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Dialogi de Repub. Venetorum, 1631 (Milano, Fondazione Mansutti).

Donato Giannotti (Firenze, 27 novembre 1492Roma, 27 dicembre 1573) è stato uno scrittore e politico italiano.

Indice

BiografiaModifica

Come molti autori a lui contemporanei, si preoccupò di analizzare le diverse forme di Stato. In particolare, egli si soffermò sullo studio della repubblica. Fu avversario dei Medici per ragioni soprattutto legate alla sua visione politica, che individuava in una forma mista repubblica il miglior tipo di governo possibile[1].

Insegnò poetica, retorica e cultura greca a Pisa fino al 1525, poi si trasferì in Veneto dove risiedette per due anni.

Rientrò a Firenze dopo la terza cacciata dei Medici successiva al sacco di Roma (1527), e ottenne l'incarico di segretario dei Dieci, ma la fine della repubblica lo costrinse nuovamente all'esilio, durante il quale si dedicò alla letteratura. Dopo un periodo di travagliate peregrinazioni (tra Comeana presso Prato, Bibbiena, Bologna, ecc.), entrò al servizio del cardinale Niccolò Ridolfi, al quale aveva donato un busto di Bruto di Michelangelo, allusivo all'uccisione del duca Alessandro de' Medici da parte del cugino Lorenzino. In quel periodo visse al seguito del cardinale tra la villa di Bagnaia e il Veneto. In seguito alla morte di quest'ultimo fu al servizio del cardinale francese François de Tournon, risiedendo per lo più a Roma. Scomparso anche questo protettore nel 1562 si stabilì a Venezia in una casa di sua proprietà. Ormai anziano, nel 1571, si trasferì di nuovo a Roma, dove ottenne un incarico alla corte di Pio V che però non poté sbrigare perché ormai malato.

Tra i suoi lavori, quello che riscosse maggior successo fu il dialogo Della Repubblica de' Viniziani', edito nel 1540, anche se i più importanti scritti si dimostrarono i quattro volumi Della Repubblica Fiorentina, terminati nel 1538. Il terzo volume illustra il pensiero politico del Giannotti, esso si basa sulla definizione del miglior sistema politico possibile, che risulta essere quello misto, in cui il Consiglio Grande è di natura democratica, il Senato è di tipo aristocratico, il principe è di natura monarchica. Il modello a cui si ispira è soprattutto quello veneziano, oltre ad evidenziare una forte tendenza del Giannotti alla libertà, alla predilezione per il Savonarola e per alcuni argomenti del Machiavelli.[2]

Fu anche autore di poesie e commedie, tra le quali spicca Il Vecchio Amoroso, incentrato sulla rivalità amorosa fra padre e figlio.

In tutte le sue opere, Giannotti si dimostrò un autore di buona cultura letteraria, ben padrone della lezione dei classici, e caratterizzato dalla dimostrazione di equilibrio di animo e di pensiero.[2]

OpereModifica

  • Della Repubblica de' Viniziani (1526-1533)
  • Della Repubblica Fiorentina (1531)
  • Discorso delle cose d'Italia al santissimo padre e nostro signore papa Paolo III (1535)
  • Il Vecchio Amoroso (1531-1536)

NoteModifica

  1. ^ Scheda biografica
  2. ^ a b "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, vol.5 pag.241

BibliografiaModifica

  • Donato Giannotti, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • Fondazione Mansutti, Quaderni di sicurtà. Documenti di storia dell'assicurazione, a cura di M. Bonomelli, schede bibliografiche di C. Di Battista, note critiche di F. Mansutti. Milano: Electa, 2011, pp. 168-169
  • Alois Riklin, Division of Power avant la lettre: Donato Giannotti (1534), in: History of Political Thought Vol. XXIX, 2/2008, S. 257-272.

Altri progettiModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN17261161 · ISNI (EN0000 0001 1021 8116 · LCCN (ENn79093027 · GND (DE118975358 · BNF (FRcb12155997j (data) · CERL cnp01879876