Felice Ippolito

geologo e ingegnere italiano
Felice Ippolito
Felice Ippolito.jpg
Felice Ippolito nel 1963

Europarlamentare
Durata mandato 1979 –
1989
Legislature I, II
Gruppo
parlamentare
Comunista

Segretario generale del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari
Durata mandato 1952 –
1964

Dati generali
Partito politico Partito Radicale (1956-1963)
Titolo di studio laurea in ingegneria civile
Università Università Federico II di Napoli
Professione docente

Felice Ippolito (Napoli, 16 novembre 1915Roma, 24 aprile 1997) è stato un geologo e ingegnere italiano, importante promotore dello sviluppo dell'industria nucleare italiana negli anni sessanta.

Felice Ippolito nel 1984 circa

BiografiaModifica

Figlio di Girolamo Ippolito, si laureò nel 1938 in ingegneria civile indirizzando poi la sua carriera verso la geologia. Nel 1948 ottenne la libera docenza e nel 1950 la cattedra di Geologia Applicata presso l'Università di Napoli. Il suo interesse per l'impiego dell'energia nucleare a fini civili derivò dalla sua attività come geologo nella ricerca di uranio.

Nel 1952 era Segretario generale del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari, divenuto poi Comitato nazionale per l'energia nucleare (C.N.E.N.) nel 1960. Il Comitato da lui amministrato non aveva personalità giuridica e non era per questo in grado di gestire risorse economiche. Nonostante questo Ippolito fu in grado di attuare diversi progetti di sviluppo del settore nucleare, tra cui le centrali di Latina, del Garigliano e di Trino Vercellese. L'Italia è in quel periodo il terzo paese al mondo per produzione di energia dal nucleare[1] e disponeva di competenze e know-how molto avanzate. Ippolito mira a rendere la nazione indipendente dal punto di vista energetico.[2]

I suoi detrattori tuttavia hanno mosso pesanti critiche sulla sua gestione del C.N.E.N., anche al di là della questione delle irregolarità amministrative: innanzitutto riguardo alla sua ascesa alla direzione del Comitato; quindi riguardo alla sua gestione definita personalistica, con l'instaurazione di un apparato burocratico elefantiaco volto alla deresponsabilizzazione e del suo approccio al problema della politica nucleare nazionale, considerato irrazionale. La conseguenza sarebbe stata - a detta di tali critici - la deriva e quindi il naufragio della politica nucleare in Italia, con un grosso costo per il bilancio nazionale e l'asservimento scientifico e tecnologico agli Stati Uniti e ad altre nazioni europee, considerati più cauti nelle progettazioni e più oculati nell'utilizzo dei fondi statali[3].

Nel dicembre 1955 contribuì alla fondazione del Partito Radicale di Leopoldo Piccardi, Mario Pannunzio, Nicolò Carandini e altri esponenti della sinistra liberale legati all'ambiente della rivista Il Mondo.

Arresto e condannaModifica

Nell'agosto del 1963 indiscrezioni giornalistiche sollevarono dubbi sulla correttezza dell'operato di Ippolito all'amministrazione del comitato. Tutto parte da una serie di articoli a firma dell'onorevole Giuseppe Saragat, che attaccava direttamente la gestione del C.N.E.N. Nei mesi seguenti venne avviata una indagine ministeriale e si occupa della questione Giovanni Leone, che anni dopo diventò Presidente della repubblica. Il 3 marzo 1964 Ippolito fu arrestato per presunte irregolarità amministrative del CNEN. In particolare, gli vennero contestati i reati di falso continuato in atti pubblici, peculato continuato e aggravato, interesse privato in atti d'ufficio, abuso d'ufficio[4].

Ne seguì un processo discusso, molto sentito dall'opinione pubblica e dalla stampa, che culminò con la condanna di Ippolito a 11 anni di carcere.

L'Italia e il mondo politico erano divisi. I fatti contestati erano dubbi e di modesta entità, mentre la condanna fu pesantissima, e alcuni ritengono che la vicenda giudiziaria sia stata una cospirazione per togliere di mezzo Ippolito e stroncare la nascente industria nucleare italiana in favore della potente filiera petrolifera, oppure una rivalsa delle baronie elettriche che avevano subito la nazionalizzazione[5]

Inoltre i primi dubbi sollevati nell'agosto del 1963 dal leader socialdemocratico Giuseppe Saragat vennero rilanciati dalla stampa di destra legata a gruppi industriali - quali l'Edison - che avevano perso il monopolio della produzione di energia elettrica a seguito della nazionalizzazione e della creazione dell'Enel, di cui Ippolito era stato un fervente promotore. Si parlò anche di un clima intimidatorio verso i testimoni della difesa.[senza fonte]

