Cucina sino-islamica

La cucina sino-islamica (淸眞菜S, Qīngzhēn càiP, letteralmente "cucina halāl", in lingua dungana: Чыңжән цаы, o 回族菜S, Huízú càiP, letteralmente "cucina del popolo hui", in lingua dungana: Ҳуэйзў цаы) è la cucina degli hui (musulmani cinesi etnici) e di altri popoli musulmani che vivono in Cina, come i bonan, i dongxiang, i salar e gli uiguri, nonché i dungani dell'Asia centrale.

Storia e diffusioneModifica

 
Un'insegna di una macelleria halal a Hankou, 1934-1935 circa

La cucina sino-islamica risale a più di 1000 anni fa, quando durante la dinastia Tang venne introdotto l'Islam dalle popolazioni arabe che viaggiavano lungo la via della seta. Questi, stabilendosi nelle regioni nord-orientali del Paese, furono gli antenati degli hui.[1]

La cucina islamica della Cina settentrionale fonde elementi della cucina mediorientale con quella della cucina pechinese,[1] dalla quale trae tutti i metodi di cottura, differenziandosi solo nei prodotti a causa delle restrizioni religiose. Di conseguenza, la cucina sino-islamica settentrionale è spesso considerata parte della cucina casalinga pechinese, sebbene sia poco diffusa nei ristoranti della costa orientale.[2]

Durante la dinastia Yuan, le macellazioni halal e kosher furono bandite dagli imperatori mongoli, a cominciare da Gengis Khan che impose ai musulmani e agli ebrei di macellare i loro animali secondo il metodo mongolo.[3][4]

Tradizionalmente c'è una distinzione tra la cucina sino-islamica settentrionale e quella meridionale, nonostante in entrambe le regioni si utilizzi sia l'agnello sia il montone. Se la cucina sino-islamica settentrionale fa molto affidamento sulla carne di manzo, a sud vengono maggiormente consumati piatti a base di anatra, oca, gamberetti o frutti di mare.[5]

Nella maggior parte delle principali città orientali della Cina vi sono diversi ristoranti islamici o halal, tipicamente gestiti da migranti provenienti dall'area occidentale del paese, come ad esempio gli uiguri,[2] e decorati con motivi islamici come immagini di tappeti e scritte arabe.

Anche altre minoranze etniche musulmane come i bonan, i dongxiang, i salar e i musulmani tibetani possiedono la propria cucina.[6]

Molti musulmani cinesi hui che si sono trasferiti dallo Yunnan in Birmania, conosciuti come panthays,[7] gestiscono ristoranti e bancarelle che servono piatti sino-islamici. In Thailandia essi sono noti come chin haw.[8]

 
Ristorante di cucina dungana a Biškek, in Kirghizistan

In Asia centrale è diffusa la cucina dungana,[9] che prevede l'uso delle bacchette[10] e che ricorda la cucina cinese nordoccidentale.[11][12]

Piatti principaliModifica

 
Zuppa di lāmiàn con manzo
  • I lamian (拉麪T, 拉面S, lāmiànP, letteralmente "tagliatelle tirate", in dungano: Ламян)[9] sono delle tagliatelle fatte a mano, solitamente servite in una zuppa di manzo o montone (湯麪, даңмян, tāngmiàn), sebbene a volte vengano saltate in padella (炒麪, Чаомян, chǎomiàn), e accompagnate da una salsa a base di pomodoro. L'impasto dei lamian viene allungato a mano ripetutamente per produrre un'unica tagliatella molto lunga.[13]
  • La zuppa di tagliatelle con manzo (牛肉麵T, 牛肉面S, niúròu miànP, letteralmente "zuppa di manzo") è un piatto composto da manzo cotto in umido, brodo di manzo, verdure e spaghetti di grano. Esiste in varie forme in tutta l'Asia orientale e sud-orientale e nacque dagli hui durante la dinastia Tang.[6]
  • Il chuanr (串 儿S, chuànrP, letteralmente "kebab", in dungano: Чўанр) è un piatto originario dello Xinjiang (新疆). Questo tipo di carne è alla base degli spiedini di agnello noti come yang rou chuan.[6]
  • Il suan cai (酸菜S, suān càiP, letteralmente "verdura acida") è un tradizionale piatto di verdure fermentate, simile al kimchi coreano e ai crauti tedeschi, a base di cavolo cinese in salamoia. Sebbene non sia esclusivo della cucina sino-islamica, esso viene ampiamente inserito nelle zuppe di lamian nelle regioni a maggioranza musulmana.
  • Il nang (S, nángP, in dungano: Нәң) è un tipo di pane azzimo rotondo condito con sesamo, simile al naan dell'Asia centrale e meridionale.[14]

NoteModifica

  1. ^ a b Halal Food in China, su chinahighlights.com, 18 marzo 2021.
  2. ^ a b Beijing Halal, su chinaheritagequarterly.org.
  3. ^ Michael Dillon, China's Muslim Hui community: migration, settlement and sects, Richmond, Curzon Press, 1999, p. 24, ISBN 0-7007-1026-4.
  4. ^ Johan Elverskog, Buddhism and Islam on the Silk Road, illustrated, University of Pennsylvania Press, 2010, p. 228, ISBN 978-0-8122-4237-9.
    «halal chinggis khan siete nostri schiavi.»
  5. ^ A Brief Introduction to Chinese Islamic Food, su seriouseats.com, 19 febbraio 2013.
  6. ^ a b c A Brief Introduction to Muslim Chinese Food, su vice.com, 25 aprile 2017.
  7. ^ Scott, J. George, GUBSS, 1,, Rangoon Government Printing, 1900, p. 607.
  8. ^ Thailand’s Chinese "Hill Tribe", su cpamedia.com.
  9. ^ a b David Trilling, Kyrgyzstan Eats: A Dungan Feast in Naryn, in EURASIANET.org, 20 aprile 2010.
  10. ^ Barbara A. West, An Ethnohistorical dictionary of the Russian and Soviet empiresJames Stuart Olson, Nicholas Charles Pappas, Greenwood Publishing Group, 1994, p. 204, ISBN 0-313-27497-5.
  11. ^ Svetlana Rimsky-Korsakoff Dyer, Soviet Dungan kolkhozes in the Kirghiz SSR and the Kazakh SSR, Faculty of Asian Studies, ANU, 1979, p. 62, ISBN 0-909879-11-7.
  12. ^ Ḥevrah ha-Mizraḥit ha-Yiśreʾelit, Asian and African studies, Volume 16, Jerusalem Academic Press., 1983, p. 338.
  13. ^ Silvano Serventi e Sabban, Francoise, Pasta: The story of a universal food, traduzione di Shugaar, Antony, New York, Columbia University Press, 2000, p. 337, ISBN 978-0-231-12442-3.
  14. ^ X – Xinjiang Nang Bing – A-Z Flat Breads Around The World, su gayathriscookspot.com.

Voci correlateModifica

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