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Convenzione sul divieto dell'uso di tecniche di modifica dell'ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile

Convenzione sul divieto dell'uso di tecniche di modifica dell'ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile
ENMOD Participation.svg
Partecipazione alla Convenzione ENMOD

     Firma e ratifica

     Adesione o successione

     Solo firma

Tipotrattato aperto multilaterale
ContestoGuerra fredda
Firma18 maggio 1977
LuogoGinevra, Svizzera
Efficacia5 ottobre 1978
CondizioniRatifica da parte di 20 stati
Parti48 firmatari e 76 adesioni
DepositarioSegretario Generale delle Nazioni Unite
Lingueinglese, arabo, cinese, francese, russo e spagnolo
UNTCI-17119
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La Convenzione sul divieto dell'uso di tecniche di modifica dell'ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile, nota anche come Convenzione ENMOD, è il trattato internazionale che proibisce l'uso militare ed ogni altro utilizzo ostile delle tecniche di modifiche ambientali. La Convenzione è stata aperta alla firma il 18 maggio 1977 a Ginevra ed è entrata in vigore il 5 ottobre 1978.

Indice

StoriaModifica

La preoccupazione per la manipolazione dell'ambiente per scopi militari o ostili sale all'attenzione della politica internazionale nei primi anni 70, in seguito alla presa di coscienza sull'impatto dell'Agente Arancio nella Guerra del Vietnam. Gli Stati Uniti avviano i negoziati con l'Unione Sovietica per esplorare le possibilità di un accordo internazionale su questo tema dopo la rinuncia all'uso delle tecniche di modifica artificiale del clima a fini ostili (1972), la risoluzione del Senato che chiede un accordo internazionale "che vieta l'uso di qualsiasi attività di modifica ambientale o geofisica come arma da guerra" (1973) e l'esame del Dipartimento della Difesa sugli aspetti militari del clima e altre tecniche di modifica ambientale, in cui viene resa nota l'inseminazione delle nuvole nella Guerra del Vietnam (1974)[1].

Nel summit di Mosca del luglio 1974 il presidente Nixon e il Segretario Generale Brežnev concordano di avviare discussioni bilaterali per superare il pericolo dell'uso di tecniche di manipolazione dell'ambiente naturale per scopi militari. Nell'agosto del 1975, Stati Uniti e Unione Sovietica, grazie alla mediazione del Segretario generale delle Nazioni Unite Waldheim, presentano il progetto di convenzione alla Conferenza del Comitato sul disarmo e in tale sede portano avanti intensi negoziati che si concludono, nel 1976, con la chiusura dei lavori di redazione[1][2].

La Convenzione, approvata dalla Risoluzione 31/72 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1976, entra in vigore il 5 ottobre 1978[3].

Seguono due conferenze di revisione nel 1984 e, dopo la Guerra del Golfo, nel 1992[4].

Data di ratificaModifica

Gli stati firmatari sono 48, di cui 16 non hanno ancora ratificato il trattato. In totale gli stati che vi hanno aderito sono 76.[5]

L'Italia ha firmato la Convenzione a Ginevra il 18 maggio 1977 e l'ha ratificata con la legge n. 962 del 29 novembre 1980 [6].

ScopoModifica

La Convenzione proibisce l'uso militare e ogni altro utilizzo ostile delle tecniche di modifiche ambientali aventi effetti estesi, duraturi o severi. Il termine “tecniche di modifiche ambientali” si riferisce ad ogni tecnica finalizzata a cambiare – attraverso la manipolazione deliberata dei processi naturali – la dinamica, la composizione e la struttura della Terra, incluse la sua biosfera, litosfera, idrosfera e atmosfera, così come lo spazio esterno[7].

I criteri per la definizione di tali tecniche non sono definiti nel corpo della Convenzione ma nell'Intesa sull'Articolo I che, riportando quanto emerso in fase negoziale, esplicita i termini:

  • “esteso” come riferibile ad un'area di diverse centinaia di kilometri quadrati;
  • “duraturo” come riconducibile ad un periodo di mesi o di almeno una stagione;
  • “severo” come correlato ad un'azione che provoca danni seri o significativi alla vita umana, naturale alle risorse economiche o altre attività.

I primi due criteri sono valutati con parametri quantitativi e l'ultimo criterio con elementi qualitativi in parte riconducibili al concetto di sviluppo sostenibile[8].

Il divieto di guerra climatica, ovvero di utilizzo delle tecniche di modifica del clima o di geoingegneria con lo scopo di provocare danni o distruzioni, viene ripreso anche nella Convenzione sulla diversità biologica del 2010.

ContenutoModifica

La Convenzione contiene dieci articoli e un allegato sul Comitato consultivo di esperti. Parte integrante della Convenzione sono anche le intese relative agli articoli I, II, III e VIII. Queste intese non sono incorporate nella Convenzione ma fanno parte del verbale dei negoziati e sono stati inclusi nella relazione trasmessa dalla Conferenza del Comitato sul disarmo all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 1976[9].

La Convenzione non tutela l'ambiente da qualunque danno provocato dalle azioni belliche o ostili ma vieta quelle tecniche offensive che trasformano l'ambiente stesso in un'arma, ascrivibili alle tecniche di manipolazione ambientale[10]. Inoltre, la Convenzione si applica solo in caso di conflitti tra stati, quindi sono esclusi dall'ambito di applicazione sia l'utilizzo di tali tecniche in caso di guerre interne agli stati sia le sperimentazioni[11].

In caso di violazioni, la Convenzione non prevede una responsabilità diretta ma richiede alle Parti di consultarsi e cooperare tra loro. Inoltre, se uno o più stati sospettano che altre Parti stiano violando la Convenzione, sono invitate a sporgere reclamo presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che svolgerà le indagini. Infine, le Parti sono invitate a sostenere gli stati colpiti dai danni provocati da tecniche di manipolazione ambientale. Il funzionamento della Convenzione è quindi di tipo preventivo, teso soprattutto a evitare e minimizzare i danni tramite la cooperazione, la consultazione, il supporto e lo svolgimento di indagini in ogni caso di effettiva o sospetta violazione.[7]

Oltre a vietare il ricorso a tecniche di manipolazione ambientale per scopi bellici o ostili, la Convenzione approva specularmente l’utilizzo di tali tecniche per scopi pacifici, come ad esempio l'inseminazione delle nuvole per provocare la pioggia e la fotosintesi artificiale per la riduzione del biossido di carbonio[12].

Esempi storiciModifica

La Convenzione è tornata all'attenzione della politica internazionale in seguito alle operazioni del governo iracheno durante la Guerra del Golfo, che ne ha messo in luce anche i limiti:

  • l'azione di prosciugamento delle zone umide della Mesopotamia nel tentativo di distruggere l'ambiente delle minoranze Shiite Ma'dan costituisce una tecnica di manipolazione come intesa dalla Convenzione. Tuttavia la violazione non sussiste sia perché l'Iraq non ha ratificato il trattato sia perché la Convenzione non si applica alle azioni ostili interne agli stati[12];
  • i numerosi sversamenti di petrolio nell’ambiente non rappresentano una violazione della Convenzione, al di là della mancata ratifica da parte dell’Iraq, poiché in quel caso l’ambiente era l’obiettivo del danneggiamento e non il mezzo[13].

NoteModifica

  1. ^ a b Rodger Fleming, Fixing the Sky: The Checkered History of Weather and Climate Control, Columbia University Press, 2013, ISBN 0231513062.
  2. ^ In seguito alla sensibilizzazione sull'inseminazione delle nuvole e allo scandalo Watergate, l'Unione Sovietica cerca di affermare la propria supremazia allargando il trattato da bilaterale a multilaterale ed esterndendo l'ambito di applicazione, inizialmente limitato alle modifiche ambientali aventi effetti estesi, duraturi e severi. Per non incorrere nell'astensionismo statunitense, il Segretario Generale delle Nazioni Unite sposta la discussione sulla Convenzione nell'Agenzia del Comitato per il disarmo e convince l'Unione Sovietica a ritirare parte delle modifiche. La versione finale del testo però scontenta gli ambientalisti statunitensi che, una volta aperto alla firma, si oppongono alla ratifica. (ibid.)
  3. ^ La Risoluzione è approvata con 96 voti favorevoli, 8 contrari e 30 astensioni.
  4. ^ La Conferenza di revisione del 1992 estende l'ambito del divieto agli erbicidi e alle altre tecniche di manipolazione ambientale a bassa tecnologia. (Berlin Information Center for Transatlantic Security http://www.bits.de/ac-archive/4ko/on/enmod/revcon2.html)
  5. ^ United Nation Office for Disarmament Affairs (UNODA), Treaties Database - Convention on the Prohibition of Military or Any Other Hostile Use of Environmental Modification Techniques (ENMOD), su disarmament.un.org. URL consultato il 23 febbraio 2015.
  6. ^ Legge "Ratifica ed esecuzione della convenzione sul divieto dell'uso di tecniche di modifica dell'ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile, con allegato, adottata a New York il 10 dicembre 1976 e aperta alla firma a Ginevra il 18 maggio 1977". Pubblicata in G.U. n.17 del 19-1-1981 - Suppl. Ordinario
  7. ^ a b Onita Das, Environmental Protection, Security and Armed Conflict: A Sustainable Development Perspective, Edward Elgar Publishing, 2013, ISBN 1781004684.
  8. ^ Yoram Dinstein, The Conduct of Hostilities under the Law of International Armed Conflict, Cambridge University Press, 2010, ISBN 1107375886.
  9. ^ United Nations, Report of the Conference of the Committee on Disarmament, Volume I, General Assembly Official records: Thirty-first session, Supplement No. 27 (A/31/27), New York, 1976, pp. 91, 92.
  10. ^ Carl E. Bruch, Jordan Diamond, Protecting the Environment During Armed Conflict: An Inventory and Analysis of International Law, Elizabeth Mrema, UNEP/Earthprint, 2009, ISBN 9280730428.
  11. ^ Peter Stoett, Global Ecopolitics: Crisis, Governance, and Justice, University of Toronto Press, 2012, ISBN 1442603631.
  12. ^ a b Hitoshi Nasu, Robert McLaughlin, New Technologies and the Law of Armed Conflict, Springer Science & Business Media, 2013, ISBN 9067049336.
  13. ^ Michael N. Schmitt, Essays on Law and War at the Fault Lines, Springer Science & Business Media, 2011, ISBN 9067047406.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica