Pavia

comune italiano, capoluogo dell'omonima provincia di Pavia
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Pavia
comune
Pavia – Stemma Pavia – Bandiera
(dettagli)
Pavia – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Pavia-Stemma.png Pavia
Amministrazione
SindacoFabrizio Fracassi (Lega Nord) dal 30-5-2019
Territorio
Coordinate45°11′07″N 9°09′18″E / 45.185278°N 9.155°E45.185278; 9.155 (Pavia)Coordinate: 45°11′07″N 9°09′18″E / 45.185278°N 9.155°E45.185278; 9.155 (Pavia)
Altitudine77 m s.l.m.
Superficie62,86 km²
Abitanti70 964[1] (31-5-2021)
Densità1 128,92 ab./km²
FrazioniAlbertario, Cà della Terra, Cà de' Tedioli, Cantugno, Cassinino, Cittadella, Fossarmato, Mirabello, Molinazzo, Montebellino, Pantaleona, Villalunga
Comuni confinantiBorgarello, Carbonara al Ticino, Certosa di Pavia, Cura Carpignano, Marcignago, San Genesio ed Uniti, San Martino Siccomario, Sant'Alessio con Vialone, Torre d'Isola, Travacò Siccomario, Valle Salimbene
Altre informazioni
Cod. postale27100
Prefisso0382
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT018110
Cod. catastaleG388
TargaPV
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 623 GG[3]
Nome abitantipavesi
Patronosan Siro, sant'Agostino, san Teodoro
Giorno festivo9 dicembre e 28 agosto
SoprannomeSeconda Roma
Città dalle cento torri
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pavia
Pavia
Pavia – Mappa
Posizione del comune di Pavia nell'omonima provincia
Sito istituzionale

Pavia (IPA: [pa'vi:a], pronuncia[?·info]; [pɐ'vi:ɐ] in dialetto pavese) è un comune italiano di 70 964 abitanti[1], capoluogo della provincia omonima in Lombardia.

Posta 34 km a sud di Milano, lungo la Via Francigena e sulle rive del fiume Ticino, poco a nord dalla confluenza di quest'ultimo nel Po, la città affonda le sue origini all'epoca delle tribù galliche; successivamente divenne municipium romano con il nome di Ticinum e sede di una zecca imperiale nel III d.C.[4] Nel Medioevo fu capitale per due secoli del Regno longobardo[5] e poi, dal 774 al 1024[6], capitale del Regno d'Italia. Forte libero comune, che seppe per secoli tenere testa a Milano, divenne in seguito residenza della corte viscontea da Galeazzo II fino ai primi decenni di governo di Filippo Maria Visconti, e dal 1361[7] è sede di un'università, riconosciuta tra le migliori d'Italia[8].

Le origini antiche e un passato storico di rilievo hanno lasciato in eredità a Pavia un ragguardevole patrimonio artistico: fra le principali attrazioni turistiche si annoverano il Castello Visconteo, la basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, la Pinacoteca Malaspina, il Duomo, la basilica di San Michele Maggiore e il Ponte Coperto, solo per citarne alcune, tanto che Pavia è annoverata tra le principali città d'arte della Pianura Padana. Grazie al suo importante passato e al patrimonio artistico, Pavia è inserita in sei itinerari culturali del Consiglio d'Europa: Via Francigena, Itinerario di San Martino di Tours[9], Siti Cluniacensi in Europa[10], Transromanica[11], Itinerari europei dell'imperatore Carlo V[12] e Via Carlo Magno[13]. La città è inoltre il capoluogo di una provincia dedita soprattutto all'agricoltura, in particolare a viticoltura, risicoltura e cerealicoltura, al terziario, mentre molto più limitato è il peso del settore industriale. Pavia è inserita nel parco del Ticino e, all'interno dei confini comunali si trovano alcuni boschi[14] testimoni della grande foresta che un tempo ricopriva la Pianura Padana.

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

La città occupa una superficie di 62,86 km², poggia su un terrazzo alluvionale formato dal Ticino. Il terreno sottostante è di origine fluvio-glaciale, comune a gran parte della Pianura Padana. Circondata da un territorio interamente pianeggiante e intensamente coltivato è solcata da numerosi corsi d'acqua.

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Pavia.

Pavia gode di un clima continentale umido con sensibili escursioni termiche giornaliere e annuali. D'inverno il clima è rigido e umido con formazione di nebbie al suolo dovute sia alla presenza di numerose rogge e canali - e il fiume Ticino - sia alla scarsa ventilazione. Non sono rari gli episodi nevosi che avvengono in occasione di ondate di freddo o a causa della formazione di un cuscinetto d'aria fredda e stagnante al suolo (inversione termica). L'autunno e la primavera sono le stagioni più piovose mentre l'estate è calda e afosa con frequenti e improvvisi temporali che rinfrescano rapidamente - seppure per breve durata - l'aria.

La temperatura massima media si registra in luglio con 29,8 °C, quella più bassa in gennaio con -2,0 °C. Il mese più piovoso risulta essere ottobre con 88 mm di pioggia; quello meno luglio con 48 mm. Le precipitazioni medie annue si aggirano tra i 750 e gli 800 mm, mediamente distribuite in 81 giorni.

Origini del nomeModifica

Il toponimo Papia, da cui deriva il nome moderno della città, deriva forse da un nome di gens romana, forse Papilia, e vorrebbe dunque dire "terra della gens Papilia". Qualcuno ritiene che derivi invece dal greco Papìas ("custode del palazzo"), nome che sarebbe stato dato da soldati bizantini venuti a combattere i Goti con riferimento a un palazzo di Teodorico, ma è ipotesi poco probabile. Ticinum deriva invece dal fiume Ticino, chiamato Ticinus dai Romani, nome di origine prelatina e di etimologia incerta.[15]

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pavia, Monetazione di Ticinum, Zecca di Pavia, Maiolica di Pavia e Assedio di Pavia.
 
Obbligazione del comune di Pavia dal 1º gennaio 1906

Il primo insediamento nell'area di Pavia si deve ad antiche popolazioni della Gallia transpadana, forse i Levi, i Marici o gli Insubri. La città fu fondata dai Romani, a cui si deve la pianta della città, rimasta intatta (insieme alla rete fognaria[16]) fino a oggi, a castrum (accampamento militare) romano; la città aveva il nome di Ticinum[17]. A partire da Aureliano, fino a Costantino I, fu anche sede di un'importante zecca, battendo moneta sia durante il periodo degli Imperatori illirici, sia durante la tetrarchia e la successiva guerra civile. Ticinum era il punto di arrivo di un'importante strada romana proveniente da Milano e, grazie al porto sul Ticino, era uno snodo fondamentale nelle comunicazioni fluviali tra l'Adriatico e il lago Maggiore. Il 476 d.C. segna una data epocale per la città e non solo. Oreste, incalzato dalla ribellione di Odoacre, vi si rifugiò, poiché confidava nelle possenti fortificazioni della città, ma Pavia fu assediata e conquistata, segnando, con la morte di Oreste e la deposizione del figlio Romolo Augustolo, la fine dell'impero romano d’Occidente[18].

Saccheggiata più volte dai barbari, venne conquistata dai Longobardi nel 572 che ne fecero la capitale del loro regno, con il nome di Papia, da cui il nome moderno[19]. Il dominio longobardo durò per due secoli, fino al 774, quando venne conquistata da Carlo Magno. Fu ancora importante durante il periodo carolingio e ottoniano [20]: nella chiesa di San Michele Maggiore a Pavia, Berengario del Friuli e i suoi successori fino a Berengario II e Adalberto II, furono incoronati Re d'Italia[21]. Pavia rimase capitale del regno d’Italia, sede del palazzo Reale, del massimo tribunale del regno e della principale zecca regia fino al 1024. Durante le guerre tra l'imperatore tedesco Federico Barbarossa (che venne incoronato re d’Italia nella basilica di San Michele Maggiore nel 1155) e i comuni della Lega Lombarda, Pavia (con Como) fu fedele all'esercito imperiale, per poi perdere gradualmente importanza dal punto di vista politico. Conquistata, dopo un lungo assedio[22], dai Visconti nel 1359, divenne la sede della corte di Galeazzo II prima e di Gian Galeazzo poi. Sotto la dinastia milanese, l’importanza di Pavia è evidenziata dalla creazione della contea di Pavia (1396) destinata al primogenito, la fondazione dell'università, la duplicazione della capitale e delle sedi della corte (Milano e Pavia), la fondazione della Certosa come pantheon dinastico e l’istituzione di una struttura burocratica e camerale che raddoppiava le istituzioni milanesi (solo nel Quattrocento sforzesco questa dualità fu superata, ma a Pavia restarono archivi, biblioteca, reliquie e strutture residenziali cortigiane)[23]. La duplice sede della corte tra Milano e Pavia, attribuiva a quest’ultima un ruolo distinto, una identità forte e prestigiosa all’interno del dominio e rispetto alle altre città, a scapito della centralità milanese[24].

Nel Cinquecento, famosa è la battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli. Venne vinta da questi ultimi, perché il capitano di ventura forlivese Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell'imperatore spagnolo Carlo V d'Asburgo. Legata a questa vicenda è la storia della zuppa alla pavese, semplice zuppa con pane secco, uova, formaggio e burro, cucinata da una contadina al re appena fatto prigioniero, riguardo alla quale si racconta che al re piacque così tanto da farla inserire nel menù di corte con il nome di "soupe à la pavoise". A partire dalla seconda metà del XVI secolo divenne fiorente in città la produzione di maiolica, che portò Pavia a essere, fino al Settecento, uno dei principali centri di produzione di tali manufatti nell'Italia settentrionale[25].

Dall'inizio del XVIII secolo fino alla metà del XIX secolo la città fu sotto la dominazione straniera, alternata, di spagnoli, francesi e austriaci. Nella seconda metà del Settecento, per impulsò sia di Maria Teresa, sia di Giuseppe II l’università conobbe un grande sviluppo, furono chiamati docenti di grande fama, come Alessandro Volta o Lazzaro Spallanzani, e l’ateneo divenne uno dei principali d’Europa. Pavia divenne nel 1859 parte del Regno di Sardegna (futuro Regno d'Italia) insieme con il resto della Lombardia[20].

StemmaModifica

Lo stemma comunale è il simbolo storico della città: croce bianca in campo rosso. Il sigillo del Comune ha il Regisole.[26]

OnorificenzeModifica

  Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«In ricompensa delle benemerenze patriottiche acquistate durante il periodo del risorgimento nazionale. Oltre al coinvolgimento nelle fasi più importanti della I e II guerra d’indipendenza, Pavia ha svolto, grazie alla sua prestigiosa università, un ruolo fondamentale per la formazione politica dei patrioti e il radicamento di una coscienza civile italiana.»

La città di Pavia è la ventitreesima tra le 27 Città decorate con medaglia d'oro come "benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento, periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima guerra mondiale nel 1918.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Uno dei caratteristici vicoli del centro di Pavia

Le strade e piazze di Pavia presentano diverse evidenze storiche e architettoniche sia di carattere religioso che civili.

Architetture religioseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monasteri di Pavia.

Basilica di San Michele MaggioreModifica

Basilica di San Michele Maggiore, è il più famoso e importante monumento religioso medievale della città. Capolavoro dello stile romanico lombardo, la chiesa raccoglie numerose testimonianze del periodo in cui Pavia era la capitale del regno italico. Una prima chiesa di San Michele fu costruita originariamente nel periodo longobardo (a questo periodo risale la parte inferiore del campanile), ma fu distrutta da un incendio nel 1004; la costruzione attuale ebbe inizio nel primo quarto del XII secolo (a cui risalgono la cripta, il coro e i transetti), probabilmente a seguito del terremoto del 1117[27], e venne probabilmente completata intorno al 1155. La basilica di San Michele è considerata il prototipo delle numerose chiese medievali pavesi: tuttavia si discosta dalle altre chiese cittadine per l'utilizzo estensivo, sia per la struttura sia per le decorazioni, della fragile pietra arenaria in luogo del cotto, e anche per la particolare e complessa conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina a tre navate con matronei e un transetto particolarmente sviluppato, dotato di una propria autonoma facciata sul lato settentrionale. La basilica ospitò nei secoli fastose cerimonie e incoronazioni, tra le quali l'incoronazione di Federico I Barbarossa, nel 1155.

Duomo di PaviaModifica

 
L'attuale statua del Regisole davanti al Duomo di Pavia. In fondo a sinistra, le rovine della Torre civica crollata nel 1989

Duomo di Pavia, dedicato a Santa Maria Assunta e a Santo Stefano (protomartire), è un'imponente costruzione con pianta a croce greca[28]. Il cantiere per la cattedrale fu aperto (con la demolizione delle due originarie basiliche dell’XI e XII secolo) nel 1488 su ordine del vescovo Ascanio Maria Sforza Visconti: la struttura rimase per secoli incompleta, fino alla fine del XIX secolo, quando furono completate la cupola e la facciata, rispettivamente nel 1885 e nel 1898, secondo il progetto originale di Giovanni Antonio Amadeo. La cupola centrale, il cui disegno è attribuito al Bramante, a pianta ottagonale, con un'altezza di 97 metri, una luce di 34 e un peso nell'ordine delle 20.000 tonnellate, è la quarta in Italia per dimensioni. Dopo quasi 17 anni di lavori di restauro e messa in sicurezza della cupola, nel 2013 la chiesa è stata riaperta ai fedeli. A fianco del Duomo era situata la Torre civica, di cui si ha menzione fin dal 1330 e che era stata ulteriormente innalzata nel 1583 da Pellegrino Tibaldi. La torre crollò improvvisamente la mattina del 17 marzo 1989 per cause sconosciute, provocando quattro vittime e 15 feriti, e da allora non è stata più ricostruita.

San Pietro in Ciel d'OroModifica

San Pietro in Ciel d'Oro, le cui origini sono da ricercarsi all'inizio dell'VIII secolo, fu, secondo la tradizione, fondata da re Liutprando e affidata ai monaci colombaniani[29]. Ricostruita a partire dall'XI secolo, la costruzione moderna è stata consacrata nel 1132[30]. La facciata, la cupola e il pavimento a mosaico sono simili a San Michele Maggiore, senza però le caratteristiche sculture. San Pietro in Ciel d'Oro, che insieme con San Michele è la più spaziosa tra le basiliche romaniche pavesi, si distingue comunque dall'altra costruzione per l'uso intensivo del cotto in luogo dell'arenaria, per la facciata visibilmente asimmetrica dotata di un solo portale, e internamente per l'assenza dei matronei e per il transetto più corto, non sporgente dalla pianta rettangolare del tempio. L'esterno è decorato con bacini ceramici islamici.

 
La trecentesca arca di Sant'Agostino

All'interno, murata nell'ultimo pilastro della navata destra, si trova la tomba del re longobardo Liutprando (m. 744), le cui ossa furono ritrovate nel 1896. Nella chiesa sono anche conservate le reliquie di Sant'Agostino, portate qui da Liutprando dalla Sardegna. Le reliquie del Santo sono conservate nella famosa Arca di sant'Agostino, la cui mole marmorea è visibile sull'altar maggiore. L'Arca fu realizzata dai Maestri Campionesi nel 1362 ed è ornata da almeno 150 tra statue e bassorilievi. La chiesa è nominata anche da Dante Alighieri, che, nel X canto del Paradiso, vv.127-129 (nella Divina Commedia), riporta questi versi: Lo corpo ond'ella fu cacciata giace / giuso in Ciel d'Auro, ed essa da martiro / e da essilio venne in questa pace; ci si riferisce all'anima di Severino Boezio, un Romano consigliere del re ostrogoto Teodorico, fatto da questi giustiziare sotto l'accusa di tradimento. Anche il corpo di Severino Boezio è conservato infatti nella Basilica, e precisamente nella cripta.

Chiesa di Santa Maria del CarmineModifica

Chiesa di Santa Maria del Carmine, è uno dei più noti esempi di architettura gotica a mattoni nel nord Italia. La costruzione del grandioso edificio incominciò tra il 1370 e il 1390[27], per giungere a compimento, con la facciata, dopo circa un secolo. È, dopo la Cattedrale, la più vasta chiesa della città, con un perimetro rettangolare di metri 80 x 40, entro il quale trova posto una ardita struttura a croce latina a tre navate affiancate da cappelle. La facciata è caratteristica per il grande rosone e le sette guglie. L'elegante campanile, alto oltre settanta metri, è considerato il maggiore e il più bello della città. Vienne restaurata fra il 2006 e il 2010.

Chiesa di San Gervasio e Protasio

Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, secondo il cronista Opicino De Canistris, questa è la più antica chiesa della città, fondata in epoca romana attorno al IV secolo[31], e ospitò per più di seicento anni il corpo di San Siro, fondatore della prima comunità cristiana pavese e della chiesa, vissuto nella prima metà del IV secolo d.C. Fu intitolata ai santi Gervasio e Protasio, martiri del III secolo, per la custodia delle loro reliquie, scoperte a Milano da Sant'Ambrogio nel 386 e portate a Pavia da sant’Invenzio, che fu il terzo vescovo di Pavia dopo San Siro e San Pompeo. In questa chiesa oltre ai santi vescovi Siro e Pompeo fu sepolto il re longobardo Clefi nel 574 e, successivamente, il figlio, re Autari; fu gestita dai chierici dei monaci di San Colombano di Bobbio. Nel corso degli anni è testimoniata la presenza di monaci benedettini a partire dal XII secolo, e di un ospizio per pellegrini, istituito nel 1366 e rifabbricato verso la fine del XVI secolo, quando viene affidato al Terz'Ordine Francescano. Furono sempre i Francescani, tra il 1712 e il 1718, a riedificare la chiesa come la vediamo adesso, invertendone l'orientamento. In seguito a questa trasformazione sono state demolite la facciata romanica, sostituita dall'attuale abside, e l'abside originaria, sostituita dalla nuova facciata in stile classico. Nel 2004 è stato rinvenuto, nella cappella di San Siro, un ciclo di affreschi del XVI secolo, di cui nel 2009 si è completato il restauro, che permette di qualificarlo come il ritrovamento storico-artistico più importante del secolo a Pavia.

Chiesa di San TeodoroModifica

 
Facciata della chiesa di San Teodoro

Chiesa di San Teodoro, è una chiesa di impianto tardo romanico situata nel centro storico di Pavia. Risalente al XII secolo[27], l'aspetto originario è stato ripristinato con i restauri effettuati a cavallo del '900. Ospita cicli di affreschi rappresentanti le Storie di Sant'Agnese e San Teodoro e due importanti affreschi attribuiti a Bernardino Lanzani con vedute di Pavia del XVI secolo.

Chiesa di Santa Maria di CanepanovaModifica

Chiesa di Santa Maria di Canepanova, opera rinascimentale, che secondo un'antica tradizione fu progettata dal Bramante, e sicuramente edificata dall'Amadeo dal 1500 al 1507[32]. La chiesa è stata costruita per celebrare un affresco quattrocentesco miracoloso raffigurante la Madonna del latte che si trovava sulla facciata di una casa di Viscardo della famiglia nobile dei Canepanova, che sovvenzionò in parte i lavori, da qui il nome della chiesa stessa. A pianta quadrata, la decorazione interna fu realizzata all'inizio del Seicento da vari pittori di scuola barocca.

 
Facciata della chiesa di San Francesco

Altre chieseModifica

 
Cripta di Sant'Eusebio, Pavia
  • Monastero e chiesa di San Pietro in Verzolo, sorto (forse su un precedente edificio di età longobarda) nel X secolo come monastero benedettino. Nel 1486 ai benedettini subentrarono i cistercensi di Chiaravalle, fino al 1798, quando il monastero venne soppresso, mentre la chiesa, come parrocchia, sopravvisse. Gran parte della struttura della chiesa e degli edifici annessi, come il piccolo chiostro, sono strutturati su murature dell'XI secolo, realizzate con molti laterizi romani di recupero e ciottoli fluviali, come pure di recupero pare essere uno dei capitelli, di età longobarda, inserito nella romaniche bifore del chiostro. La facciata fu rifatta nella seconda metà del Cinquecento, mentre l'interno della chiesa fu modificato nella prima metà del Settecento[40].

Chiese inglobate in edifici residenziali o adattate ad altri usiModifica

  • Chiesa di San Colombano maggiore. La chiesa di origine longobarda, dotata di xenodochio per i pellegrini, gestita dai monaci di San Colombano di Bobbio, è attestata da documenti fin dal IX secolo[45][46]; tra le fonti edite di carattere generale, la parrocchia è citata nel 1250 nei documenti concernenti l'estimo pavese del secolo XIII; è elencata tra le parrocchie di Porta Palacensis nelle Rationes decimarum del 1322-1323; compare nei rogiti del cancelliere episcopale Albertolo Griffi degli anni 1370-1420; è ancora menzionata negli atti della visita pastorale compiuta nel 1460 da Amicus de Fossulanis. La parrocchia di San Colombano fu soppressa nel 1565 e unita alla parrocchia dei Santi Giacomo e Filippo concentrando i redditi e i diritti. Convertita a uso magazzino, conserva gran parte della sua ossatura, con la navata centrale e quella di sinistra divise da pilastri. La facciata è in gran parte integra, e rivela elementi nuovi rispetto alla precedente serie delle basiliche romaniche pavesi. Nel 1963 sono stati distrutti gli avanzi del presbiterio e dell'abside centrale, mentre la navata destra è mancante da tempo.
  • San Felice. Il monastero benedettino femminile di San Felice fu fondato in età longobarda e dotato, nei secoli seguenti, da re e imperatori di grandi possessioni terriere. Soppresso nel 1785, divenne un orfanotrofio. Attualmente è sede del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali. Conserva l'antica chiesa, le cui strutture risalgono al XI secolo, all'interno della quale vi è la cripta altomedievale e alcune tombe datate tra l'VIII e il IX secolo[27]. Il chiostro fu rifatto tra la fine del XV secolo e i primi anni del Cinquecento.
  • San Marino. La chiesa, con annesso monastero benedettino, di San Marino fu fondata nell'VIII secolo dal re longobardo Astolfo, che fu seppellito al suo interno. La struttura subì rimaneggiamenti nel XII secolo[47] e poi, più consistenti, tra Cinque e Seicento. Al suo interno si conserva una pala del Giampietrino.
  • Santa Maria delle Cacce. Fondata nel VIII secolo, forse da re Rachis o Desiderio, fu un monastero Benedettino Femminile, poi soprresso nel 1799. L'edificio monastico fu ricostruito nel Cinquecento e attualmente è adibito a edificio scolastico, mentre la chiesa fu rifatta nel XVII secolo, pur conservando elementi, come la cripta, del primitivo edificio di età longobarda
 
Il quattrocentesco chiostro di San Maiolo
  • San Maiolo. ll monastero di San Maiolo fu fondato nell'anno 967 dal giudice Gaidolfo, che lo donò all’abate di Cluny San Maiolo. Ben presto il monastero divenne il principale centro di diffusione della riforma cluniacense nel Nord Italia. Nel XIII secolo iniziò la decadenza del monastero, che divenne commenda nel 1380 e fu infine soppresso nel 1564 e affidato alla Congregazione Somasca. Nel 1596 la chiesa medievale fu ricostruita in forme manieriste. Nel 1790 la casa venne soppressa e passò nelle mani di privati. Acquistato dalla Stato Italiano negli anni ’60, ospita ora l’Archivio di Stato di Pavia. Degno di nota è il chiostro quattrocentesco, che conserva tracce della chiesa romanica[48].
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    Facciata della Chiesa di San Tommaso
    San Tommaso. Il monastero benedettino femminile di San Tommaso è menzionato per la prima volta in un diploma imperiale di Arnolfo del 889. La chiesa fu ricostruita nel 1213 e nel 1302 divenne sede dei frati Domenicani. A partire dal 1320 iniziarono i lavori per la costruzione della nuova, e più grande, chiesa, tuttavia, a causa delle numerose interruzioni, il cantiere fu ultimato solo nel 1478. Nel 1786 il monastero venne soppresso da Giuseppe II e trasformato nel Seminario Generale per la Lombardia Austriaca. Giuseppe Piermarini, incaricato di adattare il complesso alla nuova destinazione, modificò pesantemente la chiesa. Pochi anni dopo, nel 1791, il seminario venne chiuso e il complesso divenne una caserma, e tale rimase fino agli anni ’80 del Novecento, quando fu ceduto all’Università degli Studi di Pavia.
  • San Pietro in Vincoli. Si trova in un vicolo del centro storico (Via Cravos) da cui si vedono le forme della facciata. Fu edificata sopra le rovine di un tempio pagano e la chiesa originaria risale all'epoca longobarda. La chiese prese successivamente il nome di San Sebastiano, dopo il trasferimento di una reliquia (un braccio) del santo che secondo la tradizione riuscì a fermare un'epidemia di peste scoppiata in città nel VII secolo. La funzione religiosa dell'edificio cessò nel 1788, quando fu trasformata in abitazioni e magazzini.
  • Chiesa di Santa Maria Gualtieri, la cui facciata si trova nel lato orientale della centrale Piazza della Vittoria. Il nucleo originario è del X secolo; venne sconsacrata nel 1789 e inglobata in edifici residenziali. Nel 1991 si sono conclusi dei lunghissimi restauri che hanno portato in parte a isolare di nuovo l'edificio. L'abside meridionale contiene la più antica testimonianza di resti pittorici romanici di Pavia. È ora adibita a sala convegni del Comune.
  • Chiesa di San Francesco di Paola. Progettata dall'architetto Giovanni Antonio Veneroni, sorse, a fianco del convento dei Padri Minimi di San Francesco di Paola nel 1715 e fu terminata nel 1738. Sconsacrata nel 1805, è ora Aula Magna del Collegio Ghislieri.
  • Santi Giacomo e Filippo. Già esistente come chiesa di San Filippo nel 1250, fu ricostruita nel 1626, nel 1680 fu affidata ai Missionari Lazzaristi di San Vincenzo e, tra il 1887 e il 1928 ai padri stimmatini, è ora sede universitaria.
  • San Nicolò della Moneta. Già menzionata nel 1250, era posizionata vicino alla zecca. La chiesa fu ricostruita nel 1609 e fu sconsacrata nel 1789.
  • Santa Clara. Le prime notizie sull'edificio risalgono al 1244, quando la chiesa era parte del monastero cistercense femminile di Santa Maria de Ortis[27], nel 1474 nel monastero si insediarono le monache francescane osservati. L'ente venne soppresso nel 1782 e trasformato, prima in collegio e poi in caserma. Nel 1935 il complesso fu acquistato dal comune di Pavia e sono in corso restauri.
  • San Zeno. Già documentata nel 1187, in base al piano di riordino delle parrocchie urbane del 1788, fu soppressa e, nel 1794, fu acquistata dal marchese Luigi Malaspina e in gran parte demolita per fare spazio al suo palazzo. Conservava la suo interno la tomba del nipote di Francesco Petrarca, la cui epigrafe, dettata dal nonno, si conserva ora nei Musei Civici.
  • Oratorio del Crocifisso, Si tratta di un piccolissimo oratorio cinquecentesco dalle eleganti modanature in cotto.
  • Chiesa di San Giuseppe. Inizialmente dedicata ai Santi Cosma e Damiano, esisteva già dal XIII secolo e fu radicalmente ricostruita nel 1572.
  • Chiesa di San Giacomo della Vernavola. La chiesa esisteva già nel XII secolo, ed era officiata dai benedettini stanziati nel monastero annesso. Nel 1421 subentrarono i frati Minori di San Francesco, che nel 1458 ricostruirono la chiesa. Il monastero venne soppresso nel 1805, la chiesa fu demolita pochi anni dopo, mentre il complesso e il suo giardino, fu adibito a sede dell'Orto Agrario dell'Università, mentre ora è caserma dei Carabineri Nucleo Forestale della provincia di Pavia.
  • Chiesa di Santa Chiara la Reale. Fondata da Bianca di Savoia nel 1380, che insediò le Clarisse nel monastero annesso. Nel 1789 la chiesa e il monastero vennero soppressi e nel 1803 la chiesa venne demolita, mentre furono conservati il chiostro Cinquecentesco e parte delle strutture monastiche.
  • Chiesa di Santa Maria d'Ognissanti. menzionata nel Trecento come Sant'Agostino in porta Marenga da Opicino de'Canistris, apparteneva all'ordine degli Umiliati. Nel 1568 passò ai certosini e nel 1803 venne soppressa.
  • Chiesa della Santissima Trinità, costituisce il lato meridionale della piazza in cui si affaccia la Chiesa di Santa Maria del Carmine. La facciata prospetta nello slargo che si apre in fondo alla piazza.
  • Chiesa di Sant'Antonio da Padova. La chiesa fu realizzata nel XVI secolo dai cappuccini e ora, dopo vari passaggi, venne acquisita nel Novecento dal collegio Borromeo, che la trasformò in un'aula didattica.
  • Chiesa di Santo Spirito e Gallo. Fondata da Gian Galeazzo Visconti nel 1395 a risarcimento della chiesa di San Gallo fatta demolire dal padre Galeazzo II per fare spazio alla costruzione del castello, ospitò un monastero benedettino, che fu soppresso nel 1799.
  • Chiesa di Santa Maria Annunciata. Sorta nel XV secolo presso l'omonimo convento agostiniano femminile, fu soppressa nel 1799 e ora è adibita a sala conferenze.
  • Oratorio della Confraternita di San Rocco e della Misericordia che si occupava di assistere nelle ultime ore i condannati a morte. Si trova nella attuale via Venti Settembre, dopo aver ospitato per anni un cinema e ora una libreria.

Chiese andate distrutteModifica

Architetture civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ville e palazzi di Pavia.

Il Palazzo RegioModifica

Già in età Gota, Pavia, insieme con Verona e Ravenna, divenne sede regia. Nel primo trentennio dei VI secolo il re Teodorico promosse la costruzione di un palazzo regio nella città. A partire dal 540 Pavia diventò la sede del Tesoro regio e della corte, e qui furono eletti i re Erarico, Totila e Teia. Pavia divenne definitiva capitale del regno Longobardo nella prima metà del VII secolo e il vecchio palazzo Regio di età gota fu allargato. Il palazzo reale era formato da un complesso di edifici dove trovavano sede, oltre alla corte e all'abitazione del sovrano, anche la cancelleria, la zecca e il massimo tribunale del regno.Vi erano poi diverse cappelle, un carcere, spazi dedicati agli scambi commerciali, diversi cortili dove si svolgevano i placiti e un grande giardino, popolato da animali esotici. Vicino al palazzo si trovava una porta urbica detta Porta Palacense. Con la caduta del regno Longobardo, il palazzo e le sue strutture, furono utilizzate dai sovrani carolingi e ottonidi che si susseguirono al potere, dato che Pavia mantenne il ruolo di capitale del Regno d'Italia. Nel 1024, dopo la morte di Enrico II il Santo, il palazzo fu demolito dai cittadini di Pavia[51].

Teatro FraschiniModifica

Il Teatro dei Quattro Nobili Cavalieri - nome originario del Fraschini, sorse nel 1772 dalla Società formta da 4 Cavalieri nobili signori pavesi: il Conte Francesco Gamberana Beccarla, il Marchese Pio Bellisomi, il Marchese Luigi Bellingeri Provera e il Conte Giuseppe de' Giorgi Vistarino. Essi condividevano l'amministrazione e la direzione del teatro e avevano affidato il progetto per realizzarlo ad Antonio Galli da Bibbiena, membro di un'antica e nota famiglia di scenografi-architetti. I lavori per la costruzione del Teatro dei Quattro Nobili Cavalieri iniziarono nel 1771 e il teatro inaugurò la sua prima stagione nel 1773, alla presenza dell'Arciduca Ferdinando d'Austria. Il teatro fu inaugurato il 24 maggio 1773 con l'opera Il Demetrio, composta dal compositore ceco Josef Mysliveček su versi di Pietro Metastasio.

 
Interno del Teatro Fraschini

Dopo un secolo, tuttavia la Società rischiò si fallire e, di conseguenza, di chiudere il teatro. Intervenne allora il comune di Pavia, che, nel 1869, acquistò il teatro, che poi fu intitolato al tenore pavese Gaetano Fraschinii[52].

Ponte CopertoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte Coperto di Pavia.

Il centro storico cittadino è situato sulla riva sinistra del Ticino, mentre sulla riva destra si trova Borgo Ticino, quartiere che era originariamente fuori dalle mura della città. Il centro storico e Borgo Ticino erano collegati dal Ponte Coperto (detto anche Ponte Vecchio), datato 1351-1354, che fu danneggiato durante la seconda guerra mondiale dai bombardamenti alleati e abbattuto nel dopoguerra per la scarsa sensibilità del tempo verso i monumenti storici[53]. Una copia del ponte antico, non del tutto fedele all'originale (è di dimensioni maggiori e si trova 30 metri più a valle), è stata costruita nel dopoguerra.

PalazziModifica

 
Palazzo Mezzabarba, sede del municipio
 
Facciata del Collegio Borromeo
 
Piazza Ghislieri

Numerosi edifici storici, abitazioni di antiche potenti famiglie cittadine, sono tuttora presenti nel centro cittadino. Pasino Eustachi fu capitano della flotta viscontea ai tempi di Gian Galeazzo, e suoi eredi servirono i successivi duchi, presso il Ticino si conserva la loro casa dei primissimi anni del XV secolo. Tra questi sono da ricordare la Reggia di re Alboino, in via Alboino[54], il Palazzo Malaspina, il Palazzo Carminali Bottigella in corso Cavour, il Palazzo Cornazzani (dove abitarono Ugo Foscolo, Albert Einstein, Contardo Ferrini e Ada Negri), il Palazzo Bottigella in corso Mazzini (entrambi attribuiti all'Amadeo), il Palazzo Orlandi in Piazza del Carmine e il Palazzo Mezzabarba, oggi sede del municipio di Pavia, il palazzo Olevano e il palazzo Del Maino. In piazza Borromeo venne edificato, a partire dal 1564, l'edificio dell'Almo Collegio Borromeo dove si trovano gli affreschi di Federico Zuccari e di Cesare Nebbia[55], che illustrano la famosa Peste di San Carlo e la vita di San Carlo Borromeo o il collegio Ghislieri realizzato nel XVI e il quattrocentesco collegio Castiglioni.

 
La Casa dei Diversi (detta anche Casa Rossa), Pavia, piazza della Vittoria

In Piazza della Vittoria spicca la Casa dei Diversi (detta anche Casa Rossa), costruita tra il 1376 e il 1383 da Nicolino de Diversi, maestro delle Entrate di Gian Galeazzo Visconti[56].

BrolettoModifica

 
Il cortile interno del broletto di Pavia

Il Broletto di Pavia, che si affaccia su Piazza della Vittoria, sorse nel XII secolo e fu più volte rimaneggiato nei secoli successivi[57].

Architetture militariModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Porte di Pavia.

Le mura

 
Pavia, la duecentesca Porta Nuova

La prima cinta muraria di Pavia, di cui non rimangono tracce visibili, fu realizzata in età romana. Le mura vennero ampliate, con l'inclusione di alcuni borghi extraurbani, intorno al X secolo, mentre una nuova, più grande, cinta fu realizzata alla fine del XII secolo[58]. Esternamente alle mura della città, tra XII e XIII sorsero alcuni borghi extraurbani, come Borgoratto, Borgo di Sant'Apollinare, Borgo di San Gugliemo o Borgo di San Pietro in Verzolo, i quali tuttavia non furono dotati di opere difensive[59]. Durante la dominazione spagnola la cinta fu ulteriormente ingrandita (1557-1560) con l'aggiunta di dodici bastioni e le mura sopravvissero fino alla seconda metà dell'Ottocento[60]. Di queste mura rimangono alcuni tratti verso il Ticino, in viale Gorizia e nel Castello sul lato nord. Rafforzate da ulteriori opere nel primo Settecento, dopo la fine della guerre dei Sette Anni, le fortificazioni della città caddero in decadenza, tanto che, con la Sovrana Determinazione del 1783, l'imperatore Giuseppe II cancellò Pavia dal novero delle fortezze dell'Impero e le fortificazioni furono riconvertite a uso civile[61].

Le torriModifica

 
Alcune delle torri medievali ancora presenti in città. Pavia, via Luigi Porta.
 
Alcune delle torri di Pavia

Pavia una volta era detta "la città delle cento torri", perché in passato moltissime erano le torri presenti in città, come si può osservare dalla veduta di Pavia presente nella chiesa di San Teodoro. Di tutte queste torri se ne conservano circa sessanta per lo più ribassate e integrate negli edifici adiacenti, mentre solo 6 sono quelle ancora integre. Le prime torri furono realizzate intorno al XII secolo[27], quando Pavia era un potente comune, per opera delle più importanti consorterie urbane, infatti le torri sorgevano accanto ai palazzi delle varie famiglie. In origine erano molto alte e a pianta quadrata, come le due torri dell'Università o quella "del Maino", alte, rispettivamente, 40 e 50 metri[62].

Porte di Pavia

Delle antiche Porte attualmente si conservano:

Castello VisconteoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello Visconteo (Pavia).
 
Veduta laterale del Castello Visconteo

A Pavia si trova il Castello Visconteo[63], costruito nel 1360[64] per ordine di Galeazzo II Visconti forse su progetto di Bernardo da Venezia, fu sede della corte di Galeazzo II, Gian Galeazzo e, fino al 1413, di Filippo Maria, era collegato, tramite un vasto parco (il parco Visconteo) difeso da mura e torri, con la Certosa Il castello è sede dei Musei Civici comunali e della Pinacoteca Malaspina.

Castello di MirabelloModifica

 
Veduta posteriore del Castello Visconteo

In località Mirabello sorge il castello trecentesco di Mirabello[65].Il castello fu realizzato, sulle rovine di una torre del tardo XIII secolo, dalla famiglia pavese dei Fiamberti tra il 1325 e il 1341, dopo il 1360 divenne proprietà dei Visconti, che lo ricostruirono. Il castello era inserito nel grande parco Visconteo, che si estendeva dal castello Visconteo fino alla Certosa, ed era la sede del capitano del parco.

Piazza della Vittoria e Mercato copertoModifica

L'ampia piazza centrale della città, Piazza della Vittoria, anticamente Piazza Grande, ha una forma stretta e lunga ed è divisa in due aree dalla strada. Nei sotterranei della Piazza si estende un grande mercato coperto sotterraneo, costruito nel 1958 e successivamente ampliato e ammodernato. Un altro mercato coperto, ma non sotterraneo, si trova poco lontano: si tratta del mercato di Piazza Arnaboldi, ospitato in un cortile aperto al pubblico e coperto da una cupola in ferro e vetro del 1882, la Cupola Arnaboldi.

MonumentiModifica

Il RegisoleModifica

Era una statuta equestre bronzea di età tardoantica o altomedievale, forse raffigurava Teodorico a cavallo e, verosimilmente, proveniva dal Palazzo Reale. La statua fu demolita dai giacobini nel 1796[66] e ricostruita dallo scultore Francesco Messina negli anni '30 del Novecento. Si trova in Piazza del Duomo.

Statua della MinervaModifica

Realizzata nel 1938 dallo scultore Francesco Messina, la gigantesca statua di marmo e di bronzo della Minerva accoglie i visitatori ed è un simbolo della città. La Minerva, secondo la mitologia greca, era la Dea della speranza, della saggezza e della guerra[67]. Si trova nell'omonima piazza, nei pressi di dove sorgeva l'antica Porta Cavour.

Statua di Giuseppe GaribaldiModifica

Realizzata nel 1882, l'opera consiste in uno scoglio raffigurante l'isola di Caprera, soggiorno prediletto di Garibaldi, sopra il quale s'innalza la statua in bronzo dell'eroe con la barba e lo sguardo fiero, vestito con la camicia rossa e con le mani riposanti sull'elsa della sciabola, a significare che la stessa ormai non uscirà più dal fodero. La roccia, che serve da piedistallo, è adorna di varie allegorie: la Vittoria che spezza le catene della schiavitù, il Leone che rappresenta la forza del popolo, i trofei guerreschi ed altre[68]. Si trova nel Giardino dei Bersaglieri, di fronte al Castello Visconteo.

Statua di Papa Pio V GhislieriModifica

Colossale statua in bronzo in stile barocco di Pio V eseguita nel 1691 da Francesco Nuvolone, dopo la sua beatificazione, si trova di fronte al Collegio Ghislieri[69].

Statua della LavandaiaModifica

Realizzata nel 1981, si trova lungo la caratteristica Via Milazzo (Borgo Ticino). È stata qui posta proprio in ricordo delle tante donne che si recavano lungo le rive del fiume per lavare i panni[70].

Monumento funebre di Ugo FoscoloModifica

Il sarcofago, situato nel Cortile delle Magnolie dell'Università, fu realizzato dallo scultore fiorentino Antonio Berti per celebrare Ugo Foscolo poeta e docente dell’ateneo pavese per un anno (1808-1809). Il monumento è un blocco di marmo di Carrara finemente scolpito, lungo due metri e mezzo e alto 1 metro e 60.[71]

Obelisco di Piazza CastelloModifica

L'obelisco in granito fu progettato da Giuseppe Marchesi e fu donato alla città nel 1811 dal principe Alberico Barbiano di Belgioioso.

Fontana dei MarinaiModifica

Fontana monumentale per ricordare i caduti del mare: si trova in Piazza Emanuele Filiberto, all'interno di un piccolo giardino.

Via FrancigenaModifica

La città di Pavia è una tappa della Via Francigena[72], un fascio di percorsi che dall'Europa occidentale, in particolare dalla Francia, conducevano nel Sud Europa fino a Roma proseguendo poi verso la Puglia, dove vi erano i porti d'imbarco per la Terra santa. Il percorso arriva in città passando dal Borgo Ticino presso la Chiesa di Santa Maria in Betlem, percorre l'Area Vul e attraversa infine il Ponte Coperto, imboccando Corso Garibaldi per uscire dal centro, dopo la sosta presso la Basilica di San Michele Maggiore.

Aree naturaliModifica

 
L'area Vul, sullo sfondo il Ponte coperto
  • Parco del Ticino: parco regionale situato lungo le rive del fiume Ticino dal Lago Maggiore fino al fiume Po. Forma una cintura verde attorno alla città.
  • Area Vul: zona che costeggia la riva destra del Ticino, tra il Ponte Coperto e il Ponte della Libertà.
  • Parco della Vernavola: grande parco con una estensione di 15 ettari situato a nord della città[73], con piste ciclabili, stagni, cascine, oasi faunistiche (ingressi da Via Torretta, via Acerbi e via Folperti). È percorso dalla Roggia Vernavola, da cui prende il nome, che scorre da San Genesio al Ticino. Nel parco è inglobata la Cascina Colombara (ora sede di un museo agricolo), presso la quale si combatté nel 1525 la battaglia di Pavia, ultima della quarta guerra d'Italia (1521-1526).
  • Bosco Grande: lungo l'argine del Ticino, in sponda destra e in direzione di Zerbolò, accessibile solo a piedi o in bici.Il bosco si estende per una superficie di circa 22 ettari e rappresenta un raro residuo della foresta planiziale che un tempo ricopriva la pianura padana[74].
  • Bosco della Sora[73]: costeggiando il Ticino, a Nord Ovest (Parco del Ticino).
  • Bosco Negri[73]: 34 ettari di bosco, lungo il Canale Gravellone (a sud della città), è una oasi della LIPU, all'interno del Parco del Ticino, dono di Giuseppe Negri (1968) al Comune. L'accesso è limitato ad alcuni periodi dell'anno.
  • Giardini del Castello: piccolo parco nel cortile del castello, attrezzato con area giochi per bambini e ragazzi.
  • Orto Botanico[75]: istituito alla fine del XVIII secolo, si estende su una superficie di 2 ettari. È principalmente organizzato in collezioni viventi di piante quali roseto, aiuola del Te, serra delle orchidee, serra tropicale, serra delle piante utilitarie, arboreti, platani, aiuole di piante autoctone della Pianura Lombarda, collezioni viventi di semi e collezioni di essiccati[76]. Sorge all'angolo fra via Scopoli e Viale Gorizia, nei pressi del Municipio.
  • Giardino dei Bersaglieri: davanti al Castello Visconteo, dove sorge la statua dedicata a Giuseppe Garibaldi.
  • Giardini Malaspina: giardini pubblici nel centro storico della città (piazza Petrarca), sede di concerti ed eventi culturali.
  • Orti Borromaici: ampia area verde ad est del Collegio Borromeo.
  • Giardini Marinai d'Italia: piccolo giardino sul lato orientale di Piazza Emanuele Filiberto con al centro la fontana monumentale dedicata ai caduti del mare.
  • Parco Leopardi: situato lontano dal centro, nel quartiere Rione Maestà.

SocietàModifica

Pavia ha subito a partire dagli anni '80 del XX secolo una notevole involuzione demografica dovuta al trasferimento di molti nuclei familiari all'interno dei comuni immediatamente confinanti al capoluogo. All'interno dell'agglomerato urbano della città di Pavia, secondo calcoli effettuati applicando il criterio internazionale delle Functional Urban Areas, risiederebbero circa 121.000 abitanti.[77]

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[78]

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2019, risiedevano nella città di Pavia 10975 stranieri, ovvero il 15,0% della popolazione. La maggior parte degli immigrati è di origine est-europea. [79]

  1. Romania, 1684
  2. Ucraina, 1099
  3. Albania, 707
  4. Repubblica Dominicana, 656
  5. Egitto, 614
  6. Brasile, 549
  7. Cina, 482
  8. Camerun, 463
  9. Marocco, 381
  10. Tunisia, 309

CulturaModifica

IstruzioneModifica

Università di PaviaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Università di Pavia.
 
Uno dei cortili dell'Università di Pavia

L'origine dell'Ateneo pavese risale al 25 maggio dell'anno 825, quando l'imperatore Lotario I promulga il capitolare nel palazzo reale di Corteolona il capitolare di Olonense[80][81][82], che costituì a Pavia, capitale del Regno d'Italia, la Schola Papiense, scuola di diritto, di retorica e arti liberali, ereditando la tradizione della scuola di diritto, fondata dall'imperatore romano Teodosio I. l'imperatore nominò come direttore della scuola l'insegnante Dungallo di Bobbio[83][84][85], un monaco irlandese, maestro di retorica e scienza, astronomo e poeta, proveniente dall'abbazia di San Colombano di Bobbio. Per tutto il periodo medioevale la scuola fu in fiorente attività. Dalla sede imperiale dipendevano gli studenti di Milano, Brescia, Lodi, Bergamo, Novara, Vercelli, Tortona, Acqui, Genova, Asti e Como. La scuola venne trasformata dall'imperatore Carlo IV, nel 1361, in Studium Generale. L'Università è pertanto considerata la prima fondata in Lombardia.

Grande impulso venne dato in età asburgica dagli imperatori Maria Teresa d'Asburgo e Giuseppe II, che ampliarono la sede, fondarono la Biblioteca Universitaria nel 1754 e chiamarono come docenti grandi studiosi tra i quali il fisico Alessandro Volta e il naturalista Lazzaro Spallanzani. Insegnarono a Pavia anche i letterati Ugo Foscolo e Vincenzo Monti. In tempi più recenti si ricordano i docenti Carlo Forlanini, inventore del pneumotorace artificiale, e i premi Nobel Camillo Golgi per la medicina, Giulio Natta per la chimica e Carlo Rubbia per la fisica[86].

L'Università vanta un interessante museo storico che conserva, tra gli altri cimeli, strumenti scientifici costruiti da Alessandro Volta, preparazioni anatomiche settecentesche del chirurgo Antonio Scarpa, autografi di celebri docenti dell'università e la testa dello stesso Scarpa.

Esistono due collegi storici che ospitano, per statuto, studenti di notevoli capacità e impegno e li sostengono economicamente se privi di mezzi: l'Almo Collegio Borromeo[87], fondato da San Carlo Borromeo nel 1563, e il Collegio Ghislieri[88], fondato sei anni dopo da Papa Pio V (Papa Ghislieri appunto, la cui statua si trova di fronte all'ingresso del collegio). È interessante anche il giardino botanico dell'Università, risalente al 1774.

 
Uno dei cortili dell'Università di Pavia

Le istituzioni studentesche e goliardiche sono state in passato particolarmente vivaci: si ricordano i versi salaci sulle donne pavesi che costarono al giovane Carlo Goldoni l'espulsione dal collegio Ghislieri. Ancora oggi nell'Ateneo pavese si conta la presenza di diversi Ordini goliardici che mantengono vivo il tradizionale spirito delle comunità studentesche[89].

Scuola Universitaria superiore IUSSModifica

 
Università, Aula Volta

L'Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia, più brevemente IUSS, è una scuola superiore universitaria, una delle sei scuole superiori italiane dotate di autonomia[90]. Si tratta di un centro di formazione e di ricerca, che offre ai suoi studenti corsi per affiancare ai normali corsi universitari un percorso formativo di eccellenza. La Scuola IUSS è nata nel 1997 sul modello della scuola normale superiore di Pisa, attraverso un consorzio tra l'Università di Pavia, i collegi storici della città (Borromeo, Ghislieri, Nuovo e Santa Caterina) e l'Istituto per il diritto allo studio (EDISU) di Pavia, sulla base di un accordo con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. La Scuola IUSS fa oggi parte di una federazione delle tre Scuole Universitarie Superiori che offrono corsi a studenti universitari di ogni livello; le altre due Scuole sono la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Scuola Superiore Sant'Anna, sempre a Pisa.

MuseiModifica

StampaModifica

A Pavia hanno sede il quotidiano La Provincia Pavese (fondato nel 1870)[101], e i settimanali "Il Punto" (esce il lunedì) e "Il Ticino" (esce il venerdì[102]).

Televisioni e RadioModifica

Dal 2010 è attiva Telepavia, un'emittente televisiva regionale trasmessa in Lombardia sul canale 89 del digitale terrestre[103].

A livello radiofonico, invece, è attiva Radio Ticino Pavia (frequenze 91.8 oppure 100.5)[104].

CucinaModifica

Il piatto più caratteristico di Pavia è la storica Zuppa alla Pavese. Altre specialità tipiche sono: il Risotto con pasta di salame e Bonarda, il Risotto con il Luppolo Selvatico ("Ris cui Urtis"), la Cassœula e il Ragò "alla Pavese", la "Fritura dal nimal"; per i dolci gli "Sfarsò", i "Marubei" e la famosa Torta del Paradiso[105].

Canzoni che parlano di PaviaModifica

Sono tanti i cantanti e i gruppi (pavesi e non) che hanno dedicato canzoni alla città di Pavia. Le più famose sono quelle del gruppo pavese 883 (allora formato da Max Pezzali e Mauro Repetto). Fra i cantautori importanti c'è da segnalare anche Drupi, originario del quartiere Borgo Ticino. Fra i gruppi locali ci sono anche i "Fio dla Nebia[106]" e "Quei dla Barcela[107]", che raccontano la pavesità in canzoni in dialetto locale.

Pavia viene citata anche in canzoni di cantanti non pavesi: Ciao Pavia di Gianni Morandi, Questi posti davanti al mare di Ivano Fossati (cantata assieme a Fabrizio De André e Francesco De Gregori), E... di Luciano Ligabue. La "Piazza Grande" che canta Lucio Dalla in una delle sue canzoni più famose, in realtà è Piazza della Vittoria di Pavia, poiché la canzone fu scritta da Sergio Bardotti, noto paroliere pavese, e da Ron, cantautore originario della provincia (Dorno).[108]

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Strade e piazze di Pavia.

Dal punto di vista urbanistico, la città ricalca la struttura romana attorno agli assi viari principali: il cardo, che corrisponde all'attuale Corso Strada Nuova, e il decumano che corrisponde all'attuale Corso Cavour a ovest e Corso Mazzini a est. La stessa planimetria a scacchiera di gran parte degli isolati del centro storico ricalca quasi fedelmente le insulae della città romana, come prova la rete fognaria di età romana, che si è conservata quasi integralmente[109][110].

Un altro asse viario di grande rilevanza, soprattutto nel Medioevo, è costituito dall'odierno Corso Garibaldi, che si snoda parallelo alla parte orientale del decumano lungo la strada che porta verso Piacenza e Cremona. Molti furono poi i monumenti gotici in città.

FrazioniModifica

Il comune di Pavia si venne formando nei secoli scorsi attraverso l'aggregazione di diversi comuni. Fino al 1883 esistette un comune dei Corpi Santi di Pavia (CC D036) che raggruppava le cascine e i sobborghi della città appena fuori dalle mura. Le località meno prossime al centro appartenevano a tre delle entità amministrative in cui era diviso il Pavese, cioè il Parco Visconteo, la Campagna Sottana e la Campagna Soprana.

EconomiaModifica

ArtigianatoModifica

Nel settore dell'artigianato sono molto diffuse e rinomate la produzione artigianale di attrezzi agricoli e la lavorazione del metallo.[111] Inoltre sono significative le lavorazioni del ferro battuto finalizzata agli edifici pubblici, quella della ceramica e della porcellana.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Situata storicamente lungo la strada statale 35 dei Giovi, Pavia dispone anche di due uscite autostradali lungo l'autostrada A7, entrambe poste però al di fuori del territorio comunale (Pavia Nord si trova nel comune di Bereguardo, Pavia Sud in quello di Gropello Cairoli).

La città di Pavia possiede tre tangenziali: una con caratteristiche autostradali, dotata di due corsie per ogni senso di marcia (autostrada A54, detta anche tangenziale ovest), una con una corsia per ogni senso di marcia che collega la tangenziale A54 con la strada statale 617 Bronese che porta verso il Ponte della Becca (la cosiddetta tangenziale nord ed est) e un raccordo autostradale, chiamato autostrada A53, che collega la città con l'autostrada A7 in corrispondenza del casello autostradale di Pavia Nord-Bereguardo.

Numerose strade provinciali si diramano dalla città (le più importanti sono: la SP ex SS 234 Pavia-Cremona, la SP ex SS 235 Pavia-Lodi-Brescia, la SP ex SS 526 Pavia-Magenta e la SP ex SS 617 Pavia-Broni).

 
Pavia - Il Duomo e il Broletto, da piazza della Vittoria

Ferrovie e tranvieModifica

 
Stazione ferroviaria di Pavia

Pavia è dotata di tre stazioni ferroviarie:

In passato erano attive fra il 1880 e il 1936 la tranvia Milano-Pavia e tra il 1884 e il 1934 la tranvia Pavia-Sant'Angelo Lodigiano.

Mobilità urbana ed extraurbanaModifica

Il servizio di trasporto su strada, sia urbano sia extraurbano, è assicurato da autoservizi svolti dalla società Autoguidovie. In città operano 10 linee urbane diurne, una linea urbana notturna, 5 linee suburbane e 5 linee dedicate agli studenti. Numerose sono le autolinee extraurbane che fanno capolinea presso l'autostazione di via Trieste, a poca distanza dalla stazione ferroviaria, che collegano frequentemente Pavia con altre città (Milano, Vigevano, Lodi, Voghera, Castel San Giovanni, Varzi, ecc...). Nei paraggi dell'autostazione si fermano anche alcune linee a lunga percorrenza (MarinoBus, Autolinee Federico, Eurobus Consorzio Autolinee) che garantiscono collegamenti giornalieri con il Centro e il Sud Italia.

In passato era presenta una linea tranviaria urbana, che operò fra il 1913 e il 1954, sostituita da una filovia a sua volta soppressa nel 1968 (i percorsi della tranvia e della filovia sono sostituiti da due linee della rete di autoservizi cittadina).

È inoltre attivo un servizio di bike sharing, denominato Pavia in Bici, che consente, a seguito della sottoscrizione di un'apposita tessera, di utilizzare le biciclette poste in 7 stazioni nel territorio cittadino.

Ospedali e strutture sanitarie di ricercaModifica

A Pavia hanno sede importanti fondazioni sanitarie:

IdroscaloModifica

L'idroscalo di Pavia venne inaugurato il 1º aprile 1926 da Benito Mussolini per servire come punto di rifornimento e sosta per gli idrovolanti della linea Torino-Venezia-Trieste[119]. Cessato da tempo il suo utilizzo, l'infrastruttura versa in stato di abbandono. Nel 1999 la struttura è stata venduta[120] a privati per il risanamento e la realizzazione di spazi commerciali e nel 2017 ha ottenuto il via libera dalla Commissione Paesaggio per la riqualificazione.

AeroportiModifica

La città di Pavia è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici dagli aeroporti milanesi. Dai terminal di Malpensa con il servizio ferroviario del Malpensa Express si raggiunge la stazione di Milano Nord Bovisa dalla quale partono ogni 30 minuti (dalle ore 5:25 alle ore 23:25) i treni suburbani della linea S13 per Pavia. Invece, dal terminal di Linate con il servizio autobus dell'ATM (linea 73) si raggiunge la fermata di Viale Corsica nei paraggi della stazione di Milano Porta Vittoria dalla quale partono ogni 30 minuti (dalle ore 5:45 alle ore 23:45) i treni suburbani della linea S13 per Pavia.

Progetto IRMAModifica

Nell'ambito del programma quadro di ricerca Horizon 2020[121], il 21 maggio 2014 da una collaborazione fra il dipartimento di Ingegneria dell'Università e il Comune di Pavia è nata IRMA, acronimo di Integrated Real-time Mobility Assistant, progetto pilota europeo di un'applicazione gratuita per sistemi Android e Internet[122], che è in grado di tracciare la posizione geografica e ottimizzare un itinerario di trasporto intermodale di persone e in ambito urbano verso la destinazione prescelta, basandosi su dati aggiornati in tempo reale riguardo a: traffico, meteo, viabilità e presenza di mezzi pubblici.
L'applicazione viene sperimentata in 5 "città intelligenti", con mappe interattive e supporto multilingua, e ulteriori estensioni in Braille, Smart TV e di interfaccia utente a favore di persone anziane, ipovedenti e diversamente abili[123]. Profilatura e analisi del traffico hanno tra i loro potenziali portatori di interesse i seguenti soggetti: municipalità, aziende di trasporti, fornitori di servizi informativi.

Il team progettuale ha stimato una riduzione dell'inquinamento urbano da automobili di una percentuale sino al 30-40%, e un simile bilanciamento fra la domanda di mezzi pubblici prevista e quella effettivamente riscontrata in tempo reale. Il progetto è sviluppato con il contributo di giovani ricercatori, servizi cloud (Platform as a service), nonché riuso di codice e programmi a sorgente aperto[124].

AmministrazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Pavia.

Sindaci del Comune di Pavia dal dopoguerraModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1945 1946 Angelo Grassi CLN Sindaco -
1946 1948 Cornelio Fietta Sindaco -
1948 1951 Carlo Milani Sindaco -
1951 1956 Alberto Ricevuti Sindaco -
1956 1964 Bruno Fassina PSI Sindaco -
1965 1970 Giovanni Vaccari PSDI Sindaco -
1970 Gianpaolo Calvi Prosindaco -
1970 Sesto Bajno Democrazia Cristiana Sindaco -
1970 1971 Angelo Biancardi PSI Sindaco -
1971 1973 Mognaschi Commissario prefettizio -
1973 1980 Elio Veltri Partito Socialista Italiano Sindaco -
1980 1986 Giorgio Maini PCI Sindaco -
1986 1988 Pierangelo Giovanolla PCI Sindaco -
1988 1990 Sandro Bruni Democrazia Cristiana Sindaco -
1990 1993 Sandro Cantone Democrazia Cristiana Sindaco -
1993 Domenico Gorgoglione Commissario prefettizio -
1993 1995 Rodolfo Jannaccone Pazzi Lega Nord Sindaco Elezioni 1993
1995 1996 Domenico Gorgoglione Commissario prefettizio -
1996 2005 Andrea Albergati PPI Sindaco Elezioni 1996 e 2000
2005 2009 Piera Capitelli DS/PD Sindaco Elezioni 2005
2009 Laura Bianchi Commissario prefettizio -
2009 2014 Alessandro Cattaneo PDL/FI Sindaco Elezioni 2009
2014 2019 Massimo Depaoli PD Sindaco Elezioni 2014
2019 2019 Flavio Ferdani Commissario prefettizio -
2019 in carica Fabrizio Fracassi Centro-destra Sindaco Elezioni 2019

GemellaggiModifica

Pavia è gemellata con:[125]

SportModifica

CalcioModifica

Pavia è sede dell'Associazione Calcio Pavia 1911, che milita in Eccellenza, quinto livello calcistico italiano. In passato, invece, ha disputato numerosi campionati di secondo e terzo livello. Pavia e l'FBC Casteggio sono le uniche due squadre della provincia ad aver disputato dei campionati di massima serie nel primo dopoguerra: il F.B.C. Pavia militò in Prima Divisione dal 1919 al 1922[126]. In tempi più recenti hanno indossato la maglia del Pavia Calcio molti giocatori che hanno fatto in seguito lunghe carriere, arrivando in serie A (Simone Braglia, Stefan Schwoch, Riccardo Meggiorini) o addirittura in Nazionale (Massimo Crippa, Roberto Rambaudi, Francesco Acerbi).[127] Altre realtà calcistiche minori della città sono: Frigirola Pavia, Aquilotti Celeres Pavia, Folgore Pavia, Roxy Calcio Pavia, Mirabello 1957. A livello di solo settore giovanile e scuola calcio è presente anche l'Athletic Pavia.

Il calcio femminile è rappresentato dalla società Pavia Academy SSD[128], che milita nel campionato di serie C femminile[129].

Calcio a cinqueModifica

La locale squadra di futsal è il Pavia C5, che milita nel campionato di serie C/2. Nel passato recente ha militato alcune stagioni in serie B.

BasketModifica

Per diversi anni la città è stata presente nei massimi campionati nazionali di pallacanestro grazie alla Pallacanestro Pavia, alla Onda Pavia e al CUS Pavia Basket. Attiva fin dal 1933 la piazza può vantare 21 partecipazioni a campionati di massima serie e 20 a campionati cadetti, la conquista di un titolo nazionale universitario (campionato Littorali, nel 1939) e di una Coppa Italia LNP (nel 2001). Nel corso degli anni a Pavia hanno giocato sportivi illustri come il fuoriclasse Oscar Schimdt, i nazionali Tullio Rochlitzer, Raffaele Rosolen, Carlo Montemartini, Roberto Premier, Fabio Di Bella e il giovane Danilo Gallinari. Il miglior piazzamento a livello maschile è stato il 3º posto in massima serie della Pallacanestro Pavia nel campionato 1955/56, mentre a livello femminile la squadra dell'Onda Pavia si è classificata in 2ª posizione in serie A nella stagione 1963/64.[130] Oggi le squadre di pallacanestro rimaste sono la Omnia Basket Pavia[131] (che milita in serie B), la Sanmaurense Pavia[132] (che milita in serie C regionale) e la G.S. Olmo Pavia, che milita in Prima Divisione.

PallavoloModifica

La pallavolo femminile in passato ha disputato qualche stagione di serie A1 e di A2 con la Riso Scotti Minerva Pavia (dal 2005 al 2015). Attualmente esistono le squadre del Cus Pavia, impegnate nei campionati minori[133]. Per la stagione 2021/22 il PalaRavizza ospita le gare casalinghe di serie A3 maschile del Volley 2001 di Garlasco.[134]

RugbyModifica

Il rugby è rappresentato in città dal Cus Pavia che, dal minirugby alla Serie C e al rugby femminile, coinvolge dal 1933 molte generazioni di giovani rugbisti pavesi[135].

WrestlingModifica

La città è sede della ICW.

Eventi sportiviModifica

Sport acquaticiModifica

Dalla fine dell'800 a tempi più recenti sono nate una serie di associazioni, che con il tempo hanno ampliato la loro attività a diverse altre discipline sportive acquatiche.

  • Società Canottieri Ticino[140], fondata nel 1873 come società di canottaggio, mantiene la tradizione dei barcé.
  • Battellieri Colombo[141], nata da una costola della Cannottieri Ticino nel 1885.
  • Associazione Motonautica Pavia[142]: dal 1929 si concentra subito sulla promozione delle attività sportive acquatiche, in particolar modo nella promozione dell'annuale raid Pavia-Venezia.
  • Club Vogatori Pavesi[143]: fondata nel 1983, organizza attività ed iniziative culturali e sportive legate alla voga alla pavese su barcè e al fiume Ticino, alla sua vita, cultura e salvaguardia.
  • Cus Pavia[144], sezione canottaggio e canoa: fondato nel 1946, ha ereditato la tradizione tramandata dalle più antiche società remiere pavesi. È l'unica società che pratica canottaggio a Pavia.
  • AICS Pavia Nuoto a.s.d[145].: società di nuoto agonistico, master e para-olimpico fondata nel 1969. Ha sede nella piscina comunale sita in via Folperti.
  • Pavia Pallanuoto[146], società agonistica fondata nel 1994.

Sportivi illustriModifica

Film girati a PaviaModifica

NoteModifica

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BibliografiaModifica

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