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Di qua dal Paradiso

romanzo scritto da Francis Scott Fitzgerald
Di qua dal Paradiso
Titolo originaleThis Side of Paradise
This Side of Paradise dust jacket.jpg
AutoreFrancis Scott Fitzgerald
1ª ed. originale1920
1ª ed. italiana1952
Genereromanzo
Sottogenereautobiografico
Lingua originaleinglese
AmbientazioneNew York, tra il 1911 e il 1920
ProtagonistiAmory Blaine
AntagonistiRosalind
Altri personaggiIsabella, Clara, Burne Holiday, Thomas Parke, Father Darcy

Di qua dal Paradiso (This Side of Paradise) è il primo romanzo dello scrittore americano Francis Scott Fitzgerald. Largamente autobiografico, fu pubblicato nel 1920 a New York divenendo un cult-book per generazioni di lettori; secondo il critico letterario Edmund Wilson, il libro cerca di «scoprire un significato della vita». Rappresentando la vita dei laureandi di Princeton, che sfilano vestiti di flanella bianca, gli studenti pettinati con la scriminatura in mezzo e i capelli lisciati con l'acqua, i loro giochi erotici, Fitzgerald canta la più caduca di tutte le realtà: la giovinezza, i suoi momenti indimenticabili e inafferrabilmente fuggevoli, della generazione emersa dopo la Grande Guerra. Il libro è dunque un'anticipazione dei temi della gioventù che sarebbero riemersi poi nei successivi scritti dell'autore, a cominciare da Belli e dannati, che costituisce una sorta di continuazione del primo romanzo.

TramaModifica

Amory Blaine è un giovane nato nel 1896, lo stesso anno di Fitzgerald, ricco e affascinante che appartiene ad una famiglia irlandese cattolica della media borghesia.

La storia è quella della formazione del giovane che, fin da quando è adolescente, è ben cosciente della sua intelligenza, del suo fascino e del suo egoismo. Il giovane è competitivo e si impegna per ottenere il successo sociale leggendo poesie, discutendo di politica, di religione e di storia. Si innamora diverse volte con la convinzione che ogni volta debba essere "per l'eternità".
Frequenta la prestigiosa Università di Princeton ma la sua è un'esperienza deludente. Alla fine dei due anni trascorsi all'università, dopo l'illusione di un amore eterno con Isabelle, iniziano gli insuccessi scolastici, le ristrettezze economiche e altre delusioni d'amore, come quella per Clara, Rosalind ed Eleanor, tutte donne belle ed emancipate, che presto lo abbandonano lasciandolo a confrontarsi con sé stesso per comprendere il perché del fallimento dei suoi sogni.
Allo scoppio della prima guerra mondiale Amory viene inviato al fronte e quando ritorna a Princeton egli si rende conto che la sua giovinezza è terminata con la perdita delle illusioni e con tutti i suoi sogni infranti.
E se gli dei sono morti egli almeno conosce se stesso e malgrado tutto egli sembra accettare l'idea che l'uomo debba continuare a lottare per conoscere almeno se stesso.

Nell'explicit del romanzo l'autore scrive

«Vi era una nuova generazione che lanciava le antiche grida...destinata a finir per uscire in quello sporco tumulto grigio per seguire l'amore e l'orgoglio; una nuova generazione dedita più della prima alla paura della povertà e all'adorazione del successo; cresciuta per accorgersi che tutti gli dei erano morti, tutte le guerre combattute, tutte le fedi umane scosse...Non c'era Dio nel suo cuore, lo sapeva, le sue idee erano ancora in tumulto, c'era sempre il dolore del ricordo; il rimpianto per la gioventù...perduta, eppure...non avrebbe saputo dire perché la battaglia valeva la pena di essere combattuta...Tese le braccia al cielo cristallino, splendente. "Conosco me stesso" esclamò "ma nient'altro»

Analisi dell'operaModifica

Nel 1918, in una lettera[1] all'amico Edmund Wilson, Fitzgerald aveva confidato i suoi sogni su un romanzo che stava scrivendo

«Se Scribner's lo accetta mi sveglierò una mattina e scoprirò che le debuttanti mi hanno reso famoso in una notte. Credo che nessun altro avrebbe potuto scrivere in modo così penetrante la storia dei giovani della nostra generazione.»

e infatti due anni dopo i suoi sogni divennero realtà quando, all'uscita del libro, tanti giovani statunitensi si rispecchiarono nel protagonista e condivisero con l'autore le sue sensazioni contribuendo a rendere il romanzo un vero best seller.

Il romanzo, pur avendo molte imperfezioni, rimane il documento significativo di un'epoca e la prima rivelazione di un grande e genuino talento.

La trama non consiste in una storia vera e propria ma in un insieme di episodi scritti sotto forma di autobiografia e di reportage storico-sociale.

Gli spunti autobiograficiModifica

Frequenti sono nel romanzo gli spunti autobiografici. Nel personaggio di Amory, Fitzgerald proietta se stesso e le proprie esperienze anche se il giovane autore ha cercato di anteporre alla necessità autobiografica il bisogno di dare al suo personaggio uno sviluppo psicologico seguendo lo schema di molti scrittori statunitensi dell'epoca, come i melvilliani Benito Cereno e Billy Budd o Mark Twain di Huckleberry Finn oltre a prendere come modello il Joyce del romanzo Ritratto dell'artista da giovane oltre che quello dello scrittore inglese Compton Mackenzie in Sinister Street.

E se Amory rappresenta lo stesso Fitzgerald, Rosalind è la rappresentazione di Zelda, la spregiudicata Isabella ritrae Ginevra King, primo amore dello scrittore, la vedova Clara è Cecilia Taylor, una cugina di Fitzgerald, Burne Holiday incarna Henry Strater uno studente del secondo anno a Princeton, Thomas Parke D'Invilliers ritrae John Peale Bishop ch diventerà un famoso critico letterario, Father Darcy è indubbiamente padre Fay, colui che esercitò tanta influenza sul giovane Scott.

I personaggiModifica

Le figure di donna descritte nel romanzo, da Isabelle a Rosalind o a Eleanor si assomigliano e corrispondono tutte all'ideale femminile dell'autore. Splendide, costose diciannovenni, esse sono le flapper del momento. All'autore non interessa tanto coglierne i risvolti psicologici perché il suo scopo non è tanto quello di studiarne i sentimenti, l'interiorità e le sfumature, quanto quello di mettere in evidenza l'atmosfera di un'epoca e di una certa società con il suo linguaggio, le sue convenzioni e i suoi atteggiamenti.

Lo stileModifica

Scritto in una prosa limpida e lineare il romanzo non possiede una vera struttura unitaria ma è costruito da un insieme di versi, prosa, tecnica epistolare, dialoghi stringati sorretti da un tono deciso e vivace che indicano già il segno di un talento sicuro.

I temiModifica

I temi sono quelli che ritorneranno nelle opere più mature: il tema del denaro, della fanciulla desiderabile e impossibile da conquistare, il contrasto tra il sogno e la disillusione.

Edizioni italianeModifica

  • Di qua dal Paradiso, Introduzione e traduzione di Fernanda Pivano, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1952. - Milano, Garzanti, 1988;
  • Al di qua del Paradiso, traduzione di Pier Francesco Paolini, Introduzione di Giancarlo Buzzi, Roma, Newton Compton, 1996.
  • Di qua dal Paradiso, traduzione di e postfazione di Veronica Raimo, Prefazione di Sara Antonelli, Roma, Minimum fax, 2011.

NoteModifica

  1. ^ The letters of Francis Scott Fitzgerald, a cura di A. Turnbull, New York, Scribner's, 1963, p. 343

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Approfondimento 1, su mondolibri.it (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2007).
  • Approfondimento 2, su minimumfax.it (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
Controllo di autoritàVIAF (EN184682139 · LCCN (ENn80096310 · GND (DE4220363-6 · BNF (FRcb11972853k (data) · WorldCat Identities (ENn80-096310
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