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Di questo (in russo: Про это?) è un poema scritto da Vladimir Vladimirovič Majakovskij tra il dicembre del 1922 e il febbraio del 1923, pubblicato per la prima volta nel marzo del 1923 sul primo numero della rivista “Fronte di Sinistra delle Arti”, fondata e diretta dallo stesso Majakovskij. Nell’autobiografia Io stesso del 1922 troviamo queste parole a proposito del poema: «Progettato: sull’amore. Un poema colossale. Lo finisco l’anno prossimo».

Le varie stesure del poemaModifica

Per comporre il poema Majakovskij si ritirò nel suo studio in via Lubjanskij per due mesi senza avere contatti, nemmeno telefonici con Lilja Brik. Esistono tre manoscritti del poema, quello più importante ossia il secondo porta la data dell'11 febbraio 1923. La terza stesura, con poche revisioni rispetto alla seconda riporta infatti la medesima data.

La tramaModifica

Il poema appare come un concatenarsi di situazioni che diventano sempre più intricate fino alla fine dove l’effusione lirica si carica d’immagini, presagi, desideri e situazioni facendo quasi scomparire la trama. L’argomento del poema viene introdotto nella prima sezione, «questo tema arriva, / ordina: / -verità- / Questo tema arriva, / comanda / -bellezza-», ma non completamente svelato: «Il nome / di questo / tema è: / ……!». Inizia quindi lo svolgersi vero e proprio del poema: un dialogo telefonico con l’amata scatena una profonda gelosia che trasforma il poeta in orso. Sconsolato, Majakovskij piange a tal punto da trovarsi a navigare sul fiume delle sue stesse lacrime che lo porta di fronte «all’uomo di sette anni fa» ossia il protagonista del poema L’uomo, scritto nel 1918, che, legato ad un enorme ponte, invano lo prega di liberarlo. Approdato sulla terra ferma passa per diversi ambienti piccolo-borghesi alla ricerca di qualcuno che possa aiutarlo a liberare l’uomo del ponte. Giunto a casa scopre che nemmeno i suoi famigliari sono disposti a seguirlo nell’impresa. Così, in un susseguirsi di delusioni e sconfitte, il poeta gridando versi s’imbarca su un’arca-astronave per navigare nell’universo. Nella parte finale Majakovskij invoca il chimico del trentesimo secolo e lo implora di resuscitarlo: «non ho vissuto sino in fondo la mia vita terrena, / sulla terra / non ho avuto tutto il mio amore».

I temiModifica

Sono molti i temi toccati da Majakovskij nel poema, primo fra tutti il vivere quotidiano, «quel vivere in cui niente cambia, che si manifesta oggi come il nostro peggior nemico e che fa di noi dei filistei» [Io stesso Majakovskij]; l’immobilità del vivere quotidiano, presente per tutto il corso del poema, prende il sopravvento nella parte centrale: «Ma io a loro, / a questo domestico squittio di voci: / - e allora?! / Barattare l’amore per il tè?»; accompagnato dalle paure del fallimento della rivoluzione: «Ottobre ha tuonato / giudice / ferreo. / Voi / sotto la sua ala dalle piume di fuoco. / vi siete piazzati, / a sistemare le porcellane». L’orso-Majakovskij si accorge con tristezza di come l’amore sia vissuto con poca intensità e passione a causa della piatta vita quotidiana che dilaga al tempo della Nep. Lo stile di vita piccolo-borghese sta piano piano distruggendo lo slancio della rivoluzione e i sentimenti umani.

BibliografiaModifica

Di questo. A lei e a me, edito da Passigli poesia a cura di Anna Omodei Zorini, 2009.