Criminalità organizzata transnazionale

La criminalità organizzata trasnazionale è una forma coordinata e continuata di criminalità organizzata che esula dai soli confini nazionali. È una branca della criminologia che analizza le cause di un insieme di effetti nefasti: condizionamenti sulla democrazia, sofisticazioni dell'economia, infiltrazioni negli assetti nazionali ed inibizioni sullo sviluppo dei settori produttivi. Si teme, infatti, che i gruppi criminali, oggetto di studio di tale branca, abbiano il potere di controllare, o quanto meno inficiare, la sicurezza di tutti i paesi.

Indice

Convenzioni sulla lotta contro la criminalità organizzata transnazionaleModifica

Sebbene esista un Interpol in grado di coordinare i servizi segreti tra le varie istituzioni nazionali, non assume i dettagli di una vera e propria forza di polizia e, quindi, neanche di un organo internazionale di tutela legale con una giurisdizione universale. Le istituzioni investigative attuali come, ad es., l'FBI servono ad individuare determinati gruppi organizzati, ma i reati internazionali come, ad es., la violazione dei diritti umani possono essere perseguiti solo dalla Suprema Corte dell'Aja che, però, non ha il potere di porre alcuno sotto custodia cautelare, a meno che non intervenga l'autorità giudiziaria di quei paesi in cui sono ubicati i sospettati.

Riprendendo Nicola Mancino, statista ed ex Presidente del Senato nella XIII legislatura il crimine organizzato trasnazionale può essere definito come:

« una vasta rete di realtà criminali diverse, ma integrate ed interattive che, avvalendosi anche di connessioni con segmenti legali dell'economia, opera nel mercato globale, alimentando il drammatico problema dello sfruttamento di grandi masse di soggetti particolarmente deboli ed indifesi »
(Nicola Mancino[1])

Dal novembre del 2000 la Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale è stata assunta come strumento di contrasto della criminalità organizzata trasnazionale, di concerto con gli stati membri dell'ONU secondo i quali c'è un serio ed intricato problema criminale che può essere risolto solo tramite una più stretta cooperazione internazionale.

La Commissione insediata presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite è competente nel prendere una serie di provvedimenti contro la criminalità organizzata trasnazionale, tra i quali, tra l'altro si segnalano la creazione di fattispecie criminose e l'adozione di nuove strutture di mutua assistenza legale, estradizione, cooperazione giudiziaria e specializzazione tecnica.

La criminalità organizzata trasnazionale, inoltre, è uno dei dieci punti monitorati dal Indice statistico sulle minacce di primo livello delle Nazioni Unite.

Organizzazioni criminali transnazionaliModifica

Studi recenti dimostrano che le definizioni sulla criminalità organizzata trasnazionale variano in base ad un continuum: «al quale limite estremo c'è chi vede la criminalità in termini di ampie gerarchie organizzate che sono strutturate in seno a delle corporazioni, mentre all'altro limite estremo c'è chi ritiene che la criminalità, per la maggior parte, tende ad essere organizzata in base ai principi di flessibilità ed adattamento»[2]

Tale definizione appare quasi obiettiva, se non per il fatto che in letteratura si tende a stabilire un orientamento unidirezionale, cioè si tende a classificare la criminalità organizzata trasnazionale come una categoria a sé stante che tratta il benessere legittimo dei cittadini. Altre definizioni tendono a ritrarre la criminalità organizzata trasnazionale senza considerare il ruolo assunto dagli Stati, dalle corporazioni e da altri gruppi d'interesse nel sistema globale di criminalità organizzata.

I criminologi iniziano a notare che la terminologia adottata, è emersa alla fine della guerra fredda quando un febbrile tentativo di costituire un “nuovo ordine mondiale” ha dato adito al dibattito su come combattere la criminalità organizzata trasnazionale. Riprendendo James Sheptycki, docente di Criminologia alla York University in Canada: «il lessico scientifico è commisto con l'ampio ventaglio di significati che la connotano e che tali significati sono contenuti nelle indagini delle istituzioni internazionali di investigazione e sicurezza che offrono un ampio dettaglio di organizzazioni criminali distinte su basi etniche quali le Yardie giamaicane, le Triadi cinesi, la Yakuza giapponese, la mafia russa e quella albanese, i narcotrafficanti Colombiani, etc.»[3]

Come assodato in letteratura, l'apparato dei “soliti sospetti” è limitato ai corrieri della droga, ai trafficanti di esseri umani, ai pedofili e ai terroristi.[4] I grandi assenti di tali filoni principali di inchiesta sono i commercianti di armi[5], le eco-mafie[6], i gruppi d'interesse, i reati cd. “da colletti bianchi”, la corruzione e altri crimini potenzialmente dannosi per il sistema globale[7][8][9].

Prospettive sulla criminalità organizzata trasnazionaleModifica

Forme standard di criminalità organizzata trasnazionale includono la comprensione dei fenomeni globali come sintomi patologici di un sistema mondiale dominato da una cricca di “Stati feudali”.[10] Le prospettive sullo studio di tali organizzazioni, quindi, indicano che, se il dibattito sulla criminalità organizzata trasnazionale dovesse continuare ad essere carente, le risposte politiche saranno inefficaci o riduttive[11].

Tra gli studi più recenti e aggiornati sul fenomeno della criminalità transnazionale si segnala OCP - The Portfolio of Organised Crime in Europe, studio condotto dal centro di ricerca Transcrime dell'Università Cattolica Università Cattolica del Sacro Cuore.

OCP rappresenta una prima esplorazione dell’economia delle organizzazioni criminali operanti in Europa (con un focus sui 7 paesi menzionati) e rappresenta un importante strumento, per istituzioni pubbliche e private, per prevenire infiltrazioni nell’economia legale, identificare e confiscare beni criminali.

Tra i principali risultati della ricerca:

  • 110 miliardi di euro all’anno: è la stima (mai effettuata prima d’ora) dei ricavi di alcuni dei principali mercati illeciti in Europa;
  • La cifra rappresenta in media circa l’1% del PIL dei paesi UE, ma in quelli dell’Est Europa la percentuale è maggiore;
  • Tra i mercati tradizionali, la droga (28 miliardi di euro all’anno a livello europeo) rimane il più remunerativo, ma emergono nuove e profittevoli attività illecite come frodi o furto organizzato;
  • Le organizzazioni criminali reinvestono i loro introiti in beni di lusso come auto, barche, gioielli, ma anche in immobili e aziende;
  • Tra i settori tradizionali di investimento si confermano bar e ristoranti, costruzioni, commercio all’ingrosso e al dettaglio (in particolare di prodotti alimentari e di abbigliamento), trasporti, attività immobiliari e settore alberghiero;
  • Emergono nuovi settori come money transfer, casino, VLT e slot-machine, smaltimento rifiuti, energie rinnovabili e distribuzione gas/carburanti.
  • Tra i gruppi criminali più attivi in termini di investimenti in Europa, oltre alle mafie italiane (‘Ndrangheta e Camorra in primis) si registrano gruppi criminali cinesi, russi, georgiani, turchi e altri di natura multietnica attivi soprattutto nel traffico di droga (ad esempio nei Paesi Bassi o nel Regno Unito). Importante anche il ruolo imprenditoriale, soprattutto nel nord Europa, delle motorcycle gangs.

NoteModifica

  1. ^ Mancino N. (1999) Messaggio del Presidente del Senato della Repubblica, in Il traffico di esseri umani ed il ruolo della criminalità organizzata, Convegno internazionale, Napoli, 27-29 maggio 1999, pp. 13-15, p. 13
  2. ^ Williams P., Savona E.U. (1996). The United Nations and Transnational Organized Crime. Abington, Oxon.: Frank Cass Publishers.
  3. ^ Sheptycki J. (2007) Transnational Crime and Transnational Policing, “Sociology Compass”, 1, 10.1111/j.1751-9020.2007.00022.x
  4. ^ Gill P. (2000) Rounding Up the Usual Suspects? Developments in contemporary law enforcement intelligence, Aldershot, Hants, Ashgate
  5. ^ Edwards A., Sheptycki J. (2009) Guns, Crime and Social Order: a Special Issue of “Criminology and Criminal Justice”, 9, 3
  6. ^ Bierne P., South N. (2007) Issues in Green Criminology: Confronting Harms against Environments, Humanity, and Other Animals, Devon, Willan Publishing
  7. ^ Beare M. (2003) Critical Reflections on Transnational Organized Crime: money laundering and corruption, Toronto: Toronto University Press 2003, pp 120-14.
  8. ^ Green P., Ward T. (2004) State Crime: Governments, Violence and Corruption, London, Pluto Press
  9. ^ Sheptycki J., Wardak A. (2004) Transnational and Comparative Criminology, London, Taylor and Francis
  10. ^ Goldsmith A., Sheptycki J. (2007) Crafting Transnational Policing, Oxford Hart Publishing.
  11. ^ Edwards A., Gill P. (2003) Transnational Organized Crime: perspectives on global security, London: Routledge.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica