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Crociata aragonese

Crociata aragonese
parte delle Crociate e delle Guerre del Vespro
Setge-girona-1285.jpg
Affresco del Castello di Cardona che illustra un episodio dell'Assedio di Girona del 1285; oggi conservato al Museu Nacional d'Art de Catalunya
Data1284-1285
LuogoPrincipato di Catalogna
EsitoVittoria aragonese
Schieramenti
Comandanti
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La Crociata aragonese o Crociata d'Aragona, parte della più grande Guerra dei Vespri, venne dichiarata da papa Martino IV contro il re d'Aragona, Pietro III il Grande, nel 1284 e proseguì sino al 1285. Per la recente conquista della Sicilia da parte di Pietro, il papa aveva dichiarato una crociata contro di lui ed ufficialmente lo aveva deposto come sovrano dal momento che la Sicilia era un feudo papale: il nonno di Pietro, Pietro II, aveva infatti ceduto tale feudo alla Santa Sede. Martino concesse l'Aragona a Carlo, conte di Valois, figlio del re di Francia Filippo III e nipote di Pietro III, in caso di riuscita dell'impresa.

La crociata causò ben presto lo scoppio di una guerra civile con l'Aragona dal momento che il fratello di Pietro, re Giacomo II di Maiorca, si unì in battaglia ai francesi. Giacomo aveva ereditato anche la Contea di Rossiglione e che si trovava tra i domini francesi e quelli aragonesi. Pietro a suo tempo si era opposto a che tale eredità andasse a suo fratello minore e di conseguenza tra i due era sorta una notevole rivalità.

Il figlio primogenito di Pietro, il futuro Alfonso III, venne incaricato della difesa dei confini con la Navarra, governata all'epoca dal figlio di Filippo III, Filippo il Bello. Sebbene Pietro temesse un'invasione su vasta scala dalla Navarra, vi furono solo dei raid oltre il confine. Il re navarrese si limitò ad appoggiare le armate di suo padre.[1]

Nel 1284, le prime armate francesi al comando di Filippo e di Carlo entrarono nel Rossiglione. Esse includevano 16.000 cavalieri, 17.000 arcieri e 100.000 fanti, oltre a 100 navi nei porti francesi meridionali. Pur godendo del supporto di Giacomo, la popolazione locale insorse contro di loro. La città di Elne venne valentemente difesa dal cosiddetto Bâtard de Roussillon (Bastardo del Roussillon), figlio illegittimo di Nuño Sánchez, ultimo conte di Rossiglione (1212–1242). Le sue difese ad ogni modo vennero sopraffatte e la cattedrale cittadina venne messa a ferro e fuoco malgrado la presenza dei legati papali, mentre la popolazione venne massacrata, tutti ad eccezione del Bâtard. Questi riuscì a negoziare la sua resa ed accompagnò le forze nemiche come prigioniero.

Nel 1285, Filippo il Temerario si portò su Girona nel tentativo di assediarla. La resistenza fu forte, ma la città alla fine venne presa. Carlo venne qui incoronato, ma senza una corona vera e propria. Il 28 aprile, il cardinale Jean Cholet pose il proprio cappello sulla testa del conte. Per questo Carlo venne soprannominato roi du chapeau ("re del cappello").

I francesi ben presto conobbero una fortuna avversa per mano dell'ammiraglio di Pietro III, Ruggero di Lauria. La flotta francese venne sconfitta e distrutta nella Battaglia di Les Formigues. Lo stesso accampamento francese venne colpito duramente da un'epidemia di dissenteria virale. Filippo stesso ne fu afflitto. L'erede al trono francese, Filippo di Navarra, aprì i negoziati con Pietro perché la famiglia reale ottenesse un salvacondotto di libero passaggio attraverso i Pirenei, ma le truppe non ottennero tale privilegio e vennero decimate nella Battaglia del Col de Panissars. Il re di Francia stesso morì a Perpignan, capitale di Giacomo di Maiorca, e venne sepolto a Narbona. Peter non gli sopravvisse a lungo.

Lo storico H. J. Chaytor ha descritto la Crociata aragonese come "la più ingiusta, non necessaria e calamitosa impresa mai portata avanti da un monarca capetingio". W. C. Jordan incolpò di tale fallimento l'opposizione dell'interferenza papale nella politica francese. Dopo la crociata, ad ogni modo, le perdite per la Francia furono leggere mentre Maiorca ne uscì devastata anche sotto l'aspetto politico. Alfonso III annetté poi Maiorca, Ibiza e Minorca negli anni successivi. Nel 1295, il Trattato di Anagni restituì le isole a Giacomo ed il Trattato di Tarascona del 1291 ufficialmente restaurò l'Aragona ad Alfonso, togliendo anche il bando indetto dalla chiesa.

NoteModifica

  1. ^ Antonio Zaldívar, "Emphasizing Royal Orders Using the Romance Languages: An Example of Strategic Codeswitching in the Crown of Aragon's Thirteenth-century Royal Chancery", in Yuen-Gen Liang e Jarbel Rodriguez (eds.), Authority and Spectacle in Medieval and Early Modern Europe: Essays in Honor of Teofilo F. Ruiz (Routledge, 2017), pp. 73–83, at 76.

BibliografiaModifica

  • Thomas N. Bisson, The Medieval Crown of Aragon: A Short History, Oxford, Clarendon, 1986.
  • Henry J. Chaytor, A History of Aragon and Catalonia, London, Methuen, 1933.
  • Stefano Maria Cingolani, El comte Ponç Hug V i la invasió francesa de 1285, in Mot so razo, vol. 8, 2009, pp. 27–40.
  • William C. Jordan, Europe in the High Middle Ages, London, Viking, 2003.
  • Félix Pasquier, Cession définitive du Val d'Aran à l'Aragon, in Revue de Comminges, vol. 7, 1892, pp. 101–13.
  • Steven Runciman, The Sicilian Vespers: A History of the Mediterranean World in the Later Thirteenth Century, Cambridge, Cambridge University Press, 1958.
  • Joseph R. Strayer, The Crusade against Aragon, in Speculum, vol. 28, nº 1, 1953, pp. 102–13.
  • Joseph R. Strayer, The Political Crusades of the Thirteenth Century (PDF), in R. L. Wolff e H. W. Hazard (a cura di), The Later Crusades, 1189–1311, A History of the Crusades, Volume, II, Madison, WI, University of Wisconsin Press, 1969, pp. 343–75.
  • Joseph R. Strayer, The Reign of Philip the Fair, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1980.