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Chiesa di Santa Maria alle Pertiche
Colonne Santa Maria alle Pertiche.jpg
Due colonne che facevano parte della chiesa, oggi ricollocate presso la vicina Porta Milano
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàPavia
Religionecattolica
TitolareSanta Maria
Diocesi Pavia

Coordinate: 45°11′21.02″N 9°09′37.12″E / 45.189173°N 9.160312°E45.189173; 9.160312

Lastra tombale di Audoaldo, età longobarda, dalla chiesa di Santa Maria alle Pertiche di Pavia, ora nei Musei Civici di Pavia

La chiesa di Santa Maria alle Pertiche (Sancta Maria ad Perticas) era una chiesa di Pavia, fondata dai Longobardi nel VII secolo e ora distrutta. È nota solo attraverso scavi, ricostruzioni e da alcuni disegni[1]; tra questi, uno schizzo della pianta di Leonardo da Vinci[2] e una dettagliata incisione settecentesca[3][4].

Indice

StoriaModifica

Secondo la storico longobardo Paolo Diacono la chiesa è stata fondata nel 677, fuori dalle mura della città, quando Pavia era la capitale del Regno longobardo, dalla regina Rodelinda[5], moglie di Pertarito re dei Longobardi (672-688). Ella venne probabilmente sepolta qui e non nella chiesa di San Salvatore assieme al marito.[6] Era una delle architetture più interessanti della città.

Presso la chiesa avvennero anche incoronazioni regie, come quella di Ildebrando nel 735[7]. La chiesa sorgeva nel luogo di un antico sepolcreto longobardo (forse una delle motivazioni ideologiche che portarono all'erezione della chiesa sopra di esso era la loro commemorazione)[6] caratterizzato dalla presenza di perticae, aste sormontate da immagini di uccelli di origine pagana, esempio quindi di sincretismo o sintesi religiosa attraverso il riutilizzo in chiave cristiana di un luogo sacro pagano[8].

Venne sepellita in questa chiesa anche Ragintruda, moglie di Ildeprando.[6]

L'edificio fu demolito definitivamente nel 1813. Due colonne della chiesa sono state trasportate nel Museo Civico di Pavia, altre due colonne sono invece state utilizzate come abbellimento per Porta Milano sempre a Pavia.

Della chiesa rimangono alcuni resti nell'interno dell'edificio di Via Santa Maria delle Pertiche al numero 3: rimane il chiostro quattrocentesco che era annesso alla chiesa e dei resti di colonne in marmo complete di capitelli. Altre tracce sono presenti nelle abitazioni civili costruite sul sito della chiesa dopo la sua demolizione.

ArchitetturaModifica

La chiesa aveva una pianta circolare con un deambulatorio che formava un anello delimitato da sei colonne. Il corpo centrale, a differenza delle basiliche a pianta circolare di Bisanzio o di Ravenna (per esempio, San Vitale), era estremamente slanciato. Pare che la chiesa fece da modello per architetture successiva come la Cappella Palatina di Aquisgrana o la chiesa di Santa Sofia a Benevento[1].

L'incisione settecentesca, realizzata dall'architetto Veneroni su incarico del marchese Pio Bellisoni, «ci dà un'idea del monumento e degli edifici annessi nel 1772, cioè poco prima della distruzione, ma ce lo presenta profondamente trasformato con un'altissima cupola sostenuta da sei colonne, una specie di ambulacro, un grande presbiterio, ed un lungo corridoio d'ingresso senza ornamenti di sorta»[3].

NoteModifica

  1. ^ a b Pierluigi De Vecchi-Elda Cerchiari, I Longobardi in Italia, p. 309.
  2. ^ Cod. B, f. 55 r; cfr. Lida Capo, Commento a Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, p. 554.
  3. ^ a b Paolo Verzone, Architettura longobarda a Spoleto e a Pavia.
  4. ^ Davide Tolomelli, Santa Maria alle Pertiche: testimonianze grafiche (PDF). URL consultato il 7 aprile 2019.
  5. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, V, 34; cfr. Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, p. 66.
  6. ^ a b c Paolo de Vingo, Le forme di rappresentazione del potere e le ritualità funerarie aristocratiche nel regno longobardo in Italia settentrionale, in Acta Archeologica Academiae Scientiarum Hungaricae, 2012, nº 63.
  7. ^ Paolo Diacono, V, 55.
  8. ^ Sergio Rovagnati, I Longobardi, p. 103.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica