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BiografiaModifica

 
Forni crematori ad Auschwitz-Birkenau.

Müller nacque a Sereď. Nell'aprile del 1942, all'età di vent'anni, fu deportato ad Auschwitz, nel quale gli fu dato il numero 29236 e assegnato di lavorare alla costruzione dei forni crematori, all'installazione delle camere a gas e alla cremazione dei cadaveri[1].

Dopo che gli ebrei erano stati uccisi, il suo ruolo era quello di entrare nelle camere a gas con altri deportati, raccogliere e ordinare i corpi per dimensioni e contenuto di grasso e di "alimentarne" i forni crematori. I vestiti delle vittime venivano raccolti e disinfettati e tutti gli oggetti di valore trovati in essi venivano presi dai funzionari delle SS o usati dai prigionieri come oggetti di scambio per cibo o altri rifornimenti[1].

Dopo aver compreso ciò che stava facendo alle migliaia di ebrei ogni giorno per quasi tre anni, Müller raccontò di aver tentato di suicidarsi, tentando di entrare lui stesso nella camera a gas[1]. Nel suo libro, Eyewitness Auschwitz - Three Years in the Gas Chambers, ha raccontato di aver visto un gruppo di connazionali cantare l'Hatikvah e l'inno nazionale ceco prima di entrare nella camera a gas, unendosi al gruppo, ma dopo pochi minuti una ragazza si avvicinò e gli parlò[1]. Secondo Muller, la ragazza gli disse:

«Comprendiamo che tu hai scelto di morire con noi di tua spontanea volontà, e siamo venuti a dirti che pensiamo che la tua decisione sia inutile: perché non aiuta nessuno... Dobbiamo morire, ma hai ancora la possibilità di salvare la tua vita. Devi tornare al campo e dire a tutti delle nostre ultime ore. Devi spiegare loro che devono liberarsi da ogni illusione. Dovrebbero combattere, è meglio che morire qui impotenti. Sarà più facile per loro, dal momento che non hanno figli. Quanto a te, forse sopravviverai a questa terribile tragedia e poi dovrai dire a tutti quello che ti è successo»

(Filip Müller, Eyewitness Auschwitz - Three Years in the Gas Chambers, 1979, p. 113)

Müller arrivò a credere che doveva rimanere in vita in modo che lui e gli altri sopravvissuti potessero raccontare la verità di quello che stava effettivamente accadendo lì, e, in seguito, entrò nel sonderkommando fino al gennaio 1945, quando evacuò da Auschwitz, e fu liberato nel maggio 1945 a Gunskirchen, un sotto-campo del campo di concentramento di Mauthausen[1]. Secondo Raul Hilberg ne La distruzione degli Ebrei d'Europa, le operazioni di gassazione cessarono ad Auschwitz nel novembre 1944, per ordine di Heinrich Himmler.

In seguito, Müller testimoniò durante il Secondo processo di Auschwitz a Francoforte sul Meno nel 1964, affermando che nell'estate del 1942 fu trasferito a Monowitz, trascorrendo così solo circa sei settimane nel crematorio 1, non circa 14 mesi come avrebbe affermato più avanti nel suo libro[1]. Per il resto della sua prigionia ad Auschwitz, Müller lavorò principalmente a Birkenau, dove si trovavano i principali crematori. Fu intervistato nel documentario Shoah di Claude Lanzmann[2]. Müller si spense il 9 novembre 2013, all'età di 91 anni.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Filip Müller, Eyewitness Auschwitz - Three Years in the Gas Chambers, Ivan R. Dee e United States Holocaust Memorial Museum, 1979, p. 180, ISBN 1-56663-271-4.
  2. ^ George Hata, In a brilliant documentary on the Holocaust, survivors' memories purge the ultimate evil, Reading Eagle, 1985.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN27635467 · ISNI (EN0000 0001 0882 6147 · LCCN (ENn79012681 · GND (DE1131654870 · WorldCat Identities (ENn79-012681