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I Fabriciaco (talvolta anche Fabriciazio, Fabriciaci o Fabricii) furono una famiglia patrizia veneziana, annoverata fra le cosiddette Case Nuove.

StoriaModifica

La tradizione vuole che i Fabriciaco fossero originari di Altino o dalla Marca trevigiana[1].

È ignoto il periodo del loro trasferimento nell'area della Lagune veneta, ma nel 742 un certo Giovanni Fabriciaco, proveniente da Heraclia (odierna Eraclea), fu il quarto magister militum ad essere chiamato nell'amministrazione della Venetia dopo l'assassinio del doge Orso Ipato. A causa del suo feroce governo, tuttavia, il Fabriciaco fu deposto dal popolo, che, secondo l'uso bizantino, lo esiliò dopo averlo rapato a zero e abbacinato.

La famiglia Fabriciaco, una volta trasferitasi stabilmente a Venezia, praticò l'attività mercantile con grande profitto, «e per loro buon portamento furono fatti del Consiglio»[1]. Anche la data d'ingresso nel corpo patrizio è ignota, benché abbia dovuto verificarsi, probabilmente, prima della serrata del 1297: una fonte settecentesca riporta come possibile anno d'aggregazione il 1232[1]. Ciò che è certo, è che questo casato si estinse poco tempo dopo la serrata, forse nell'anno 1303[1][2], in un certo Luigi (attestato anche con i nomi di Leonardo e Alessandro) Fabriciaco, Ufficiale alla Camera del Canevo[3].

Membri illustriModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d Dizionario storico-portatile di tutte le venete patrizie famiglie, Venezia, Giuseppe Bettinelli, 1780, p. 68.
  2. ^ (PDF) Dorit Raines, Cooptazione, aggregazione e presenza al Maggior Consiglio: le case del patriziato veneziano, 1297-1797 (PDF), in Storia di Venezia, I, 2003, p. 64. URL consultato il 30 aprile 2012.
  3. ^ La stessa fonte settecentesca sopracitata riporta a sua volta una seconda fonte antica, la quale attesterebbe l'estinzione della casa dei Fabriciaco nel 1373, alla morte di un certo Alvise, anch'egli Ufficiale al Canevo: confrontando le due date e considerando che il nome Alvise è la venetizzazione dell'italiano Luigi, è presumibile che la data del 1373 sia un semplice errore di trascrizione nelle fonti, e che dunque quella del 1303 sia da considerarsi come la più attendibile (tra l'altro confermata anche da studi moderni).