Apri il menu principale

Paolo Diacono

monaco, storico e poeta longobardo
Rappresentazione di Paolo Diacono in un manoscritto altomedievale

Paolo Diacono (in latino Paulus Diaconus, pseudonimo di Paul Warnefried[1] o Paolo di Varnefrido o anche Paolo di Warnefrit (Cividale del Friuli, 720 circa – Montecassino, 13 aprile 799) è stato un monaco cristiano, storico, poeta e scrittore longobardo di lingua latina.

BiografiaModifica

Nascita e il ruolo nel regno longobardoModifica

Nacque a Cividale del Friuli circa[2] nel 720 (o forse nel 730[3]), figlio dei nobili longobardi Warnefrit e Teodolinda,[2] il primo discendente di Leupichi, che affiancava re Alboino nel passaggio dei Longobardi dalla Pannonia all'Italia. Paolo aveva almeno un fratello (Arachis) e una sorella, la quale divenne suora.[2][4][5] Suo bisnonno Lopichis, figlio di Leupchis, venne fatto prigioniero e portato via dal Friuli in seguito alla fallita invasione degli Avari nel 610.[2] Egli visse in prigionia assieme ai quattro fratelli (di cui Paolo non ricorda i nomi) finché non riuscì a scappare in Italia, che Paolo racconta ricalcando l'episodio di Elia nei Libri dei Re della Bibbia.[2][6][7] Una volta tornata alla casa del padre, la trovò in rovina, che riuscì a riedificare con l'aiuto di parenti e amici e prese moglie, ma non riuscì a riottenere la restante parte del patrimonio del padre, in quanto da decenni era confluito nelle mani di altre persone[6] e le loro acquisizioni furono legittimate con l'usucapione (diritto che scattava dopo trent'anni di possesso, che sarà poi sancito anche dalla legge longobarda).[6][8] Egli generò il nonno di Paolo Diacono, Arachis e quindi questi Warnefrit, padre di Paolo.[6]

Paolo raggiunse Pavia in giovane età per seguire gli studi in quella che allora era la capitale longobarda. Si formò alla corte del re Rachis allievo di un tale Flaviano[9] ed alla scuola del monastero di San Pietro in Ciel d'Oro, dove conseguì la carica di docente. Restò alla corte con i successivi re Astolfo e Desiderio. Divenne anche il precettore di Adelperga figlia di Desiderio che seguì quando ella si sposò con il duca Arechi II di Benevento.

La caduta del regnoModifica

Nel 774 visse il crollo del regno longobardo ed entrò a Montecassino (non si sa a quale titolo esattamente, se da monaco o laico). Tra il 782 e il 787, a causa della prigionia del fratello Arachis, condotto in Francia nel 776 da prigioniero dopo essere stato catturato nella battaglia che contrappose il ribelle del duca del Friuli di Rotgaudo duca del Friuli contro i nuovi occupanti (forse Paolo stesso non fu estraneo alla congiura)[10], entrò alla corte di Carlo Magno. Paolo Diacono venne incaricato da questi di insegnare lungo il viaggio (dunque ad aggregarsi alla spedizione) la lingua greca ai chierici incaricati di accompagnare a Costantinopoli la figlia Rotrude, promessa sposa dell'imperatore Costantino VI;[11][12][13] Egli rifiutò l'incarico,[14] ma il matrimonio, in ogni caso, non avvenne. Nel 782, Paolo scrisse da Montecassino una lettera in metro elegiaco[4][5] a Carlo Magno, implorandolo di riscattare il fratello: nella lettera descrive l'indigenza della cognata che doveva mantenere quattro figli, i nipoti di Paolo.[4][5] Viene citato in un capitolare carolingio[15], in cui viene incaricato, grazie alle sue abilità filologiche e alla sua conoscenza della patristica, di compilare un Humiliarium,[16][17] cioè una raccolta di omelie per le singole feste dell'anno, che, nel tempo, erano stati corrotti dall'ignoranza dei copisti "Impegnatisi magari con retta intenzione, ma non con adeguata capacità".[15][16] Il tutto si inserisce nell'ambito della rinascita carolingia che prevedeva, tra i tanti scopi, la correzione, la copiatura e la distribuzione dei testi base religiosi e secolari degli antichi:[17] ad esempio ad Alcuino di York fu affidata la correzione e la revisione della Vulgata.[17] In Francia acquistò una certa notorietà e prestigio come maestro di grammatica. Una volta che il fratello venne liberato, Paolo Diacono abbandonò la corte carolingia e si fece monaco nel monastero di Montecassino.

Nel 787 tornò a Montecassino, dove fra l'altro scrisse l'Historia Langobardorum, la sua opera più famosa in cui narra, fra mito e storia, le vicende del suo popolo, dalla partenza dalla Scandinavia all'arrivo in Italia fino al regno di Liutprando - evitando così il racconto della sconfitta subita ad opera dei Franchi. La scrittura del testo impegnò Paolo Diacono per due anni, dal 787 al 789.

Morì il 13 aprile 799[18][19]: l'evento è registrato nel necrologio di Cassino.[20] Venne sepolto nel monastero, nella chiesa di San Benedetto, dinnanzi al capitolo,[21] ma i rifacimenti successivi del monastero hanno cancellato ogni traccia della tomba.[18]

Le sue opereModifica

La sua prima opera fu un Carmen sulle sette età del mondo (A principio saeculorum) scritto per il matrimonio di Adelperga, figlia del re Desiderio, sposa di Arechi II nel 763. Paolo Diacono era precettore di Adelperga. Lo stile che usò fu quello dei tetrametri trocaici ritmici. Unendo le lettere iniziali delle dodici terzine si ha Adelperga pia.

Ad uso della sua allieva scrisse verso il 770 l'Historia Romana, in 16 libri, rielaborando il Breviarium ab Urbe condita di Eutropio con integrazioni da San Girolamo, Paolo Orosio, Giordane, dall'Origo gentis Romanae. Fermò la storia al tempo di Giustiniano, ovvero al tempo dell'invasione longobarda in Italia. Rielaborato a sua volta da Landolfo Sagace, divenne un apprezzato manuale scolastico in uso nelle scuole medievali.

La Historia Langobardorum, in sei libri, è un'opera che nello stile si riconosce nel latino monacale, ma nei contenuti è passionalmente longobarda dove giustifica ogni azione ed ogni forma di conquista come prestabilite dal fato. La strutturò come ideale continuazione dell'Historia Romana dai tempi di Giustiniano. Anche questa è una storia tronca, la ferma a Liutprando, cristallizzandola al massimo splendore e omettendone la decadenza. È un libro molto importante anche per lo studio della storia degli sloveni, poiché esso risulta la fonte storiografica più antica che documenta l'arrivo delle popolazioni slave nella pianura friulana attorno al 670.[22]

Per ottenere la liberazione del fratello, scrisse in onore di Carlo Magno un'epistola metrica: Ad regem. Ottenne ciò che chiedeva, ma come condizione entrò a corte ad Aquisgrana dove fu fra i protagonisti della "rinascita carolingia" con Alcuino, monaco inglese. Sempre in Francia visitò molti monasteri, compose le Gesta Episcoporum Mettensium per il vescovo Angilramno di Metz nell'abbazia di San Martino,[23][24] un codice con lettere di papa Gregorio I per Adalardo di Corbie. Oltre a molte altre opere minori.

Al ritorno a Montecassino scrisse la Vita beati Gregorii papae. Gli è attribuita anche una traduzione dal greco al latino della Vita Sanctae Mariae Aegyptiacae (Patrologia Latina 73[1], cols. 671–90) di Sofronio di Gerusalemme.[25]

Su richiesta di Carlo Magno attraverso un capitolare,[15] raccolse le prediche più celebri del suo tempo, 244 testi, un libro liturgico, Homiliarium, diviso in due stagioni: l'estate e l'inverno. La sua opera arrivò con poche modifiche fino al Concilio Vaticano II.

Involontariamente fu lo stimolo di uno dei progressi più importanti della storia della musica. Infatti nell'XI secolo Guido d'Arezzo ricavò le note musicali dalla prima strofa di un suo inno dedicato a san Giovanni Battista, ricavandole dal mezzo verso:

UT queant laxis REsonare fibris
MIra gestorum FAmuli tuorum,
SOLve polluti LAbii reatum,
Sancte Iohannes.

Da esso deriveranno i nomi delle note dell'esacordo: ut, re, mi, fa, sol, la; e, dal 1592, grazie a Ludovico Zacconi, venne aggiunta la nota si (Sancte Iohannes).

OpereModifica

  • Carmina
  • Commentarius in Donati artem
  • Fabulae
  • Historia Langobardorum
  • Historia Romana
  • Homiliae
  • Homiliarius de sanctis
  • Homiliarius de tempore
  • Epistulae
  • Excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum
  • Explanatio in regulam S. Benedicti
  • Libellus de ordine et gestis episcoporum Metensium
  • Passio S. Cypriani
  • S. Arnolfi episcopi vita et miracula
  • Vita S. Gregorii Magni

