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RecensioneModifica

Sposto qui il paragrafo più smaccatamente "recensorio" della voce. --Paginazero - Ø 12:08, 2 lug 2007 (CEST)

Dal punto di vista della sceneggiatura e dello sviluppo narrativo, la pellicola sembra terminare nella prima parte le aspettative e le spinte propulsive che si erano andate accumulando nelle prime scene; il film si arena palesemente nella seconda parte quando trovano eccessivo spazio nel racconto sentimentalismi spiccioli, cospicue incertezze irrisolte e ingenui luoghi comuni che quasi testimoniano una conoscenza contradittoria da parte dell´autore del contesto umano trattato. Inspiegabilmente alcuni elementi che avevano arricchito sostanziosamente la prima parte della pellicola, scompaiono, si dileguano nella seconda, come ingenuamente dimenticati dalla voglia di dire dell'autore, dalla foga di raccontare il misto di insicurezza ed attrazione dei protagonisti circondati dalla umanità nuova e pulsante che abita la casa. È il caso ad esempio del quadro, il dipinto che dà il titolo al film e che sembrerebbe essere opera personale del regista, ispiratosi forse ad un schizzo omonimo di Magritte. Esso scompare totalmente una volta espletata la sua funzione. Indubbiamente il quadro sostiene tutta la tensione della prima parte, si carica del mistero e delle domande che circondano la vita della protagonista ed il titolo del dipinto a sua volta, nel suo quasi ossimoro, nasconde in filigrana la visione del film, la visione di un gruppo di emarginati, di ignoranti che nella loro specificità e nella loro irregolarità, riescono a infondere magia ad una esistenza che per i piú rimane solo dramma.

Alcuni critici severi parlano, forse malevolmente, di melodramma decoroso ma è indubbio che il film riesce egualmente a proporre sentimenti e visioni anche se il rigore della prima parte non viene confermato nella seconda. Il regista, in alcune interviste rilasciate sull'onda del successo riscosso, parla di autobiograficitá di molti riferimenti, soprattutto quelli che coinvolgono la famiglia e il modello alternativo di famiglia allargata che nella pellicola viene proposto, ecco che allora le superficialità conclusive potrebbero spiegarsi con la foga eccessiva che coglie a volte chi vuole narrare, raccontare una universalità vissuta, mediante un linguaggio cinematografico non sufficientemente strutturato.

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