filanda Bressan, presso la frazione di Magrè, vecchio stabilimento per la lavorazione della seta, con ciminiera in cotto
  • Nuovo quartiere operaio, grande villaggio operaio ottocentesco posto a sud-ovest del centro storico scledense
  • Scuola convitto di orticoltura e pomologia, all'interno del quartiere operaio, edificio scolastico del 1884
  • Asilo Rossi, del 1872 (e ampliato nel 1881) è il più antico tra gli edifici scolastici fondati da Alessandro Rossi
  • Centrale idroelettrica Molino di Poleo, situata in una contrada in prossimità della frazione di Poleo, del 1899, è la più antica del Veneto
  • Villino Rossi, raffinata residenza di uno dei figli di Alessandro Rossi, posta all'interno del quartiere operaio, è stato realizzato nel 1876 e ampliato nel 1896

Architetture religioseModifica

 
Il duomo di Schio visto dal Castello

Architetture civili e militariModifica

AltroModifica

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[25]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2015 gli stranieri residenti nel comune sono 5 158, ovvero il 13,11% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[26]:

  1. Romania, 868
  2. Serbia, 764
  3. Marocco, 374
  4. Bangladesh, 323
  5. Bosnia ed Erzegovina, 302
  6. Ghana, 299
  7. Moldavia, 295
  8. Macedonia del Nord, 292
  9. Senegal, 248
  10. Cina, 161

CulturaModifica

L'elemento culturale probabilmente più importante di Schio è il laboratorio della civiltà industriale. Esso propone ai visitatori la scoperta del un vastissimo patrimonio di archeologia industriale dell'area di Schio. La scoperta del patrimonio storico-artistico del territorio viene realizzata grazie alla possibilità di coinvolgere le persone interessate nell'osservazione diretta dell'ambiente storico locale. Il percorso guidato prevede inizialmente un momento introduttivo di presentazione di materiale audiovisivo e storico, cui segue la visita diretta per lo studio attivo del territorio storico cittadino, con possibilità di scelta tra i diversi itinerari specifici.

Nel museo naturalistico entomologico "nel Regno delle Farfalle" sono esposte oltre 10.000 farfalle, rappresentanti tutte le 250 specie diurne conosciute in Italia. L'esposizione è suddivisa in ben quarantotto stazioni disposte a loro volta a formare cinque percorsi itineranti: temporale, ambientale, geografico, scientifico ed ecologico. Completano il percorso undici intervalli, dove sono esposti gli insetti amici e nemici delle farfalle, le farfalle della notte e le farfalle del mondo.

Il museo geomineralogico e del caolino raccoglie una collezione di minerali del territorio, nazionali ed esteri e oggetti, attrezzi, documenti relativi all'industria estrattiva del caolino, caratteristica della zona del Tretto.

Merita una menzione Il mondo del treno in miniatura, l'esposizione permanente allestita dal Gruppo Fermodellisti Alto Vicentino presso alcune sale della "C.A.S.A.", la casa di riposo cittadina: un plastico di circa 100 m² (uno dei più grandi d'Italia) curato in ogni dettaglio, con 400 metri di binari, scambi, passaggi a livello, gallerie, quattro stazioni ferroviarie, e naturalmente, moltissimi esemplari (circa un migliaio) di modelli di locomotive e vagoni[27].

 
Il palazzo sede della Biblioteca civica

La biblioteca civica Renato Bortoli ha sede presso l'antico Ospedale Baratto, in pieno centro cittadino. Fondata nel 1953, ha un patrimonio librario di circa 180.000 unità oltre che circa 300 periodici e una sezione bambini e ragazzi che conta circa 25.000 titoli. Custodisce inoltre archivi storici di interesse locale e nazionale.

Nell'aprile 2013 si è inaugurato lo spazio espositivo a shed, nell'ex lanificio Conte, che si è affiancato alla già preesistente piattaforma di poli espositivi del centro storico costituita da palazzo Toaldi Capra e palazzo Fogazzaro.

IstruzioneModifica

Il Comune di Schio ha promosso la formazione del CampuSchio[28], nato come piattaforma di servizi basati sul web (CampuSchio.net) ed evolutosi come progetto urbanistico di creazione di spazi comuni alle scuole superiori, localizzate nella stessa area della città. I lavori per la realizzazione, per un costo preventivato di 7 milioni di euro, hanno subìto dei ritardi rispetto alla pianificazione prevista[29], iniziando di fatto solo nel 2016[30].

