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La Donna di Isdal (in norvegese:Isdalskvinnen) è una donna trovata morta e mai identificata nella Valle Isdalen a Bergen, in Norvegia, il 29 novembre 1970. Considerato uno dei più grandi misteri della Norvegia, il caso è stato al centro di intense speculazioni e teorie per molti anni.[1]

StoriaModifica

La scopertaModifica

 
La Valle Isdalen, dove la donna fu ritrovata.

Il pomeriggio del 29 novembre 1970, un uomo e le sue due figlie erano impegnati in un'escursione alle pendici della parete nord del Monte Ulriken, in una zona conosciuta come Valle Isdalen. Durante l'escursione, si imbatterono nel corpo di una donna parzialmente carbonizzata, nascosto tra alcune rocce, in una zona conosciuta come "Valle della Morte". Il 5 febbraio 1971 alla donna mai identificata fu data sepoltura in una tomba senza nome.

Le indaginiModifica

Accanto al cadavere furono ritrovate dodici pillole di Fenobarbital (il nome del prodotto era Fenemal), un pranzo al sacco, una bottiglia vuota di liquore St. Hallvards, due bottiglie di plastica che emanavano odore di benzina e un cucchiaio di argento con un monogramma inciso parzialmente rimosso.[2] Gli investigatori ritrovarono inoltre un passaporto bruciato.[3] L'autopsia concluse che la donna era morta per avvelenamento di Fenemal e di monossido di carbonio. Le analisi del sangue mostrarono che aveva ingerito almeno 50 pillole per dormire. La faccia era stata bruciata ed era irriconoscibile. Il collo aveva diverse ferite, probabilmente da taglio, e le impronte digitali erano state rimosse. I suoi denti indicavano che fosse stata dal dentista o in Estremo Oriente, o in Europa Centrale/ Europa Meridionale, o in Sudamerica.[4][5]

Un identikit basato sulle descrizioni dei testimoni e sull'analisi del corpo, fu pubblicato sui giornali norvegesi e circolò in molti paesi grazie all'INTERPOL. Furono ritrovate due borse appartenenti alla donna in una stazione dei treni NSB a Bergen. All'interno di una delle due borse, la polizia ritrovò 500 marchi tedeschi. Tra le altre cose, furono ritrovati dei vestiti (tutti con le etichette rimosse), la prescrizione di una crema (sia il nome del dottore sia la data erano stati cancellati), 130 corone norvegesi, cucchiaini d'argento simili a quello ritrovato accanto al cadavere, impronte parziali su un paio di occhiali[6] e alcuni appunti su un diario. La polizia in seguito concluse che gli appunti erano date e luoghi, in codice, che la donna aveva visitato. Fu inoltre ritrovato un vestito insolito, che portò la polizia a concludere che la donna avesse uno stile in un certo modo provocante.[non chiaro]

In una delle borse, la polizia trovò una foto scattata da un fotografo italiano; quando la polizia lo interrogò, disse che la foto l'aveva regalata lui alla donna all'Hotel Alexandra a Loen; raccontò inoltre che avevano cenato insieme. Il fotografo disse inoltre che la donna gli aveva rivelato di provenire da un piccolo paese a nord di Johannesburg, in Sudafrica, e che aveva sei mesi per visitare i luoghi più belli della Norvegia. Sfortunatamente, questo filone investigativo non portò da nessuna parte.

La polizia apprese che la donna aveva attraversato Europa e Norvegia con almeno 8 passaporti falsi. Alla fine, concluse che la donna doveva essersi suicidata. Nel 2016, un profilo DNA è stato ricavato dai denti della donna[7] e sia il DNA che l'analisi della scrittura suggerirono un'origine europea, forse francese. Nel 2017, ulteriori analisi isotopiche dei denti hanno portato a concludere che la donna aveva passato l'infanzia nell'Europa dell'est o centrale, ma che aveva trascorso l'adolescenza in un luogo più a ovest.[8]

La descrizione dei testimoni e l'itinerarioModifica

 
Il cimitero di Møllendal , dove la "Donna di Isdal" è sepolta.

Le persone che avevano incontrato la donna dissero che indossava una parrucca e che parlava francese, tedesco, inglese e olandese. Aveva soggiornato in diversi hotel di Bergen e aveva ripetutamente cambiato camera dopo il check in.[9] Aveva raccontato allo staff dell'hotel che era una venditrice in viaggio e che collezionava antichità. In diversi posti, aveva ordinato la stessa cosa, porridge con latte. Un testimone raccontò di aver udito la donna dire a un uomo in hotel, "Ich komme bald" (tedesco per: "Arrivo presto").

L'ultimo hotel in cui soggiornò fu l'Hotel Hordaheimen (stanza n. 407, dal 19 al 23 novembre). Lo staff disse alla polizia che era di bell'aspetto e alta all'incirca un metro e 65, con fianchi larghi e occhi piccoli. Sembrava avere tra i 30 e i 40 anni. Un altro ospite dell'hotel raccontò che fumasse sigarette South State (una marca norvegese); lo staff aveva notato come fosse molto guardinga. Il 23 novembre, giorno in cui lasciò l'hotel, pagò il conto in contanti e richiese un taxi.

Cosa le successe da allora al 29 novembre, giorno della scoperta del corpo, non è mai stato scoperto.

Nel 2005, un residente di Bergen che aveva 26 anni nel 1970 disse a un giornale locale che dopo aver visto la sua immagine circolare, aveva sospettato che la donna fosse quella che incontrò 5 giorni prima che il corpo fosse ritrovato, mentre faceva un'escursione a Fløyen. Era vestita normalmente, più per la città che per la montagna, e si trovava con due uomini che indossavano un giaccone e avevano un aspetto "del sud". Sembrava volesse dire qualcosa ma gli uomini glielo impedirono. Andò dalla polizia a raccontarlo, ma gli fu detto di dimenticare il fatto.[10]

Nel 2016, l'NRK incaricò l'artista americano Stephen Missal di creare sei ricostruzioni alternativi che furono mostrati ai testimoni che la avevano incontrata.[11]

NoteModifica

Voci correlateModifica