NoteModifica

  1. ^ [1] (=amico protettore)
  2. ^ a b c d e Paolo Diacono, Introduzione: La società longobardica del secolo VIII e Paolo Diacono storiografo tra romanizzazione e nazionalismo longobardico, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 71, ISBN 978-88-17-16824-3.
  3. ^ Gianna Gardenal (a cura di), Poesia latina medievale, Milano, Mondadori, 1993, p.2
  4. ^ a b c Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 84-85, ISBN 978-88-17-16824-3.
  5. ^ a b c MGH, Poetae aevi Car. I,47-48.
  6. ^ a b c d Paolo Diacono, Libro IV, 37, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 385-389, ISBN 978-88-17-16824-3.
  7. ^ I Re 19, 3-8
  8. ^ Leges Grimoaldi I, 4
  9. ^ È lo stesso Paolo Diacono che ci fa sapere che questo Flaviano fu il suo precettore (Storia dei Longobardi, Libro VI,7), quando ci informa che lo zio di quegli era il grammatico Felice. Non esistono altre informazioni su Flaviano, da nessuna fonte
  10. ^ Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 76-78, ISBN 978-88-17-16824-3.
  11. ^ Paolo Diacono, Introduzione: La società longobardica del secolo VIII e Paolo Diacono storiografo tra romanizzazione e nazionalismo longobardico, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, p. 14, ISBN 978-88-17-16824-3.
  12. ^ Pietro da Pisa in Pauli et Petri carm. 11, str. 11-12
  13. ^ Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, p. 87, ISBN 978-88-17-16824-3.
  14. ^ Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, p. 89, ISBN 978-88-17-16824-3.
  15. ^ a b c Karoli Epistula Generalis, MGH, Legum II, T.1, pag.80
  16. ^ a b Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 87-88, ISBN 978-88-17-16824-3.
  17. ^ a b c M. Colish, La cultura del Medioevo, Bologna, Il Mulino, 2001, pp. 122-123, ISBN 978-88-15083104.
  18. ^ a b Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 70 e 100, ISBN 978-88-17-16824-3.
  19. ^ A. Pantoni, Introduzione agli studi su Paolo Diacono, pp. 99-100.
  20. ^ Eidus aprilis. Obiit venerandae memoriae domnus Paulus diacononus et monacus
  21. ^ il corpo venne sepolto in eodem cenobio, iuxta ecclesiam Sancti Benedicti, ante capitulum
  22. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, libro V capitolo 23
  23. ^ Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, p. 92, ISBN 978-88-17-16824-3.
  24. ^ Paolo Diacono, Libro VI, 16, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 501-503, ISBN 978-88-17-16824-3.
  25. ^ Leslie A. Donovan, Women Saints' Lives in Old English Prose, Cambridge, Brewer, 1999, p. 98, ISBN 978-0-85991-568-7. URL consultato il 22 Aug 2016.

BibliografiaModifica

  • Paulus Diaconus, Historia Langobardorum [ita], Firenze, Antonio Miscomini, 1480. URL consultato il 1º aprile 2015.
  • Paulus Diaconus, Historia Romana, Fonti per la storia d'Italia 51, Torino, Bottega d'Erasmo, 1966. URL consultato il 1º aprile 2015.
  • Carlo Cipolla, Note bibliografiche circa l'odierna condizione degli studi critici sul testo delle opere di Paolo Diacono (Venezia, 1901)
  • Atti e memorie del congresso storico tenuto in Cividale (Udine, 1900)
  • Julius Sophus Felix Dahn, Langobardische Studien, Bd. i. (Leipzig, 1876)
  • Wilhelm Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen, Bd. i. (Berlin, 1904)
  • Albert Hauck, Kirchengeschichte Deutschlands, Bd. ii. (Leipzig, 1898)
  • Pasquale Del Giudice, Studi di storia e diritto (Milano, 1889)
  • Ugo Balzani, Le Cronache italiane nel medio evo (Milano, 1884)
  • Walter Goffart, The Narrators of Barbarian History, (Yale, 1988).
  • Excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum in Corpus grammaticorum latinorum veterum collegit auxit recensuit ac potiorem letionis varietatem adiecit Fridericus Lindemannus sociorum opera adiutus, tomus II, Pauli Diaconi excerpta et Sex. Pompeii festi fragmenta continens, Lipsiae, sumptibus B. G. Teubneri et F. Claudii, 1832.
  • Historia Langobardorum in Scriptores rervm langobardicarvm et italicarvm saec. VI-IX edidit Societas aperiendis fontibvs rervm germanicarvm medii aevi, Hannoverae impensis bibliopolii hahniani, 1878, pagg. 47-187.
  • Lidia Capo, PAOLO Diacono, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 81, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 18 marzo 2018.
  • Raffaello Morghen, Paolo Diacono, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935. URL consultato il 13 settembre 2018. 
  • (EN) Paolo Diacono, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.  

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN40174477 · ISNI (EN0000 0004 5475 8685 · SBN IT\ICCU\CFIV\068893 · LCCN (ENn80056870 · GND (DE118789961 · BNF (FRcb119188277 (data) · NLA (EN35685466 · BAV ADV10106075 · CERL cnp00400367 · NDL (ENJA001253358 · WorldCat Identities (ENn80-056870