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Concordato del 1801
Gérard - Signature du Concordat entre la France et le Saint-Siège, le 15 juillet 1801.jpg
Firma del concordato del 15 luglio 1801
Tipotrattato bilaterale
Firma15 luglio 1801
LuogoParigi
PartiRepubblica francese
Stato Pontificio
Firmatari
Linguefrancese, italiano
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Il Concordato del 1801 fu un accordo siglato tra Napoleone Bonaparte e papa Pio VII al fine di riappacificare i rapporti, molto tesi dopo la morte di Pio VI avvenuta in prigionia in Francia, tra quest'ultima e la Santa Sede.

Il concordato venne abrogato unilateralmente dal governo francese nel 1905, quando venne approvata la Legge di separazione tra Chiese e Stato, suscitando la reazione contrariata di papa Pio X che protestò con l'enciclica Vehementer Nos. Attualmente è in vigore unicamente nei territori francesi dell'Alsazia e della Mosella.

Indice

PremesseModifica

Napoleone Bonaparte, in linea con le idee rivoluzionarie, non vide di buon occhio la Chiesa cattolica, alla quale ebbe modo tra l'altro di sottrarre numerosi territori, tra cui Avignone, durante la prima campagna d'Italia. Non solo: egli imprigionò papa Pio VI che morì in cattività a Valence.[1]

Il generale francese capì però che i rapporti con la Chiesa dovevano essere ristabiliti per evitare possibili dissidi interni alla Francia e ai territori da essa conquistati. Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, fu dunque inviato a Roma per trattare con papa Pio VII.[1]

ContenutiModifica

I primi concreti segnali di riavvicinamento si ebbero a febbraio, quando fu inviato al papa un primo progetto di concordato; in questa stessa occasione venne anche restituito un antico simulacro di Nostra Signora di Loreto, che era stato preso dai francesi durante il saccheggio della chiesa di Loreto nel 1797 [2]. Dopo alcuni mesi di trattative si giunse alla firma del Concordato il 15 luglio 1801, ratificato da entrambe le parti —rappresentate dal cardinale segretario di Stato, Consalvi e da Giuseppe Bonaparte— il 14 agosto dello stesso anno. Un anno dopo Napoleone, per dimostrare la sua volontà di riappacificazione, partecipò ad una messa tenuta a Notre-Dame ("Te Deum") insieme a venti vescovi e al cardinale Giovanni Battista Caprara Montecuccoli.[1]

Secondo le disposizioni concordatarie la Francia riconosceva il cattolicesimo come maggiore religione della nazione e ripristinava alcuni diritti civili tolti alla Chiesa dalla costituzione civile del clero del 1790. Il documento fu redatto dal segretario di stato Ercole Consalvi e stabilì che la Chiesa rinunciava ai beni incamerati dallo stato francese in seguito alla rivoluzione, mentre riceveva il diritto di deporre i vescovi, che però continuavano ad essere eletti dallo Stato.[1] Non c'è menzione degli ordini religiosi soppressi durante la rivoluzione, che rimanevano, dunque, in una situazione scoperta.

Concordato dell'Alsazia-MosellaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Concordato dell'Alsazia-Mosella.

Nei territori francesi dell'Alsazia e della Mosella, che all'epoca dell'abrogazione del concordato facevano parte dell'Impero tedesco, si continua ad applicare (su richiesta della popolazione locale) il concordato del 1801, anche dopo il ritorno alla Francia a seguito della Prima guerra mondiale. I funzionari alsaziani nel 1919 accettarono infatti l'annessione alla Francia, a condizione, fra le altre cose, che venisse mantenuto questo regime speciale.

La validità di questa peculiarità è stata confermata nel febbraio 2013 dal Consiglio costituzionale.[3][4] Come conseguenza, lo Stato partecipa, almeno formalmente, alla nomina del vescovo di Metz e dell'arcivescovo di Strasburgo.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Antonio Spoto, Napoleone Bonaparte - 1ª parte, pdsm.altervista.org. URL consultato il 26 ott 2010.
  2. ^ Il Concordato in Studi Napoleonici-Fonti Documenti Ricerche
  3. ^ French challenge to exception of Alsace Moselle from separation law fails, National Secular Society, 28 febbraio 2013. URL consultato il 2 novembre 2013.
  4. ^ L'Alsace-Moselle garde le concordat, Le Figaro, 22 febbraio 2013. URL consultato il 2 novembre 2013.

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Collegamenti esterniModifica

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