Edipodia

Edipodia
Titolo originaleΟἰδιπόδεια
AutoreCinetone di Sparta?
PeriodoVIII-VII secolo a.C.?
Generepoema epico
Lingua originalegreco antico
SerieCiclo Tebano

L'Edipodia (Οἰδιπόδεια) è un poema epico perduto del Ciclo tebano, parte del Ciclo epico, di cui oggi restano appena tre frammenti e una breve notizia. Il poema era lungo circa 6 600 versi e attribuito dagli antichi a Cinetone di Sparta, poeta che secondo Eusebio di Cesarea fiorì nel 764-763 a.C.[1]

Raccontava la storia di Edipo e la sfinge, secondo una versione del mito alternativa rispetto a quella più nota. Secondo il poema, il matrimonio tra Edipo e la madre Giocasta era stato senza figli, e questi ultimi erano nati da una precedente relazione di Edipo con Eurigania, figlia di Iperfate.[2]

Un piccolo cenno allo stile di Cinetone di Sparta è presente nell'opera Sugli oracoli della Pizia (De Pythiae oraculis) di Plutarco, dove si afferma che Cinetone di Sparta "aggiunse agli oracoli uno stile pomposo e drammatico non necessario".[3]

NoteModifica

  1. ^ Eusebio di Cesarea, Chronicon, Olimpiade 4.1; West, pp. 39, 251-253.
  2. ^ Pausania, Periegesi della Grecia, 9.5.10-11; West, pp. 39-41.
  3. ^ Plutarco, Sugli oracoli della Pizia, 407b; West, p. 251.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica