Apri il menu principale

Chimaera monstrosa

specie di animale della famiglia Chimaeridae

Distribuzione e habitatModifica

Questa specie è diffusa nell'Oceano Atlantico tra l'Islanda e la Norvegia fino all'Africa del nord e alle isole Azzorre, compreso il mar Mediterraneo. È rarissima nel mar Adriatico[2].
Vive su fondali fangosi molto profondi, fino a 1682 m, anche se è più comune a 300–500 m.

DescrizioneModifica

La Chimera ha un aspetto così strano da essere inconfondibile. Possiede un muso arrotondato caratteristico, simile a quello di un coniglio, con occhi molto grandi di colore scuro e bocca abbastanza piccola. La prima pinna dorsale è alta ed è armata di una spina rigida molto evidente e connessa ad una ghiandola velenosa. La seconda dorsale è molto bassa e lunga; la pinna anale è piccola; la pinna caudale è piccola e termina con un lungo filamento. Le pinne pettorali sono molto grandi e sono a punta. Esiste il dimorfismo sessuale: i maschi hanno un'appendice curva sulla fronte, chiamata clasper che si crede serva a trattenere la femmina durante la copula.
Il colore è argenteo con macchie e strisce beige o bruno chiaro. Le pinne hanno un orlo scuro.
Misura in genere circa 1 m di lunghezza, ma può arrivare fino a 1,5 m. Può raggiungere i 2,5 kg di peso. Nonostante sia un condroitto è sprovvista di scaglie placoidi: presenta quindi una pelle nuda. I grandi occhi sono uno strumento utile per vedere a profondità elevate. Presenta una sola fessura branchiale per lato.

RiproduzioneModifica

Avviene tutto l'anno ma con maggior frequenza in estate. La fecondazione è interna e le femmine depongono capsule ovigere lunghe fino a 17 cm, che daranno alla luce dei giovani già simili agli adulti.

AlimentazioneModifica

Si ciba di invertebrati e piccoli pesci, nell'Oceano Atlantico si nutre in prevalenza di aringhe.

Pesca e conservazioneModifica

 
Esemplare maschile

Questo pesce non ha nessun valore alimentare o commerciale dato che le carni non sono commestibili ma ciò nonostante si cattura con le reti a strascico, soprattutto per la cattura dei gamberi e con i palamiti. Si tratta di una specie a lentissima riproduzione e queste catture accidentali possono mettere in serio pericolo le popolazioni[3].

Pericolo per l'uomoModifica

La puntura del raggio spinoso della prima pinna dorsale provoca forti dolori.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ (EN) Chimaera monstrosa, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ "Nell'Adriatico sono state, fino ad oggi [1991], segnalate due catture: una avvenuta il 7 gennaio 1927, e un'altra il 28 giugno del 1951." Francesco Costa, Chimera, in Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 88-425-3188-X.
  3. ^ Chimaera monstrosa (Rabbitfish)

BibliografiaModifica

  • COSTA Francesco, "Chimera", in IDEM Atlante dei pesci dei mari italiani, Mursia, Milano 1991, pp. 90–91.
  • GONZALES Castor Guisande e altri, "Chimaera monstrosa", in IDEM Tiburones, rayas, quimeras, lampreas y mixinidos de la costa atlantica de la peninsula iberica y canarias, Ediciones Diaz de Santos, Madrid 2011, pag.56.
  • HENNEMANN Ralf M., "Chimaera monstrosa" e "Cara a cara con las quimeras" , in IDEM Guia de tiburones y rayas del mundo, Grupo Editorial M&G Difusion, Elche (Alicante) 2001, pag.294 , pp. 290–292.
  • LOUISY Patrick, "Chimera", in IDEM Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, Il Castello, Trezzano sul Naviglio (MI) 2006, pp. 418–419.ISBN 88-8039-472-X
  • LUTHER Wolfgang - FIEDLER Kurt, "Chimaera monstrosa", in IDEM Guida della fauna marina costiera del Mediterraneo, Franco Muzio & C. editore, Padova(1990)2002, pag. 112.
  • Tortonese E. Leptocardia, Ciclostomata, Selachii, Calderini, 1956
  • TOSCO Umberto, "Chimera monstruosa", in IDEM I pesci delle acque territoriali italiane, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1992, pp. 158–159, tavola 32.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica