Mafia

tipologia di organizzazione criminale

Mafia è un termine che indica un tipo di organizzazione criminale retta da violenza, omertà, riti d'iniziazione[1] e miti fondativi[2]. Secondo il significato estensivo del termine, indica una qualsiasi organizzazione di persone dedite ad attività illecite, segreta e duratura, che impone la propria volontà con mezzi illegali e violenti, spesso facendo pagare una tassa per una falsa protezione, chiamata "pizzo", per conseguire interessi a fini privati e di arricchimento illegale anche a danno degli interessi pubblici.[3][4][5][6]

Analisi storicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia in Italia e Cosa nostra.
 
Cartina della Sicilia del 1900 che mostra la densità mafiosa dei comuni siciliani, pubblicata dal delegato di P.S. Antonino Cutrera nel libro "La mafia e i mafiosi".

L'effettiva origine del fenomeno è incerta. Alcuni ritengono che abbia avuto origine dalla setta segreta spagnola della Garduna, secondo altri da quella dei Beati Paoli, operante in Sicilia nel XII secolo circa. Secondo gli storici, la mafia nacque in epoca borbonica in una zona ben precisa della Sicilia occidentale, compresa tra Palermo, Agrigento e Trapani, dove vigeva il dominio dal latifondo che vessava una massa di contadini nella miseria e nello sfruttamento. Fra nobiltà terriera e contadini come intermediario era presente un ceto di spregiudicati e violenti massari, campieri ("guardie armate" del latifondo[7]) e gabellotti (gestori dei feudi a gabella, cioè in fitto) che terrorizzavano i contadini e i proprietari con i loro sgherri, venivano a patti con i briganti, amministravano una rozza giustizia che però non ammetteva alcuna forma di opposizione. I briganti, i ladri e i ribelli che infestavano le campagne siciliane avevano un ambiguo rapporto con i massari, i gabellotti e i campieri: i contadini servivano i massari e vedevano talvolta in loro degli alleati possibili contro i latifondisti che a loro volta si servivano dei massari e dei campieri, pur disprezzandoli e temendoli, come forza contro il latente pericolo costituito da possibili rivolte delle masse contadine. Massari, gabellotti e campieri si servivano dei briganti contro nobili e contadini ma sapevano anche spazzarli via con violenza quando dovevano dimostrare a tutti gli abitanti del feudo chi comandava effettivamente.[8] Per giungere al dominio del territorio la mafia controllava non solo il mondo rurale, i trasporti, l'attività mineraria, gli allevamenti, ma anche la delinquenza urbana, i tribunali, le centrali di polizia, i centri del potere. I mafiosi erano nel contempo imprenditori, organizzatori della produzione, giudici, gendarmi, esattori delle tasse poiché prelevavano quote di ricchezza dal lavoro e dalla rendita dei ceti sociali in mezzo ai quali vivevano ed operavano.[9]

Uno dei primi documenti che delineano bene il fenomeno mafioso che stava prendendo forma è una lettera di denuncia del 3 agosto 1838 inviata al ministro Parisi dal procuratore generale di Trapani, P. Calà Ulloa:

«La generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Ci sono in molti paesi delle fratellanze, specie di sette che diconsi partiti, senza riunione, senza altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di fare esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggerlo, ora d'incolpare un innocente... Molti alti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile[10][11]»

Secondo uno studio degli intellettuali toscani Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, tale situazione andava ricercata nel fatto che nell'età moderna prima e contemporanea, mentre nella maggior parte dell'Europa i poteri legali e centrali si rafforzavano ed espandevano, fenomeno risaltato soprattutto dalla nascita dei primi Stati nazionali, in Sicilia vi era una situazione di legalità frammentata: i signori feudali erano in concorrenza con i deboli poteri centrali, organizzati malamente in un groviglio di giurisdizioni e di competenze; i deboli erano esposti allo strapotere dei signori e degli sbirri; i fragili ceti produttivi e mercantili erano soggetti alle soperchierie di funzionari e baroni. La violenza, in questo contesto premessa per la sicurezza, si privatizza: i signorotti del posto hanno i loro sgherri, l'Inquisizione ha i suoi ufficiali ed agenti, le corporazioni hanno le loro compagnie d'armi, i mercanti pagano le scorte armate per i trasferimenti di merci. Si assiste ad un continuo scontro di poteri e di interessi, in una terra in cui il continuo succedersi di poteri e dominazioni non ha favorito la coesione tra popoli e governanti.[12] In altre parti d'Italia, il fenomeno prende il nome di bravi, sgherri spesso provenienti dal centro e nord Europa al servizio dei signorotti feudali del Nord Italia durante la dominazione spagnola.[13]

Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, in un'indagine sulla Sicilia commissionata dal Parlamento del nuovo regno nel 1876, si legge: «La mafia è la solidarietà istintiva, brutale [...] che unisce tutti quegli individui che amano trarre l'esistenza e gli agi non già dal lavoro, ma dalla violenza, dall'inganno, dall'intimidazione», negando il suo carattere di associazione a delinquere organizzata e gerarchica.[14] Il governo del tempo riuscì a fare ben poco per sconfiggere tali associazioni criminose, che anzi continuarono a prosperare e a diffondersi, estendendo la propria zona di azione dapprima a tutto lo Stato italiano e poi anche ad alcune regioni d'Europa e in America.[15]

Nel corso del XX secolo le aggregazioni rette dalla legge dell'omertà e del silenzio consolidarono un'immensa potenza in Sicilia e, a seguito della dura repressione fascista operata dal prefetto Cesare Mori, riemersero dopo la seconda guerra mondiale come forza antisindacale ed anticomunista.[16] A partire dagli anni sessanta, avvenne il passaggio dalla mafia "agricola" legata al feudo a quella "urbana" poichè essa individuò nuove attività di profitto (speculazione edilizia, gestione degli appalti pubblici, contrabbando di sigarette e traffico di droga), le quali determinarono un'accesa rivalità tra i gruppi che la componevano (le "cosche" o "famiglie") con conseguenti due grandi guerre interne che provocarono centinaia di morti: la prima (nel 1962) e la seconda guerra di mafia (nel 1981), quest'ultima conclusasi con l'ascesa della consorteria dei Corleonesi.[3] L'accresciuta ricchezza delle cosche accumulata con i traffici illeciti fece crescere l'ostilità nei confronti dello Stato italiano, la quale culminò con l’uccisione senza quartiere di uomini politici, poliziotti e magistrati che vi si opponevano, le vittime più illustri che caddero nella lotta contro la mafia furono il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, i politici Michele Reina e Pio La Torre, i poliziotti Beppe Montana e Ninni Cassarà, i giudici Gaetano Costa, Cesare Terranova, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.[3]

Questa organizzazione era conosciuta dai suoi stessi affliati come Cosa nostra, nome reso noto pubblicamente la prima volta nel 1963 dal primo pentito statunitense Joe Valachi. Inizialmente ci si riferì con questo nome alle ramificazioni territoriali della mafia negli Stati Uniti d'America ma negli anni ottanta il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta rivelò che anche in Sicilia gli affiliati utilizzavano il termine Cosa nostra e mai quello di mafia, considerato "un'invenzione letteraria". Ben presto, il termine mafia fu associato anche ad altre organizzazioni dello stesso tipo come la camorra campana, la 'Ndrangheta calabrese o, fuori dall'Italia, la mafia russa, la mafia albanese o le Triadi cinesi, che poco o niente avevano a che fare con l'omologo siciliano.[17]

Leonardo Sciascia, intellettuale e scrittore siciliano, scrisse: «La più completa ed essenziale definizione che si può dare della mafia, crediamo sia questa: la mafia è un'associazione per delinquere, coi fini di illecito arricchimento per i propri associati, che si impone come intermediazione parassitaria, e imposta con mezzi di violenza, tra la proprietà e il lavoro, tra la produzione e il consumo, tra il cittadino e lo Stato».[18]

Le speculazioni sull'origine del termineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: I mafiusi de la Vicaria e Filippo Antonio Gualterio.

Anche l'origine del lemma è incerta. Un primo utilizzo venne registrato in Sicilia nel 1863 nell'opera teatrale I mafiusi de la Vicaria, ambientata nel carcere della Vicaria di Palermo e scritta da Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca. La prima volta che il termine maffia comparve ufficialmente accostato al senso tuttora in uso di organizzazione malavitosa o malavita organizzata è in un rapporto del prefetto di Palermo nel 1865, Filippo Antonio Gualterio, in cui denunciava l'esistenza di un'associazione criminale e sovversiva filoborbonica che avrebbe avuto l'obiettivo di rovesciare il neonato Regno d'Italia.[19]

Degno di nota l'articolo 105 dell'allegato B della Legge 20 marzo 1865, n. 2248. La versione originale del 1865 recita: «Saranno a cura dell'autorità di pubblica sicurezza denunziati gl'individui sospetti come grassatori, ladri, truffatori, borsaiuoli e ricettatori.» ma, nel 1871, viene introdotto il termine "mafiosi": «Saranno a cura dell'Autorità di pubblica sicurezza denunziati gli individui sospetti, come grassatori, ladri, truffatori, borsaiuoli, ricettatori, manutengoli, camorristi, mafiosi, contrabbandieri, accoltellatori, e tutti gli altri diffamati per crimini o per delitti contro le persone e le proprieta[20]

Una delle spiegazioni più celebri sull'origine della parola mafia fu data dall'etnologo siciliano Giuseppe Pitrè:

«La voce mafia (con una, e non già con due effe, come si scrive fuori Sicilia) è tutt’altro che nuova e recente. [...] Se mafia derivi o abbia parentela col toscano maffia (miseria), o col francese maufe o meffier, non mi preme di vedere qui. Io son pago di affermare la esistenza della nostra voce nel primo sessantennio di questo secolo in un rione di Palermo, il Borgo, che fino a vent’anni addietro fiacea parte per se stesso, e si reputava, qual’era topograficamente, diviso dalla città. E al Borgo la voce mafia coi suoi derivati valse e vale sempre bellezza, graziosità, perfezione, eccellenza nel suo genere. Una ragazza bellina, che apparisca a noi cosciente di esser tale, che sia ben assettata (zizza), e nell’insieme abbia un non so che di superiore e di elevato, ha della mafia, ed è mafiusa, mafiusedda. Una casetta di popolani ben messa, pulita, ordinata, e che piaccia, è una casa mafiusedda, ammafiata, come e anche ’nticchiuta. Un oggetto di uso domestico, di qualità così buona che s’imponga alla vista, è mafiusu: e quante volte non abbiami tutti sentito gridare per le vie frutta, stoviglie mafiusi, e perfino le scope: Haju scupi d’a mafia! Haju chiddi mafiosi veru!...»

(G. Pitré, Usi e costumi credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Palermo, 1889)

Si è spesso voluto associare il termine con un qualche vocabolo di origine araba, a causa della sua radice non facilmente accostabile a termini di origine invece latina o greca. Tale accostamento alla lingua araba è stato forzatamente giustificato con la presenza in Sicilia nel corso dei secc. IX-XI, della componente islamica, anche perché, come spiega lo storico e studioso Giuseppe Carlo Marino[21], nella lingua araba il termine "mahyas" rivestirebbe lo stesso significato che il celebre antropologo della cultura siciliana, Giuseppe Pitrè, attribuiva al termine "mafia". Questo perché, secondo l'opinione del Marino, l'organizzazione criminale siciliana è stata la prima organizzazione criminale del mondo e la prima ad essere appellata col nome "mafia"[22]. Tuttavia il lemma mahyas non ha esattamente lo stesso significato che forzatamente si associa alla definizione del Pitré, come dimostra il senso attribuitogli dallo studioso Diego Gambetta: secondo questi infatti il vocabolo "mafia" potrebbe provenire dall'arabo مهياص (mahyas) che significherebbe piuttosto "spavalderia", "vanto aggressivo"[23]. Claudio Lo Monaco propone piuttosto مرفوض (marfud = rifiutato)[24] da cui proverrebbe il termine mafiusu, che nel XIX secolo indicava una persona arrogante, prepotente, ma anche intrepida e fiera. Bisognerebbe quindi ammetterne la presenza nei documenti islamici relativi alla Sicilia pervenutici e raccolti fin qui, tuttavia i vocaboli esposti non appaiono mai menzionati: cfr. ad esempio Michele Amari, Biblioteca Arabo-Sicula- testi e traduzioni. 1857-1887. Tuttavia per Marino il termine arabo "mahyas" comunque in genere esiste nella lingua araba e ha proprio i significati su esposti e potrebbe essere una mancanza in buona fede dell'Amari il non aver indicato tale termine o termini simili. La presenza di più ipotesi spesso discordanti sul lemma in lingua araba che abbia fatto nascere il termine "mafia", l'assenza di una documentazione preesistente al XIX secolo, la mancata documentazione del fenomeno in età medioevale e l'assenza di un uso simile in altre comunità arabofone nel presente e nel passato tuttavia concorrono a mettere in seria crisi l'ipotetica origine dalla lingua islamica del termine.

Invece secondo Santi Correnti,[25] che rigetta le origini del termine dall'arabo, sarebbe un termine piuttosto recente, forse derivato dal dialetto toscano, trovando un riscontro nella parola maffia. Correnti sostiene l'origine toscana ritenendo che nei primi documenti giuridici riferentisi alla mafia, questo termine veniva trascritto con due "f", quindi "alla toscana". Tuttavia nei documenti menzionati, tale termine viene trascritto alternativamente sia con due "f" sia alla siciliana con una "f". Di una origine non siciliana quanto piuttosto dal nord Italia parla anche Pasquale Natella[26] che ricorda come a Vicenza e Trento si usasse il vocabolo maffìa per indicare la superbia e la «pulizia glottologica [...] va subito applicata in Venezia dove a centinaia di persone deve essere impedito di pronunciare S. Maffìa [...]. La diceria copriva, si vede, l'intera penisola e nessuno poteva salvarsi; in tutte le caserme ottocentesche maffìa equivaleva a pavoneggiarsi e copriva il colloquio quotidiano così in Toscana come in Calabria, dove i delinquenti portavano i capelli alla mafiosa». In merito, Marino[22] ne ha voluto ribadire la propria opposizione, in considerazione del fatto che il Correnti (che comunque il Marino non menziona direttamente) ha negato finanche che la mafia avesse origine siciliana[27], avendola considerata un fenomeno di importazione, senza spiegare né come "un fenomeno importato" sia potuto attecchire in Sicilia in modo così capillare con caratteristiche quasi uniche, ignorando quindi le complesse vicende storiche, sociali, culturali ed economiche, tipiche della Sicilia e non accostabili a nessuna altra realtà territoriale esterna alla Sicilia[22], né in che modo un termine "non siciliano" sia potuto arrivare ed attecchire in Sicilia in modo così diffuso (e non solo in connessione con la celebre organizzazione criminale siciliana, ma anche nei significati riferiti dal Pitré) come in nessuna altra parte, tanto che è attraverso la Sicilia che tale termine è stato storicamente conosciuto a livello di massa, "provenendo da altre terre". Per Marino, quindi, il Correnti ha creduto di salvare l'onore della Sicilia adducendo sue personali considerazioni, senza base storica[22]. Questo tuttavia non mina affatto l'intuizione del Correnti che rimane ancora una delle ipotesi più note e valide sull'origine del termine. Riguardo alle affermazioni del Natella, va detto che costui non ha parlato dell'origine del termine "mafia", essendosi limitato a registrarne sporadiche presenze anche in altri luoghi non siciliani. Nulla impedisce che il termine dalla Sicilia si sia successivamente diffuso altrove, come è accaduto per altri termini siciliani, quali ad esempio "zagara", "meschino" ecc. Si tenga presente che comunque spesso in queste altre zone, come con il piemontese "mafiun" che significa "rozzo", "mafia" ricopre un significato diverso da quello siciliano di "forza, bellezza, coraggio, spavalderia", etc. Potrebbe quindi trattarsi di termini simili, con spesso significati diversi, che non hanno una origine comune.[senza fonte]

Va infine ricordato quanto scritto già nel 1876 da Vincenzo Mortillaro nel suo Nuovo dizionario siciliano-italiano[28] per mafia: «Voce piemontese introdotta nel resto d'Italia ch'equivale a camorra«». Tale definizione ci ricorda come, nel 1876, il lemma appare di lingua italiana e non di lingua siciliana. Altrettanto significativo il fatto che Mortillaro specifichi che il fenomeno mafioso in Sicilia prende il nome di camorra. Tale importante riferimento dunque, può dimostrare come ogni tentativo di associare il termine mafia o maffia ad un qualsiasi vocabolo in lingua araba sia da considerarsi superato o comunque per nulla documentabile.

Nel 1959, ossia quando il termine era ormai diffuso e aveva già subìto l'evoluzione storica del secondo conflitto mondiale, Domenico Novacco[29] invitava a una lettura critica del passo di Mortillaro, in quanto a suo dire la "boutade" del Mortillaro [...] era emessa nel solco d'un filo autonomistico siciliano antiunitario che dava ai sabaudi il demerito d'aver introdotto nella immacolata isola cattive tradizioni e tendenze para ispaniche».[30] Al di là di ciò che afferma il Novacco, resta comunque il fatto che il Mortillaro non ha spiegato in che modo un termine di presunta "origine piemontese", sia passato in Sicilia e si sia diffuso in modo così capillare, entrando prepotentemente nella lingua siciliana, considerato, che in piemontese ricopre un significato assai diverso dal siciliano. Il Marino ribadisce l'origine arabo-sicula del termine, adducendo che fosse cosa certa.[31]

In un suo studio apparso nel 1972 su Storia illustrata[32], Leonardo Sciascia ricostruisce con molta attenzione l'origine del termine mafia. Egli riprende anche la teoria relativa all'introduzione del vocabolo nell'isola, ricondotta all'unificazione del Regno d'Italia, espressa da Charles Heckethorn;[33] questa teoria, poi ripresa dall'economista e sociologo Giuseppe Palomba, afferma che il termine «MAFIA» non sarebbe altro che l'acronimo delle parole: «Mazzini Autorizza Furti Incendi Avvelenamenti». Va considerato il significato antropologico non privo di valore riguardo a un'organizzazione segreta a specchi capovolti che sarebbe nata nell'isola [Sicilia] con finalità più o meno carbonare.[34] Sempre con un acronimo il giornalista Selwyn Raab tenta di spiegare in un romanzo storico le origini della mafia, riallacciandosi al "mito" dei Beati Paoli e ai precedenti moti antifrancesi durante i cosiddetti Vespri siciliani come già fece in sede di interrogatorio Tommaso Buscetta, facendone derivare la frase «Morte Alla Francia Italia Anela».[35]

I tratti e le caratteristiche distintiveModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Crimine organizzato, Famiglia (mafia) e Affiliazione (mafia).
 
La struttura tipica di una famiglia mafiosa tradizionale

Le analisi moderne del fenomeno considerano la mafia, prima ancora che un'organizzazione criminale, un "sistema di potere" fondato sul consenso e l'omertà della popolazione e sul controllo sociale che ne consegue; ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali sicuramente importanti, quanto nel consenso della popolazione e nelle collusioni con funzionari pubblici, istituzioni dello Stato e politici, ovvero nel supporto sociale.[36]

Di conseguenza il termine viene spesso usato per indicare un modo di fare o meglio di organizzare attività illecite. Le organizzazioni appartenenti al genere hanno una propria e tipica struttura, e spesso adottano comportamenti basati su un modello di economia statale ma parallela e sotterranea. L'organizzazione mafiosa trae profitti e vantaggi sia da tutti i tipi di attività illecite, ma anche dall'insediarsi nell'economia legale per investire e riciclare i lauti proventi.

I capimafia (spesso a causa della latitanza) comunicano principalmente in modo scritto (in Italia, ad esempio, fanno spesso uso di biglietti di carta detti pizzini) poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti (capifamiglia, picciotti) con determinati mezzi di comunicazione (come il telefono e la posta) poiché suscettibili di intercettazioni. I mafiosi, che vengono definiti in certi contesti «persone di rispetto o uomini d'onore», svolgono anche la funzione e il ruolo di "giudici": ricevono le denunce al posto delle autorità, risolvono contrasti familiari ed economici, chiedono ed ottengono voti per un dato candidato che, una volta eletto, ricambierà l'appoggio concedendo favori alla cosca infettando l'amministrazione pubblica e il sistema della giustizia. La mafia non si presenta quindi come un anti-Stato, ma come uno "Stato" parallelo allo Stato di diritto, che offre "servizi di protezione", esige e gestisce le "tasse" (pizzo, usura, eccetera) e "amministra" con la violenza e l'intimidazione il suo territorio.

I mafiosi fondano il loro potere soprattutto sul consenso sociale delle popolazioni, sul sostegno (estorto o volontario) di operatori economici (ad esempio si consideri il mondo dell'imprenditoria e delle banche) e sul substrato culturale, ancora familistico e feudale, generalmente piuttosto arretrato dal punto di vista socio-culturale.

Il vincolo mafioso è inestinguibile.

Nel mondoModifica

Il fenomeno mafioso è diffuso in quasi tutti gli Stati del mondo con caratteristiche proprie a seconda del contesto socio-economico.[37]

AlbaniaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia albanese.

È presente e diffusa nel sud dell'Albania e nel Kosovo ma ha esteso ramificazioni in quasi tutti gli Stati membri dell'Unione europea. È strutturata in clan su base familiare e le attività di rilievo sono principalmente il traffico di droga su larga scala, sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani e traffico di armi. I clan albanesi hanno stretto accordi con i cartelli colombiani e la mafia turca per l'acquisto di grosse partite di eroina e cocaina destinate ai mercati europei ed hanno impiantato estese piantagioni di marijuana nel sud dell'Albania per produrre in proprio questa droga[38].

AustriaModifica

[39]

’Ndrangheta Gioco illegale, crimini economici
Camorra Vendita di prodotti contraffatti
Mafia cecena Estorsione, traffico d'armi e scommesse

BelgioModifica

[40]

’Ndrangheta Traffico di droga, riciclaggio
Camorra Traffico di droga

BrasileModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Primeiro Comando da Capital, Comando Vermelho, Criminalità in Brasile e Guerra di Rio de Janeiro della droga.

In Brasile sono presenti almeno una trentina di gruppi criminali che controllano le locali favelas, ma il Primeiro Comando da Capital (PCC) di San Paolo, il Comando Vermelho (CV) di Rio de Janeiro e la Familia do Norte (FdN) di Manaus, sono le organizzazioni criminali più potenti e sanguinarie, nate negli anni '90 nel violento contesto carcerario brasiliano[41][42]. In particolare il PCC conta circa 30.000 affiliati e la sua attività principale (oltre a omicidi, furti e sequestri di persona) è il traffico di cocaina: la materia prima è direttamente nei confinanti Perù e Bolivia e fatta transitare dal Paraguay[43][44] da contrabbandieri affiliati al PCC (che gestiscono anche la fiorente produzione di marijuana paraguayana[45]) per giungere ai consumatori nelle metropoli di San Paolo, Curitiba o Rio de Janeiro[46] mentre il resto dei carichi viene imbarcato soprattutto dal porto di Santos, nello Stato di San Paolo, e fanno scalo in Africa occidentale (soprattutto in alcuni Stati di lingua portoghese come Capo Verde e Guinea Bissau) per andare a rifornire il 60% del mercato europeo[41][47]. In quest'ottica il PCC ha stabilito importanti accordi con la 'Ndrangheta e infatti, a partire dal 2014, sono aumentati nel porto di Gioia Tauro i sequestri di cocaina proveniente da Santos[42][48].

CeceniaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia cecena.

La Obščina (Община, una parola russa che significa letteralmente "comunità") - conosciuta anche come mafia cecena - è una delle più grandi ed importanti forme di criminalità organizzata dell'ex-Unione Sovietica.

Cosa esattamente colleghi il crimine organizzato ceceno ai movimenti politici di natura indipendentista, al fondamentalismo islamico e, in generale, ai conflitti odierni del Caucaso è ancora oggetto di dibattito.

CinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Triade (organizzazione criminale).

Le Triadi cinesi sono delle organizzazioni criminali raggruppate in diversi cartelli, che hanno il centro dei loro interessi ad Hong Kong e ramificazioni pressoché internazionali, in particolare in quasi tutta l'Asia (nel sud della Cina in particolare ma anche a Taiwan e nel Sud-est asiatico), Europa, Nord America, Oceania[49].

ColombiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cartelli colombiani.

Nel paese operano diversi cartelli - conosciuti come cartelli colombiani - dediti soprattutto al traffico di droga, specialmente cocaina. I più famosi sono stati:

I gruppi emergenti attuali (dal 2006), invece, sono chiamati BACRIM (Bandas Criminales), nati dall'unione tra esponenti dei precedenti cartelli e dei gruppi paramilitari colombiani, sempre dediti al traffico di cocaina tra Colombia, Nord America ed Europa. Le principali BACRIM sono:

DanimarcaModifica

[56]

’Ndrangheta Infiltrazione nell'economia lecita

FinlandiaModifica

[57]

Bande di motociclisti Traffico di droga, armi, riciclaggio nell'economia lecita

FranciaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia corsa e Milieu marsigliese.

Le zone con il più alto tasso di criminalità in Francia sono l’Ile-de-France, la Provence-Alpes-Côte-d’Azur e la Corsica. Il grande banditismo tradizionale corso-marsigliese è stato attivo soprattutto nel traffico di droga e nel riciclaggio. Tra gli anni ’50 e ’70 Marsiglia è stata infatti il centro della French Connection, la rete criminale corsa che forniva eroina agli Stati Uniti. L’organizzazione è stata smantellata grazie alle indagini, tra gli altri, del giudice Pierre Michel, poi ucciso nel 1981.

È segnalata inoltre l'attività di gruppi criminali stranieri:

’Ndrangheta Traffico di droga, riciclaggio
Camorra Traffico di droga, riciclaggio, rapine
Gruppi criminali russofoni Traffico di armi, rapine, sfruttamento della prostituzione

[58]

GermaniaModifica

[59]

’Ndrangheta Traffico di droga, riciclaggio
Mafia turca Traffico di droga
Mafie russofone Traffico di droga

GiapponeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Yakuza.

Nel paese opera la Yakuza, organizzazione criminale riconosciuta come legale in Giappone - eccetto che per alcune attività, che sono invece proibite - che è presente anche negli USA.

ItaliaModifica

 
Le principali organizzazioni mafiose in Italia.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia in Italia.

Il fenomeno è estremamente diffuso nel paese, con la presenza di grandi organizzazioni criminali, diffuse anche a livello internazionale in molti Stati del mondo. Le più famose per tradizione secolare sono:

Altre organizzazioni importanti sono nate nella seconda metà del XX secolo come succursali delle tre mafie tradizionali per poi assumere una connotazione propria: possiamo infatti annoverare la Banda della Magliana, la Stidda, la Camorra barese, la Nuova Camorra Pugliese, Sacra Corona Unita, la Società foggiana, i Basilischi e la Mala del Brenta.

