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Enzo Grossi

militare italiano

BiografiaModifica

 
Enzo Grossi ricevuto a palazzo Venezia

Sommergibilista della Regia Marina, durante la seconda guerra mondiale con il grado di capitano di corvetta comandò il sommergibile Medusa[1] e poi il Barbarigo. Con quest'ultimo egli sostenne d'aver attaccato e distrutto una corazzata statunitense della classe Maryland il 20 maggio 1942, mentre il 6 ottobre dello stesso anno sostenne di aver attaccato e affondato una corazzata della classe Mississippi. Per questi affondamenti venne promosso e decorato con due medaglie d'oro al valor militare dal governo italiano e insignito della Croce di Ferro di prima classe e della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro dal governo tedesco.

Dal 2 dicembre 1942 comandò con il grado di capitano di Vascello la base Atlantica di BETASOM a Bordeaux. Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana, assumendo il comando della 1ª Divisione Atlantica Fucilieri di Marina della Marina Nazionale Repubblicana.

Il dopoguerra e le commissioni d'inchiestaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Agostino Barbarigo (sommergibile 1938).

Nel dopoguerra fu cancellato dai ruoli della Marina per collaborazionismo con perdita del grado, e riparò in Argentina, mentre entrambe le azioni di affondamento con il Barbarigo, che gli avevano valso prestigiosi riconoscimenti militari divennero oggetto di due commissioni di inchiesta da parte della Marina Militare italiana, avviate nel 1948 e nel 1962.

 
Il sommergibile Barbarigo

La prima commissione d’inchiesta della Marina terminò le indagini nel 1950 accusando di fatto Grossi di essere un millantatore, stante l'assenza di conferme fattuali e tecniche della distruzione di qualsiasi genere di naviglio militare, e pertanto nel 1952 con Decreto del Presidente della Repubblica furono revocate sia le due decorazioni a lui concesse sia le promozioni conseguentemente ottenute, degradandolo ed estromettendolo dai ruoli[2].

Enzo Grossi in aperta polemica con tali conclusioni e con la relativa ricostruzione dei fatti scrisse nel 1955 una lettera al Capo dello Stato, affermando tra l'altro: «Tutti sanno, che in entrambe le occasioni, attaccai, silurai e affondai in superficie, ciò significa che oltre a me, almeno altre sei persone videro i siluri colpire i bersagli e udirono gli scoppi che ne seguirono. Vi concedo l'allucinazione collettiva, ma gli scoppi furono sentiti anche dall'interno dello scafo.»[3]. L'affermazione, in essa contenuta, che "Il capo dello Stato annulla i decreti reali senza una reale motivazione. All'anima della democrazia!" gli costò una condanna in contumacia a 5 mesi e 10 giorni di reclusione[4].

Lo scrittore e polemista Antonino Trizzino nel 1953 pubblicò il libro Navi e poltrone, avente come soggetto episodi e comportamenti della Regia Marina durante l'ultimo conflitto, che sollevò grande scalpore nell'opinione pubblica, in cui trattava anche del caso di Enzo Grossi: ritenendo estremamente severo il giudizio della commissione d'inchiesta[5], nel libro egli faceva notare alcuni errori significativi (per esempio lo scambio di orari e date degli affondamenti ignorando i diversi fusi orari)[6], insinuando il sospetto che la commissione avesse deciso in base a preconcetti politici (Grossi aveva aderito alla RSI) ed accusando alcuni ammiragli, presenti anche tra i membri della commissione (Franco Maugeri, Gino Pavesi e Priamo Leonardi)[6], di simpatie ed intelligenza con il nemico antecedentemente l'armistizio dell'8 settembre 1943 (il che gli valse un processo per diffamazione da parte degli interessati e della stessa marina militare).

Nel 1962 venne ordinata una seconda commissione composta dal presidente ammiraglio Nicola Murzi e dai membri contrammiraglio Luigi Longanesi Cattani e capitano di vascello Paolo Pollina[7]. Tale inchiesta approfondì le ricerche anche presso gli archivi alleati, correggendo alcune imprecisioni sostenute nel corso della prima inchiesta, arrivando al riconoscimento della buona fede di Grossi (senza tuttavia reintegrarlo nei ruoli) ma appurando che vennero effettivamente condotti due attacchi, ma non a corazzate, ma alla corvetta Petunia[8] e all'incrociatore Milwaukee, senza che nessuna di esse venisse affondata[9]: la revoca delle medaglie venne pertanto confermata e con essa le conseguenti azioni attuate.

OpereModifica

  • Dal Barbarigo a Dongo, Due Delfini, Roma, 1959 (ristampato da Aurora edizioni, 2001)

OnorificenzeModifica

Onorificenze italianeModifica

  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di sommergibile, avvistato un quadrimotore nemico che dirigeva all'attacco dell'unità, sceglieva ed eseguiva la più adatta manovra difensiva e controffensiva e col fuoco della mitragliera personalmente abbatteva l'aereo nemico. Esempio di prontezza, calma, decisione e sprezzo del pericolo.»
— Mediterraneo Centrale, 24 settembre 1940
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Al comando di un sommergibile, nel corso di un lungo periodo di attività ha effettuato numerose missioni condotte con tenace spirito combattivo e con dedizione assoluta al sentimento patrio. Nei rischi e nei pericoli è stato sempre esemplare per coraggio e perizia professionale.»
— Mar Mediterraneo, giugno 1940-giugno 1941
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di sommergibile di altissimo spirito combattivo e di ferrea volontà. ha effettuato dure e lunghe missioni contro il traffico nemico, superando con perizia e per virtù d'animo ogni difficoltà e sfidando ogni pericolo con esemplare coraggio.»
— Oceano Atlantico, giugno 1941-giugno 1942
  Croce di Guerra al Valor Militare
«Ufficiale superiore osservatore, comandante di sommergibile, durante la permanenza della sua unità in una base, sede del reparto R.M.L., per assenza di ufficiali osservatori, si offriva volontario per compiere missioni di guerra su idrovolanti incaricati della scorta antisommergibile a convogli e ad unità di superficie della Regia Marina.»
— 1942

Onorificenze estereModifica

  Cavaliere dell'Ordine della Croce di Ferro (Germania)
— 7 ottobre 1942[10]
  Croce di Ferro di I classe (Germania)
— 11 settembre 1942[10]
  Croce di Ferro di II classe (Germania)
— [10]

NoteModifica

  1. ^ Archivio Fondazione Cipriani., su fondazionecipriani.it.
  2. ^ Giorgerini 2002, p. 535-543.
  3. ^ La verità su Enzo Grossi e il “Barbarigo” a cinquant'anni dalla morte, A. Trizzino, Sopra di noi l'Oceano, Longanesi
  4. ^ Archivio Fondazione Cipriani, su fondazionecipriani.it.
  5. ^ Non era un caso raro da parte italiana l'"errore" di identificazione e la segnalazione di un affondamento e ironicamente gli inglesi sottolinearono che secondo i bollettini italiani la loro flotta da guerra era stata affondata per intero più volte.
  6. ^ a b Antonino Trizzino, Settembre nero, Longanesi, Milano, 1956.
  7. ^ Giorgerini 2002, p. 539.
  8. ^ HMS PETUNIA (K 79) - Flower-class Corvette, su NAVAL-HISTORY.NET.
    «October 5th 1942 - Came under attack by Italian submarine BARBARIGO during escort of inward bound convoy to Freetown with an Escort Sloop and two Corvettes. The submarine was driven off by the sustained depth charge response from the escorts.».
  9. ^ Rapidi e invisibili affondarono i sommergibili
  10. ^ a b c ww2awards.com.

BibliografiaModifica

  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Milano, A. Mondadori Editore, 2002.
  • Antonio Trizzino, Navi e poltrone, Milano, Longanesi & C. Editore, 1953.
  • Antonio Trizzino, Settembre nero, Milano, Longanesi & C. Editore, 1956.
  • Antonio Trizzino, Sopra di noi l'Oceano, Milano, Longanesi & C. Editore.

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