Leopoldo Piccardi

politico italiano
Leopoldo Piccardi

Leopoldo Piccardi (Ventimiglia, 12 giugno 1899Roma, 18 aprile 1974) è stato un politico italiano, già consigliere di Stato ed esponente del Partito Radicale. In occasione del centocinquantenario dell'Unità d'Italia, è stato inserito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ministero per la Pubblica Amministrazione e per l'Innovazione, nella lista dei 150 più illustri funzionari dello Stato[1].

Indice

BiografiaModifica

Incarichi principaliModifica

Fu ministro delle Corporazioni (commercio e industria) nel I Governo Badoglio; in questo ruolo propose la nomina a commissari straordinari delle confederazioni sindacali di Bruno Buozzi, Guido De Ruggiero, Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi, Oreste Lizzadri, Gioacchino Quarello, Giovanni Roveda, Ezio Vanoni. Fu poi nominato commissario straordinario dell'IRI[2].

Nel 1953, Piccardi aderì a Unità Popolare[3], un movimento liberal socialista sorto per vanificare il tentativo operato dalla Democrazia Cristiana, con l'approvazione della Legge truffa, di assicurarsi “fittiziamente” la maggioranza assoluta nei due rami del Parlamento. Unità Popolare si presentò alle elezioni politiche del 7 giugno 1953, ottenendo un risultato modesto e nessun seggio, ma sufficiente ad impedire ai partiti della coalizione governativa il raggiungimento del quorum del premio di maggioranza[4]. Il 28 novembre 1954, Piccardi fu eletto nel Comitato esecutivo del movimento, insieme a Tristano Codignola, Ferruccio Parri, Paolo Vittorelli e Oliviero Zuccarini. Tuttavia, alle elezioni regionali siciliane del 1955, "Unità Popolare" invitò a votare il Partito Socialista Italiano[5]; ciò rese imbarazzante la permanenza nel partito di Piccardi e della corrente liberaldemocratica.

Nel corso dei lavori del Comitato centrale (Roma, 18 dicembre 1955), Piccardi e il suo gruppo esposero le ragioni per cui si sarebbero distaccati dal movimento. Nel corso del 1955 Piccardi aveva partecipato ad alcuni incontri organizzati dagli Amici del Mondo, e compose un Comitato esecutivo incaricato di formare un nuovo partito di area liberaldemocratica, che fu costituito il 5 febbraio 1956, con il nome di Partito Radicale. Successivamente, ed in tempi diversi, anche Parri ed Arrigo Olivetti (un liberale tra i fondatori de Il Mondo e, in seguito, del Centro Pannunzio, nonché cognato del più conosciuto Adriano Olivetti) passarono da Unità Popolare al Partito Radicale.

Il 28 febbraio 1959, Piccardi fu eletto alla segreteria, insieme a Franco Libonati, Arrigo Olivetti ed Eugenio Scalfari. Il 6 novembre 1960 fu eletto consigliere comunale di Roma.

Il "caso Piccardi"Modifica

Nel 1961 lo storico Renzo De Felice, nella sua opera Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, rivelò che Piccardi, in qualità di consigliere di stato, aveva partecipato nel 1938 e 1939 a due convegni giuridici italo-tedeschi sul tema "Razza e diritto", destinati ad essere il luogo dell'elaborazione teorica delle leggi razziali. Nel dicembre 1961 Mario Pannunzio ed altri "Amici del Mondo" condannarono Piccardi, chiedendone le dimissioni dal Partito, mentre gli furono solidali Ernesto Rossi, che aveva sulle spalle anni di collaborazione con "l'amico del Mondo", e Ferruccio Parri. La segreteria e la direzione del Partito si dimisero; per alcuni mesi si protrassero le contrapposizioni, e il Partito Radicale sostanzialmente si disfece.

Nell'ottobre 1962 Piccardi, insieme ad altri esponenti radicali, chiese lo scioglimento del Partito e la confluenza nel PSI, ma i contrasti interni lo spinsero alle dimissioni.

NoteModifica

  1. ^ Biografia di Leopoldo Piccardi
  2. ^ Gabriella Fanello Marcucci, Il primo governo De Gasperi (dicembre 1945-giugno 1946): sei mesi, Rubbettino Editore, 2004, ISBN 88-498-0970-0..
  3. ^ Lamberto Mercuri, Il movimento di Unità Popolare, Carecas, Roma, 1978, pag. 38
  4. ^ Lamberto Mercuri, cit., pagg. 42-43
  5. ^ Lamberto Mercuri, cit., pag. 63
Controllo di autorità VIAF: (EN192808100 · SBN: IT\ICCU\RAVV\056503 · BNF: (FRcb128134794 (data)
Predecessore Segretario del Partito Radicale Successore
Mario Pannunzio 1959 - 1962 Bruno Villabruna