Una sede titolare è una sede episcopale che ha cessato di essere un territorio definito sotto il governato ecclesiastico di un vescovo e che continua ad essere assegnata a un vescovo al quale però non si conferisce alcuna giurisdizione sul territorio che una volta era della sede.[1]

Le sedi episcopali affidate a un vescovo con giurisdizione su un territorio definito sono chiamate sedi residenziali per distinguerle dalle sedi titolari.[2][3][4]

Le sedi episcopali titolari sono state tutte in passato sedi residenziali.

Indice

StoriaModifica

Mentre per le sedi latine, in regioni conquistate a partire del XII secolo dall'Impero turco, la Santa Sede continuava per qualche tempo a nominare vescovi che non potevano recarsi alle diocesi assegnate loro e governarle,[1] il canonista Prospero Fagnani Boni (1588 – 1678) afferma che la nomina di vescovi di sedi meramente titolari ha avuto origine solo al tempo del Concilio Lateranense V (1512 – 1517), come concessione a favore unicamente dei cardinali.[5] Fra i decreti di tale concilio ecumenico si trova infatti la rinnovata proibizione (motivata dal desiderio di proteggere la dignità episcopale) di provvedere alle sedi episcopali prive dei necessari beni temporali e senza popolo cristiano, ma si prevedono eccezioni per causa giusta approvata in concistoro.[6] Il papa Pio V ha poi esteso il privilegio a quelle sedi dove era consuetudine avere vescovi ausiliari e l'usanza si estese poi più ampiamente.[5]

Per designare i vescovi di tali sedi, per vari secoli si usava l'espressione in partibus infidelium (nelle regioni degli infedeli, cioè dei musulmani), spesso abbreviata come in partibus. Questa espressione è stata abrogata dalla Congregazione di Propaganda Fide con lettera del 3 marzo 1882. "Abolita del tutto questa formula, la Congregazione suggerì di sostituirla o con il nome della sede titolare, più la regione dove si trova la sede (per es., Archiepiscopus Corinthius in Achaia), o col solo nome della sede (per es., Archiep. Corinthius), o infine con l'appellativo semplice di "titolare" (per es., Archiep. titularis, e relativamente Ecclesia titularis)".[7] Il motivo dell'abrogazione pare che sia stato la protesta dei governanti di stati cristiani che nel XIX secolo avevano ottenuto l'indipendenza dall'Impero turco e non volevano essere designati come regioni degli infedeli.[8]

Nella lettera In suprema del 10 giugno 1882, il papa Leone XIII personalmente adopera la nuova terminologia "vescovi titolari".[9] Da allora, tutte le sedi che prima venivano chiamate sedi in partibus infidelium sono ufficialmente denominate sedi titolari.

I volumi del Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, editi tra il 1840 ed il 1861, davano notizie sulle singole sedi titolari, chiamate allora sedi in partibus infidelium. I primi tentativi di presentare un elenco di tali sedi datano dal 1850 circa. Nel 1851 la pubblicazione annuale della Santa Sede che doveva nel 1861 assumere il nome Annuario Pontificio cominciò a pubblicare una lista di tali sedi senza pretendere completezza: indicava infatti solo quelle effettivamente in uso da parte della Curia Romana, così che nell'elenco di un determinato anno alcuni nomi potevano sparire per poi riapparire qualche anno dopo.[8]

Nel 1933 la Sacra Congregazione Consistoriale pubblicò l’Index sedium titularium archiepiscopalium et episcopalium. Tale elenco, la cui compilazione era stata affidata dal cardinale prefetto Raffaele Carlo Rossi al religioso assunzionista Siméon Vailhé (1873-1960), enumera 1712 sedi.[10][11] Delle sedi incluse alcune, per esempio quelle di Alba Marittima e di Ossero, avrebbero difficilmente potuto essere classificate come in partibus infidelium.

Da allora l’Annuario Pontificio fa precedere il suo elenco delle sedi titolari con l'indicazione che esso è compilato secondo tale Index del 1933 "con gli aggiornamenti successivi". L'edizione 1964 informa che le sedi titolari erano allora 1734, un aumento di solo 22 in tre decenni.[12] L'edizione 1969 registra un forte aumento, in cinque anni, di 114 sedi per un totale di 1848,[13] a motivo dell'aggiunta di sedi quali quella italiana di Acquaviva. Nell'edizione 1971 appaiono per la prima volta sedi titolari irlandesi quali Cluain Iraird e il totale raggiunge la quota di 1956, un aumento di 108 in un biennio.[14] Nell'edizione 1998 si aggiungono sedi nordamericane quali Oregon City e il totale è di 2042, 86 di più rispetto alla situazione del 1971.[15] Le edizioni del 2012[16] e del 2013[17] danno 2085 come totale; fra le 43 sedi aggiunte dopo il 1998 c'è quella tanzaniana di Rutabo.

Assegnazione di una sede titolareModifica

Una sede titolare viene assegnata a:

Inoltre in passato si assegnavano sedi titolari anche a:

  • i vescovi residenziali dimissionari, fino al 1970;[19] con la pubblicazione del nuovo Codice di diritto canonico nel 1983, a questi vescovi è assegnato il titolo di vescovo emerito della diocesi a cui hanno rinunciato[20];
  • i vescovi coadiutori, fino al 1976;[21] a questi prelati è assegnato il titolo della sede di cui sono destinati a diventare vescovi per diritto di successione;[22]
  • i vescovi prelati delle prelature territoriali, fino al 1977;[23] oggi a loro è assegnato il titolo di "vescovo prelato" della prelatura a cui sono nominati;
  • gli ordinari militari, fino al 1997;[24] a questi vescovi è assegnato il titolo di "Arcivescovo ordinario militare per..." con l'aggiunta del Paese dove esercitano l'ufficio.

CuriositàModifica

Il 13 gennaio 1994, Jacques Gaillot, che rifiutava di dimettersi dalla carica di vescovo diocesano di Évreux e di diventare così vescovo emerito di Évreux, è stato trasferito alla sede titolare di Partenia. Allora egli ha deciso di creare nell'Internet la diocesi "virtuale" di Partenia, allo scopo di diffondere le sue idee.[25][26]

Prima della Rivoluzione francese i vescovi titolari di Betlemme, proprietari di un possedimento in Francia, avevano per concessione del re Carlo VI di Francia gli stessi diritti nel suo regno che avevano i vescovi delle sedi residenziali.

Elenchi delle sedi titolari riconosciute dalla Chiesa cattolicaModifica

NoteModifica

  1. ^ a b "Titular see" in New Catholic Encyclopedia, edizione 2003.
  2. ^ L'Attività della Santa Sede (Tipografia poliglotta vaticana 2008), passim
  3. ^ Revue de droit canonique (Université des sciences humaines, 1995), p. 419
  4. ^ John Hardon, Catholic Dictionary
  5. ^ a b Auguste Boudhinon, "In Partibus Infidelium" in Catholic Encyclopedia (New York 1910)
  6. ^ "Et cum constitutione in concilio Viennensi edita quae incipit in plerisque ut pontificiae dignitatis honor servaretur statutum fuerit ne ecclesiis cathedralibus bonis temporalibus sine quibus spiritualia diu esse non possunt privatis ac clero et populo christiano carentibus de aliquibus personis praesertim religiosis provideretur constitutionem ipsam innovamus illam que inviolabiliter observari debere volumus atque mandamus nisi aliqua iusta causa in consistorio nostro secreto approbanda aliter duxerimus faciendum" (Concilium Lateranense V: documenta).
  7. ^ Enciclopedia italiana (1933), voce "In partibus infidelium"
  8. ^ a b Owen B. Corrigan, "Titular sees of the American Hierarchy" in The Catholic Historical Review, vol. 6, n. 3 (ottobre 1920), pp. 322–330.
  9. ^ Acta Sanctae Sedis, 1881, p. 535; cfr. René Metz, "Une innovation dans le statut des évêques démissionaires?" in Revue des sciences religieuses 1967, vol. 41, n. 4, p. 351, e John P. Beal, A New Commentary on the Code of Canon Law, p. 513
  10. ^ Siméon (Matthieu) VAILHE - 1873-1960
  11. ^ WorldCat, "Index sedium titularium archiepiscopalium et episcopalium"
  12. ^ Annuario Pontificio 1964, p. 1405.
  13. ^ Annuario Pontificio 1969, p. 1286
  14. ^ Annuario Pontificio 1971, p. 1277
  15. ^ Annuario Pontificio 1998, p. 1163
  16. ^ Annuario Pontificio 2012, p. 1143
  17. ^ Annuario Pontificio 2013, p. 1141
  18. ^ Al 2017 solo l'ordinario armeno dell'Europa orientale è un vescovo titolare.
  19. ^ Congregazione per i vescovi, Comunicazione sul titolo dei Vescovi "officio renuntiantibus" del 7 novembre 1970, in Communicationes 19 (1978), p. 18.
  20. ^ CIC, can. 402, §1.
  21. ^ Congregazione per i vescovi, Comunicazione sul titolo dei Vescovi Coadiutori del 31 agosto 1976, in Communicationes 9 (1977), p. 223.
  22. ^ Carlos José Errázuriz Mackenna, Corso fondamentale sul diritto nella Chiesa. Introduzione. I soggetti ecclesiali di diritto, Giuffrè Editore, 2009, vol. 1, p. 439 ISBN 9788814145896
  23. ^ Congregazione per i vescovi, Comunicazione sul titolo dei Prelati (nullius) del 17 ottobre 1977, in Communicationes 9 (1977), p. 224.
  24. ^ Congregazione per i vescovi, Comunicazione sul titolo degli Ordinari militari del 20 novembre 1997, in Pastoralis Militum Cura 2 (1997), p. 3.
  25. ^ Fabrizio Vecoli, La religione ai tempi del web, Gius.Laterza & Figli Spa 2013 ISBN 978-88-5810714-0
  26. ^ Sito web Partenia

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica