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Direttorio
Directoire
Flag of France.svg
Paul Barras.jpg
Paul Barras, unico Direttore a rimanere in carica per tutta la durata del Direttorio.
TipoEsecutivo
Istituito27 ottobre 1795
PredecessoreConvenzione nazionale
Operativo dal27 ottobre 1795 - 10 novembre 1799
Soppresso10 novembre 1799
SuccessoreConsolato
DirettoriPaul Barras
Louis-Marie de La Révellière-Lépeaux
Jean-François Reubell
Lazare Carnot
Roger Ducos
Emmanuel Joseph Sieyès
Impiegati5
SedeParigi
IndirizzoPalais des Tuileries, Avenue du general Émile Lemonnier

Direttorio è il termine con il quale si definisce l'organo posto al vertice delle istituzioni francesi nell'ultima parte della Rivoluzione francese, ossia nel periodo cosiddetto del termidoro, che pose fine al terrore dell'anno II. Dal Direttorio ha preso nome la forma di governo direttoriale che fu la forma adottata da tutte le repubbliche sorelle. Essa è attualmente ancora adottata soltanto dalla Svizzera e da tutti i cantoni membri della Confederazione elvetica.

Indice

Origini e formaModifica

Il Direttorio fu composto prima di tutto da 5 rappresentanti che rispecchiavano una sorta di capo del governo, dal quale dipendevano i ministri.

Con un esecutivo direttoriale coloro che avevano posto fine al governo di Robespierre si posero infatti un ben preciso obiettivo: evitare il potere assolutistico.

La costituzione promulgata nel settembre del 1795 fu quindi redatta sulla base di una rigida applicazione del principio della separazione dei poteri (così rigida da sfociare nella paralisi politica, rendendo il terreno facile ai vari colpi di stato che si affacciarono)[1], cercando oltretutto di tenere l'Esecutivo per quanto possibile sotto controllo. Il Governo fu pertanto affidato a un direttorio di cinque membri, alle cui dipendenze vi erano sei ministri (che non potevano riunirsi in consiglio, ed avevano un ruolo esclusivamente esecutivo e di fatto subordinato ai direttori che avevano un potere deliberativo).[1] In questa forma il governo direttoriale tradisce maggiormente la propria somiglianza con il sistema presidenziale, nel quale, appunto, il Presidente si avvale della collaborazione di ministri da lui nominati.

I membri del direttorio erano nominati da uno dei due organi legislativi: il Consiglio degli Anziani, sulla base di una lista decupla presentata dall'altra assemblea legislativa, il Consiglio dei Cinquecento, che votava le leggi. La preoccupazione di evitare un nuovo accentramento di poteri fu tale che la costituzione prevedeva che il direttorio fosse rinnovabile per un quinto ogni anno e ad esso fu inoltre sottratto sia il comando delle forze armate sia l'iniziativa legislativa; esso inoltre non aveva diritto di veto né poteva sciogliere le due assemblee ed era infine totalmente escluso dal processo legislativo.[1]

I direttori erano rivestititi una serie di prerogative simboliche volte ad accrescerne l'autorità: alloggiavano nello stesso edificio, nell'esercizio delle loro funzioni dovevano sempre comparire con l'abito che li contraddistingueva, godevano di un trattamento superiore a quello di ogni altro funzionario pubblico, avevano la preminenza nelle cerimonie e nei cortei pubblici dove dovevano essere sempre accompagnati dalla loro guardia particolare formata da 120 uomini a piedi e altrettanti a cavallo.[1]

Lista dei membri del DirettorioModifica

  • Membri nominati il 10 brumaio dell'anno IV (1º novembre 1795):
Paul Barras (1755-1829);
Louis-Marie de La Révellière-Lépeaux (1753-1824);
Jean-François Reubell (o Rewbell) (1747-1807);
Lazare Carnot;
Louis-François Letourneur (1751-1817).
François de Barthélemy rimpiazza Louis-François Letourneur, designato per sorteggio.
  • « Rimpasto» del 18 fruttidoro dell'anno V (4 settembre 1797):
Philippe-Antoine Merlin de Douai (1754-1838) e Nicolas-Louis François de Neufchâteau (1750-1828) sostituiscono rispettivamente Lazare Carnot e François de Barthélémy, proscritti.
  • « Rimpasto» del 20 floreale dell'anno VI (15 maggio 1798):
Jean Baptiste Treilhard rimpiazza Nicolas-Louis François de Neufchâteau, designato per sorteggio.
  • «Rimpasto» del 21 floreale dell'anno VII (16 maggio 1799):
Sieyès sostituisce Jean-François Reubell, designato per sorteggio.
  • «Rimpasto» del 30 pratile dell'anno VII (18 giugno 1799):
Louis Gohier (1746-1830) rimpiazza Jean Baptiste Treilhard, la cui elezione è annullata dopo 13 mesi;
Roger Ducos (1747-1816) ed il generale Jean-François Moulin (1752-1810) sostituiscono La Révellière-Lépeaux e Merlin de Douai, costretti alle dimissioni.

Valutazione storicaModifica

Malgrado le molte cautele, in pochi anni il sistema del direttorio si dimostrò fallimentare. Le molteplici precauzioni e garanzie portarono in effetti all'eccesso contrario: un governo disarmato, estremamente instabile e dunque imbelle. Va tuttavia riconosciuto al governo del Direttorio l'avere contribuito al risanamento delle finanze del Paese.

Napoleone trovò quindi una strada spianata. Il sistema direttoriale permise, in poco più di un lustro, a quello che era in sostanza un parvenu di sfruttare a pieno i propri incredibili successi militari nella Campagna d'Italia e il proprio conseguente immenso prestigio per aprirsi, senza eccessivi ostacoli, la strada del consolato e poi per porsi sul capo la corona di imperatore. Con il colpo di Stato del 18 brumaio dell'anno VIII (9 novembre 1799) Napoleone pose fine all'esperienza del Direttorio, sostituito da un consolato di tre membri. Fu tuttavia grazie a Bonaparte che il governo direttoriale venne esportato fuori dai confini francesi, nelle altre repubbliche satelliti che si andarono formando sull'onda dei successi dell'esercito rivoluzionario.

Caso più tipico di questo processo è la Repubblica Elvetica, stato satellite creato da Napoleone nel 1798 dopo l'invasione della Svizzera, la cui Costituzione prevedeva che il governo fosse assicurato - come in Francia - da un direttorio di cinque membri, affiancati da ministri che ne eseguivano le direttive; come già segnalato, questo esempio del modello direttoriale è l'unico a sopravvivere ancora oggi, essendo stato poi adottato e conservato nelle successive costituzioni cantonali prima e poi in quelle confederali svizzere a partire dal 1848.

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NoteModifica

  1. ^ a b c d Marco Meriggi e Leonida Tedoldi (a cura di), Storia delle istituzioni politiche. Dall'antico regime all'era globale., Carrocci editore, pp. 76-77.