Le principali infiltrazioni di gruppi malavitosi stranieri presenti sono:

Criminalità nigeriana Traffico di droga, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione
Criminalità albanese Traffico di droga, sfruttamento della prostituzione
Criminalità cinese Traffico di droga, estorsione, contraffazione di marchi, gioco d'azzardo e scommesse, sfruttamento della prostituzione
Mafie russofone Traffico di droga, riciclaggio, contrabbando di tabacchi, traffico di armi, tratta di esseri umani, estorsioni

IndiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: D-Company.

IrlandaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Irish Mob.

La mafia irlandese opera sia in Irlanda che negli USA. Nella madrepatria collabora con cartelli della droga come quello di Kinahan.[60]

IsraeleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia israeliana e Sindacato ebraico.

Diffusa anche in Russia e soprattutto negli USA, ove è conosciuta come sindacato ebraico o kosher nostra con l'immigrazione a partire dall'inizio del XX secolo.

LettoniaModifica

[61]

Mafie russofone Traffico di migranti, contrabbando di sigarette, traffico di droga, furti, riciclaggio

LituaniaModifica

[62]

Gruppi locali e russofoni Contrabbando di sigarette, alcol, gas, petrolio

LussemburgoModifica

[63]

Cosa nostra Riciclaggio

MaroccoModifica

La mafia marocchina, nota anche come Mocro Mafia, è un'organizzazione criminale specializzata nel traffico di grandi quantità di cocaina e droghe sintetiche, essendo uno dei partecipanti più dominanti nel mercato europeo traffico di droga.[64] Il termine "Mocro Mafia" include anche i boss dell'hashish marocchino e i trafficanti del Marocco meridionale che svolgono un ruolo chiave nel traffico di droga africano, così come nel traffico di esseri umani, nel traffico di armi e nel traffico di contrabbando come sigarette e alcol, sebbene siano visti come un'entità separata dai Mocro Maffia che sono attivi principalmente nella parte settentrionale del Marocco e in Europa.[65][66] Le reti criminali marocchine in Europa sono attive principalmente dagli anni 1990 ed esistono principalmente in Belgio e nei Paesi Bassi. Queste reti criminali hanno relazioni privilegiate con i cartelli della droga colombiani e messicani e spesso importano droga in Europa attraverso i porti di Anversa, Rotterdam e Algeciras.[67][68] In Italia, la mafia marocchina è più presente nel traffico di droga e di esseri umani, e mantiene anche alleanze con la Camorra e con la 'Ndrangheta.[69][70]

MessicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cartelli messicani, Guerra messicana della droga e La Eme.

Nel paese operano diversi cartelli dediti soprattutto al traffico di droga, all'origine della cosiddetta guerra messicana della droga. I cartelli messicani detengono il monopolio della produzione ed esportazione di stupefacenti destinati agli Stati Uniti d'America (soprattutto cocaina, marijuana, eroina e metanfetamine). Secondo l'FBI, i cartelli messicani si concentrano solo sulla distribuzione all'ingrosso, lasciando le vendite al dettaglio alle bande di strada di origine messicana (La Eme, Nuestra Familia, Sureños e tante altre). Sono infatti collegati a numerose gang e non prendono posizione nei numerosi conflitti che si scatenano di tanto in tanto tre le bande degli Stati Uniti[71].

I più famosi cartelli messicani sono:

NigeriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia nigeriana e Confraternite nigeriane.

In Nigeria operano diverse confraternite dette Cults; la più importante è la Black Axe, un'organizzazione di tipo mafioso nata negli anni '70 a seguito della crisi del petrolio. La Black Axe è operativa anche in paesi europei, americani, sudamericani, asiatici ma soprattutto in Africa dove essa viene considerata la più importante e potente. Le attività maggiormente svolte sono: narcotraffico, prostituzione, omicidio, traffico di armi, contrabbando, usura, estorsione, gioco d'azzardo e riciclaggio di denaro.

Paesi BassiModifica

Nei Paesi Bassi si utilizza il termine slang "Penose" per indicare i gruppi criminali olandesi, che sono diventati leader nella produzione di droghe sintetiche[72].

Altre organizzazioni criminali non autoctone operanti in territorio olandese sono:[73]

Mafia albanese Narcotraffico
’Ndrangheta Narcotraffico, riciclaggio
Camorra Gioco illegale, commercio di beni contraffatti

PoloniaModifica

[74]

’Ndrangheta Traffico di droga, in contatto con gruppi serbo-montenegrini
Camorra Riciclaggio, traffico di sigarette
Camorra Produzione di droghe sintetiche

PortogalloModifica

[75]

Camorra Vendita di capi d'abbigliamento contraffatti
’Ndrangheta Spaccio di stupefacenti, riciclaggio

Regno UnitoModifica

[76]

Camorra Riciclaggio
Sacra corona unita Gioco illegale, riciclaggio
’Ndrangheta Riciclaggio
Criminalità albanese Traffico di stupefacenti

Repubblica CecaModifica

[77]

Criminalità vietnamita Produzione e traffico di droghe sintetiche e cannabis illegale, traffico di esseri umani
Triadi cinesi Traffico di droga e di esseri umani
Camorra Riciclaggio

RomaniaModifica

[78]

Cosa nostra Riciclaggio, infiltrazione nell'economia lecita
Camorra Traffico di sigarette, riciclaggio

RussiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Organizatsya.

Comunemente identificata come Organizatsya operava principalmente in Russia, ma si è espansa anche in Europa (soprattutto dell'est) e negli Stati Uniti d'America. In Italia è abbastanza diffusa in Emilia-Romagna. Le attività sono molto diversificate, con coinvolgimento anche nel traffico di organi.[79]

SerbiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Naša Stvar.

La Naša Stvar in origini era dedita soprattutto al traffico di sigarette e al contrabbando in generale,[80] successivamente ha esteso la sua attività al traffico d'armi, traffico di droga, racket della prostituzione e gioco d'azzardo.

SlovacchiaModifica

[81]

Cosa nostra Traffico di armi
Cosa nostra Produzione di droghe sintetiche

SpagnaModifica

[82]

Cosa nostra Traffico di droga, gioco d’azzardo, riciclaggio, in particolare nel settore turistico-alberghiero
Camorra Traffico di droga, contrabbando di sigarette, riciclaggio
’Ndrangheta Traffico di droga, riciclaggio
Criminalità albanese Traffico di droga
Mafia russa Traffico di droga, riciclaggio
Cartelli colombiani Traffico di droga

Stati Uniti d'AmericaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cosa nostra statunitense e Mano Nera (estorsione).

Nel paese non vi è una mafia autoctona, però operano molte organizzazioni criminali di altri paesi del mondo; essenzialmente formate da immigrati, come ad esempio i cartelli messicani, cosa nostra statunitense, la mafia irlandese, la Yakuza, la Triade e kosher nostra.

SveziaModifica

[83]

Gang di motociclisti Estorsioni, droga, traffico d'armi, infiltrazione nell'economia lecita
Criminalità vietnamita Traffico di droga

TurchiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mafia turca.

L'attività di rilievo internazionale della mafia turca riguarda per lo più il traffico di droga ed in particolare di eroina.

UngheriaModifica

[84]

Camorra Riciclaggio
Cosa nostra Riciclaggio
Criminalità albanese Traffico di cannabis illegale

NoteModifica

  1. ^ Maurizio Catino, La mafia come fenomeno organizzativo, Quaderni di Sociologia [Online], 14 | 1997, online dal 30 novembre 2015, consultato il 30 septembre 2020. URL: http://journals.openedition.org/qds/1533; DOI: https://doi.org/10.4000/qds.1533
  2. ^ Francesco Benigno,La mala setta.Alle origini di mafia e camorra. 1859-1878, 2015, Torino, Einaudi
  3. ^ a b c màfia in Vocabolario - Treccani, su treccani.it. URL consultato il 17 aprile 2022.
  4. ^ Mafia: Definizione e significato di mafia - Dizionario italiano - Corriere.it, su dizionari.corriere.it. URL consultato il 17 aprile 2022.
  5. ^ Ricerca | Garzanti Linguistica, su garzantilinguistica.it. URL consultato il 17 aprile 2022.
  6. ^ mafia: significato e definizione - Dizionari, su mafia: significato e definizione - Dizionari - La Repubblica. URL consultato il 17 aprile 2022.
  7. ^ "A te prima, barone! che hai fatto nerbare la gente dai tuoi campieri!" (dalla novella Libertà di Giovanni Verga).
  8. ^ Michele Pantaleone, Mafia e politica: 1943-1962, Torino, Einaudi, 1962.
  9. ^ Michele Pantaleone, Mafia e politica: 1943-1962, Torino, Einaudi, 1962.
  10. ^ Mafia, Enciclopedia Italiana, Treccani, 1993
  11. ^ Salvatore Scarpino, Storia della mafia, Piccola biblioteca di base, ed. Fenice 2000, 1994, pag. 17.
  12. ^ Salvatore Scarpino, op. cit.
  13. ^ Significative le figure ben documentate e descritte da Alessandro Manzoni nel romanzo storico I Promessi Sposi: Don Rodrigo e l'Innominato.
  14. ^ Industria e borghesia il j'accuse di un'inchiesta - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 10 agosto 2022.
  15. ^ Walter Minestrini, Saperbene 11, Ricerche - Tre secoli di viaggi, scoperte e invenzioni: Dalla Rivoluzione Francese ai giorni nostri, DeAgostini, 1994, pag. 134
  16. ^ mafia nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato l'8 agosto 2022.
  17. ^ Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, in collaborazione con Marcelle Padovani, Milano, Rizzoli, 1991.
  18. ^ Salvatore Scarpino, op. cit. pag. 15.
  19. ^ Pugnali e rivolte così nacque la strategia della tensione - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 7 agosto 2022.
  20. ^ Legge 20 1865, n. 2248, articolo 105
  21. ^ Giuseppe Carlo Marino, Storia della Mafia, 2ª ed., Roma, Newton e Compton, 2012.
  22. ^ a b c d G. C. Marino, opera citata.
  23. ^ Diego Gambetta, The Sicilian Mafia: the business of private protection, Harvard University Press, 1996, p. 136.
  24. ^ Claudio Lo Monaco, A proposito della etimologia di mafia e mafioso, in LN, Livorno 1990, 1-8.
  25. ^ Santi Correnti, Breve storia della Sicilia, Newton & Compton, 1998.
  26. ^ Pasquale Natella, La parola "Mafia", Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).
  27. ^ S. Correnti, opera citata.
  28. ^ Vincenzo Mortillaro, Nuovo Dizionario Siciliano-Italiano (3ª edizione), Palermo, Lao, 1876, p. 648.
  29. ^ D. Novacco, Considerazioni sulla fortuna del termine "mafia", in "Belfagor", 1959, n. 14.
  30. ^ Tuttavia le considerazioni di Novacco appaiono poste fuori da una considerazione cronologica corretta, giacché nell'anno in cui egli vorrebbe il filo autonomistico antiunitario e in particolare antisabaudo i siciliani erano usciti da poco tempo dai moti del 1848 e dalla breve vita dello Stato indipendente di Sicilia tra il 1848 e il 1849. A seguito del bombardamento della città di Messina, fatto che vide l'adozione del soprannome di "re Bomba" a Ferdinando II, nei siciliani si instillò un sentimento di rancore nei confronti della dinastia borbonica, che semmai agevolò le simpatie nei confronti del progetto unitario sabaudo, considerata la grande affluenza nell'esercito garibaldino di giovani isolani. Le spinte autonomistiche antisabaude appaiono più propriamente posteriori alla conquista del Mezzogiorno da parte delle truppe garibaldine e in particolare solo a seguito del 1866, a partire dalla cosiddetta rivolta del sette e mezzo.
  31. ^ G. C. Marino, opera citata.
  32. ^ ora ripubblicato con il titolo La storia della mafia
  33. ^ Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897, il quale si sofferma sulla missione segreta di Mazzini in Sicilia avvenuta l'anno prima (1860) dell'Unità d'Italia,
  34. ^ G. Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia Giannini, Napoli, 1962, pp. 203–204.
  35. ^ «Una leggenda romantica sostiene che il termine MAFIA si tratti di una sigla nata nel tardo tredicesimo secolo nel corso dell'insurrezione contro le forze francesi degli Angioini a Palermo. Una donna siciliana morì nel tentativo di opporsi a uno stupro da parte di un soldato francese e per vendicarsi il fidanzato sgozzò l'aggressore. L'episodio immaginario si suppone abbia portato alla creazione di uno slogan acronimico formato dalle iniziali di ogni parola: "Morte Alla Francia Italia Anela". La rivolta del 1282 contro l'occupazione dell'esercito francese ebbe il nome di Vespri siciliani, perché il segnale della resistenza furono i rintocchi delle campane della chiesa per la funzione della sera"»; in Selwyn Raab, Le famiglie di Cosa Nostra. La nascita, il declino e la resurrezione della più potente organizzazione criminale americana, Newton Compton, 2009. Tuttavia è evidente come vengano mescolate ampiamente diverse leggende, come quella di Gammazita a cui pare ispirato l'Autore per la vicenda dell'aggressione, episodio spesso arricchitosi di dettagli, tra cui la presenza di donna Macalda quale mandante del soldato francese e che ha ispirato anche il celebre dipinto di Hayez. L'autore ricorda anche che «nel 1860 Giuseppe Garibaldi sbarcò in Sicilia con un migliaio di combattenti, detti "Camicie Rosse" per la divisa che li caratterizzava. Aiutato dal sostegno popolare degli isolani, Garibaldi sconfisse senza difficoltà le truppe del re delle due Sicilie. Tra i ribelli che si unirono alle truppe di Garibaldi e si unirono al suo appello per la giustizia sociale vi furono anche circa duemila rozzi agricoltori giunti dalla campagna, i quali per sopravvivere alternavano il lavoro dei campi al banditismo, rifugiandosi nelle caverne. A simbolizzare il rispetto con cui venivano considerati questi coloni a mezzo servizio e briganti a tempo perso furono glorificati da Garibaldi come le sue "Squadre della mafia"».[Cosa si ipotizza in questo aneddoto per origine del termine?]
  36. ^ Maurizio Catino, Le organizzazioni mafiose. La mano visibile dell'impresa criminale., 2020, il Mulino, Bologna, ISBN 978 88 15 28595 9
  37. ^ Mafie Unite d'Europa - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 24 marzo 2018.
  38. ^ Fenomenologia del crimine organizzato transnazionale: La mafia Albanese, su carabinieri.it. URL consultato il 4 novembre 2020.
  39. ^ Austria - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 24 marzo 2018.
  40. ^ Belgio - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 24 marzo 2018.
  41. ^ a b L'eroina pronta a invadere l'Europa, su Inchieste - la Repubblica. URL consultato il 18 luglio 2020.
  42. ^ a b L'analisi. La «mafia delle carceri» adesso punta all'Europa, su avvenire.it, 2 aprile 2017. URL consultato il 30 luglio 2020.
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  45. ^ Fentanyl, il nuovo business dei narcos, su Panorama, 12 giugno 2019. URL consultato il 14 agosto 2020.
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BibliografiaModifica

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  • Claudio Lo Monaco, A proposito della etimologia di mafia e mafioso, in LN, Livorno, 1990.
  • Domenico Novacco, Considerazioni sulla fortuna del termine "mafia", in "Belfagor", 1959, n. 14.
  • Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897.
  • Giuseppe Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia, Giannini, Napoli, 1962.
  • Pasquale Natella, La parola "Mafia", Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).
  • Selwyn Raab, Five Families: The Rise, Decline, and Resurgence of America's Most Powerful Mafia Empires, New York, St.Martin Press, 2005, 2009, traduzione dall'inglese Maria Grazia Bianchi Oddera "Le famiglie di Cosa Nostra", Newton Compton editori s.r.l Roma.
  • Leonardo Sciascia, La storia della mafia, Barion Milano 2013, ISBN 978-88-6759-001-8 contenente l'articolo apparso nel 1972 sulla rivista Storia Illustrata.
  • Giuseppe Carlo Marino, Storia della Mafia, Roma, Newton e Compton, 2012.
  • Gaetano Falzone, Storia della Mafia, Rubbettino, 2019

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