Scuole secondarie di secondo gradoModifica

  • Liceo Scientifico "N. Tron"
  • Liceo Classico Linguistico "G. Zanella"
  • Liceo Artistico e delle Scienze Sociali "A. Martini"
  • ITIS "S. De Pretto"
  • ITCG "F.lli Pasini"
  • IPSIA "G. B. Garbin"

Geografia antropicaModifica

Storicamente Schio, come indicato negli statuti comunali del 1393, era suddivisa in quattro quartieri (anticamente denominati anche "colmelli")[31][32]: Castello o Sarèo, (corrispondente alle attuali via Cavour, Castello, Conte e Pasubio), Oltreponte (oggi via Pasini), Porta di Sotto (le odierne vie San Gaetano, Porta di Sotto) e Passuè (oggi via Mazzini, Fusinato, Carducci ovvero sia il quadrivio detto Corobbo). A queste si aggiungevano ulteriori quattro contrade ubicate fuori dal centro del borgo: Poleo, Piane, Giavenale e Leguzzano. Nei secoli, nonostante l'aumento della popolazione, il tessuto urbano rimase sostanzialmente invariato: la mappatura censuaria austriaca del 1840 prevedeva una suddivisione in cinque zone: Oltreponte (via Pasini), Sarèo (via Pasubio), Corobbo (piazza Garibaldi e Rossi, via Cavour, Carducci, Baratto, Castello), Porta di Sotto (vie Porta di Sotto, San Gaetano, Della Pozza) e Codalunga (via Fusinato, Mazzini)[33].

Il primo grande sviluppo del centro cittadino si registrò nella seconda metà dell'Ottocento, come conseguenza dell'industrializzazione dell'area: venne realizzato il quartiere operaio che andò a raddoppiare come superficie l'estensione urbana di Schio[34]. Durante il periodo fascista venne realizzato il Villaggio Pasubio.

Lo sviluppo dei quartieri periferici odierni ha avuto luogo nel secondo dopoguerra: Sacro Cuore di Gesù (la parrocchia risale al 1958), Santa Croce (la parrocchia è stata istituita nel 1963), Santissima Trinità (la parrocchia è stata costituita nel 1970)[35].

Attualmente Schio è suddivisa in 7 Consigli di Quartiere ognuno dei quali comprende quartieri, zone e frazioni contigue o comunque omogenee tra loro. I Consigli di Quartiere hanno esclusivamente potere rappresentativo, propositivo e partecipativo e non sostituisce in alcun modo le attività svolte dalle strutture comunali[36].

  • Quartiere 1: Centro - A. Rossi
  • Quartiere 2: Stadio - Poleo - Aste - S. Martino
  • Quartiere 3: Santissima Trinità - Piane - Ressecco
  • Quartiere 4: Magrè - Monte Magrè - Liviera - Ca' Trenta
  • Quartiere 5: Giavenale
  • Quartiere 6: Tretto
  • Quartiere 7: Santa Croce

EconomiaModifica

In passato sorsero poche grandi imprese, che catalizzarono le attività e l'economia non solo della città ma anche di tutto il territorio circostante (ad esempio la Lanerossi diede lavoro a generazioni di vicentini). In epoche più recenti sono proliferate aziende di piccole e medie dimensioni, aziende famigliari e artigiane sparse in tutto il vasto territorio di cui Schio è a capo.

I settori economici trainanti restano sicuramente l'industria e l'artigianato, in particolare l'industria metalmeccanica, laniera, alimentare, dolciaria e delle confezioni oltre ad alcune prestigiose presenze (anche se numericamente meno rilevanti) legate all'industria farmaceutica, dei marmi, calzature e altro. Negli ultimi anni l'industria tessile ha attraversato una grave crisi che ha comportato la perdita di migliaia di posti di lavoro. Invece è sempre diffusa e rinomata la produzione artigianale di ceramiche e porcellane[37].

Schio, città dalla forte vocazione imprenditoriale, possiede una vasta zona industriale ai margini del centro abitato (circa 4 milioni di metri quadrati complessivi), creata alla fine degli anni sessanta e poi espansa nei decenni fino alla conformazione attuale, fondendosi di fatto con le attigue e più piccole zone industriali di Santorso e Zanè. Tradizionalmente viene suddivisa in tre parti: l'area degli stabilimenti Lanerossi, la prima zona adibita a uso industriale nel 1967; la "Zona Industriale 1", caratterizzate dalla nomenclatura delle strade con i nomi delle Regioni italiane; la "Zona Industriale 2" con la viabilità riportante i nomi dei laghi italiani, e di qualche capitano d'industria locale. Dagli anni novanta la zona industriale ha progressivamente lasciato spazio anche alle attività legate al terziario a discapito di quelle manifatturiere, che restano comunque numerose.

Attualmente è ulteriormente diminuita l'importanza dell'agricoltura nel territorio, anche se è notevolmente aumentata la qualità dei prodotti e la meccanizzazione del settore. Il turismo invece sta dimostrando un notevole sviluppo, grazie alla presenza di realtà di grande interesse naturalistico e ambientale, essendo Schio immersa in un ambiente artistico, religioso, culturale, naturalistico e paesaggistico di grande pregio.

Infrastrutture e trasportiModifica

Schio è servita dalla linea ferroviaria Schio-Vicenza a binario unico non elettrificata, frequentata soprattutto da studenti e pendolari. La stazione è in Via Baccarini.

Il collegamento alla rete autostradale è garantito dal casello Thiene-Schio dell'Autostrada A31 (Valdastico).

Il centro abitato è attraversato dalla ex strada statale S.P.46 "del Pasubio" che collega Vicenza a Rovereto. Da Schio prende il via inoltre la ex statale S.P.350 "di Folgaria e Val d'Astico". La logistica dei trasporti all'interno della città e tra Schio e le città confinanti è in continuo sviluppo, da ricordare l'apertura del Traforo Schio-Valdagno, a pedaggio, lungo 4690 metri e scavato sotto il monte Zovo, traforo nato appunto per collegare queste due città legate da intensi scambi commerciali.

Il servizio di trasporto extraurbano è gestito dalla SVT e mette in collegamento Schio al capoluogo e a tutti i principali centri della provincia. Il servizio di trasporto urbano, svolto dalla società CONAM, è strutturato in 4 linee che mettono in collegamento il centro della città, con la zona industriale, i quartieri periferici e con alcuni comuni limitrofi (Santorso, Marano Vicentino e Torrebelvicino).

Ben sviluppata, e in continua espansione, la rete di piste ciclabili.

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
21 maggio 1987 27 giugno 2004 Giuseppe Berlato Sella Coalizione di Centro-sinistra Sindaco
28 giugno 2004 8 giugno 2014 Luigi Dalla Via Coalizione di Centro-sinistra Sindaco
9 giugno 2014 in carica Valter Orsi Coalizione di Liste civiche Sindaco

GemellaggiModifica

Altre informazioni amministrativeModifica

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1928 aggregazione di territori del soppresso comune di Magrè Vicentino e nel 1969 aggregazione di territori del soppresso comune di Tretto[20][40].

SportModifica

Ginnastica artisticaModifica

La più antica associazione sportiva scledense è la Fortitudo, fondata nel 1875. Il nome "Fortitudo" fu attribuito alla società a partire dal 1906. Fino al 1900 la società comprendeva discipline quali il ciclismo, il calcio e l'alpinismo; fino al 1902 comprendeva anche la scherma, e successivamente solo la ginnastica maschile: dopo la fine della seconda guerra mondiale venne creata anche una sezione femminile. La prima sede occupata dalla costituzione della società fino agli anni quaranta fu la chiesetta sconsacrata della Madonna della Neve, comunemente chiamata il castello; successivamente fu utilizzata la palestra delle scuole Marconi fino al 1987 quando la società si trasferì nell'attuale sede nel Palazzetto dello Sport in località Campagnola.

PallacanestroModifica

La squadra cittadina di basket femminile, il Famila Schio milita nella serie A1 del campionato nazionale e nelle stagioni 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2010-2011, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016 e 2017-2018 si è laureata Campione; ha vinto più volte la Coppa Italia (nel 1996, 1999, 2004, 2005, 2010, 2011, 2013, 2014, 2015, 2017 e 2018), la Supercoppa Italiana (2005, 2006, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016 e 2017), 2 Coppe Ronchetti (2001, 2002) e l'EuroCup (2008); gioca al Palasport Livio Romare. Da ricordare che nelle file del Famila dal 2003 al 2005 ha giocato la cestista scledense Nicoletta Caselin medaglia d'argento al Campionato Europeo 1995.

CalcioModifica

La principale squadra di calcio della città, lo Schio Calcio 1905 A.S.D., in passato ha partecipato anche a due campionati di massima serie (nelle stagioni 1920-21 e 1921-22 (FIGC)) e a qualche campionato di Serie C. La società si è sciolta e fusa con altre società del circondario nel 2012 dando origine alla A.C. Schio Torre Valli, salvo poi ridiventare Calcio Schio,. Tra le altre squadre calcistiche cittadine spiccano il Poleo Aste, la P.G.S. Concordia, il Sanvitocatrenta, l'A.C. Giavenale altalenanti tra i campionati di 1ª e 3ª categoria.

PallavoloModifica

Da segnalare anche che la squadra di pallavolo maschile scledense (con sponsor Jockey - Deroma e in seguito Wuber) ha militato in serie A1 dalla stagione 92-93 fino alla stagione 95-96, conquistato un quarto posto nella finale di Coppa Italia 1993 giocata a Napoli e un Italian Open nella stagione 94-95. La stagione 1995-96 doveva essere l'anno della consacrazione tra le prime 5 squadre in Italia, ma la squadra retrocesse in serie A2. Attualmente, dopo aver ceduto i diritti sportivi, la società scledense milita in serie C1.

Pattinaggio artisticoModifica

A Schio c'è inoltre una forte squadra di pattinaggio artistico, il GPS. Nel marzo del 2005 una formazione di 12 ragazze, il Metropolis, ha partecipato e vinto la medaglia d'oro ai campionati nazionali tenutasi a Reggio Emilia aggiudicandosi il titolo di campionesse italiane, lo stesso anno ha pertanto partecipato ai campionati europei in Danimarca.

KarateModifica

A Schio è presente dal 1981 la scuola Bushido Karate Club del maestro Daniela De Pretto, già atleta di spicco del panorama nazionale e internazionale, ora eccellente DT della società; da segnalare tra i numerosi titoli conquistati dalla società scledense: nel 2009, il titolo di Campione del Mondo (del circuito WUKO, World Union of Karate-do Organization) dell'atleta Francesco Dellai con la nazionale FESIK in Messico (Kata); nel 2010, i titoli tricolore di kumitè ippon con Longo Luca, di kata a squadre (Buraglio, Buzzolan, Dellai), nonché il primo posto di Francesco Dellai, il secondo posto a squadre (Buraglio, Buzzolan, Dellai) e il primo posto a squadre nella cat. cadetti (Catania, Bortoloso, Martini) alla WUKO World Cup for Clubs.

CiclismoModifica

La società Veloce Club Schio 1902 vanta una lunga tradizione a livello provinciale e regionale.

Il 29 maggio 1998 la 13ª tappa del Giro d'Italia 1998 si è conclusa a Schio con la vittoria di Michele Bartoli del team Asics.

Impianti sportiviModifica

I principali impianti sportivi di Schio sono[41]:

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Comune di Schio
  4. ^ San Pietro in Schio - Chiesa Cattolica Vicariato di Schio Vicenza Archiviato il 21 febbraio 2014 in Internet Archive.
  5. ^ Wolfgang Schweickard, Derivati da nomi geografici (R-Z), 2013
  6. ^ Gaetano Maccà, Storia del Territorio vicentino - Tomo XI, 1814
  7. ^ Autori Vari,  p. 44.
  8. ^ Autori Vari,  p. 47.
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BibliografiaModifica

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  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/1, Il Trecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1958 (ristampa 2002).
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/1, Il Trecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1958 (ristampa 2002).
  • Giovanni Mantese, Storia di Schio, edito nel 1955 dal Comune di Schio
  • Autori Vari, Schio. Il centro storico, Comune di Schio, 1981.

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