Dopo la graziaModifica

Dopo avere trascorso due anni di prigione, e quando ormai gli restavano pochi mesi da scontare[5], Ippolito ricevette la grazia dallo stesso Saragat, nel frattempo divenuto Presidente della Repubblica, mentre i programmi nucleari furono sensibilmente ridimensionati da ENEL, una volta terminata la nazionalizzazione elettrica nel 1963. Dopo questa avventura egli si dedicò alla promozione della cultura scientifica e tecnologica. Nel 1968 fondò e diresse la rivista Le Scienze, versione italiana di Scientific American[6]. Nelle liste del PCI, divenne membro del parlamento europeo tra il 1979 e il 1989. Fu inoltre membro della Commissione grandi rischi della Protezione civile italiana e del Consiglio Superiore delle Miniere. Venne insignito dell'Ordine della Minerva dall'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio".

Ippolito fu vicepresidente della Commissione Scientifica Nazionale per l'Antartide e a lui è dedicato il Museo nazionale dell'Antartide Felice Ippolito con sedi a Genova, Siena e Trieste.

Originale e creativa fu anche la sua esperienza di epistemologo e filosofo della scienza. Di ispirazione storicistica (ritenne la geologia una scienza eminentemente storicistica), fu fra i primi a confrontare il pensiero di Benedetto Croce con l'epistemologia moderna e le riflessioni di Werner Karl Heisenberg.[senza fonte]

A suo nome sono assegnati ogni anno due riconoscimenti:

  • il Premio internazionale, assegnato a studiosi affermatisi nel capo delle Scienze della Terra, della vita e fisiche;
  • il Premio di ricerca, per giovani studiosi italiani di scienze della Terra, del mare, della vita e fisiche.

OpereModifica

  • Sulle considerazioni geologiche di imposta di talune dighe di sbarramento nell'Italia meridionale (1953)
  • Contributo alla conoscenza del giacimento del M. Besimauda (Alpi Piemontesi) con Pasquale Nicotera (1953)
  • Uranium Formation in Late Alpine Paleozoic (1958)
  • Lezioni di Geologia dell'Uranio (1960)
  • L'Italia e l'energia nucleare (1960)
  • Fabbisogno energetico ed energia nucleare (1961)
  • Energia, ricerca scientifica e piano di sviluppo (1962)
  • Saggi e studi di geologia (1962)
  • La politica del CNEN, (1965)
  • La natura e la storia,(1968)
  • Geologia Tecnica (1975)
  • Intervista sulla ricerca scientifica (1977)
  • Università. Crisi senza fine (1978)
  • L'Italia e l'energia nucleare (1981)
  • Politica europea e politica dell'energia (1981)
  • Croce e la scienza, (1982)
  • Un progetto incompiuto. La ricerca comune europea 1958-88 (1989)
  • Energia, ieri oggi e domani (1989)

NoteModifica

  1. ^ La storia del nucleare in Italia, su www.corriere.it, Corriere della Sera. URL consultato il 3 novembre 2020.
  2. ^ Di fatto con la morte di Mattei e la sconfessione dell'operato di Ippolito venivano meno due personalità che avevano operato in senso innovativo per l'indipendenza energetica del paese, G. Pirzio, Energia e politica. Analisi delle politiche pubbliche nel settore elettronucleare, Napoli 1990, citato in Felice Ippolito, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. ^ Mario Silvestri, Il costo della menzogna. Italia nucleare 1945-1968, Torino, Einaudi, 1968, SBN IT\ICCU\LO1\0003608.
  4. ^ Cfr. l'Unità, 5 marzo 1964
  5. ^ a b Felice Ippolito, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  6. ^ Felice Ippolito, su www.scienzainrete.it, Scienza in Rete. URL consultato il 13 novembre 2015.

BibliografiaModifica

  • Giovanni Paoloni, Ippolito e il nucleare italiano, Le Scienze 440, aprile 2005.
  • Giuseppe Giordano, Felice Ippolito scienziato crociano, in AA. VV., "Filosofia e storiografia. Studi in onore di Giovanni Papuli", III. 1. "L'età contemporanea", a cura di M. Castellana, F. Ciracì, D. M. Fazio, D. Ria, D. Ruggieri, Congedo, Lecce. 2008, pp. 409-429.
  • Marco Pivato, Il miracolo scippato. Quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta, Donzelli Editore, 2011 ISBN 978-8860365422
  • Barbara Curli, Il progetto nucleare italiano (1952-1964). Conversazione con Felice Ippolito, Rubettino, Catanzaro, 2000
  • Igor Londero, Felice Ippolito intellettuale e Grand Commis. La ricerca nucleare in Italia dal dopoguerra al primo centrosinistra, tesi di dottorato, 2013
  • Intervista - Felice Ippolito (JPG), in Futura, n. 5, Alberto Peruzzo Editore, gennaio 1984, pp. 26-29, OCLC 955444636.

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