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Sepino
Sede vescovile titolare
Dioecesis Saepina
Chiesa latina
Sede titolare di Sepino
Il foro di Saepinum
Arcivescovo titolare Gabriele Giordano Caccia
Istituita gennaio 2009
Stato Italia
Regione Molise
Diocesi soppressa di Sepino
Eretta circa V secolo
Soppressa circa VI secolo
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche

La diocesi di Sepino (in latino: Dioecesis Saepina) è una sede soppressa e sede vescovile titolare della Chiesa cattolica.

StoriaModifica

Saepinum, in Molise, a pochi chilometri dall'odierno comune di Sepino, fu un'antica sede vescovile, attestata agli inizi del VI secolo. Una comunità cristiana, e forse la stessa diocesi, è già documentata da una lettera di papa Leone I del 459. Allo stato attuale, gli scavi archeologici non hanno messo in evidenza alcuna struttura cristiana nell'antico centro abitativo. Risalgono solo all'XI secolo le prime menzioni del monastero di Santa Maria, identificato con i resti visibili lungo il margine est del cardo, e della chiesa Sancte Marie extra ipsum urbem dipendente dallo stesso monastero.[1]

Della diocesi si conosce il nome di un solo vescovo, Proculeiano, episcopus ecclesiae Saepinatis, che figura tra i vescovi che presero parte ai concili celebrati a Roma nei primi anni di pontificato di papa Simmaco. Il suo nome appare negli atti dei concili del 23 ottobre e del 6 novembre, che lo storico tedesco Theodor Mommsen assegna rispettivamente agli anni 501 e 502.[2] Nel concilio del 23 ottobre, convocato dal re Teodorico e che riabilitò definitivamente papa Simmaco, Proculeiano sottoscrisse al 59º posto gli atti tra Giovanni di Rimini e Candido di Tivoli.[3] Nel concilio del 6 novembre, convocato da Simmaco e durante il quale furono prese misure per salvaguardare i beni della Chiesa e proibire la loro alienazione, Proculeiano figura al 30º posto nella lista delle sottoscrizioni, tra Fortunato di Foligno e Fortunato di Anagni.[4]

Di questa diocesi non si conosce più nulla, soppressa probabilmente durante l'invasione dei Longobardi. Il suo territorio entrò in seguito a far parte di quello della diocesi di Boiano.

Dal 2009 Sepino è annoverata tra le sedi vescovili titolari della Chiesa cattolica; l'attuale arcivescovo, titolo personale, titolare è Gabriele Giordano Caccia, nunzio apostolico nelle Filippine.

Cronotassi dei vescoviModifica

  • Proculeiano † (menzionato nel 501 e nel 502)

Cronotassi dei vescovi titolariModifica

  • Gabriele Giordano Caccia, dal 16 luglio 2009

NoteModifica

  1. ^ Maurizio Matteini Chiari, La cristianizzazione di Sepino, in Saepinum (Altilia). Introduzione, nnº 59-61 dell'edizione online.
  2. ^ Theodor Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae. A. CCCCXCVIIII DI DII, in Monumenta Germaniae Historica, Auctorum antiquissimorum, XII, Berlino 1894, pp. 393-455.
    A causa di una intrinseca contraddizione delle fonti storiche, resta a tutt'oggi irrisolta la questione della datazione corretta di questi due concili. Infatti, la diversa interpretazione delle fonti ha portato gli storici a datare in modo diverso i concili del 23 ottobre e del 6 novembre. A titolo di esempio si segnalano le seguenti interpretazioni: Etienne Amann ha assegnato entrambi i concili al 501 (v. Symmaque, in «Dictionnaire de Théologie Catholique», XIV/1, Parigi 1939, coll. 2984-2990); Giovanni Battista Picotti invece li ritiene celebrati nel 502 (I sinodi romani nello scisma laurenziano, in «Studi Storici in onore di Gioacchino Volpe», Firenze 1958, pp. 743-786); della stessa opinione di Picotti i Pietri nella loro Prosopographie de l'Italie chrétienne; l'ultimo studio in merito inverte invece gli anni dei due concili, assegnando il concilio del 6 novembre al 501 e quello del 23 ottobre, chiamato sinodo palmare, al 502 (Eckhard Wirbelauer, Zwei Päpste in Rom. Der Konflikt zwischen Laurentius und Symmachus (498–514), (Quellen und Forschungen zur antiken Welt; 16), München 1993. Teresa Sardella, Società, chiesa e stato nell'età di Teoderico: papa Simmaco e lo scisma laurenziano, Soveria Mannelli-Messina 1996).
    Altri concili sono assegnati all'epoca di papa Simmaco, specialmente nel 503 e nel 504 (Giovanni Domenico Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, vol. VIII, Firenze 1762, coll. 295-316), entrambi comunemente ritenuti dei falsi (Pier V. Aimone, Le falsificazioni simmachiane, in Apollinaris 68 (1995), pp. 205-220).
  3. ^ Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae, p. 436.
  4. ^ Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae, p. 453.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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