Ferdulfo

Ferdulfo (... – ...) è stato un duca longobardo, duca del Friuli all'inizio dell'VIII secolo.

Originario della Liguria, assunse il ducato dopo la morte del reggente Adone.[1] Secondo la tradizione riportata da Paolo Diacono, volle dimostrare la sua forza attirando con ricchi doni nel ducato gli Slavi per poi sconfiggerli.[1] Alcuni banditi slavi, penetrati in Friuli, si diedero al saccheggio delle campagne e delle greggi fino a quando Argait, rector[2] di quell'area,[3] non li mise in fuga; Ferdulfo lo insultò duramente, apostrofandogli di essere un arga[4].[1] Giorni dopo, l'esercito slavo irruppe in massa nel ducato e si stanziò sulla sommità di un ripido monte: il duca iniziò ad aggirare il monte per trovare la posizione più propizia al fine di sferrare l'attacco, ma Argait lo sfidò, sostenendo che avrebbe raggiunto i nemici prima di Ferdulfo. Questi dunque seguì Argait lungo la via più impervia; le sue truppe gli batterono dietro, permettendo agli Slavi di sconfiggerli agevolmente.

(LA)

«Ibi omnis nobilitas periit Foroiulanorum; ibi Ferdulfus dux cecidit; ibi et ille qui eum provocaverat extinctus est. Tantique ibi viri fortes per contentionis malum et inprovidentiam debellati sunt, quanti possent per unam concordiam et salubre consilium multa milia sternere aemulorum»

(IT)

«Lì morì tutta la nobiltà friulana; lì cadde il duca Ferdulfo; lì fu ucciso anche colui che lo aveva provocato. E lì tanti uomini forti furono vinti per la maledizione della discordia e per l'imprevidenza, quanti avrebbero potuto, con una volontà concorde e un piano assennato, abbattere molte migliaia di nemici»

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, VI, 24)

Riuscì solo a salvarsi Munichis, padre dei futuri duchi Pietro del Friuli, duca del Friuli e Urso di Ceneda, duca di Ceneda. Questi era stato sbalzato da cavallo e venne attaccato e legato alle mani da uno slavo ma, nonostante l'evidente difficoltà, riuscì con la mano destra ad afferrare la sua lancia e con essa ucciderlo, buttandosi giù dalle rupi, riuscendo quindi a fuggire.[1]

Venne scelto come successore Corvolo.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Paolo Diacono, Libro VI, 24, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 507-510, ISBN 978-88-17-16824-3.
  2. ^ Sculdahis in longobardo
  3. ^ Carica alla quale corrispondevano poteri non meglio definiti; è possibile che si trattasse del capo di una delle fare stanziate in Friuli sotto l'autorità del duca di Cividale.
  4. ^ Cioè inetto. È un insulto contemplato anche dalle leggi longobarde, presente nell'editto di Rotari.

BibliografiaModifica

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