Ceramica minia

La ceramica minia è un esteso termine archeologico che descrive le varietà di un particolare stile di ceramica egea associata con il periodo del Medio Elladico.

Anfora minia da Micene risalente al 1700-1600 a.C.

EtimologiaModifica

Nella storia dell'archeologia preistorica egea, Heinrich Schliemann fu la prima persona a coniare il termine "minia" dopo aver scoperto una caratteristica varietà di ceramica lucidata scura ad Orcomeno (la mitica patria del re Minia).[1] Alcuni dei suoi contemporanei la riferiscono come "ceramica di Orcomeno". Tuttavia, la definizione di "ceramica minia" alla fine prevalse poiché essa richiamava romanticamente i gloriosi (ma la cui realtà è dubbia) Mini della mitologia greca.[2]

OriginiModifica

Di primo acchito, Alan Wace e Carl Blegen non associano ancora la ceramica minia con l'"avvento dei greci". Entrambi gli archeologi consideravano l'improvvisa apparizione della ceramica minia come una delle due interruzioni nell'incessante evoluzione della ceramica greca dal neolitico fino al periodo miceneo. Infine, essi conclusero che la "ceramica minia" indichi l'introduzione di una nuova tensione culturale".[3]

Prima del 1960, la ceramica minia venne spesso associata agli invasori nordici che distrussero la cultura dell'Antico Elladico (1900 a.C.), introducendo la cultura del Medio Elladico nella penisola greca. Tuttavia, John L. Caskey condusse scavi in Grecia (cioè a Lerna) e definitivamente confermò che la ceramica minia fosse infatti la diretta discendente della raffinata ceramica grigia lucidata della cultura di Tirinto dell'Antico Elladico. Caskey trovò anche che la varietà nera o argiva della ceramica minia fosse una versione evoluta della classe di ceramica dell'Antico Elladico III così definita "scura scivolosa e lucidata". Dunque, la ceramica minia era presente in Grecia fin dal 2200 al 2150 a.C. Stranamente, non c'è niente di particolarmente "nordico" per quanto riguarda i progenitori della ceramica minia. L'eccezione, tuttavia, comporta la diffusione della ceramica minia dalla Grecia centrale al Peloponneso nord-orientale, che può essere vista come "arrivata dal nord" rispetto al Peloponneso. Attualmente, c'è incertezza sul come la ceramica minia arrivasse in Grecia o come essa si fosse sviluppata in modo indigeno.[4]

Forme e stiliModifica

La ceramica minia è una forma di ceramica monocroma lucidata prodotta con argilla estremamente o moderatamente fine. Le varietà di ceramica minia comprendono la gialla, rossa, grigia e nera (o argiva). Le forme aperte, come calici e kantharoi, sono quelle più comuni in tutti i tipi di ceramica minia. Calici e kantharoi sono tecnicamente versioni evolute delle tazze basse e kantharos della cultura di Tirinto nell'Antico Elladico.[5]

La ceramica minia grigia, specificamente ha forme angolari che possono riflettere le copie dei prototipi metallici. Tuttavia, una tale teoria è difficile da provare considerato il fatto che gli oggetti metallici del Medio Elladico sono rari e i vasi in metallo sono quasi inesistenti. Inoltre, le forme angolari di questo particolare stile di ceramica possono infatti derivare dall'uso comune del veloce tornio da vasaio. Gli "steli ad anello" (o i piedi del piedistallo fortemente rigati) sono una caratteristica importante della ceramica minia grigia del Medio Elladico II e Medio Elladico III nella Grecia centrale. Naturalmente, questa caratteristica è anche presente nei calici della ceramica minia gialla del Medio Elladico IIIl provenienti da Corinto e dall'Argolide. Durante la fase finale del Medio Elladico, anelli incisi in modo meno profondo più o meno rimpiazzarono le basi dei calici e gli "steli ad anello" nel Peloponneso nord-orientale.[6]

La ceramica minia del Medio Elladico I è decorata con forme di scanalature sul bordo superiore di kantharoi e tazze. Durante il Medio Elladico II, i cerchi concentrici stampati e i "festoni" (o semicerchi paralleli) diventano una comune caratteristica della decorazione specialmente nella ceramica minia nera (o argiva).[7]

Aree di produzioneModifica

La ceramica minia si trova maggiormente nella Grecia centrale, ma è anche comune nel Peloponneso durante i periodi del Medio Elladico I e Medio Elladico II. La ceramica minia nera (o argiva) è comune nel Pelopponeso settentrionale ed è soprattutto ornata con decorazioni stampate e incise. La ceramica minia rossa è comunemente trovata nell'isola di Egina, in Attica, nelle Cicladi settentrionali e in Beozia. La ceramica minia gialla per prima appare durante i periodi del Medio Elladico II e Medio Elladico III. Per il suo colore di superficie chiaro, questa particolare varietà di ceramica è decorata con colore opaco scuro. Ciò ha condotto gli archeologi a considerare la ceramica minia gialla come "dipinta opaca" invece che "minia".[8]

NoteModifica

  1. ^ L'archeologia preistorica dell'Egeo (Dartmouth College) — Lezione 9: Grecia del Medio Elladico Archiviato il 17 maggio 2011 in Internet Archive.. URL consultato il 3 settembre 2008. "Il termine "minia" fu coniato originariamente da Schliemann molto presto nella storia dell'archeologia preistorica egea e applicato ad una verietà particolare di ceramica lucidata nera che egli trovò a Orcomeno, la mitica patria del mitico re Minia."
  2. ^ Drews, p. 12. "Sebbene alcuni dei suoi contemporanei si riferiscano ad essa prosaicamente come "ceramica di Orcomeno", la definizione che prevalse fu la molto più romantica ceramica minia data da Schliemann, rievocante i gloriosi ma sconosciuti Mini della mitologia greca".
  3. ^ (EN) Drews, pp. 12–13. "Nel loro articolo del 1918, Blegen e Wace non ancora associano la ceramica minia con "l'inizio dell'arrivo dei greci". Essi fecero osservare, comunque, che l'improvvisa comparsa della ceramica minia all'inizio del periodo Medio Elladico fosse una delle solo due interruzioni nell'altrimenti ininterrotta evoluzione della ceramica nella Grecia continentale, dai tempi neolitici all'età micenea. L'altra sola interruzione, che essi trovarono, fu l'avvento della ceramica minoica e minoicizante all'inizio del periodo che chiamarono Tardo Elladico. Wace e Blegen conclusero che "la ceramica minia indichi l'introduzione di una nuova tensione culturale", ma non identificandola ancora con i greci. Tuttavia, poiché ci furono soltanto due interruzioni nella sequenza della ceramica dell'età del bronzo, e poiché la seconda di queste ebbe a che fare con i minoici, la sola alternativa fu quella di legare l'arrivo dei greci' in Grecia all'apparire della ceramica minia".
  4. ^ (EN) L'archeologia preistorica dell'Egeo (Dartmouth College) — Lezione 9: Grecia del Medioa Elladico Archiviato il 17 maggio 2011 in Internet Archive.. URL consultato il 3 settembre 2008. "Fino al 1960 circa, la minia grigia era spesso identificata come la ceramica degli invasori nordici che distrussero la civiltà dell'AE, nel 1900 a.C. introducendo la cultura materiale del ME nella penisola greca. Comunque, gli scavi di Caskey a Lerna come pure le sequenze scavate più recentemente in molti altri siti hanno reso abbondantemente chiaro che la minia grigia, piuttosto che essere nuova nel periodo del ME, sia la diretta discendente della raffinata ceramica lucidata grigia della cultura di Tirinto dell'AE III. Inoltre, sembra probabile che la varietà nera/argiva della minia non sia nient'altro che una versione evoluta della classe dell'AE III così definita "scura scivolosa e lucidata". Di conseguenza la ceramica minia, se si deve associarla del tutto ad elementi di una popolazione intrusiva, deve essere collegata ad un'"invasione" avvenuta nell'AE III, 2200/2150 a.C. ca., e non con una del ME, 1900 a.C. ca. Inoltre, non c'ère niente di particolarmente "nordico" riguardo alla discendenza dei progenitori dell'AE III dai nini del ME eccetto il fatto che essi, quasi certamente, venissero nel Peloponneso nord-orientale dalla Grecia centrale (cioè dal nord rispetto al Peloponneso). Come esso arrivasero, o in alternativa si sviluppassero in modo indigeno, nella Grecia centrale è una questione che deve ancora essere risolta".
  5. ^ (EN) L'archeologia preistorica dell'Egeo (Dartmouth College) — Lezione 9: Grecia del Medio Elladico Archiviato il 17 maggio 2011 in Internet Archive.. URL consultato il 3 settembre 2008. "La ceramica monocroma lucidata fabbricata con le argille estremamente e moderatamente fini, attualmente descritta come "ceramica minia", ha diverse varietà: grigia, nera (o argiva), rossa e gialla. Le forme più comuni in tutte le varietà della minia sono quelle aperte, in maggior parte calici e kantharoi che sono chiaramente riconoscibili come forme evolute delle basse tazze e kantharos della cultura di Tirinto dell'AE III".
  6. ^ (EN) L'archeologia preistorica dell'Egeo (Dartmouth College) — Lezione 9: La Grecia del Medioa Elladico Archiviato il 17 maggio 2011 in Internet Archive.. URL consultato il 3 settembre 2008. "Le forme angolare articolate in increspature dei vasi nini grigi in particolare ha fatto sorgere la teoria secondo al quale essi rappresentano delle copie di prototipi metallici, nonostante il fatto che gli oggetti metallici di ogni tipo sono relativamente rari durante il periodo del ME e i vasi in metallo sono virtualmente inesistenti. I profili angolari dei vasi mini grigi sono infatti probabilmente dovuti semplicemente all'utilizzazione ordinaria del veloce tornio da vasaio per la loro produzione. I piedi del piedistallo alti e scanalati ("steli ad anello") sono particolarmente caratteristici della minia grigia del ME II-III nella Grecia centrale, sebbene essi siano anche attestati sui calici mini gialli del ME III nell'Argolide e nella Corinzia. Nella fase finale del ME nel Peloponneso nord-orientale, il piede del calice divenne considerevolmente più basso e le scanalature spariscono a favore di anelli incisi in modo meno profondo".
  7. ^ (EN) L'archeologia preistorica dell'Egeo (Dartmouth College) — Lezione 9: Grecia del Medio Elladico Archiviato il 17 maggio 2011 in Internet Archive.. URL consultato il 3 settembre 2008. "La decorazione della minia durante il ME I di solito prende la forma di scanalatura sui bordi superiori di tazze e kantharoi. Durante il ME II divennero anche usuali, specialmente nella minia nera/argiva", semicerchi incisi paralleli ("festoni") e cerchi concentrici stampati.
  8. ^ L'archeologia preistorica dell'Egeo (Dartmouth College) — Lezione 9: Grecia del Medio Elladico Archiviato il 17 maggio 2011 in Internet Archive.. URL consultato il 3 settembre 2008. La "minia grigia è più comune nella Grecia centrale, ma è anche frequente, specialmente nel ME I–II, nel Peloponneso. La minia nera/argiva è soprattutto caratteristica del Peloponneso settentrionale ed è la varietà di minia la più comunemente ornata con decorazioni incise e stampate. La minia rossa è più comunemente trovata in Attica, Boeozia, Egina, e le Cicladi settentrionali. La minia gialla appare per prima nel tardo ME II o nel ME III. A causa del suo colore di superficie chiaro, quest'ultima varietà viene spesso decorata con tinte scure e opache, nel qual caso essa viene considerata dagli archeologi come dipinta-opaca piuttosto che minia."

BibliografiaModifica

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