Circolo ermeneutico

procedimento circolare che fonda ogni atto interpretativo
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«Ciò che si deve comprendere è già in parte compreso.»

(Hans-Georg Gadamer)

Il circolo ermeneutico definisce il procedimento circolare che fonda ogni atto interpretativo. L'espressione fa riferimento all'ermeneutica, che in filosofia tratta della teoria dell'interpretazione (dal greco ἑρμηνευτική τέχνη - hermeneutikè tèchne, arte o tecnica della interpretazione).[1]

Dalle parti al tutto e dal tutto alle partiModifica

Il movimento circolare della interpretazione consiste nel muovere dalle parti che compongono il testo da interpretare al tutto e, viceversa, dal tutto alle parti.

Quando uno studioso si accosta a un testo da comprendere, la sua mente non è del tutto vuota e sgombra dell'ambiente storico e culturale che l'ha formata nel tempo. Questo "tutto ideale", quindi, interviene prima ancora che si svolga il lavoro d'interpretazione e lo condiziona, lo impronta di sé. La conoscenza, cioè, risente dell'ambito storico e psicologico in cui essa si svolge, così che essa è il prodotto di una sovrapposizione circolare di nozioni.

D'altra parte vi è un continuo scambio tra le cose conosciute e quelle da conoscere, "le parti", che vanno a loro volta a modificare il complesso del sapere, "il tutto".

Storia del concettoModifica

Friedrich Schleiermacher (17681834), filosofo e teologo ottocentesco, fu il primo a occuparsi della natura circolare del comprendere.

Lo stesso concetto, ma solo in maniera accennata, era già presente nella filologia ellenistica.

Un particolare interesse per il circolo ermeneutico venne espresso da parte degli esegeti biblici fin dall'epoca della Controriforma.

Il termine fu coniato da Dilthey nell'Origine dell'ermeneutica (1900) e fu ripreso nel XX secolo da vari filosofi, tra cui Martin Heidegger[2] (1927) e Hans-Georg Gadamer[3] (1960).

NoteModifica

  1. ^ Enciclopedia Garzanti di Filosofia, Garzanti, Milano 1981.p.260
  2. ^ Il § 32 di Essere e tempo è di una chiarezza esemplare nel rendere conto dell'essenza del circolo ermeneutico: "Ma se si vede in questo circolo un circolo vizioso e se si mira ad evitarlo o semplicemente lo si 'sente' come un'irrimediabile imperfezione, si fraintende la comprensione da capo a fondo. Non è il caso di modellare comprensione e interpretazione su un particolare ideale conoscitivo, che, in ultima analisi, è pur sempre una forma derivata di conoscere, smarritasi nel compito in sé legittimo della conoscenza della semplice-presenza nella sua incomprensibilità essenziale. (…) L’importante non sta nell'uscir fuori dal circolo, ma nello starvi dentro nella maniera giusta." Longanesi, Milano, 1976, p.194
  3. ^ In Verità e metodo, Bompiani 1983, p.340, condividendo l'impostazione del suo maestro Heidegger, Gadamer così riassume ciò che per lui è il "circolo": "Ci domandiamo anzitutto: come si configura il lavoro ermeneutico? Che conseguenze ha per la comprensione la condizione ermeneutica dell'appartenenza ad una tradizione? Ricordiamo la regola ermeneutica secondo cui si deve comprendere il tutto a partire dalle parti e le parti a partire dal tutto. Essa proviene dalla retorica antica, e l'ermeneutica moderna l'ha trasferita dalla retorica alla tecnica del comprendere. Nell'un caso e nell'altro ci troviamo di fronte ad un circolo. L'anticipazione di un senso che abbraccia la totalità diventa comprensione esplicita nella misura in cui le parti, che sono determinate dal tutto, determinano a loro volta questo tutto".

BibliografiaModifica

  • N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET, Torino 1971 (seconda edizione).
  • F. Brezzi, Dizionario dei termini e dei concetti filosofici, Newton Compton, Roma 1995.
  • Centro Studi Filosofici di Gallarate, Dizionario dei filosofi, Sansoni, Firenze 1976.
  • Centro Studi Filosofici di Gallarate, Dizionario delle idee, Sansoni, Firenze 1976.
  • Enciclopedia Garzanti di Filosofia, Garzanti, Milano 1981.
  • E.P. Lamanna / F. Adorno, Dizionario dei termini filosofici, Le Monnier, Firenze (rist. 1982).
  • L. Maiorca, Dizionario di filosofia, Loffredo, Napoli 1999.
  • D.D. Runes, Dizionario di filosofia, 2 voll., Mondadori, Milano 1972.

Voci correlateModifica

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